Notizia in evidenza 23 Mar 2015| 26 Commenti

di Giovanni Tagliabue
A margine della nuova direttiva UE 2015/412 sulla coltivazione di “OGM”

zodiaco-cinese-del-bue-12088995Lo stallo pluriennale delle nuove autorizzazioni di colture DNA-ricombinate, che riguarda tutti i 28 paesi dell’UE, è dovuto anche al fatto che, per i meccanismi decisionali europei, la tetragona opposizione di alcuni stati ha negato la libertà di coltivazione di altri “OGM” in qualche nazione tendenzialmente più aperta ai nuovi cultivar (ad esempio il Regno Unito). Per cercare di superare il perdurante blocco generalizzato, la Commissione nel 2010 propone agli stati un compromesso: ferma restando la valutazione scientifica centralizzata della sicurezza ambientale e sanitaria di qualsiasi prodotto, a cura dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), ogni stato membro rimarrebbe libero di vietarne la coltivazione (non l’importazione per la trasformazione o il consumo umano o animale) sul proprio territorio (o parte di esso) per ragioni socio-economiche o di politica agricolturale, o motivazioni altrettanto vaghe e flessibili ai voleri degli “anti-OGM”. Traduzione: «Cari singoli governi, mentre concordiamo di non sbugiardare la ragionevole impostazione scientifica di facciata (il che delegittimerebbe completamente l’EFSA), non bloccate più il processo generale di approvazione di nuovi cultivar per il solo motivo (?) che è un “OGM”: lasciate che ogni stato faccia quello che gli pare e fate come credete in casa vostra; così la foglia di fico ce l’avreste, perché qualunque pretesto avanziate sarà incontestabile.» Insomma, ogni stato potrebbe attivare una misura di scelta negativa (opt-out) rispetto a qualsiasi singolo “OGM” sgradito che venga autorizzato per la coltivazione nell’UE.

Il colmo dell’ipocrisia sta nell’obbligato omaggio verbale con cui si ricorda che le misure restrittive che i singoli stati decidessero di adottare devono essere “in conformità con” i Trattati basilari dell’Unione, nonché “coerenti con gli obblighi internazionali dell’UE, e in particolare con quelli stabiliti all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organisation - WTO).” La proposta appare decisamente pilatesca («Cari membri dell’UE, a questo punto deciderete voi singolarmente se rifiutare gli OGM autorizzati, la Commissione è stufa dello stallo…»); ma, ci sembra, è una mossa del tutto giustificata per costringere i singoli governi ad assumersi le proprie responsabilità. Siccome, come diceva quel tale, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, noi ci permettiamo una maliziosa fantasia dietrologica, quasi che la Commissione sottintendesse: «…se poi qualche membro del WTO che si ritenga danneggiato passa all’attacco, rilevando l’inaccettabilità di decisioni restrittive del libero commercio, chi avrà deciso di adottarle se la vedrà da solo con possibili dispute o ritorsioni; senza che l’esecutivo dell’UE debba fare da cuscinetto, trovandosi tra l’incudine e il martello!»

A marzo 2015 il Parlamento UE finalmente vota in favore di una nuova breve direttiva, che modifica la famigerata direttiva-quadro del 2001 unicamente riguardo agli “OGM da utilizzare nell’Unione ai fini della coltivazione come sementi o altri materiali di moltiplicazione delle piante («OGM destinati alla coltivazione»)”. I singoli paesi dell’UE devono “decidere se desiderino oppure no coltivare OGM nel loro territorio. [...] Dare questa possibilità agli Stati membri [...] può garantire la libertà di scelta dei consumatori, degli agricoltori e degli operatori”. Questa specie di precisazione è tanto inutile quanto auto-contraddittoria: affermare che la proibizione di coltivare varietà riconosciute come salubri aumenterebbe la libertà di scelta (!) è un evidente, maldestro, patetico tentativo di excusatio non petita.

