Notizia in evidenza 21 Feb 2015| 100 Commenti

corno letamedi Giordamo Masini

Gli Ogm no, ma il “Cornoletame” sbarca pure in Bocconi (con Monti presente)

Il Cornoletame è uno dei preparati dei quali le aziende biodinamiche devono fare uso

Il più importante di tutti è il preparato 500, o “Cornoletame”. Si ottiene riempiendo di letame il corno di una vacca che abbia già figliato almeno una volta, si seppellisce il tutto all’inizio
dell’autunno, lo si lascia fermentare durante l’inverno e lo si tira fuori nel periodo pasquale. A questo punto si estrae il letame dal corno, lo si conserva in un luogo fresco, possibilmente in un
contenitore circondato da torba. I periodi migliori per distribuirlo sui campi sono i pomeriggi nuvolosi, subito prima della semina.

Non stiamo parlando, come sembrerebbe, di riti sciamanici precolombiani, ma di agricoltura biodinamica. Il Cornoletame è uno dei preparati dei quali le aziende biodinamiche devono fare uso, ma ce ne sono altri, come il 505, “Quercia”: si pialla la corteccia di una quercia, la si trita finemente e la si inserisce nel teschio di un animale domestico (proprio così) attraverso il foro del midollo
spinale, che si richiude poi con della creta. Si fa decomporre il tutto ai bordi di uno stagno durante l’inverno, finché in primavera non è pronto all’uso. O il numero 502, per preparare il quale è
necessario conservare, prima al sole dell’estate e poi sottoterra, dei fiori di Achillea in una vescica di cervo maschio. D’altronde chi non saprebbe come procurarsene una?

ARTICOLI CORRELATI Il Consiglio di stato vieta ancora gli ogm in Italia. Un’altra vittoria dell’ignoranza No all’Expo dei luoghi comuni Tra Papa e Ogm, la falsa partenza dell’ExpoCe n’è per tutti i gusti, e
se qualche ingrediente dovesse scarseggiare, ci si può rivolgere ad aziende specializzate che promettono di predisporre il preparato secondo il disciplinare, corna di vacca, vesciche di cervo e crani di animalidomestici compresi. Un chilo di cacca di mucca, dopo avere subito questo tipo di trattamento, arriva a costare ben 75 euro, Iva esclusa. Non male, davvero, come rivalutazione.

L’agricoltura biodinamica prese vita grazie a un celebre ciclo di conferenze che il filosofo Rudolf Steiner tenne nel 1924, nel quale concentrò sull’agricoltura le sue bizzarre concezioni esoteriche e che oggi sono conservate in un testo dal titolo “Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’Agricoltura” (Editrice Antroposofica). Di lì apprendiamo che per scacciare i topi dai campi è
necessario spargere la pelle di un topo (giovane) dopo averla bruciata quando Venere è nel segno dello Scorpione, mentre per bruciare gli insetti è meglio aspettare che il Sole vada nel segno del Toro. E che “La vacca ha le corna al fine di inviare dentro di sé le forze formative eterico-astrali, che, premendo verso l’interno, hanno lo scopo di penetrare direttamente nell’organo digestivo” da cui
l’importanza del corno della vacca nella preparazione del concime. E che per guarire dal cancro (non il segno zodiacale, in questo caso, ma la malattia) bisognerebbe evitare di mangiare pomodori.

Insomma, nulla di serio, anzi, uno “sciocchezzario” in piena regola, i cui vantaggi per la salute, l’ambiente e le qualità organolettiche dei prodotti agricoli non sono mai stati dimostrati (e ci mancherebbe il contrario) da nessuno. Eppure, a celebrare le virtù salvifiche dell’agricoltura biodinamica, in questi giorni a Milano, complice l’imminenza dell’Expo dei luoghi comuni, si riunisce un parterre da lasciare a bocca aperta. Ilconvegno dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, infatti, organizzato in collaborazione con l’Università Bocconi (sembra è uno scherzo, ma non lo è – anzi, il convegno si svolge proprio nell’aula magna dell’ateneo milanese), vede prendere la parola il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, Carlo Petrini, Giulia Maria Crespi, Moncalvo di Coldiretti, Salvatore Veca, Gian Antonio Stella fino al presidentissimo senatore a vita prof. Mario Monti. E la
lista è lunga davvero.

