Notizia in evidenza 22 Giu 2015| 39 Commenti

lente ingrandimento Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale il 25/06/2015

Un memorabile articolo di Elena Cattaneo che ribalta gli equilibri della “foresta pietrificata” italiota.

Leggi L’Italia, la ricerca pubblica e il paradosso degli OGM.

Martina risolve i problemi dell’agricoltura e crea un nuovo contenitore, una matrioska. Leggi “Perché gli OGM non bastano“.

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Le HOT NEWS di Salmone

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Sono stati a uditi due presidenti di Federazioni di scienziati italiani che hanno dimostrato come la scienza non e’ divisa sugli Ogm e l’esistenza di singole persone caute non può’ essere usato come falso motivo per avversare la tecnologia degli Ogm.

Michele Stanca e Felice Cervone hanno parlato a nome di 10.000 scienziati italiani, anche per stigmatizzare le parole di singoli pensionati contrari agli Ogm per credo politico.

leggi audizione di Michele Stanca e audizione di Felice Cervone.audizione di Felice Cervone

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Appaiono sul sito web della Federazione italiana di Scienze della vita le due lettere scritte a Marcello Buiatti da Bruno Mezzetti e da Paolo Costantino. Quest’ultimo veniva citato 3 volte da Buiatti nella sua audizione in Commissione Sanità del Senato e la lettera di Paolo Costantino serve a spiegare chi ha fatto cosa e chi millanta di aver fatto.

http://fisv.org/2013-09-04-15-46-07/posizione-fisv/item/327-a-proposito-delle-tecnologie-cosidette-ogm-applicate-all-agricoltura.html

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quadro Mai tirare per la giacchetta la Chiesa. Mai pensare che si sbilanci a favore o contro, ma alcuni passaggi non possono non farci piacere, altri sono meno chiari e vanno capiti più a fondo, ma complessivamente un buon documento che analizza gli Ogm caso per caso:

http://speciali.espresso.repubblica.it/pdf/laudato_si.pdf

la Chiesa apprezza l’apporto «dello studio e delle applicazioni della biologia molecolare, completata dalle altre discipline come la genetica e la sua applicazione tecnologica nell’agricoltura e nell’industria». Benché dicesse anche che questo non deve dar luogo ad una indiscriminata manipolazione genetica».

Il rispetto della fede verso la ragione chiede di prestare attenzione a quanto la stessa scienza biologica, sviluppata in modo indipendente rispetto agli interessi economici, può insegnare a proposito delle strutture biologiche e delle loro possibilità e mutazioni. In ogni caso, è legittimo l’intervento che agisce sulla natura per aiutarla a svilupparsi secondo la sua essenza, quella della creazione, quella voluta da Dio».

È difficile emettere un giudizio generale sullo sviluppo di organismi geneticamente modificati (OGM), vegetali o animali, per fini medici o in agricoltura,

D’altra parte, i rischi non vanno sempre attribuiti alla tecnica stessa, ma alla sua inadeguata o eccessiva applicazione.

In realtà, le mutazioni genetiche sono state e sono prodotte molte volte dalla natura stessa. Nemmeno quelle provocate dall’essere umano sono un fenomeno moderno. La domesticazione di animali, l’incrocio di specie e altre pratiche antiche e universalmente accettate possono rientrare in queste considerazioni. È opportuno ricordare che l’inizio degli sviluppi scientifici sui cereali transgenici è stato l’osservazione di batteri che naturalmente e spontaneamente producevano una modifica nel genoma di un vegetale.

e in alcune regioni il loro utilizzo ha prodotto una crescita economica che ha contribuito a risolvere alcuni problemi

Quella degli OGM è una questione di carattere complesso, che esigedi essere affrontata con uno sguardo comprensivo di tutti i suoi aspetti, e questo richiederebbe almeno un maggiore sforzo per finanziare diverse linee di ricerca autonoma e interdisciplinare che possano apportare nuova luce.