Sebbene si tratti di un perpetuarsi dell’errore categoriale di considerare “gli OGM” come una contenitore degno di una qualche rilevanza (negativa) a sé stante, si spera per lo meno che si porrà fine all’ipocrita manfrina dei “rischi sconosciuti a lungo termine” e altre consimili amenità, a cui finora si è fatto ricorso per bloccare la coltivazione di varietà dal genoma direttamente ingegnerizzato nei singoli paesi. Infatti, nel testo della direttiva ricorre più di una volta la sottolineatura che l’autorizzazione generale europea di ogni “OGM”, basata sulla valutazione dell’assenza di rischi per la salute e per l’ambiente, delegata all’EFSA, non deve essere messa in discussione dalle nuove opportunità offerte ai singoli stati: “Tale flessibilità non dovrebbe tuttavia incidere negativamente sulla procedura di autorizzazione comune, in particolare sul processo di valutazione condotto principalmente dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare.” Le ragioni che gli stati membri possono addurre dovranno solo essere di altro genere. È quindi confermata la formula, già ipotizzata nel 2010, che permette di vietare, su base nazionale o locale, gli “OGM” approvati a livello europeo: possono essere addotte motivazioni “collegate a obiettivi della politica ambientale o agricola o ad altri fattori preminenti quali l’assetto territoriale urbano e rurale, la destinazione dei suoli, gli impatti socio-economici, la coesistenza e l’ordine pubblico.”

Va notato che questo è un cambiamento importante! È fin troppo evidente che l’opposizione alla coltivazione degli “OGM” da parte di molti stati membri ha fatto appello, per quasi un quindicennio, a speciose giustificazioni salutistico-ambientali. Senza inutili giri di parole, tale stortura è rilevata dalla stessa Commissione: “Il fatto che gli Stati membri non abbiano attualmente margine di manovra sulla coltivazione degli OGM autorizzati ha condotto in parecchi casi alcuni Stati membri a votare sulla base di motivazioni non scientifiche. Alcuni di loro hanno anche invocato le clausole di salvaguardia disponibili, o hanno usato le procedure speciali di notifica del Trattato relative al mercato interno, come modi per proibire la coltivazione di OGM a livello nazionale.” Si è trattato per molti anni di trucchetti che nascondevano motivazioni di tutt’altro genere (ideologiche ed economiche), non proponibili come tali: ci azzardiamo a profetizzare che tale atteggiamento verrà abbandonato perché non più necessario per gli scopi che serviva a perseguire. Infatti, avendo a disposizione un’ampia libertà di (pseudo)giustificare la proibizione di coltivare i vegetali sgraditi senza più appellarsi a (pseudo)ragioni di presunta insalubrità, gli stati “anti-OGM” la finiranno di scocciare l’EFSA con dossier raffazzonati, regolarmente respinti al mittente, riportanti presunte ragioni scientifiche di rischi immaginari: erano solo pretesti, ma servivano a proseguire nelle politiche proibizionistiche, per lo meno prendendo tempo. Ora invece il parlamento UE ha ratificato un approccio parzialmente più corretto: come prima, l’EFSA valuta il rischio dei nuovi “OGM” per la salute e per l’ambiente, e le decisioni sulle autorizzazioni generali verranno ancora prese da comitati non tecnici ma politici; ma l’accanita opposizione «centralizzata» ai nuovi cultivar DNA-ricombinati dovrebbe allentarsi molto, perché gli stati contrari, di fronte alla pressione di quelli favorevoli, non saranno più interessati a una guerra di trincea per bloccare “gli OGM” in tutta l’UE, potendo farlo tranquillamente al proprio livello nazionale.

È quindi interessante notare che, con la Direttiva 2015/412, i politici europei hanno disattivato, di fatto e di diritto, un’arma storica degli “anti-OGM”: la pretesa che l’opposizione a tutti i cultivar geneticamente ingegnerizzati dovesse basarsi su una loro inerente, generale pericolosità.

La nuova direttiva precisa poi che le misure protezionistiche - ops, l’aggettivo ci è proprio scappato J - “non dovrebbero impedire lo svolgimento di attività di ricerca biotecnologica”: dubitiamo fortemente che le sperimentazioni di “OGM” in campo riprenderanno alla grande in UE, in particolare nei paesi - come Italia e Austria - in cui il blocco è stato totale; speriamo tanto di essere smentiti nei fatti…

