Notizia in evidenza 12 Lug 2014| 120 Commenti

manifesto Articolo aggiornato il 21 Luglio, dopo la pubblicazione iniziale.

Leggete ancora: La notte della conoscenza ed il rogo delle loro paure e gli articoli su Il Piccolo e il Gazzettino. Quando la legge viene fatta contro una singola persona: il DL 91 del 24 giugno 2014, art. 4 comma 8 scritto solo per distruggere il campo di Fidenato.

Elena Cattaneo pone 16 domande (in parte retoriche) al Ministro dell’Agricoltura Martina

Il campo di mais Bt di Colloredo in provincia di Udine resta in piedi nonostante che chi avversa gli agricoltori emetta comunicati stampa sostenendo che i campi OGM siano stati distrutti. Ecco le parole di Fidenato, Dalla Libera, Campagnolo, Taboga e gli altri presenti sul campo.

https://www.youtube.com/watch?v=tMc0-dRnegQ&sns=tw

Volpedo 1236 abitanti. Vivaro 1388 abitanti. Colloredo 2245 abitanti. Tre comuni sconosciuti alla stragrande maggioranza degli italiani. Impossibile che meno di cinquemila anime in totale possano influire sulle scelte strategiche di un Paese. Eppure il 9 luglio questi tre luoghi si sono idealmente messi in marcia. Volpedo in provincia di Alessandria oltre un secolo fa fu il teatro dove le masse contadine si misero in marcia per rivendicare dignità e diritti: Giuseppe Pelizza usa i suoi compaesani per dipingere il quadro Quarto Stato che nobilita i nuovi attori che si affacciano a ripensare socialmente il ventesimo secolo. Vivaro in provincia di Pordenone un secolo dopo si mette in moto grazie a tre agricoltori che propugnalo la libertà dell’uso di piante di mais ingegnerizzate, frutto della ricerca scientifica e che li libera dall’uso di potenti quanto tossici insetticidi, l’unica alternativa disponibile per non vedere divorato il loro mais da parassiti voraci. A Colloredo di Montealbano in provincia di Udine il 9 luglio si danno appuntamento circa 400 agricoltori che ergono un muro umano e di trattori per impedire alla locale guardia forestale di distruggere l’unico campo italiano dove si coltivano OGM per fini sperimentali. Si tratta di soli seimila metri quadri, come un campo da calcio, ma questo luogo vede il riscatto degli agricoltori friulani che insorgono contro uno stato arrogante e disinformato. Quattrocento agricoltori che hanno scelto di marciare per la ricerca scientifica e per l’innovazione. In quei seimila metri quadri si sta sperimentando la coesistenza tra le differenti agricolture coltivando mais OGM a quattro metri di distanza da un mais tradizionale per dimostrare che tutti gli agricoltori possono compiere le loro scelte senza disturbare il vicino. Ma si stanno anche allevando crisalidi, larve e adulti di vari tipi di farfalle per dimostrare come il mais OGM ed il suo polline non danneggiano i voli delle farfalle tanto quanto non disturbano i percorsi di formiche, afidi o coccinelle che possono continuare ad arricchire la biodiversità di campi dove non verranno usati insetticidi. Allo Stato italiano non piace l’idea che si possa smettere di spargere insetticidi usando mais OGM ed ha mandato la forestale per ristabilire il suo ordine. Ma gli agricoltori che quegli insetticidi non li vogliono più usare hanno fatto la loro scelta ed è una scelta di chi ha visto, di chi ha capito e di chi non vuole più sottomettersi. Il Quarto Stato è di nuovo in marcia.