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di Alberto Guidorzi

Avremo una moratoria perenne sui neonicotinoidi?

api-egizi Alla fine del 2015 scadono i due anni di moratoria decretata dalla Commissione di Bruxelles circa l’uso di tre sostanze insetticide appartenenti alla famiglia dei neonicotinoidi (Imidaclopride, Tiamatoxane e Clotianidine) che normalmente sono usati nella concia delle sementi, ma non solo. Pertanto a questa data il dossier deve essere ripreso e si deve decidere se procrastinare la moratoria (soluzione probabile visto l’armamentario messo in atto già da tempo da una lobby che sembra dotata di notevoli mezzi. Da dove provengono?) oppure decidere che la moratoria non ha cambiato il panorama apicolo precedente e quindi occorre ricercare altri motivi per spiegare la moria delle api.

Parlavo prima dell’armamentario già messo in atto da certi movimenti, e ripresi da chi fa uso della propaganda al solo scopo di acquisire potere, circa la volontà di fare pressione sulla Commissione UE perché decida non solo un prolungamento della moratoria, ma anche la messa al bando definitiva della categoria di questi insetticidi. Un esempio lo trovate qui: http://www.agriculture-environnement.fr/a-la-une,6/des-chercheurs-au-service-de-l,958

In altre parole qui si legge che già nel 2010 un gruppo di scientifici definiti indipendenti, ma tali non erano come si evince dall’articolo, avevano deciso di raccogliere tutti gli studi che incolpavano i neonicotinoidi di incidere sulla fauna dell’ambiente agricolo per ricavarne dei documenti di sintesi da pubblicare su Science o Nature; solo che queste accreditate riviste hanno rifiutato. Ecco, però, che alla fine dell’estate dell’anno scorso vi è stata la pubblicazione su Environmental Science and Pollution Research, (rivista molto meno quotata) di un documento e da questo momento sono cominciate le pressioni per convincere che la messa al bando di questa classe di insetticidi introdotti nel 1990 e che ora rappresentano il 40% (se sono così usati significa che dei problemi in agricoltura ne risolvono) del mercato degli insetticidi agricoli, aveva ragione di essere. Si scopre, però, che il “gruppo di scientifici definiti indipendenti” era formato da ecologisti militanti che hanno precostituito un tesi e solo dopo hanno cercato gli elementi per confermarla per poi passarla ai giornali:

http://www.lemonde.fr/planete/article/2014/06/24/le-declin-massif-des-insectes-menace-l- agriculture_4444051_3244.html

Passiamo, però, a cose più serie e lasciamo questi“specialisti” ai loro conflitti d’interesse. Prima, però, non possiamo non far notare che per gli organi di divulgazione e anche per molta opinione pubblica che è appagata dalla sola idea che dietro vi sia un “grande vecchio”, l’unico colpevole per la moria delle api sono i neonicotinoidi. Mentre o sorvola, oppure non vuole analizzare il fenomeno più in profondità per sondare se in realtà esso sia molto più complesso di quanto è stato trasmesso dai mass-media. Si tratterebbe solo di porre gli insetticidi sullo stesso piano di ogni altra causa (e sono tante) che concorre a far morire le api (sottoalimentazione, malattie, virus e uso di sostanze insetticide negli alveari per uccidere i parassiti delle stesse). Per fare ciò, però, occorre, prima di trarre conclusioni, ben valutare se trattasi di studi scientifici validi e se gli autori hanno la necessaria competenza.

Quali sono gli studi e le testimonianze che nel frattempo sono proposte all’attenzione e le relative analisi critiche?

1° Abbiamo la testimonianza di uno specialista francese delle api che una volta andato in pensione ha potuto più liberamente raccontare la sua esperienza. Si tratta di Gérard Venereau un funzionario quotato della Brigata nazionale d’inchiesta veterinaria e fitosanitaria (BNEVP) che è intervenuto