Perché gli Organismi geneticamente modificati (Ogm) non vanno bene, nella Milano da bere dell’Expo 2015, il Cornoletame e le vesciche di cervo maschio evidentemente sì. Anche all’Università Bocconi.

Leggi l’articolo su Il Foglio

Nella categoria: Evidenza, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Argomenti contro

Le HOT NEWS di Salmone

News, OGM & Mais, OGM & Mondo

Sono arrivati ad oltre 800.000 ettari, ma sopratutto la taglia media del campo di mais Bt nelle Filippine e’ di solo 2 ettari ad agricoltore: possiamo provarci anche noi?

PH Continues to Expand Biotech Crop Adoption in 2014
Section: News from Around the World
With its Philippine launch of the annual report on the global status of commercialized biotech crops in 2014, the International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (ISAAA) highlighted the continued expansion of biotech corn in the country.

The Media Conference on the Global Status of Commercialized Biotech/GM Crops in 2014, co-organized with the Southeast Asian Regional Center for Graduate Study and Research in Agriculture (SEARCA), was held on February 27, 2014 at InterContinental Manila Hotel, Makati City. According to the ISAAA report, around 415,000 small and resource-poor Filipino farmers planted an estimated 831,000 hectares of biotech corn in 2014, placing the country on the 12th spot of top countries growing biotech crops. The area increased from 2013’s 795,000 hectares of biotech yellow corn, the only biotech crop planted in the Philippines.

Speakers at the conference include ISAAA Chair of the Board Dr. Paul Teng; ISAAA Global Coordinator andSEAsiaCenter Director Dr. Randy Hautea; ISAAA Senior Program Officer Dr. Rhodora Aldemita; and Bukidnon farmer Mr. Edgar Talasan, who expressed his eagerness to plant an upcoming biotech crop, Bt eggplant. Department of Agriculture Assistant Secretary and Bureau of Plant Industry Director Atty. Paz Benavidez II and Academician Dr. Eufemio Rasco also gave messages of support for biotechnology and recognized the contribution of its products to food security. SEARCA Director Dr. Gil Saguiguit, Jr. emphasized support for science-based information and education on biotech in his welcome remarks.

2015-03-04-b49phil

Other updates on biotechnology in the Philippines and in Southeast Asia are posted at the SEARCA Biotechnology Information Center’s website. For questions or clarifications, send an e-mail tommav@searca.org or smm@searca.org.

04 Mar 2015 | Commenta

News, OGM & Coesistenza, OGM & Mais

Dieci anni di dati raccolti, quattro per scrivere il lavoro e fare le analisi statistiche. Ben 216 siti analizzati ai quattro angoli della Germania. Per concludere che in un campo di mais ci sono 23 milioni di granuli pollinici per metro quadro e circa diecimila volte meno a a 4,450Km. Estremamente interessante.
Gli autori chiedono che si riveda l’intera analisi del rischio elaborata da EFSA e vari creduloni ben pagati gli andranno dietro di corsa.

Vi sono vari passaggi tecnici che non sono chiari (sono granuli mais Bt o di mais semplicemente?, se i pollini sono trasportati da farfalle ed insetti come mai la distribuzione e’ linearmente funzione della distanza? se il polline si muove secondo la spinta del vento dominante, come mai la distribuzione e’ lineare, c’e’ sempre lo stesso vento costante?, etc. etc. etc.)

Ma a due sono le vere domande:
1. il polline e’ vivo? enfino a che distanza e dopo quanto tempo dal momento che lascia la sua sorgente maschile?
2. Ammesso e non concesso che 2800 granuli di polline, tutti di mais Bt, siano non solo capaci di arrivare a 4,5 km, non solo in un solo metro quadro, ma addirittura sono concentrati in un solo pasto di un fitofago, questa dose e’ significativamente diversa da quella assunta dallo stesso litofago che mangia la stessa quantità di fogliame su cui accidentalmente sia presente Bacillus thuringiensis o su cui siano state volutamente disperse spore di B.t. usate come insetticida? e quelle spore spruzzate come insetticida non meritano un’analoga analisi di impatto ambientale? E poi quanto pesa la tossina Bt contenuta in 2800 granuli pollinici (di un polline eterozigote)?

