Notizia in evidenza 08 Feb 2016| 3 Commenti

162542185-9e1b2ae5-13e4-4505-afb3-2dfc6efa8c0adi Alberto Guidorzi

Per farlo prendo spunto da un articoletto pubblicato dall’Informatore Agrario.

Esisteva già la Coldiretti a fare tutt’altro che tutelare i suoi associati agricoltori ed ora ci si è messa anche la rivista l’informatore agrario a scrivere contro gli interessi dei suoi abbonati. A firma di Angelo di Mambro, infatti, sul numero 2/16 a pag 14 vi è pubblicato un inserto in cui si afferma che l’EPA Environmental Protection Agency) statunitense ha pubblicato dei risultati preliminari in cui l’imidacloprid (una molecola di neonicotinoide) si dimostra rischioso per le api. Ma la cosa alquanto inverosimile e senza nessuna logica che si legge è che l’EPA nel 2015 avrebbe consigliato di eliminare dall’uso in agricoltura i neonicotinoidi, in quanto pur essendo uno delle tante cause che minano la vita delle api, ma essendo quello di più pronta messa in pratica, si dovrebbe cominciare da qui. Ma se l’EPA effettivamente ha fatto una considerazione di questo tipo il definirla demenziale è il minimo che si possa fare, visto che i pesticidi sono considerati dagli stessi apicoltori una causa tra le meno influenti sul fenomeno della moria delle api. Questo ce lo dice l’UE stessa:

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Principali cause di mortalità dichiarate dagli apicoltori : Malattie, Varroasi, AFB, Nosemiasi, EFB, Problemi generali, Regine indebolite, penuria di cibo, debolezza della colonia, cattiva gestione della colonia, avvelenamenti, Pesticidi, cause sconosciute.

Sarebbe come se un medico cominciasse a curare un ferito con l’arteria femorale recisa dandogli dell’aspirina per la febbriciattola che ha!

C’è da chiedersi veramente come danno le notizie questi giornalisti, ci voleva tanto a verificare quanto si è mostrato sopra? In fin de conti chi paga Angelo di Mambro sono degli agricoltori con il loro abbonarsi alla rivista e pertanto egli per deontologia doveva anche riferire che negli USA tra EPA ed USDA (il ministero dell’agricoltura) vi è disparità di pareri ed in particolare il secondo dice che: “la pubblicazione di un rapporto incompleto da parte dell’EPA ha provocato la pubblicazione di una pletora di articoli che gettano un dubbio sul valore dei trattamenti alle sementi con i neonicotinoidi e sulle scelte fatte dagli agricoltori (…..) Tenuto conto di ciò l’USDA è in disaccordo con questa valutazione. Noi pensiamo che le strategie di gestione dei predatori debbano essere elaborate tenendo conto di tutte le pressioni parassitarie, del clima, del mutato paesaggio e dei numerosi altri fattori”

Ora, e lascio giudicare a chi legge, non era forse più obiettivo e giusto che le due posizioni fossero date in contemporanea e non sottacendo la seconda versione dei fatti; tanto più che i lettori della rivista sono degli agricoltori che seminerebbero molto volentieri sementi protette?

Ma veniamo invece ad aggiornare il quadro delle “telenovela” della moria delle api.

In Francia, dalla quale l’Italia si fa trainare nelle decisioni, la richiesta di reiterazione della proibizione temporanea dell’uso dei neonicotinoidi in agricoltura era derivata da uno studio dell’INRA (A common pesticide decreases foraging success and survival in honey bees, Henry M. et al., Sciencexpress, 20 avril 2012) che concludeva: “ questo studio indica che una esposizione delle api bottinatrici ad un insetticida neonicotinoide potrebbe minare, a termine, la sopravvivenza della colonia anche a delle dosi ben inferiori a quelle che conducono alla morte delle api stesse” Lo studio era stato concepito obbligando le api a nutrirsi di una soluzione zuccherina contenente l’insetticida per poi liberale monitorate in modo da verificare il ritorno all’alveare. Dunque un’esposizione forzata a dosi di insetticida alquanto arbitrarie, come era stato anche il giudizio dell’ANSES francese, organismo incaricato di un parere scientifico sullo studio. Ciò portò quindi alla ripetizione della prova (condotta sempre da Henry assieme ad altri) di durata di due anni in modo da verificare se in condizioni reali, cioè senza alimentazione forzata, le dosi di insetticida che le api potevano ingerire realmente nel loro posarsi di fiore in fiore provocavano sulle api le stesse turbe riscontrate nella prima ricerca. La prova dal 2012 al 2014 consistette nel seminare 280 ettari di colza con seme trattato con Thiamethoxam (altra molecola neonicotinoide), poi di distribuire due gruppi di nove arnie con api perfettamente sane ed a distanze variabili dai campi del comprensorio da 1 a 10 km. In queste arnie sono state poi poste le 6847 api bottinatrici prima prelevate e monitorare con segnalatori incollati sul torace, in modo da reperirle al rientro del periodo di bottinatura. La speranza di vita di queste api sono state studiate dunque in funzione dell’esposizione reale alle coltivazioni di colza impiantate con sementi trattate. Il risultato è stato pubblicato l’8 novembre scorso sullarivista Proceedings