Spicca inoltre una significativa novità: l’ostracismo può essere selettivo, cioè riguardare non l’insieme de “gli OGM”, ma imporre il bando di certe colture o addirittura di certi tratti. Qui lascio la parola a un mio amico agricoltore, il cui pensiero non sarà espresso in italiano forbito, ma le cui parole meritano di essere riportate pari pari: «Lo spiego io il perché di quest’ultima roba, che sembra una stranezza. Tu sei il politico dello stato A, dove vanno forte le coltivazioni “organiche”, e ci tieni all’appoggio e ai voti di questo settore? Sarai tutto contento di poter vietare l’intero gruppo degli analoghi prodotti “OGM”, anche se sono equivalenti o migliori, e pure più a buon mercato. Oppure sei il governante della nazione B, dove l’industria di erbicidi e fitofarmaci di vecchio stampo è fortissima (e magari foraggia per bene il tuo partito)? Potrai ora trovare qualche scusa legale per proibire mais e soia resistenti agli erbicidi o patate e pomodori resistenti alle muffe, cioè vietare alcuni “OGM” che diminuiscono l’uso dei prodotti il cui commercio vuoi sostenere. Alla fin fine, che ti frega se dall’altra parte dell’Europa - o persino in qualche stato confinante - questi ortaggi o cereali o legumi o frutti si possono coltivare? Tu ti sei conservato il consenso dei tuoi contadini “biologici” o delle tue industrie chimiche, che speri se ne ricorderanno al tempo delle elezioni.»

Mi pare proprio un’ottima analisi terra-terra (per un agricoltore è un complimento, spero…)! Chiamiamolo «protezionismo a mosaico»: per chi crede nella libertà di impresa ben regolata, è certamente un bicchiere mezzo vuoto; ma ricordiamoci che finora era quasi asciutto. Comunque, questo esito rappresenta un’indubbia spaccatura nel mercato unico europeo, tanto faticosamente costruito nel secondo Novecento: sembra un compromesso in una contemporanea guerra di religione, seppur incruenta; un tipo di esperienza non certo nuova nel Vecchio continente…

Dal punto di vista formale, gli stati membri che desiderano escludere nel loro territorio, o in una parte di esso, la coltivazione di un OGM in via di autorizzazione (o l’unico già autorizzato, il mais MON 810), comunicano questo orientamento alla Commissione, la quale lo inoltra all’azienda che sta richiedendo o già ha avuto l’autorizzazione stessa; l’azienda può decidere di escludere lo stato recalcitrante dall’ambito geografico della richiesta di approvazione: ma in ogni caso, dopo aver atteso per un massimo di 75 giorni le “osservazioni non vincolanti” della Commissione (acqua di rose…), lo stato membro legifera quanto gli pare e piace. Se in futuro vorrà reintegrare il suo territorio, in precedenza escluso, nell’area di coltivazione autorizzata, basterà che lo comunichi.

Così, la democraticissima Europa persiste da molti anni in una forma particolare di dispotismo: nel liberalissimo Vecchio continente si è imposta, e viene sfacciatamente reiterata, la dittatura “anti-OGM”. È un’evidente forma di dirigismo statalista, di matrice fascistoide; ora non è più imposta a tutti i paesi membri per volontà di alcuni, ma si tratta solo del male minore.

Giovanni Tagliabue è autore di un libro di prossima pubblicazione (sperata), il cui titolo sarà probabilmente <<I cosiddetti “Organismi Geneticamente Modificati”. Dialogo scientifico-politico su una categoria senza senso>>


European Commission [2010], Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council amending Directive 2001/18/EC as regards the possibility for the Member States to restrict or prohibit the cultivation of GMOs in their territory, 2.2.3, p. 6.

Ricordiamo che coltivazione degli “OGM” e uso alimentare-mangimistico di essi (o di loro derivati, o che li contengano come ingredienti) sono due questioni ben diverse, regolate anche da strumenti legislativi distinti, rispettivamente la Direttiva 2001/18 e il Regolamento 1829/2003.

European Commission [2010], Proposal for a Regulation … amending Directive 2001/18/EC, 3.2, p. 7.

Direttiva (UE) 2015/412 che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio, Preambolo, (1).

Preambolo, (8).

it.wikipedia.org/wiki/Excusatio_non_petita,_accusatio_manifesta

Preambolo, (6). V. anche Preambolo, (8) e (14) e Art. 26 bis, punto 3.

Preambolo, (13). V. anche Art. 26 bis, punto 3. Al termine di questa citazione, nel testo inglese c’è “public policy”, ovvero “politiche pubbliche”; la traduzione “ordine pubblico” ci sembra decisamente inadeguata.

European Commission [2010], Proposal for a Regulation … amending Directive 2001/18/EC, 2.1.A, p. 3.

Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed, Section Genetically Modified Food and Feed and Environmental Risk ec.europa.eu/dgs/health_food-safety/dgs_consultations/regulatory_committees_en.htm; Regulatory Committee 2001/18/EC

ec.europa.eu/food/plant/standing_committees/rc_2001-18-ec/index_en.htm; Appeal Committee on Genetically Modified Food and Feed and Environmental Risk ec.europa.eu/dgs/health_food-safety/dgs_consultations/gm_food_feed_env_risks_en.htm

Preambolo, (19).

Preambolo, (13) e Art. 26 bis, punto 3.

Art. 26 bis.

Preambolo, (21) e Art. 26 ter, punto 4.

Nella categoria: Evidenza, OGM & Ambiente, OGM & Europa

Le HOT NEWS di Salmone

News, OGM & Coesistenza

diAlberto Guidorzi
Sono stati concepiti per i consumatori e non più per favorire i produttori agricoli.
la mela “ARTIC Apples”
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Negli USA il 15 febbraio u.s. l’USDA ha dato il nullaosta per la coltivazione di una mela transgenica creata da una piccola società biotecnologica canadese, la Okanagan Specialty Fruits Inc. (OSF). Essa ha modificato la mela introducendo due eventi, il GD743 ed il GS784, che silenziano i quattro geni che inducono la produzione dell’enzima polifenolossidasi (PPO). Ciò è stato fatto in due varietà di mele già molto consumate quali la Golden e la Granny Smith. Le mele GM sono state coltivate in pieno campo ormai da un decennio ed hanno subito tutte le prove di sicurezza alimentare ed ambientale. Inoltre tutta la documentazione scientifica di queste prove è stata resa pubblica e accessibile, in quanto per ben quattro anni i dossier sono stati revisionati dalle autorità competenti in Canada e USA. Comunque prima del 2016 non si vedrà una produzione. seppure sperimentale, e solo nel 2018 si troverà qualcosa sul mercato. Questione di tempi tecnici.
Di cosa si tratta
Quando si addenta una mela o la si taglia o cade ammaccandosi, si liberano i polifenoli, che prima erano concentrati nei vacuoli cellulari; essi, come ben si sa, sono degli antiossidanti per noi e dei meccanismi di difesa per le piante. Contemporaneamente gli enzimi PPO, di cui sopra, entrano in contatto con l’ossigeno dell’aria. Ecco che allora i PPO e l’ossigeno ossidano i polifenoli e li trasformano in pigmenti scuri, come ben si vede nella fila di fette di mele tagliate sopra nella foto. I chimici dicono che si tratta di un imbrunimento enzimatico e la pratica corrente di cucina per impedire ciò consiglia di detergerlo con il succo di limone (si modifica il pH e si sfruttano le attività chelanti sugli atomi di rame che sono presenti nell’enzima) o di inserire il succo di limone nelle macedonie di frutta preparate (l’acido ascorbico del limone funge da antiossidante). Nelle preparazioni industriali di frutta che deve sostare tagliata o schiacciata si usano altri metodi come la conservazione in azoto per impedire il contatto con l’ossigeno oppure l’aggiunta di conservanti. Nei succhi di frutta si usano preliminarmente del PVPP, del carbone attivo, della bentonite per togliere la base fenolica su cui agiscono le PPO. Quindi il problema dell’annerimento di un frutto tagliato, o meglio porzionato, o di una macedonia, si pone nell’ambito della ristorazione e specialmente in quella veloce, anzi spesso si rinuncia a mangiare frutta perché non si ha tempo di pelarla all’istante, oppure perché il colore molto scuro, se questa è stata già porzionata, non attira il consumatore. Si potrebbe dire: “ma vale la pena creare una PGM di mela solo per un motivo estetico? Ebbene occorre riflettere che nella lavorazione molte mele sono scartate perché appunto, avendo avuto uno shock meccanico, si presentano con una macchia scura sulla pelle a cui corrisponde una parte sottostante della polpa più marcatamente imbrunita e di sapore sugheroso. L’altro aspetto riguarda la dietetica in quanto si aumenterebbe il consumo di mele nelle mense scolastiche e aziendali se si potessero offrire delle fette di mela pelate e preparate in precedenza e con il colore di quelle appena tagliate. L’aspetto salutare del mangiare più mele si ricava da questo studio. Vedi http://www.teatronaturale.it/tracce/salute/20729-le-proprieta-salutistiche-delle-mele-.htm
Si potrebbe anche ritorcere il fatto che in questo modo le difese naturali della pianta diminuirebbero, solo che nelle prove non è stata osservata una maggiore aggressione da parte dei parassiti e quindi nella mela i polifenoli non hanno la stessa funzione che essi hanno nel pomodoro, dove effettivamente difendono la pianta. Si pensa infatti che nella mela sia un’eredità “inutile” da un ancestrale della mela.