per contestare l’affermazione che “i neonicotinoidi sono il pericolo “numero uno” delle api. Venerau ha seguito per 5 anni, su incarico del Ministero francese, il dossier della moria della api in Francia.
Egli ha subito chiarito che il pretendere che questa famiglia di insetticidi sia all’origine del collasso delle colonie delle api è paragonabile al fare “della mosca un elefante”. Dice poi che il suo compito istituzionale gli ha fatto percorrere la Francia in lungo ed in largo, in quanto tutte le volte che vi era un caso sospetto andava di persona a controllare e ciò gli ha fatto capire che innanzitutto la situazione sanitaria delle api francesi è disastrosa e non si possono ignorare i mali che vi sono presenti. A livello nazionale nessun piano profilattico veramente tale è stato messo in atto. Anzi azzarda un paragone eclatante affermando che: “se gli allevatori di volatili e di maiali bretoni si fossero comportati come gli apicoltori, sicuramente oggi non si parlerebbe di inquinamento in Bretagna perché sia i maiali che i polli sarebbero scomparsi per morte da tanto tempo dal territorio”. (sic!). Viene spontaneo chiedersi: ma perché gli apicoltori vorrebbero obbligare gli agricoltori a privarsi di uno strumento efficace di protezione, mentre loro non fanno nulla per ciò che compete loro, vale a dire il mantenimento della sanità dei loro alveari oppure, come si evince sotto, possono esagerare nei trattamenti ? Venerau rincara la dose dicendo anche che per fortuna che i consumatori di miele non hanno sentore di quanti antibiotici (Tetracicline) l’apicoltore francese distribuisce in periodo di produzione per difendersi dalla “peste americana” provocata dal Paenebacillus larvae; tra l’altro trattasi di trattamenti di nessuna efficacia in quanto si tratta di colpire dei germi sporulanti ed il solo risultato è di contaminare il miele. Solo che questo discorso non è stato per nulla ascoltato in Francia, anzi, approfittando dell’assenza di molti deputati è stato votato un emendamento che vuole interdire dal gennaio 2016 tutti i neonicotinoidi. Solo che le decisioni su questo dossier non spettano a Parigi, ma a Bruxelles ed infatti anche qui sono iniziate le pressioni.

Certo questa è solo una testimonianza, seppure autorevole, e non uno studio scientifico; pertanto passiamo ad analizzare quelli a disposizione.

2° Nature il 23 aprile 2015 ha pubblicato due studi:

2.1 il primo è firmato da Geraldine Wrigth e da Sebastien Kessler dell’Università di Newcastle (GB) affermano che l’Apis mellifera e il Bombus terrestris non sono allontanati dalle piante trattate con i neonicotinoidi, ma al contrario il trattamento funge da stimolo attrattivo. Viene spontanea la battuta: “vuoi vedere che anche gli insetti pronubi si fanno le canne?” http://www.primapaginadiyvs.it/le-api-muoiono- attratte-dai-loro-stessi-carnefici-i-neonicotinoidi/

2.2 Il secondo studio pubblicato, invece, è di Maj Rundlof e dimostra che la popolazione di api selvatiche (tutte quelle appartenenti alla famiglia delle Apidae ed esclusione dell’Ape domestica, anche se questa non la si può definire addomesticata) aumenta in funzione dell’aumento della coltivazione di colza (con seme disinfettato o meno), mentre diminuisce se il seme è trattato con clothianidina. Da questo studio si ricavano dunque due conclusioni: una ovvia, un insetticida non è mai un elisir di lunga vita per le api; ed una che contraddice il primo studio, vale a dire che le api non sono ne attratte e tanto meno respinte da una classe di insetticidi, ma, purtroppo, li subiscono.

Ecco un link che discute i due lavori: http://www.sciencemediacentre.org/expert-reaction-to-two- new-papers-on-bees-and-neonicotinoids/

Vi è comunque un’altra conclusione che si può trarre se si legge il link sopra riportato: essendo i due studi eseguiti in ambienti diversi, il primo in laboratorio ed il secondo in pieno campo, significa che le sperimentazioni in laboratorio non riflettono per nulla le condizioni di vita reale.

3° Sempre in marzo del 2015 Plos one ha pubblicato uno studio del G.P. Dively e J.S. Pettis, due tra i più competenti ed esperti di api in USA, dal titolo “Valutazione degli effetti cronici subletali di imidacloprid sulla salute di colonie di api” . Già nell’introduzione i due autori affermano: “ fino ad oggi nessuno studio sul terreno (ndr: non in laboratorio quindi) ha mostrato che l’imidacloprid apporti effetti negativi alla salute delle api, quando queste sono esposte in modo diretto a razioni alimentari realiste. Si tratta di una indagine fatta tra il 2009 ed il 2011 e si sono osservate: le variazioni dei residui di imidacloprid nelle varie sostanze presenti all’interno dell’alveare; le valutazioni sugli effetti cronici sub letali in colonie di api nutrite con razioni supplementari contenenti dell’inidacloprid in dose di 5, 20 e 100 μg/kg e durante molteplici cicli di covate. Senza nessuna sorpresa è stato visto che esposizioni croniche di polline contenenti 20 e 100 μg/kg del neonicotinoide predetto possono avere effetti negativi sia sulla salute delle api, ma anche ridurre la capacità di passare l’inverno. Per contro la dose 5 μg/kg non ha dato luogo ad alcun effetto significativo sulle api, seppure i 5 nanogrammi siano una concentrazione di neonicotinoide largamente superiore a ciò che si trova nella realtà, dove si riscontrano dosi non superiori a 1 o 2 μg/kg. Ecco il link dello studio. http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0118748