della Royal British Society e le conclusioni sono senza appello: “ I ricercatori non ha riscontrato alterazioni particolari negli alveari esposti. La quantità di miele prodotta non sono state influenzate dal gradiente di esposizione delle coltivazioni provenienti da sementi trattate con l’insetticida.”. In più, è detto che nessuna ape morta è stata osservata ne davanti agli alveari e neppure nei dintorni e ciò sta ad indicare che la dose di insetticida somministrata nel primo studio non era commisurata alla reale esposizione a cui sono soggette le api con la disinfezione del seme.

Cosa dice il progetto EPILOBEE, cioè lo studio 2012/2014 citato dall’Informatore Agrario sullo stato delle api in Europa?

http://ec.europa.eu/food/animals/live_animals/bees/study_on_mortality/index_en.htm

Dice semplicemente che la mortalità riscontrata dopo l’inverno 2012 è del

10-15% ed una percentuale ancora più bassa nella stagione successiva, vale a dire un dato normalissimo e ogni apicoltore sa che è normale che ad ogni in primavera lui possieda meno api di quelle che aveva nell’autunno precedente, appunto perché i rigori invernali sono un elemento selettivo per le api e questo capita sempre. Evidentemente il più o meno elevato tasso dipende anche dal livello dei rigori invernali. Infatti, se si guardano i dati italiani siamo a livelli del 5% di mortalità invernali, cioè tra i più bassi.

Anche gli apicoltori francesi cominciano ad averne piene le scatole di questo uso esclusivamente politico di un fenomeno multi causa e denunciano che nel 2014 (anno di interdizione dei neonicotinoidi) la produzione di miele è stata di 10.000 t contro le 14.800 del 2010 e senza che vi siano state mortalità superiori alla norma. Ciò ha fatto concludere che l’azione dei poteri pubblci si è concentrata sul fattore « pesticidi », dimenticando il resto, a cominciare dalle risorse in piante mellifere e l’aspetto sanitario. Non si può non constatare che si tratta di una strategie monca, per contrastare un fenomeno non nuovo.

Anche perché storicamente il fenomeno della mortalità invernale del 10/15% è documentato fin dai tempi dei Romani e durante le piccola era glaciale dei secoli XVII e XVIII sec. la mortalità salì a dei livelli ben maggiori. Il CCD (Colony Collapse Disorder) degli anni 2006-2009 negli USA e che ha innescato tutta la serie di interventi di un ecologismo politico-ideologico, non hanno fino ad ora trovato una causa precisa, ma una sommatoria di cause ad impatto più o meno grave. Esso, inoltre, è storicamente già successo in altri periodi dell’ultimo secolo. Possibile che prima di scrivere non ci si documenti? Eppure bastava scorrere questa esaurientissima analisi:

http://www.ars.usda.gov/News/docs.htm?docid=15572#public

Ma laddove usano i neonicotinoidi e non li hanno interdetti si notano diminuzioni nel numero di api e nella quantità di miele?
I dati li troviamo in Australia ed in Canada. In Canada usano i neonicotinoidi in quanto vi è una grande produzione di colza, tra l’altro tutta OGM quindi se a qualcuno venisse in mente di affibbiare le colpe agli OGM ci pensi prima di farlo. Ora il colza è una delle piante più mellifere. I canadesi nel 2015 hanno prodotto il 14,4% in più di miele rispetto al 2014, pur contando un aumento di solo il 3,6% di alveari. Questi in media hanno prodotto 132 libbre di miele (60 kg), vale a dire 9 libbre in media di miele in più del 2014. L’Australia, invece, è il solo paese dove non esiste la Varroa, un acaro parassita delle api e seconda causa di morte di queste in Europa e USA (vedi grafico sopra). Si usano i neonicotinoidi e non si nota nessuna diminuzione di api, anzi è il maggior fornitore di regine e di sciami d’api all’America del Nord, al Giappone e Medio Oriente. Inoltre se noi europei possiamo mangiare miele lo dobbiamo a Canada e Australia in quanto sono tra i maggiori fornitori mondiali, visto che noi non ne produciamo abbastanza e costa molto più caro.