Meccanismo dell’annerimento enzimatico
L’annerimento enzimatico è tipico del vegetali, ma non di tutti, esiste presso certi microrganismi e anche nei crostacei. Sono reazioni che in certi casi assumono connotati negativi perchè alterano il sapore, l’aspetto e la qualità nutrizionale, in altri casi invece conferiscono qualità, come è il caso del caffè nella tostatura, nella maturazione dei datteri, nella fermentazione del the o nella preparazione del sidro. Lo schema della reazione è questo:
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Nella mela immatura le PPO sono uniformemente distribuite nel frutto, mentre alla maturazione si localizzano nella buccia e nella polpa, esse inoltre sono localizzate di preferenza in forma integrata della membrana cellulare. Nel caso delle mele sono presenti perfino a livello della membrana del granulo d’amido. Sono anche presenti nel cloroplasti e nei mitocondri.
Il ruolo fisiologico delle PPO non è stato ancora ben delucidato e sicuramente non è un ruolo essenziale in quanto vi sono piante che non hanno le PPO o dei substrati polifenolici su cui agire; sono tali gli agrumi e l’ananas. Vi sono varie ipotesi circa la loro funzione, come già detto, si pensa ad una funzione di difesa verso attacchi batterici, fungini e virali, perché si nota una accresciuta attività delle PPO in caso di stress; tuttavia non si tratta di accrescimento del numero delle PPO, ma di una loro maggiore attività. Altra ipotesi e quella che essendo localizzati nei cloroplasti svolgano un’azione nella fotosintesi o che regolino l’ossigeno attivo nei cloroplasti

Perché si tratta di un OGM “diverso”

Rispetto a quelli che sono stati fino ad ora creati, la mela modificata ha queste peculiarità.

1° La tecnica dell’ RNA interferente, e conseguente del silenziamento genico, non implica la produzione di una proteina esogena nella pianta modificata, come invece è il caso fino ad ora riscontrato.
2° Il tanto propagandato rischio di contaminazione non esiste, quindi i melicoltori biologici e comunque no-OGM sono accontentati. Infatti il melo si moltiplica solo per talea ed inoltre la polpa della mela non contiene del DNA modificato, manca solo l’enzima PPO.
3° Non si tratta più di arricchire una multinazionale (il “grande vecchio” che tutto opprime e ricatta….), ma la OSF è solo una piccolissima società canadese.
4° Il consumatore ha ancora possibilità di ingerire residui di pesticidi molto al di sotto della soglia di pericolosità, in quanto il tratto genetico non implica ne un uso maggiorato di pesticidi e neppure un uso diminuito.
5° Finalmente la mela modificata sarà etichettata perché il produttore considera che si rivelerà un valore aggiunto, ma lo farà non nel senso che vorrebbero i NO-OGM, cioè con la dicitura “Mela OGM”; esse saranno, invece, di vendute con un marchio unico, vale a dire “Artic®” e quindi il consumatore sarà informato comunque di cosa mangia.
6° Siamo in presenza del primo OGM fatto per favorire il consumatore e non il produttore,

Parliamo pure di questa famigerata contaminazione.

Per parlarne occorre conoscere la biologia della specie mela, la quale è ad impollinazione entomofila e quindi solo gli insetti pronubi che trasportano quel particolare tipo di polline possono favorire la fecondazione di quella particolare varietà di mele. Infatti. nel melo vi sono parecchi meccanismi che lo impediscono l’impollinazione incondizionata di una varietà di mela verso un’altra . E’ pratica comune che i melicoltori piantino nel loro meleto qualche pianta di melo particolare che ha solo funzione impollinante e non produttivo. Altro aspetto è che comunque l’eventuale modifica genetica rimane confinata nei semi e non è contenuta nella parte edibile del frutto. Inoltre i semi non si mangiano, tra l’altro contengono delle sostanze nocive (cianogenetiche). Altro aspetto è che i semi non sono usati per creare i frutteti, ma questi sono frutto di piante clonate ed inoltre si ricorre all’innesto su portainnesti particolari per apportare modifiche alle piante ed ai frutti (queste modifiche perché non hanno mai fatto scandalo, si è sicuri che siano a rischio zero se proprio vogliamo essere pignoli ?).
Chi coltiva biologico poi non ha più di che brontolare, vende un frutto che è comunque biologico anche se dovesse contenere qualche seme (senz’altro non tutti) modificato che comunque andrebbe buttato.

