Notizia in evidenza 14 Apr 2015| 6 Commenti

monete Anche quest’anno iniziamo la campagna di raccolta fondi che durerà dal 15 di Aprile l 15 di Maggio. Come ogni primavera si devono raccogliere fondi per consentire a salmone.org di fornire il suo abituale servizio di documentazione sugli OGM.

La gestione del sito secondo i target che ci siamo dati comporta un gran lavoro che necessita dell’aiuto di web manager. I risultati di questo lavoro sono chiaramente documentati dal fatto che cercando su google la sola parola OGM salmone.org è stabilmente in prima pagina: un risultato di cui essere tutti entusiasti.

Il sito ha ormai radicato una piattaforma di 5300 visitatori unici  con circa 8200 visite ogni mese. Oltre il 60% di queste visite arriva dai motori di ricerca. La realtà è che siamo in crescita ogni anno. Comparando i dati del primo trimestre 2014 contro quello del 2015, abbiamo una crescita di utenti unici del 43,81% (15.946 nel 2015 rispetto a 11.088 nel 2014) e una crescita delle sessioni in genere del 26,35% (24.527 nel 2015 rispetto a 19.412 nel 2014). Il trend mese per mese, dal 2008 ad oggi parla chiaro:
Grafico storia del traffico su Salmone

Nonostante le accuse di essere servi o lobbisti delle multinazionali la situazione reale è che salmone vive grazie al vostro contributo volontario. Chiedo quindi a tutti coloro che hanno affetto per una iniziativa pionieristica e contro-corrente e che si sentono in parte coproprietari di salmone, di aiutare la causa in tutte le forme possibili dal cercare sponsor a fare sottoscrizioni volontarie o donazioni anche di pochi euro. Possiamo offrire agli sponsor solo degli spazi pubblicitari ben sapendo quale è la linea editoriale del sito e l’approccio laico al tema OGM.

Per chi volesse aiutare salmone la modalità di sostegno è quella di fare un versamento all’associazione culturale SAgRi attraverso PayPal:


Grazie e congratulazioni!
La redazione di salmone.org

Nella categoria: Evidenza, OGM & Economia

Le HOT NEWS di Salmone

News, OGM & Media

A Expo Venezia il meglio dei conferenzieri di Ogm con un programma ricchissimo di conferenzieri di alto livello.

Vedi la locandina del convegno Pianeta Vita organizzato da Aquae Venezia

Leggi anche il programma qui e qua.

13 Apr 2015 | Commenta

News, OGM & Media

http://espresso.repubblica.it/opinioni/avviso-ai-naviganti/2015/04/08/news/quel-divieto-di-ogm-ipocrisia-pagata-cara-1.207383

Ci sono molti segni che in tanti abbiano capito, speriamo che qualcuno agisca o almeno smetta di impedirci di lavorare.

News, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Ricerca

di Sergio Salvi

Nell’anno di Expo e dell’esaltazione dell’agroalimentare nostrano, finisce in vendita un pezzo della storia della scienza agraria italiana.

È infatti trapelata in questi giorni la notizia dell’imminente messa in vendita del CRA-QCE, nome con il quale è oggi noto l’ex Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura, fondato a Roma nel 1919 dal genetista agrario Nazareno Strampelli (1866-1942) e da lui diretto fino all’anno della sua morte.

La notizia è stata confermata anche da ambienti dello stesso CRA, ente commissariato che dopo la fusione con l’ex INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) ha mutato il proprio nome in Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, il quale ha recentemente stipulato una convenzione con l’Agenzia del Demanio per la “valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’ente”.

L’Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura fu il primo in Italia e tra i primi in Europa ad essere specificamente dedicato al miglioramento genetico dei cereali.

Ebbe un ruolo di primo piano nel coordinamento delle varie stazioni fitotecniche dislocate sul territorio nazionale ed impegnate nella “Battaglia del grano” inaugurata nel 1925 dal regime fascista, con l’obiettivo di rendere il nostro Paese autosufficiente nella produzione di frumento.

Meta di un vero e proprio “pellegrinaggio scientifico” da parte di visitatori che tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso giungevano da ogni parte del mondo per apprenderne l’organizzazione e i programmi di miglioramento genetico da esso attuati, fu intitolato a Nazareno Strampelli dopo la morte dello scienziato. Riordinato nel 1967 - dopo aver stralciato la dedica al suo fondatore - e ribattezzato Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, con la nascita del CRA divenne centro di ricerca sulla qualità dei cereali e dei loro prodotti di trasformazione.