In conclusione cosa c’è di realmente vero circa la sparizione delle api?

Riporto dei link in Inglese:

http://www.agprofessional.com/news/bee-population-rising-around-world

https://www.washingtonpost.com/news/wonk/wp/2015/07/23/call-off-the-bee-pocalypse-u-s-honeybee-colonies-hit-a-20-year-high/

http://www.theglobeandmail.com/opinion/good-news-there-is-no-honeybee-crisis/article25634384/

e un resoconto a fumetto in francese dove si riassume il tutto:

http://www.agriculture-environnement.fr/treve-de-balivernes/article/les-abeilles-disparaissent-a-cause-des-pesticides-baliverne-06

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Le HOT NEWS di Salmone

News, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Aspetti legali

Sembra non si parli di Ogm (ma si parla forse di cose ancora piu’ importanti degli Ogm), ma in realta’ e’ la stessa cosa. Anche in questo campo la ricercatrice Elena Cattaneo chiede l’etichettatura. In questo caso dei farmaci derivanti da sperimentazione animale, in altri casi di alimenti derivati da Ogm.
Chi non vuole usare farmaci testati su animali puo’ sempre evitarli, ad esempio potrebbe acquistare un buon tessuto spesso (non userebbe mai un laccio dii cuoio…..) e consegnarlo ai propri congiunti in modo che in caso di incidente possano rifiutare gli anestetici. Noi preferiamo usare la minima dose possibile, ma statisticamente significativa di animali per mettere alla prova l’efficacia dei farmaci, ma ognuno e’ libero di fare le sue scelte purche’ sia coerente ed agisca di conseguenza.

News, OGM & Argomenti contro, OGM & Aspetti legali

Una sola variazione: si chiama Infascelli. Ma anche in questo caso si tratta solo di Editing.
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La Federico II ha verificato l’alterazione delle immagini. Ora che giudizio (morale) dare di chi ha fatto da consulente tecnico al Senato della Repubblica? Per carita’ nessuna commissione d’indagine, ma le istituzioni pubbliche devono tenere conto di questa decisione della Federico II?

News, OGM & Agricoltura italiana

Che infatti scrivono al Corriere. E Greenpeace ci rassicura che nemmeno negli anni bisestili sono colti da un’idea originale.
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Le acquisizioni e fusioni continuano, a chi tocchera’ tra breve?
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News, OGM & Ambiente

Con Giorgio Fidenato nei panni della Pantera Rosa si sta consumando la nuova caccia all’untore in salsa friulana. Non sappiamo se il complesso rituale mediante il quale le api comunicano alle sorelle la geolocalizzazione dei fiori dove andare a prelevare il polline, potra’ essere assunto come prova in sede di dibattimento. Di sicuro possiamo osservare due aspetti:
1. Il primo e’ che, se i dati della forestale fossero pubblicati e confermassero i commenti della stampa, il polline di mais Bt non intossica le api, non ne blocca il processo di produzione del miele e non le disorienta come si lascia ipotizzare facciano i neonicotinoidi, ossia l’opposto degli Ogm.
2. A Fidenato non crede mai nessuno, perche’ da 6 anni lui si autodenuncia identificando la parcella dove ha seminato mais Bt: forse invece di scomodare le api e costringerle a mangiare polline di mais (avete mai acquistato un miele al mais?????) bastava chiedere a Giorgio.

Comunque il tema principale verra’ presto svelato perche’ per muovere accuse tanto precise siamo certi che la Forestale, ossia il Signor Baiocchi, ha prove molto solide e sara’ molto interessante leggere i dati e verificare le prove accumulate (dai laboratori di analisi Umbria e Marche, dottoressa Renzini). Come corpo di polizia non e’ importante se fa bene o male l’Ogm ma gli interessa come padre di due bambine invece lo riguarda. Ricordo a tutti che il signor Baiocchi ha pubblicamente ringraziato Federico Infascelli di cui ha utilizzato alcuni studi per convincere la procura di Pordenone e di Udine……minuto 2h e 35′

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2015/06/il-futuro-della-ricerca-e-applicazione-degli-ogm-in-agricoltura—convegno-m5s.html

News, OGM & Argomenti contro, OGM & Ricerca

cassandra Ratti inutilmente torturati per tempi lunghissimi per rispondere a dati inconsistenti, ritirati dalla letteratura scientifica pubblicata su decenti giornali peer review. Gli Ogm (Mon 810) non fanno male per 90 o 365 giorni. http://cordis.europa.eu/news/rcn/124740_it.html