Il lavoro della Rundlof, precedentemente citato, conferma quanto osservato dai due americani, essa ha lavorato su 16 parcelle di colza tutte trattate con la cyfluthirina (un piretroide), mentre solo la metà erano seminate con seme confettato disinfettato con un neonicotinoide (clothianidina). La sua conclusione è stata: che il trattamento insetticida sul seme non ha avuto nessuna influenza significativa sul vigore delle colonie di api” Ancora una volta i dati in campo smentiscono i dati di laboratorio e sono doppiamente rassicuranti per gli apicoltori perché la prova è stata condotta proprio sulle api che loro allevano. Non così invece è stato per i bombi e le api selvatiche che hanno mostrato riduzione del numero di insetti, perdita di peso, e attività di nidificazione meno intensa.

La spiegazione sul diverso comportamento che la ricercatrice ha dato, basandosi anche su lavori precedenti, è stata che: “le api domestiche sono capaci di detossificare meglio di altri insetti pronubi se sono esposte ai neonicotinoidi”. Ecco il link:

http://www.nature.com/nature/journal/v521/n7550/full/nature14420.html

In conclusione, allo stato attuale delle indagini fatte, non esiste nessuno studio, compresi anche quelli fatti appositamente per dimostrare la veneficità dei neonicotinoidi, che abbia dimostrato, in caso di proibizione assoluta d’uso, esserci effetti tali da risolvere tutti i problemi che hanno le api domestiche. Solo che non si tratta di uno studio preliminare, bensì una conferma ulteriore delle conclusioni tratte da un gruppo di lavoro riunitosi a Warrenton in Virginia nei giorni 25-27 settembre del 2012. Si sono riuniti 19 esperti scelti per le loro competenze sui fattori negativi che influenzano la vita delle api. Questo gruppo aveva ipotizzato tre piste possibili: a) gli effetti combinati della varroa e dei virus, b) la carenza di nutrimento, c) i neonicotinoidi. La prima era stata ritenuta una “causa probabile”, la seconda “causa possibile” , mentre la terza era ritenuta “causa poco probabile” per provocare il collasso degli alveari.

Dunque siamo in presenza, per i neonicotinoidi, di quattro elementi a discolpa e solo uno che li colpevolizza (ma condotto in condizioni non naturali); vedrete, però, e sono facile profeta, che si deciderà di allungare la moratoria. Ormai la Commissione UE è come Bertoldo, non trova mai l’albero dove impiccarsi e ciò che si tratti di OGM o di api.

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Researchers Edit Plant Genome Using CRISPR/Cas

Researchers at the University of Georgia (UGA) have used CRISPR/Cas (clustered regularly interspaced short palindromic repeats/CRISPR-associated), a new gene editing tool, to modify the genome of a tree species for the first time.

The researchers were able to reduce the concentrations of two naturally occurring plant polymers, lignin and condensed tannin by mutating specific genes in Populus, the genus that includes poplar, aspen, and cottonwood. The modified Populus plants contained about 20 percent less lignin and 50 percent less condensed tannins than wild trees.

“CRISPR is a relatively new technology, but it could improve our ability to produce novel varieties of food crops, animal feeds and biofuel feedstocks,” said the study’s lead researcher, C.J. Tsai, a Georgia Research Alliance Eminent Scholar in UGA’s Warnell School of Forestry and Natural Resources and department of genetics.

For more details about this research, read the news article at the UGA website.

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Sentenza Fidenato

E così finalmente siamo arrivati alla fine della vicenda giudiziaria…