La decisione di mettere in vendita l’istituto, che rientra nel piano di dismissione di metà delle sedi del CRA distribuite su tutto il territorio nazionale del quale è incaricato il Commissario straordinario, dottor Salvatore Parlato, giunge come un fulmine a ciel sereno, anche se da tempo circolava la voce di una possibile destinazione della struttura a nuovo centro direzionale dell’ente, la cui sede principale è ancora ubicata in Via Nazionale (in uno stabile il cui affitto annuo costa una cifra a sei zeri).

La struttura di Via Cassia, dove peraltro lavorano una quarantina di persone, ospita probabilmente un nucleo archivistico, ancora inesplorato, risalente al periodo in cui era direttore Strampelli. Con la vendita della struttura - per la quale sarebbe già pronto il bando - il rischio che l’ultimo archivio strampelliano non ancora recuperato possa andare disperso è ovviamente più che concreto. In quel caso, a finire sotto la scure dei tagli non sarebbe solo una fetta del patrimonio immobiliare pubblico, ma anche una parte di quella cultura scientifica del passato che l’odierna ricerca agraria italiana dovrebbe seriamente rimpiangere.

Links utili:

http://www.rietilife.it/2015/03/27/strampelli-in-vendita-istituto-a-roma-voluto-dallo-scienziato-reatino/

http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f2.asp?id_news=39131

http://sito.entecra.it/portale/public/documenti/conv_demanio_cra_patrimonio.pdf

News, OGM & Europa, OGM & Mais

Consiglio a tutti di leggere il libro di Emanuele Berardi che fa una storia molto accurata delle resistenze all’arrivo del mais ibrido in Italia.
Leggi Non chiudiamo il futuro in n laboratorio di Roberto Defez
Leggi Il masi e la lunga guerra fredda tra gli Stati Uniti e l’Europa di Umberto Gentiloni

News, OGM & Coesistenza

diAlberto Guidorzi
Sono stati concepiti per i consumatori e non più per favorire i produttori agricoli.
la mela “ARTIC Apples”
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Negli USA il 15 febbraio u.s. l’USDA ha dato il nullaosta per la coltivazione di una mela transgenica creata da una piccola società biotecnologica canadese, la Okanagan Specialty Fruits Inc. (OSF). Essa ha modificato la mela introducendo due eventi, il GD743 ed il GS784, che silenziano i quattro geni che inducono la produzione dell’enzima polifenolossidasi (PPO). Ciò è stato fatto in due varietà di mele già molto consumate quali la Golden e la Granny Smith. Le mele GM sono state coltivate in pieno campo ormai da un decennio ed hanno subito tutte le prove di sicurezza alimentare ed ambientale. Inoltre tutta la documentazione scientifica di queste prove è stata resa pubblica e accessibile, in quanto per ben quattro anni i dossier sono stati revisionati dalle autorità competenti in Canada e USA. Comunque prima del 2016 non si vedrà una produzione. seppure sperimentale, e solo nel 2018 si troverà qualcosa sul mercato. Questione di tempi tecnici.
Di cosa si tratta
Quando si addenta una mela o la si taglia o cade ammaccandosi, si liberano i polifenoli, che prima erano concentrati nei vacuoli cellulari; essi, come ben si sa, sono degli antiossidanti per noi e dei meccanismi di difesa per le piante. Contemporaneamente gli enzimi PPO, di cui sopra, entrano in contatto con l’ossigeno dell’aria. Ecco che allora i PPO e l’ossigeno ossidano i polifenoli e li trasformano in pigmenti scuri, come ben si vede nella fila di fette di mele tagliate sopra nella foto. I chimici dicono che si tratta di un imbrunimento enzimatico e la pratica corrente di cucina per impedire ciò consiglia di detergerlo con il succo di limone (si modifica il pH e si sfruttano le attività chelanti sugli atomi di rame che sono presenti nell’enzima) o di inserire il succo di limone nelle macedonie di frutta preparate (l’acido ascorbico del limone funge da antiossidante). Nelle preparazioni industriali di frutta che deve sostare tagliata o schiacciata si usano altri metodi come la conservazione in azoto per impedire il contatto con l’ossigeno oppure l’aggiunta di conservanti. Nei succhi di frutta si usano preliminarmente del PVPP, del carbone attivo, della bentonite per togliere la base fenolica su cui agiscono le PPO. Quindi il problema dell’annerimento di un frutto tagliato, o meglio porzionato, o di una macedonia, si pone nell’ambito della ristorazione e specialmente in quella veloce, anzi spesso si rinuncia a mangiare frutta perché non si ha tempo di pelarla all’istante, oppure perché il colore molto scuro, se questa è stata già porzionata, non attira il consumatore. Si potrebbe dire: “ma vale la pena creare una PGM di mela solo per un motivo estetico? Ebbene occorre riflettere che nella lavorazione molte mele sono scartate perché appunto, avendo avuto uno shock meccanico, si presentano con una macchia scura sulla pelle a cui corrisponde una parte sottostante della polpa più marcatamente imbrunita e di sapore sugheroso. L’altro aspetto riguarda la dietetica in quanto si aumenterebbe il consumo di mele nelle mense scolastiche e aziendali se si potessero offrire delle fette di mela pelate e preparate in precedenza e con il colore di quelle appena tagliate. L’aspetto salutare del mangiare più mele si ricava da questo studio. Vedi http://www.teatronaturale.it/tracce/salute/20729-le-proprieta-salutistiche-delle-mele-.htm
Si potrebbe anche ritorcere il fatto che in questo modo le difese naturali della pianta diminuirebbero, solo che nelle prove non è stata osservata una maggiore aggressione da parte dei parassiti e quindi nella mela i polifenoli non hanno la stessa funzione che essi hanno nel pomodoro, dove effettivamente difendono la pianta. Si pensa infatti che nella mela sia un’eredità “inutile” da un ancestrale della mela.