Anche nella CIA inizia un dibattito serio su argomenti che i “romani” vorrebbero spazzare sotto al tappeto

La coldiretti contro gli agricoltori

Nella categoria: Evidenza, OGM & Politica

Le HOT NEWS di Salmone

News, OGM & Ambiente

Qualcuno scopre che le sostanze naturali non sono salutari: che dite lo candidiamo all’IgNobel?
Addirittura si scopre che le piante producono insetticidi: ma va? come pensavano avessero sopravvissuto le piante negli ultimi 500 milioni di anni?
E che i pesticidi naturali assomigliano al DDT: scandalo degli scandali, allora Rachel Carlson deve riscrivere il suo libro?

Questa non-notizia parla dell’ennesima bufala del biologico (che di logico ha davvero poco) e che probabilmente non è nemmeno un vero illecito.
Chissa’ se il DL1541 che minaccia 3 anni di galera per chi pianta OGM si applica anche a questa vicenda che ha solo del ridicolo e dello psicotico.
Chissa’ se come dice il DL 1541 gli agricoltori biologici saranno costretti a rimuovere il tutto a loro spese ed a ripulire il campo?
Chi indovina la risposta giusta alle ultime due domande non avrà’ nulla.

http://www.lastampa.it/2014/07/20/italia/cronache/cagliari-sequestrati-concimi-nocivi-a-base-di-matrina-bgliTWADr9w7JKO9FVddQP/pagina.html

News, OGM & Media

Giovanni Carrada parla della genomica della vite tra il minuto 1h.10′ 40″ e 1h19′

Estremamente interessante la frase del conduttore che dopo aver intervistato Michele Morgante spiega che se qualcuno chiedesse di limitare l’uso dei fungicidi noi non faremmo più vino (nemmeno biologico).

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bd306e94-3e56-4e28-97b2-a5b42ec66f5b.html#p=0

News, OGM & Argomenti contro, OGM & Politica

Comunicato stampa 16/07/2014

IL DNA DELLA VITE : il vino veramente biologico passa per la genetica.

La terza puntata del nuovo ciclo di Superquark, il più popolare magazine televisivo di scienza, natura e tecnologia, ideato e condotto da Piero Angela, andrà in onda giovedì 17/07/2014 alle 21.20 su RAI1. Uno dei servizi della puntata è stato girato a Udine, nei campi sperimentali dell’Azienda Agraria Universitaria “A.Servadei” dell’Università di Udine e presso il laboratori dell’Istituto di Genomica Applicata dove, più di 10 anni fa, gli scienziati e gli agronomi hanno iniziato a sviluppare uno nuovo studio sul DNA della vite per creare oggi 10 varietà naturalmente resistenti ai funghi e alle malattie che possono produrre vini che proteggono meglio la salute e l’ambiente.

Il settore vitivinicolo è tra i più importanti e strategici del sistema agroalimentare nazionale ed europeo. Questo mercato che occupa appena il 3 % della superficie agricola europea consuma il 65% di tutti i fungicidi usati in agricoltura. Sono circa 90% le aziende vitivinicole italiane, ovvero circa 400.000 aziende registrate, che effettuano trattamenti di difesa fitosanitaria e trattano quasi il 95% per cento della superficie coltivata a vite. In tutta l’Europa sono circa 68.000 tonnellate l’anno di pesticidi che vengono utilizzati per i trattamenti. Questi sono i numeri che fanno riflettere e preoccupare gli operatori agricoli, chi vive o frequenta gli ambienti circostanti alle coltivazioni ed, in fine, i consumatori.

Sorta come spin-off dell’Università di Udine nel 2006, IGA - Istituto di Genomica Applicata è oggi uno dei più rinomati e più importanti centri di ricerca europei nell’ambito della genetica e genomica degli organismi viventi. L’Istituto partecipa al progetto con l’identificazione dei geni che controllano la resistenza a peronospora in vite e con la selezione assistita da marcatori delle nuove varietà, mentre i ricercatori dell’Ateneo Udinese programmano ed eseguono gli incroci, fanno la selezione per la qualità dei vini e si occupano della produzione delle nuove piante presso l’Azienda agraria dell’Università di Udine, la quale ospita attualmente circa 8.000 incroci di vite in vari stadi di selezione.

