Notizia in evidenza 16 Ott 2014| 4 Commenti

Patrick Moore
Articolo aggiornato il 20 Ottobre.

l’Associazione Luca Coscioni lancia un appello internazionale per compensare lo squilibrio intellettuale e di decenza scientifica tra gli Ambassador di Expo dove siede la Shiva che oramai non sa più cosa inventarsi quando i giornalisti le contestano le sue affermazioni sulle cause dei suicidi dei contadini indiani.

Patrick Moore sta conducendo da tempo la battaglia internazionale per il Golden rice aggiornando il computo delle mutilazioni e drammi inutili causati dall’ossessione anti-Ogm delle multinazionali ambientaliste.

Leggete anche Sugli OGM, Realtà chiama Italia uscito su Il Foglio

Firmate qui:
http://www.associazionelucacoscioni.it/landing/patrick-moore-ambasciatore-di-expo-2015

Nella categoria: Evidenza, OGM & Media, OGM & Politica

Le HOT NEWS di Salmone

News, OGM & Ambiente

banane-con-ragno Il terrore ha invaso una normale famiglia britannica che aveva acquistato banane al supermercato Waitrose.
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2798570/family-s-terror-world-s-deadliest-spider-trapped-waitrose-home-delivery-gnaws-leg-esacpe.html
Ma lo sport di rischiare la vita con i prodotti biologici ha giocato un brutto scherzo:
This is the latest of several incidents of the species finding its way to Britain – which experts say could be down to the trend for organic fruits not treated with chemicals that could kill the spiders.

I coniugi hanno chiamato il supermercato che ha mandato a casa un esperto di disinfestazioni che ha ucciso le uova di ragno e catturato il killer fuggiasco. Vi siete mai posti la domanda se il vostro supermercato OGM-free ha un simile servizio?
Nonostante questo la coppia con due figli piccoli non ha dormito a casa.

Per le immagini relative al ragno velenoso: http://www.corriere.it/foto-gallery/animali/14_ottobre_20/ragno-velenoso-le-banane-comprate-supermarket-609a0432-582c-11e4-9d12-161d65536dad.shtml

20 Ott 2014 | Commenta

News, OGM & Europa, OGM & Politica

Mark Lynas discute di quanto stia andando a rotoli la politica EU sugli OGM. Anche The Guardian segue la strada di altri giornali internazionali della stessa tendenza (New Yorker, Repubblica) e comincia a discutere nel merito di Ogm
www.theguardian.com/environment/2014/oct/15/biotech-crops-in-europe-could-be-dead-and-buried-if-anti-gm-groups-succeed

16 Ott 2014 | Commenta

News, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Argomenti contro

Articolo aggiornato il 10 Ottobre 2014

salame-varzi-dop1Un inatteso pezzo su Repubblica che segna una svolta di uno dei giornali più ideologici anti-OGM. Per la prima volta un pezzo equilibrato ed onesto dalla redazione e due interviste a Carlo Petrini e Elena Cattaneo che mostrano come il patron di Slow Food non abbia più’ frecce al suo arco.

Scusate la faziosità ma l’immagine del salame non poteva non essere una citazione del nostro Franco Nulli.

Alcuni lo cominciano a chiamare Effetto Cattaneo. Potremmo sentire
parlare ancora in futuro…
Leggi dibattito sulla Repubblica: Cattaneo e Petrini

Anche la Gazzetta dello Sport si occupa di Ogm e lo fa in maniera ragionevolmente neutrale
leggi “ma gli Ogm sono pericolosi?

Manuela Giovannetti parla di resistenze ad erbicidi e tossine Bt

http://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/CropServer?date=20141010&idArticle=194902601&authCookie=729965289

……..mentre Defez risponde a Serra e Petrini

http://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/CropServer?date=20141010&idArticle=194902600&authCookie=729965288

News, OGM & Agricoltura italiana

Un consorzio fa innovazione in viticultura, rinfresca la genetica delle barbatelle e chiede royalties per la ricerca fatta.

Leggi da Rauscedo barbatelle con 4 nuovi portinnesti

News, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Mais

Grazie ad 8 mais per metro quadrato si arriva a 200 quintali per ettaro, ma poi serve una certa seminatrice, il fertilizzante giusto e l’irrigazione. Insomma produrre innovazione costa.