Meccanismo dell’annerimento enzimatico
L’annerimento enzimatico è tipico del vegetali, ma non di tutti, esiste presso certi microrganismi e anche nei crostacei. Sono reazioni che in certi casi assumono connotati negativi perchè alterano il sapore, l’aspetto e la qualità nutrizionale, in altri casi invece conferiscono qualità, come è il caso del caffè nella tostatura, nella maturazione dei datteri, nella fermentazione del the o nella preparazione del sidro. Lo schema della reazione è questo:
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Nella mela immatura le PPO sono uniformemente distribuite nel frutto, mentre alla maturazione si localizzano nella buccia e nella polpa, esse inoltre sono localizzate di preferenza in forma integrata della membrana cellulare. Nel caso delle mele sono presenti perfino a livello della membrana del granulo d’amido. Sono anche presenti nel cloroplasti e nei mitocondri.
Il ruolo fisiologico delle PPO non è stato ancora ben delucidato e sicuramente non è un ruolo essenziale in quanto vi sono piante che non hanno le PPO o dei substrati polifenolici su cui agire; sono tali gli agrumi e l’ananas. Vi sono varie ipotesi circa la loro funzione, come già detto, si pensa ad una funzione di difesa verso attacchi batterici, fungini e virali, perché si nota una accresciuta attività delle PPO in caso di stress; tuttavia non si tratta di accrescimento del numero delle PPO, ma di una loro maggiore attività. Altra ipotesi e quella che essendo localizzati nei cloroplasti svolgano un’azione nella fotosintesi o che regolino l’ossigeno attivo nei cloroplasti

Perché si tratta di un OGM “diverso”

Rispetto a quelli che sono stati fino ad ora creati, la mela modificata ha queste peculiarità.

1° La tecnica dell’ RNA interferente, e conseguente del silenziamento genico, non implica la produzione di una proteina esogena nella pianta modificata, come invece è il caso fino ad ora riscontrato.
2° Il tanto propagandato rischio di contaminazione non esiste, quindi i melicoltori biologici e comunque no-OGM sono accontentati. Infatti il melo si moltiplica solo per talea ed inoltre la polpa della mela non contiene del DNA modificato, manca solo l’enzima PPO.
3° Non si tratta più di arricchire una multinazionale (il “grande vecchio” che tutto opprime e ricatta….), ma la OSF è solo una piccolissima società canadese.
4° Il consumatore ha ancora possibilità di ingerire residui di pesticidi molto al di sotto della soglia di pericolosità, in quanto il tratto genetico non implica ne un uso maggiorato di pesticidi e neppure un uso diminuito.
5° Finalmente la mela modificata sarà etichettata perché il produttore considera che si rivelerà un valore aggiunto, ma lo farà non nel senso che vorrebbero i NO-OGM, cioè con la dicitura “Mela OGM”; esse saranno, invece, di vendute con un marchio unico, vale a dire “Artic®” e quindi il consumatore sarà informato comunque di cosa mangia.
6° Siamo in presenza del primo OGM fatto per favorire il consumatore e non il produttore,

Parliamo pure di questa famigerata contaminazione.