Nell’attesa cosa capiterà

Inizierà la difesa “contraerea” dei NO- OGM. Come?

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  • Ecco che del pari della “fragola pesce” o del “cibo di Frankestein” qualcuno, equivocando sull’aspetto estetico della realizzazione, ha definito queste mele delle “Mele Botox” dal nome del preparato estetico al butolino
  • Data l’intenzione di OSF di marchiare queste mele con questo logo (vedi foto sopra), nel senso di “bianco ghiaccio”, si dirà che si vogliono ingannare i consumatori sottacendo il fatto di essere OGM, seppure il collegamento tra il marchio e la modifica sia diretto
  • Si mostreranno bambini addentare mele a forma di teschio
  • All’insorgere di ogni malattia infantile si farà corrispondere l’aver mangiato mele Artic. Indagini con picchi di autismo verranno diffuse
  • Purtroppo i no-OGM saranno privi del facile messaggio contro le multinazionali, in quanto trattasi di una piccola ditta con quattro dipendenti, ma vedrete che creeranno il neologismo “Monsatan”.
  • Sarà difficile ipotizzare una collusione tra il Governo USA e la ditta OPS, ma ci proveranno.

la patata “Innate”

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Nel 1950 il gigante americano J.R. Simplot Company(fatturato di 4,5 miliardi di $) ha dato inizio al mercato delle patate fritte congelate. Oggi invece si lancia in un business complementare, cioè porre in commercio una patata che presenta due vantaggi: - essa non inscurisce più dopo il taglio e inoltre gli shock di raccolta e manipolazione dequalificheranno meno il prodotto, - essa poi, una volta fritta, presenta un tasso di acrilamide fortemente ridotto, di circa il 50/75%.
Dunque trattasi di una modifica estetica associata ad una modifica salutistica. L’acrilamide, un prodotto che si forma dall’amido quando questo è scaldato ad alte temperature, è da tempo imputata di essere mutagena, cancerogena e di essere tossica per il sistema nervoso e riproduttivo. Essa si forma per effetto di una reazione tra un amminoacido (asparagina) e gli zuccheri riducenti (fruttosio e glucosio) quando la temperatura raggiunge i 120°, inoltre aumenta a temperature superiori. Condizioni facili a verificarsi quando si friggono le patate. La tecnica ha avuto l’approvazione sia dell’FDA che dell’APHIS ed è quindi coltivabile.

E’ un prodotto OGM

Anche in questo caso sono state prese tre tra le migliori varietà di patate americane sul mercato e si sono ingegnerizzate, vale a dire, mediante la tecnica dell’RNAi si sono silenziati i geni che stanno alla base dell’imbrunimento (vedi Artic apple) e quello che codifica la produzione di asparagina (Asn1) Quindi nessun gene esogeno è stato aggiunto alla patata, ma se n’è solo silenziato qualcuno. A questo proposito non si immagini nessun artificio da apprendista stregone e affermare che è una cosa che non avviene in natura, basta riflettere sul fatto che il grandissimo genoma del frumento (tutta la sua catena del DNA con inseriti i geni) per metà è silenziato, cioè non sappiamo cosa ci stia a fare; tuttavia, anche con questa incertezza, ci permettiamo di bombardarlo con radiazioni ionizzanti per creare mutanti e tutto ciò è accettato che si sia fatto da più di mezzo secolo e che i nuovi frumenti ottenuti abbiano dato farine per il nostro pane e la nostra pasta. Il silenziamento dei geni avviene dunque anche naturalmente, ma non sappiamo come sia avvenuto, le conoscenze nuove di biologia molecolare ci hanno permesso di scoprire un metodo per poterlo fare anche noi e l’abbiamo applicato come ha fatto (forse) per altre vie la natura. D’altronde qual è il concetto di “Smart food” o cibo intelligente, se non quello di silenziare geni umani il cui “superfunzionamento” non sarebbe salutare? Non si può a questo punto sottacere il vantaggio che la tecnica offre: essa consiste nel lasciare intatti tutti i geni favorevoli che una varietà coltivata ha accumulato nei secoli e quindi di ripartire dal grado di miglioramento ottenuto senza dover perdere nulla. Le varietà modificate sono: Atlantic adatta alla produzione di cips e Russels Burbanks la più coltivata per le patate da friggere surgelate.
La patata inoltre ha delle caratteristiche tali che ben si presta alle modifiche genetiche in quanto non si moltiplica per seme, ma solo per via agamica cioè si seminano i tuberi, non solo ma è una pianta particolare che impedisce qualsiasi diffusione pollinica, essa è, infatti, una pianta totalmente autogama ed i fiori sono posti in cima agli steli raggruppati in un’unica infiorescenza, che può essere formata da 5 a 15 fiori. Va notato che molte cultivar non fioriscono neppure ed altre producono fiori sterili.