Leggi l’articolo di Environmental Sciences Europe

News, OGM & Grano, OGM & Insicurezza alimentare

I dati non sono ancora definitivi, ma la tendenza è chiara. Ancora un anno nero per le fumonisine nel mais italiano del 2014 e questa volta con un pesantissimo scivolone anche sul fronte DON. Dunque ancora oltre la metà del mais italiano è vietato per il consumo umano.

Stare fermi serve solo a chiudere ancora aziende agricole.

Leggi Rete Qualità Mais:monitoraggio micotossine campagna 2014

News, OGM & Ricerca

Ora si deve addirittura decidere se le tecniche di mutagenesi che sfruttano la tecnologia Crisp/Cas siano o meno degli Ogm. La discussione e’ del tutto insensata dato che in molti casi si tratta di semplicissime mutazioni indistinguibili da quelle che avvengono in tutti i campi e per tutte le coltivazioni.

http://new.ecostampa.net/imm2pdf/Image.aspx?&imgatt=3KWT6H&imganno=2015&imgkey=B1SWWYDI5CD0F&rsdoc=4

News, OGM & Media

Da Giannino per Soldiretti… Un intervento insieme a Giordano Masini sui luoghi comuni di Expo 2015 di Milano e OGM alla trasmissione di Radio 24 condotta da Oscar Giannino e Carlo Alberto Carnevale Maffè.

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/conti-belva/2015-02-14/lexpo-luoghi-comuni-robin-182506.php?idpuntata=gSLAF7N7u&date=2015-02-14

Luca Simonetti, News, OGM & Aspetti legali

E così finalmente siamo arrivati alla fine della vicenda giudiziaria seguita al Decreto interministeriale del 12 luglio 2013. Ricorderete che, con la sentenza n. 4410/2014, il TAR del Lazio aveva rigettato i ricorsi di Silvano Dalla Libera e Giorgio Fidenato per la nullità del decreto. Ricorderete forse anche che, nel mio commento su Salmone, avevo sottolineato come la sentenza del TAR presentasse parecchi, grossolani vizi e attendevo con una certa fiducia la pronuncia in appello.
E’ poi accaduto che (i) in appello è andato solo Fidenato, mentre Dalla Libera ha rinunciato a impugnare, e che (ii) il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 605/2015, ha confermato la decisione del TAR, concedendo a Fidenato solo il contentino della compensazione delle spese processuali.
A costo di sembrarvi ingenuo, vi dirò che la decisione del Consiglio di Stato (d’ora in avanti, “CdS””) mi sorprende. La sentenza del TAR era vistosamente sbagliata, e in precedenza, e proprio in materia di Ogm, era già accaduto più volte che il Consiglio di Stato desse ragione ai maiscoltori, annullando provvedimenti ministeriali contrari alla legge comunitaria. Stavolta no, e onestamente non mi rimane che prendere atto di una decisione che, giuridicamente parlando, non ha fondamento.

Le premesse sono sempre le stesse: con il Decreto, il Governo aveva vietato, per 18 mesi, la coltivazione del mais MON 810. In sostanza, il Decreto consisteva in una discreta versione italiana dell’analogo decreto francese del 16 marzo 2013, con alcune aggiunte di scarsa importanza; decreto che era già stato annullato dal Conseil d’Etat francese (con sentenza del 1 agosto 2013), a ciò confortato da conforme parere dell’EFSA del 7 maggio 2012 perché privo dei requisiti di urgenza di cui all’art. 54 del Regolamento CE n. 178/2002 (in sostanza, cioè, perché non sussistevano rischi evidenti di un danno grave alla salute o all’ambiente).

Inoltre, il 29 marzo 2013 l’Italia aveva già comunicato alla Commissione UE (ai sensi del medesimo Regolamento n. 178/2002) la sua intenzione di adottare una misura di urgenza sul MON 810, e che la Commissione aveva già provveduto a richiedere all’EFSA un parere in merito alla fondatezza scientifica del dossier predisposto dall’Italia. L’EFSA aveva a ciò provveduto con il proprio parere del 12 settembre 2013 (successivo cioè al Decreto), dichiarando che il dossier presentato dall’Italia non conteneva alcunché di nuovo, che quindi tutte le preoccupazioni ivi esposte erano già state prese in considerazione dall’EFSA nelle sue precedenti prese di posizione in merito alla sicurezza del MON 810 (che avevano sempre stabilito che non esisteva alcun motivo scientifico per vietare il prodotto in questione), e che di conseguenza non vi era alcuna ragione per rivedere le precedenti conclusioni a favore del MON 810.