Per parlarne occorre conoscere la biologia della specie mela, la quale è ad impollinazione entomofila e quindi solo gli insetti pronubi che trasportano quel particolare tipo di polline possono favorire la fecondazione di quella particolare varietà di mele. Infatti. nel melo vi sono parecchi meccanismi che lo impediscono l’impollinazione incondizionata di una varietà di mela verso un’altra . E’ pratica comune che i melicoltori piantino nel loro meleto qualche pianta di melo particolare che ha solo funzione impollinante e non produttivo. Altro aspetto è che comunque l’eventuale modifica genetica rimane confinata nei semi e non è contenuta nella parte edibile del frutto. Inoltre i semi non si mangiano, tra l’altro contengono delle sostanze nocive (cianogenetiche). Altro aspetto è che i semi non sono usati per creare i frutteti, ma questi sono frutto di piante clonate ed inoltre si ricorre all’innesto su portainnesti particolari per apportare modifiche alle piante ed ai frutti (queste modifiche perché non hanno mai fatto scandalo, si è sicuri che siano a rischio zero se proprio vogliamo essere pignoli ?).
Chi coltiva biologico poi non ha più di che brontolare, vende un frutto che è comunque biologico anche se dovesse contenere qualche seme (senz’altro non tutti) modificato che comunque andrebbe buttato.

Nell’attesa cosa capiterà

Inizierà la difesa “contraerea” dei NO- OGM. Come?

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  • Ecco che del pari della “fragola pesce” o del “cibo di Frankestein” qualcuno, equivocando sull’aspetto estetico della realizzazione, ha definito queste mele delle “Mele Botox” dal nome del preparato estetico al butolino
  • Data l’intenzione di OSF di marchiare queste mele con questo logo (vedi foto sopra), nel senso di “bianco ghiaccio”, si dirà che si vogliono ingannare i consumatori sottacendo il fatto di essere OGM, seppure il collegamento tra il marchio e la modifica sia diretto
  • Si mostreranno bambini addentare mele a forma di teschio
  • All’insorgere di ogni malattia infantile si farà corrispondere l’aver mangiato mele Artic. Indagini con picchi di autismo verranno diffuse
  • Purtroppo i no-OGM saranno privi del facile messaggio contro le multinazionali, in quanto trattasi di una piccola ditta con quattro dipendenti, ma vedrete che creeranno il neologismo “Monsatan”.
  • Sarà difficile ipotizzare una collusione tra il Governo USA e la ditta OPS, ma ci proveranno.

la patata “Innate”

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Nel 1950 il gigante americano J.R. Simplot Company(fatturato di 4,5 miliardi di $) ha dato inizio al mercato delle patate fritte congelate. Oggi invece si lancia in un business complementare, cioè porre in commercio una patata che presenta due vantaggi: - essa non inscurisce più dopo il taglio e inoltre gli shock di raccolta e manipolazione dequalificheranno meno il prodotto, - essa poi, una volta fritta, presenta un tasso di acrilamide fortemente ridotto, di circa il 50/75%.
Dunque trattasi di una modifica estetica associata ad una modifica salutistica. L’acrilamide, un prodotto che si forma dall’amido quando questo è scaldato ad alte temperature, è da tempo imputata di essere mutagena, cancerogena e di essere tossica per il sistema nervoso e riproduttivo. Essa si forma per effetto di una reazione tra un amminoacido (asparagina) e gli zuccheri riducenti (fruttosio e glucosio) quando la temperatura raggiunge i 120°, inoltre aumenta a temperature superiori. Condizioni facili a verificarsi quando si friggono le patate. La tecnica ha avuto l’approvazione sia dell’FDA che dell’APHIS ed è quindi coltivabile.