Leggi Produrre 60% di mais in più

Luca Simonetti, News, OGM & Aspetti legali

L’ordinanza del 22 settembre 2014 con cui il Tribunale penale di Pordenone ha rigettato la richiesta di riesame di Giorgio Fidenato contro il decreto di sequestro preventivo del suo terreno disposto in data 5 agosto 2014 è, credo, la prima pronuncia emessa seguito dell’emanazione del D.L. n. 91/2014, noto fra noialtri che ci occupiamo del diritto italiano degli Ogm (cioè il Vs. affezionatissimo, Gabriele Pirocchi e un manipolo di altri) come il decreto “manette a Fidenato”.

Cosa dice questo decreto legge? Dice (tra le altre cose: art. 4.8) che “chiunque viola i divieti di coltivazione introdotti, anche in via cautelare, ai sensi degli articoli 53 e 54 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28.1.2002 è punti con la multa da euro 25.000 a euro 50.000”, oltre a rimuovere le coltivazioni vietate e a realizzare le misure di riparazione. Se ricordate il famoso Decreto interministeriale (anzi, triministeriale) del 12 luglio 2013, non vi sfuggirà il fatto che detto provvedimento aveva vietato, per 18 mesi, ogni coltivazione di MON 810 proprio in forza degli artt. 53 e 54 del Regfolamento n. 178/2002. Il Governo, insomma, si era reso conto, con un certo ritardo, del fatto che chi violava i divieti temporanei assunti in via d’urgenza non rischiava nessuna sanzione, e quindi ha pensato bene di correre ai ripari.

Asteniamoci pure dal considerare se abbia senso, in uno Stato di diritto, disporre della sanzione penale in un caso come questo (la condotta di Fidenato, anche se fosse in contrasto con la lettera della norma – poi vedremo meglio in che limitato senso questo sia vero -, è chiaramente priva di qualsiasi lesività: non solo, come sappiamo, non esiste alcuna evidenza scientifica che il MON 810 sia dannoso per la salute o l’ambiente, ma anzi esiste abbondante evidenza scientifica, a cominciare dall’EFSA che aveva già bocciato il dossier allegato dall’Italia a sostegno della sua richiesta alla Commissione di adottare misure d’urgenza), come pure ci asterremo da ogni valutazione di merito: andiamo semplicemente a vedere cosa ha deciso il Tribunale penale di Pordenone, e perché.
Il Tribunale friulano comincia con l’esporre la disciplina comunitaria, per giungere poi a sostenere che il Decreto interministeriale del 2013 sarebbe del tutto valido e conforme alla disciplina comunitaria: esso è infatti, dicono i giudici, una misura d’urgenza, emanata ai sensi dell’art. 54 del Regolamento 178/2002 e in presenza dei relativi presupposti (manifesta presenza di gravi rischi alla salute o all’ambiente e inerzia della Commissione), addirittura “valorizzando il parere rilasciato dall’EFSA il 8.12.2011”. Quanto al periculum in mora, Fidenato ha sempre manifestato apertamente la sua volontà di coltivare il MON 810, sicché il sequestro risulta giustificato.

Da quest’ultimo punto di vista non c’è molto da dire: è chiaro che, se il Decreto del 2013 è una valida misura d’urgenza, allora Fidenato ha violato la norma e non c’è dubbio che debba essere assoggettato alla misura del sequestro. Ma è proprio questo il punto: è vero che il Decreto era valido?
Sappiamo già che il TAR si è pronunciato proprio in questo modo, il che in un certo senso scusa il fatto che il Tribunale di Pordenone si sia pedissequamente adeguato. Ma non lo scusa del tutto: il Giudice ordinario infatti può sempre disapplicare le misure amministrative italiane che siano in contrasto con la normativa comunitaria, anche in caso di inerzia della magistratura amministrativa. E stando così le cose, il giudice friulano non poteva esimersi dal valutare se davvero il Decreto interministeriale fosse fornito dei suoi necessari presupposti: si trattava, in fondo, di confermare o revocare un provvedimento penale di una certa gravità, nei confronti di un soggetto (Fidenato) che, diciamocelo, non ha fatto male a nessuno.