Il TAR, nel confermare la validità del Decreto, aveva seguito una strada singolare: invece di discutere del dossier scientifico e degli argomenti a sostegno della misura di urgenza adottata col Decreto, il TAR si è concentrato sulle vicende del procedimento di rinnovo dell’autorizzazione del MON810, rilevando che il MON 810, pur validamente commercializzato in forza della prima autorizzazione e della successiva notifica di Monsanto del prodotto come già esistente (art. 17 della Direttiva n. 2001/18), è tuttora soggetto a procedura di rinnovo della (prima) autorizzazione, sottolineando come, “a distanza di sette anni dalla presentazione della menzionata istanza di rinnovo, la Commissione non ha adottato alcuna formale definitiva determinazione”.

Il punto – facevo notare nel mio precedente commento - era, in realtà, del tutto irrilevante: la Commissione ci sta effettivamente mettendo un po’ troppo tempo, però la cosa non ha alcuna importanza, in assenza di nuovi dati scientifici che facciano presumere l’esistenza di rischi; e si noti – cosa che dovrebbe tagliare la testa al toro – che di fatto l’EFSA, che per legge è il soggetto che deve istruire la pratica di rinnovo dal punto di vista scientifico, si era già pronunciata (nel 2009) dando parere favorevole al rinnovo dell’autorizzazione al MON 810. Ma paradossalmente, secondo il TAR, il ritardo nel rinnovo dell’autorizzazione non sarebbe dovuto a ragioni, diciamo così, estravaganti (e quindi prive di significato giuridico), ma sarebbe dovuto al fatto che l’EFSA sta nel frattempo riesaminando i criteri in base ai quali aveva autorizzato prima, e poi nel 2009 nuovamente approvato, l’autorizzazione al MON 810: “quindi, non può essere seriamente posto in dubbio che il diffondersi di culture di Mais transgenico sulla base di un’autorizzazione risalente nel tempo, la quale non poteva tener conto di una normativa successiva più restrittiva nonché delle problematiche connesse ai rischi ambientali successivamente emerse ed avvalorate dagli studi richiamati nel contestato decreto, le quali avevano in sostanza precluso alla Commissione Europea di procedere al rinnovo della citata autorizzazione, poteva rappresentare una situazione di concreto pericolo tale da giustificare l’adozione del suddetto decreto”.

Vediamo adesso cosa è successo in appello.
Il CdS ha innanzitutto rigettato tutti i tentativi dei resistenti (Governo e intervenienti) di far dichiarare inammissibile l’appello in forza dell’approvazione, nel frattempo, della Legge regionale FVG n. 5/2014 nonché della famosa nuova disciplina comunitaria degli Ogm: queste nuove norme non valgono certo per il passato e quindi non toglierebbero il diritto di Fidenato al risarcimento del danno, in caso di nullità del decreto, dunque l’interesse di Fidenato al ricorso sussiste. Fin qui, il CdS ha certamente ragione. Ma il resto è semplicemente agghiacciante.

La prima bizzarra affermazione del CdS è questa. L’art. 54 del Regolamento n. 178/2002, per le misure di emergenza, prevede che lo Stato membro chieda alla Commissione di intervenire, e questa decida se o meno emanare un provvedimento, cosicché “qualora la Commissione non abbia agito”, lo Stato membro può adottare le misure cautelari provvisorie. Nel nostro caso, badate bene, l’Italia aveva chiesto alla Commissione di adottare misure urgenti, e la Commissione non era rimasta inerte: al contrario, aveva risposto (in data 17 maggio 2013) di “non ritenerlo necessario”. Perciò, secondo il CdS, l’Italia aveva ogni diritto di procedere con il provvedimento d’urgenza. La tesi pare alquanto discutibile. Ma la vera bestialità il CdS la dice in un altro punto: precisamente dove sostiene che “nel caso in esame l’adozione delle misure d’emergenza avvenga in un contesto in cui si discute su una autorizzazione scaduta e sottoposta a proroga”. Questo non è solo falso, ma è pure assurdo: non c’è stata (e non c’è) alcuna discussione sulla proroga dell’autorizzazione al MON 810, né esiste alcun tipo di connessione fra la proroga e necessità o meno di emanare una misura d’emergenza, se non nella testa del Giudice amministrativo. Tanto più che, per aggiungere assurdità ad assurdità, il CdS sente il bisogno di aggiungere: “[nel nostro caso] l’efficacia interinale delle misure d’emergenza, adottate dallo Stato membro, assume anche la funzione di sollecitare l’adozione di una motivata decisione definitiva sul futuro dell’autorizzazione stessa”. Qui siamo oltre l’assurdo, in pieno regno del ridicolo: secondo il supremo Giudice amministrativo, se un prodotto transgenico già approvato va poi in regime di proroga tacita (il che, si noti, è perfettamente ammissibile), questo legittimerebbe il primo Stato membro che passa per strada a vietarne temporaneamente la circolazione a titolo di misura di emergenza, per “sollecitare” una decisione definitiva sull’autorizzazione! La misura d’emergenza, dunque, non servirebbe a risolvere il problema urgente per cui è prevista, ma per “mandare un messaggio” (sostanzialmente: “Sbrigati!”) alla Commissione. Decisamente, meglio non commentare. Anche perché la cosa è resa ancor più surreale dal fatto che, poco oltre, la stessa sentenza riconosce che, ai fini della validità del Decreto, “non è particolarmente rilevante individuare i motivi per i quali l’iter di verifica e valutazione della autorizzazione si sia bloccato”.