Nuove scoperte sulla sicurezza degli organismi GM
Un progetto finanziato dall’UE ha condotto ampi studi altimentazione animale per informare il dibattito sulla sicurezza degli studi obbligatori sull’utilizzo di mangimi GM, in vista della rivalutazione di tale obbligatorietà prevista per il 2016.
© Shutterstock

Alla base del progetto GRACE (GMO Risk Assessment and Communication of Evidence), finanziato dall’UE, c’è il bisogno di riconsiderare il valore degli esperimenti di alimentazione dei ratti per la valutazione della sicurezza delle piante geneticamente modificate (GM).

Il progetto si proponeva anche di occuparsi del continuo dibattito controverso sulla sicurezza delle piante GM. Per fare ciò, è stato organizzato intorno a due principali flussi di lavoro.

GRACE ha migliorato l’interpretazione degli esperimenti di alimentazione dei ratti della durata di 90 giorni, chiarendo il loro valore aggiunto e studiando approcci innovativi per ridurre o sostituire gli esperimenti sugli animali per quanto riguarda le piante GM. È stato condotto anche un altro esperimento di alimentazione della durata di un anno.

Il team del progetto ha utilizzato MON810, un mais geneticamente modificato la cui coltivazione è stata approvata in tutto il mondo, compresa l’UE. Risultati degli esperimenti di alimentazione di 90 giorni e un anno.

Quando ha presentato i risultati finali del progetto, il team ha riportato di non aver trovato alcuna indicazione che lo svolgimento di studi di 90 giorni con cibo/mangime fornirebbe maggiori informazioni sulla sicurezza del MON810 rispetto al confronto della composizione della varietà GM.

Inoltre, gli esperimenti di 90 giorni non hanno rivelato alcuna causa scientifica per un’estensione del periodo di alimentazione.

I dati raccolti nel corso di un altro esperimento di alimentazione della durata di un anno confermano le conclusioni raggiunte negli esperimenti di 90 giorni, in essenza che l’alimentazione dei ratti con MON810 non portava ad alcun effetto nocivo.

Inoltre, i dati raccolti da GRACE hanno mostrato che gli studi di alimentazione non mirati potrebbero portare al riscontro di differenze randomizzate tra gli animali alimentati con materiale di prova GM e animali alimentati con una dieta controllata. Questi risultati non sono informativi per la valutazione del rischio.

In questo modo i dati di GRACE sostengono il ragionamento scientifico secondo il quale gli esperimenti di alimentazione con cibo/mangime potrebbero fornire un valore aggiunto scientifico per la valutazione del rischio delle colture GM, ma solo nel caso in cui sia disponibile una causa dalle analisi molecolari, di composizione, fenotipiche e/o agronomiche iniziali.

Gli esperimenti di alimentazione potrebbero quindi essere presi in considerazione, a condizione che la struttura dello studio possa essere adattata a una specifica questione di sicurezza.

A causa di tali limiti degli esperimenti di alimentazione dei ratti con alimenti/mangimi GM, il progetto sostiene un loro svolgimento nel corso di valutazioni del rischio degli OGM non possa essere giustificata alla luce dell’obiettivo dell’Europa di sostituire e ridurre gli esperimenti sugli animali.

Una valutazione sul dibattito generale circa la valutazione della sicurezza degli OGM.

Per quanto riguarda il secondo obiettivo del progetto, la valutazione del dibattito generale sulla sicurezza delle piante GM, i ricercatori hanno stabilito metodi nuovi e più completi per la raccolta sistematica e la valutazione di prove scientifiche esistenti sui rischi e i benefici ambientali, socio-economici e per la salute delle piante GM.

Testando questi metodi per la ricerca e la valutazione dei rischi degli OGM, si conferma che le conclusioni raggiunte nelle valutazioni precedenti sulle colture GM resistenti agli insetti, sono ancora valide, senza effetti documentati su popolazioni di organismi non target, come coleotteri e farfalle o microorganismi del terreno, rispetto al mais naturale.

Questi risultati finali del progetto adesso daranno un prezioso input ai dibattiti in corso in Europa riguardo la sicurezza e la fattibilità delle piante GM e altri organismi, in particolare poiché nel 2016 è in programma la revisione della norma che prevede l’obbligatorietà di studi di alimentazione sugli animali per la valutazione del rischio degli OGM Per maggiori informazioni, consultare: Sito web del progetto GRACE Fonte: Sulla base di informazioni diffuse dal progetto.