Come si prefigura la strategia

Anche qui sono interessate alle modifiche i “fast food” e le catene delle GDO. Solo che, contrariamente al costitutore della mela Artic, qui si tratta di un colosso commerciale che ha preso l’iniziativa ed inoltre è già il maggior fornitore di McDonalds. Solo che giustamente GDO e catene di Fast Food, se prima erano tutti no-OGM perché a loro non veniva niente in tasca, ora sono attendisti e vogliono stare alla finestra per osservarne l’impatto sul consumatore e comunque per una questione di immagine non vogliono fare gli apripista all’iniziativa. In linea di principio, quindi, non hanno espresso chiusura, ma non vogliono sbilanciarsi, ecco che allora Simplot produrrà queste patate e le metterà in vendita allo stato fresco al fine di valutare l’accettazione e solo in funzione di questa esperienza valuteranno se proporre o meno la disponibilità per preparati pronti surgelati e di usarle nella ristorazione collettiva.
Il coltivatore di patate è evidentemente neutrale e produrrà questo tipo di patate solo se il mercato le richiederà. Però Simplot si è premunito allettando anche la categoria degli agricoltori, infatti, nell’aprile 2014 ha depositato una domanda di autorizzazione per l’evento W8 inserito nella varietà Russet Burbanks al fine di renderla resistente alla peronospora, un fungo che ormai per controllarlo in annate particolarmente favorevoli al suo sviluppo possono occorrere anche 15 trattamenti antiperonosporici. Il gene (Rpi-vnt1) è stato preso da un’altra patata, ma selvatica. Anche qui nessun gene esogeno alla specie. La strategia quindi è quella di soddisfare produzione e consumo e se il piano riesce non c’è verso che la GDO e il fast-food possa mettersi di traverso.
Il prossimo futuro ci dirà se i due tentativi avranno seguito o se resisterà la paura degli OGM.
Tuttavia le correnti contro gli OGM, hanno già fatto sapere:
1° - che la tecnica dell’interferenza mediante ARN non è ancora ben messa a punto e quindi a loro dire ancora pericolosa, ma si tratta di rischi solo paventati e non dimostrati.
2° - che comunque le due innovazioni genetiche sono contrarie all’instaurarsi questo modello di società; quella dei fast-food è un’alimentazione che a loro non piace
3° - Si tirerà fuori la solita solfa che gli OGM favoriranno un’alimentazione ricca di grassi e sono causa di obesità e per giunta sono fritti; come se fino ad ora, anche senza gli OGM, la cosa non sia già avvenuta e, per giunta, in barba ad ogni indicazione salutistica contraria.

News, OGM & Ricerca

L’Organizzazione mondiale della Sanita’ posiziona il RoundUp in categoria 2A (non ne sono certo, ma credo sia la stessa dei cellulari) come probabile carcinogeno. Una seria rianalizzi sul tema e’ finalmente alle porte perché’ e’ subito scoppiata la polemica con Monsanto.
Il rischio maggiore e’ per coloro che spargono l’erbicida.
Giusto per una nota di colore, sembrano esserci due studi che legano il RoundUp a casi di rari tumori (carcinoma dei tubuli renali ed emangiosarcoma) , in entrambi i casi i tumori avvengono su topi maschi. Seralini invece trovava tumori solo in ratti femmine, mente il RoundUp era la cura per il cancro nei ratti maschi.