E’ un prodotto OGM

Anche in questo caso sono state prese tre tra le migliori varietà di patate americane sul mercato e si sono ingegnerizzate, vale a dire, mediante la tecnica dell’RNAi si sono silenziati i geni che stanno alla base dell’imbrunimento (vedi Artic apple) e quello che codifica la produzione di asparagina (Asn1) Quindi nessun gene esogeno è stato aggiunto alla patata, ma se n’è solo silenziato qualcuno. A questo proposito non si immagini nessun artificio da apprendista stregone e affermare che è una cosa che non avviene in natura, basta riflettere sul fatto che il grandissimo genoma del frumento (tutta la sua catena del DNA con inseriti i geni) per metà è silenziato, cioè non sappiamo cosa ci stia a fare; tuttavia, anche con questa incertezza, ci permettiamo di bombardarlo con radiazioni ionizzanti per creare mutanti e tutto ciò è accettato che si sia fatto da più di mezzo secolo e che i nuovi frumenti ottenuti abbiano dato farine per il nostro pane e la nostra pasta. Il silenziamento dei geni avviene dunque anche naturalmente, ma non sappiamo come sia avvenuto, le conoscenze nuove di biologia molecolare ci hanno permesso di scoprire un metodo per poterlo fare anche noi e l’abbiamo applicato come ha fatto (forse) per altre vie la natura. D’altronde qual è il concetto di “Smart food” o cibo intelligente, se non quello di silenziare geni umani il cui “superfunzionamento” non sarebbe salutare? Non si può a questo punto sottacere il vantaggio che la tecnica offre: essa consiste nel lasciare intatti tutti i geni favorevoli che una varietà coltivata ha accumulato nei secoli e quindi di ripartire dal grado di miglioramento ottenuto senza dover perdere nulla. Le varietà modificate sono: Atlantic adatta alla produzione di cips e Russels Burbanks la più coltivata per le patate da friggere surgelate.
La patata inoltre ha delle caratteristiche tali che ben si presta alle modifiche genetiche in quanto non si moltiplica per seme, ma solo per via agamica cioè si seminano i tuberi, non solo ma è una pianta particolare che impedisce qualsiasi diffusione pollinica, essa è, infatti, una pianta totalmente autogama ed i fiori sono posti in cima agli steli raggruppati in un’unica infiorescenza, che può essere formata da 5 a 15 fiori. Va notato che molte cultivar non fioriscono neppure ed altre producono fiori sterili.

Come si prefigura la strategia

Anche qui sono interessate alle modifiche i “fast food” e le catene delle GDO. Solo che, contrariamente al costitutore della mela Artic, qui si tratta di un colosso commerciale che ha preso l’iniziativa ed inoltre è già il maggior fornitore di McDonalds. Solo che giustamente GDO e catene di Fast Food, se prima erano tutti no-OGM perché a loro non veniva niente in tasca, ora sono attendisti e vogliono stare alla finestra per osservarne l’impatto sul consumatore e comunque per una questione di immagine non vogliono fare gli apripista all’iniziativa. In linea di principio, quindi, non hanno espresso chiusura, ma non vogliono sbilanciarsi, ecco che allora Simplot produrrà queste patate e le metterà in vendita allo stato fresco al fine di valutare l’accettazione e solo in funzione di questa esperienza valuteranno se proporre o meno la disponibilità per preparati pronti surgelati e di usarle nella ristorazione collettiva.
Il coltivatore di patate è evidentemente neutrale e produrrà questo tipo di patate solo se il mercato le richiederà. Però Simplot si è premunito allettando anche la categoria degli agricoltori, infatti, nell’aprile 2014 ha depositato una domanda di autorizzazione per l’evento W8 inserito nella varietà Russet Burbanks al fine di renderla resistente alla peronospora, un fungo che ormai per controllarlo in annate particolarmente favorevoli al suo sviluppo possono occorrere anche 15 trattamenti antiperonosporici. Il gene (Rpi-vnt1) è stato preso da un’altra patata, ma selvatica. Anche qui nessun gene esogeno alla specie. La strategia quindi è quella di soddisfare produzione e consumo e se il piano riesce non c’è verso che la GDO e il fast-food possa mettersi di traverso.
Il prossimo futuro ci dirà se i due tentativi avranno seguito o se resisterà la paura degli OGM.
Tuttavia le correnti contro gli OGM, hanno già fatto sapere:
1° - che la tecnica dell’interferenza mediante ARN non è ancora ben messa a punto e quindi a loro dire ancora pericolosa, ma si tratta di rischi solo paventati e non dimostrati.
2° - che comunque le due innovazioni genetiche sono contrarie all’instaurarsi questo modello di società; quella dei fast-food è un’alimentazione che a loro non piace
3° - Si tirerà fuori la solita solfa che gli OGM favoriranno un’alimentazione ricca di grassi e sono causa di obesità e per giunta sono fritti; come se fino ad ora, anche senza gli OGM, la cosa non sia già avvenuta e, per giunta, in barba ad ogni indicazione salutistica contraria.

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Sentenza Fidenato

E così finalmente siamo arrivati alla fine della vicenda giudiziaria…