Qui ahimé si vede come i Tribunali italiani siano del tutto sprovvisti della capacità di entrare nel merito di questioni scientifiche anche solo minimamente complicate. Abbiamo già notato come il Tar del Lazio fosse andato completamente fuori strada nel momento in cui si è trattato di valutare l’esistenza dei presupposti del provvedimento d’urgenza (= presenza manifesta di un rischio grave alla salute o all’ambiente): ma il Tribunale di Pordenone riesce, se possibile, a fare ancor peggio. L’ordinanza ha la faccia tosta di sostenere che il decreto avrebbe “accertato l’esistenza di un grave rischio per l’agrobiodiversità” (dove? come? quando?) e di richiamare, a sostegno, il parere dell’EFSA dell’8.12.2011 che in realtà, come abbiamo visto, diceva tutt’altre cose1. Ovviamente il Tribunale si guarda bene dal menzionare il fatto, purtroppo decisivo, che l’EFSA aveva, col suo parere del 12.9.2013, dichiarato che il dossier scientifico allegato dall’Italia alla propria richiesta alla Commissione di adottare una misura d’urgenza non conteneva alcun elemento scientifico nuovo tale da invalidare le conclusioni già precedentemente raggiunte dalla stessa EFSA, e che pertanto esso non giustificava l’emanazione di una misura d’urgenza.

Non c’è, evidentemente, molto altro da dire sull’ordinanza di Pordenone: il Giudice ha completamente omesso di considerare gli unici elementi rilevanti, e si è limitato a prendere, diciamo così, per oro colato le affermazioni dei tre Ministri nel preambolo del Decreto. In sostanza, Fidenato viene condannato perché ha violato un ordine dell’autorità, anche se quest’ordine è esso stesso illegittimo e in patente violazione delle norme comunitarie. Ma in uno Stato di diritto, gli unici ordini che si debbono rispettare sono quelli legittimi.

Come abbiamo visto più volte, purtroppo la strada verso il ristabilimento della legalità, in materia di Ogm, è tuttora lunga e piena di ostacoli: né potrebbe essere altrimenti, quando sono proprio il Governo e il Parlamento a dichiarare di non volere in alcun modo rispettare le norme comunitarie. Ci vuole, diciamo, molta ma molta pazienza.

(1) Esso infatti conclude che, in certi casi e in certi luoghi, può essere opportuno che vengano adottate delle misure di mitigazione del rischio per la coltivazione del mais Bt11 (al quale è assimilato il MON 810). Qui va subito notato che l’EFSA non dice affatto che si debbano modificare i criteri di valutazione del rischio: dice che, in certi  limitatissimi casi (precisamente, quando si coltiva il mais Bt11/MON 810 in prossimità di popolazioni di lepidotteri non-target che siano “estremamente sensibili” alla tossina del mais Bt11/MON 810 e sempreché la coltivazione del mais Ogm superi il 7,5% dell’area agricola utilizzata, altrimenti non c’è nessun problema), bisogna adottare delle misure di mitigazione del rischio: ad es., basta stabilire che il mais Ogm in tal caso non sia coltivato a meno di 20 metri di distanza dalle aree che contengono le popolazioni di lepidotteri “estremamente sensibili”, oppure che vi sia in mezzo una fascia dove è coltivato mais non-Ogm. L’EFSA, in altri termini, non sta affatto dicendo “dobbiamo rivedere i criteri di valutazione generale del rischio del mais Ogm, perché potrebbe essere più pericoloso di quel che si credeva per le larve di alcuni lepidotteri non-target”, ma sta dicendo: “come sappiamo e diciamo da tempo, in certi casi bisogna stabilire delle misure di mitigazione del rischio per evitare che certe larve di lepidotteri non-target vengano danneggiate”. Ma si tratta, come spiega ad nauseam la stessa EFSA, di rischi molto limitati, e che non giustificano misure generali, perché anche nel caso in cui esistano specie di lepidotteri a rischio, molte misure di mitigazione del rischio potrebbero rivelarsi eccessivamente onerose.