http://www.telegraph.co.uk/news/science/science-news/11487118/Weedkiller-alert-over-cancer-link.html

News, OGM & Media

Sembra che si siano scatenati tutti contemporaneamente. Comincia Vendola che insulta il nuovo PD mediante il termine Ogm:

http://www.huffingtonpost.it/2015/03/14/vendola-bersani-casa_n_6869460.html

Prosegue Crozza che mutua la M da modificato a “marcio”

http://www.la7.it/dimartedi/video/la-copertina-di-crozza-litalia-%C3%A8-un-paese-ogm-organismo-geneticamente-marcio-17-03-2015-150068

Chiude, ma solo per ora, Il Corriere parlando di un argomento ignoto, ossia il TTIP, quindi di una cosa perfetta per chi e’ abituato a fare commenti senza aver letto documenti.

http://video.corriere.it/tutte-insidie-ttip-l-accordo-scambi-commerciali-usa-ed-europa/119fa006-cd6d-11e4-a39d-eedcf01ca586

Tanto per dare il valore di questa videoinchiesta si sono inventati l’esistenza del grano Ogm ignorando il fatto che “corn” si traduce “mais” e non grano. Non conoscono l’inglese, figuriamoci i contenuti. Il messaggio e’ sempre lo stesso: col TTIP gli Amerikani vogliono imporci gli Ogm, della serie non capisco nulla, ma ne parlano tutti perche’ io no?

Eppure ogni tanto qualcuno con due idee in ordine magicamente appare. Qui non si parla di Ogm ma solo di innovazione. Vi suggerisco di guardarlo perché essendo una persona normale questo qui va rimosso.

https://www.youtube.com/watch?v=69QGYHHWwT0

News, OGM & Luoghi comuni

Non si sa cosa scegliere tra le buone notizie dalla stampa nazionale (leggi Petrini) e quella dall’Europa. Il tutto con un equilibrio ed una imparzialità assolutamente unici. La carne secondo alcuni profeti dovrebbe finire per costare circa 300 € al chilo, il tutto pensato sempre per le famiglie più’ in difficoltà’.
Per fortuna almeno qualcuno intervista Fidenato:

http://www.galileonet.it/2015/03/ogm-giorgio-fidenato-continuero-a-coltivare-mais-transgenico/

http://www.rinnovabili.it/ambiente/direttiva-ogm-ue-333/

http://www.agenziafuoritutto.com/web2/vini-e-dintorni/6798-con-gli-ogm-la-natura-batte-l%E2%80%99uomo.html

http://www.ambientequotidiano.it/2015/03/15/direttiva-europea-ogm/

News, OGM & Ricerca

I tanti Pinocchi che circolano lo finiranno per chiamare Riso Pesce, ma il pesce non c’entra nulla. Alcuni ricercatori hanno identificato il gene che potrebbe consentire al riso di crescere in aree più’ fredde di quelle dove e’ oggi coltivato. Il gene e’ un gene di riso e naturalmente gli scienziati sono cinesi.
http://www.cell.com/abstract/S0092-8674%2815%2900124-5
Summary

Rice is sensitive to cold and can be grown only in certain climate zones. Human selection of japonica rice has extended its growth zone to regions with lower temperature, while the molecular basis of this adaptation remains unknown. Here, we identify the quantitative trait locus COLD1 that confers chilling tolerance in japonica rice. Overexpression of COLD1jap significantly enhances chilling tolerance, whereas rice lines with deficiency or downregulation of COLD1jap are sensitive to cold. COLD1 encodes a regulator of G-protein signaling that localizes on plasma membrane and endoplasmic reticulum (ER). It interacts with the G-protein α subunit to activate the Ca2+ channel for sensing low temperature and to accelerate G-protein GTPase activity. We further identify that a SNP in COLD1, SNP2, originated from Chinese Oryza rufipogon, is responsible for the ability of COLDjap/ind to confer chilling tolerance, supporting the importance of COLD1 in plant adaptation.

News, OGM & Media, OGM & Politica

Un nuovo esempio di come esistano dei giornalisti, bravi, che capiscono bene tutto, che non hanno pregiudizi e che sanno riportare il pensiero altrui senza distorcere le opinioni: bravo a Menniti-Ippolito

Leggi Il Mattino di Padova e il Corriere del Veneto

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Sentenza Fidenato

E così finalmente siamo arrivati alla fine della vicenda giudiziaria…