Il succo della sentenza sta nel suo capo 6.7, che tratta dei fondamenti scientifici (va be’, si fa per dire) del Decreto. Il CdS li elenca diligentemente, soffermandosi in particolare sulla Nota dell’ISPRA, che sembra aver particolarmente colpito il Giudice amministrativo di appello. Al riguardo, la sentenza opina di “poter desumere che ISPRA abbia condiviso le esigenze di adottare misure di gestione, già evidenziate dall’EFSA”. Ma, a parte che l’EFSA aveva detto tutt’altro, il punto è, ancora una volta, che la Nota dell’ISPRA si limita a ripetere cose tutte ben note, già più volte ritenute senza fondamento dall’EFSA, e che non costituiscono affatto quei “pericoli nuovi” che soli potrebbero giustificare l’adozione di una misura d’emergenza. Notate che secondo il CdS l’appellante (cioè Fidenato) non avrebbe “confutato la rispondenza di dette considerazioni a corretti metodi scientifici, né ne ha motivatamente messo in dubbio la rilevanza”, il che è abbastanza sorprendente, data la gravità delle conseguenze che ne trae il CdS (e cioè che “deve perciò ritenersi che, sulla base di simili elementi di valutazione”, e che pertanto ben abbiano fatto i Ministeri a emanare il Decreto). Davvero la difesa di Fidenato non ha preso posizione sulla Nota dell’ISPRA? Mi pare strano (visto tra l’altro che già Dalla Libera, in primo grado, ne aveva parlato a lungo). Come pure sorprende che il CdS non si sia posto il problema del fatto che l’EFSA aveva già replicato al dossier scientifico su cui l’Italia aveva basato il Decreto, rigettandolo integralmente: cosa che la difesa di Dalla Libera, in primo grado, aveva ben chiarito (purtroppo senza alcun risultato). Il che ovviamente rende superflue le considerazioni finali del CdS sul principio di precauzione (peraltro senza senso nel nostro caso: è vero che il principio di precauzione presuppone solo la prova del rischio potenziale, non certo della prova del nesso di causa tra condotta e evento dannoso che si vuole prevenire; ma il fatto è che nel nostro caso non c’è proprio la minima prova del rischio potenziale!) Chiaro che, su queste basi, cioè partendo dal presupposto che le evidenze scientifiche alla base del decreto fossero adeguate, la conclusione non poteva che essere questa.

A questo punto i giochi sono ahimé fatti: vista la recentissima riforma della policy comunitaria in materia di Ogm – e di cui parleremo prossimamente –, il residuo, piccolissimo spazio apertosi in Italia ad opera dei due valorosi pasdaran del transgenico (intendo, ovviamente, Dalla Libera e Fidenato) si è chiuso, e si è chiuso per un bel pezzo. Non ci resta che augurarci che si faccia un buon uso degli anni che verranno: un lavoro di culture-building che servirà, auspicabilmente, a giungere ai prossimi appuntamenti col progresso scientifico-tecnologico in condizioni migliori.

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Sentenza Fidenato

E così finalmente siamo arrivati alla fine della vicenda giudiziaria…