- Dopo 15 anni di lavoro, abbiamo ottenuto 10 nuove varietà che hanno superato la valutazione in varie aree viticole del nostro Paese e sono in fase di registrazione al Ministero dell’Agricoltura a Roma, in modo da ottenere l’inserimento nel Catalogo Nazionale, necessario per la coltivazione - spiega Raffaele Testolin, docente universitario presidente e cofondatore dell’Istituto. - I vini di queste nuove varietà sono stati testati e degustati da un panel degli esperti nazionali. La nostra ricerca prosegue grazie a fondi pubblici con il sequenzinamento del genoma di vitigni autoctoni e anche con la realizzazione di nuove generazioni di incroci che accumulano resistenze multiple, capaci di tenere a bada più malattie e in modo più duraturo - aggiunge Gabriele Di Gaspero, ricercatore universitario e cofondatore dell’Istituto.
Grazie alla genetica molecolare, il processo di selezione sul quale si è sempre basata l’agricoltura, viene accelerato in laboratorio - spiega invece il prof. Michele Morgante, docente universitario, Socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 2007, cofondatore e direttore scientifico dell’IGA. - Nel DNA la vite non solo conserva la resistenza o meno ai funghi, ma anche le basi genetiche della qualità del vino, che è controllata da altri geni. Conoscendole meglio, si potrebbero scoprire subito, fra centinaia di incroci, quali sono destinati a produrre un gran vino. I produttori ci chiedevano continuamente quali sarebbero state le ricadute del progetto per il mondo vitivinicolo. Eccone una importante! - aggiunge il professore.

16 Lug 2014 | Commenta

News, Piante OGM

  • Si possono riseminare liberamente le sementi prodotte da una PGM in azienda?
  • Si possono riutilizzare liberamente le PGM in un programma di miglioramento vegetale?

Nota di premessa. Una varietà vegetale nell’UE ( PGM o convenzionale che sia) per fare oggetto di commercio deve essere certificata: Per ottenere la certificazione occorre che la varietà venga sottoposta a prove ufficiali inerenti la caratterizzazione (Distinguibilità, Omogeneità e Stabilità) e la validità agronomica rispetto a precedenti similari varietà. Le prove durano due anni e se alla fine la varietà è accettata essa è inscritta nel catalogo del paese membro che ha eseguito le prove, ma in contemporanea va a far parte del Registro Comune delle varietà liberamente moltiplicabili e commercializzabili all’interno del territorio dell’UE. E’ alla fine di questo iter che si ottiene anche il COV di cui si parlerà sotto. Questa legislazione è comunitaria e non nazionale e quindi fino a che le cose non saranno cambiate nessun Stato membro può legiferare contro la normativa vigente pena la dichiarazione di contrasto con la normativa da parte della Corte Europea di Giustizia e conseguente dichiarazione di illegalità del provvedimento preso dallo Stato membro. E’ su questa base che tutti i provvedimenti presi dai singoli Stati sulle varietà di PGM hanno avuto una validità solo temporanea e che successivi pronunciamenti dell’autorità superiore le hanno cassate. Solo con la reiterazione dei provvedimenti, ma illegalmente, si è potuto impedire che una PGM iscritta nel Registro Comunitario abbia potuto essere esclusa dalla coltivazione

La prima domanda è posta spesso e molti sono quelli che rispondono che non si può riseminare una PGM, Ossia che non si possono riutilizzare le sementi prodotte in azienda da una PGM.
La seconda domanda ha, invece, una risposta tramite limiti biologici e tecnici. Sicuramente non esiste il limite della sterilità che molti assegnano alle PGM, queste sono fertili e producono semi vitali come tutte le altre piante non GM. L’interesse a riseminare le sementi autoprodotte ha però dei limiti Biologici, che esistono anche nella varietà convenzionali, vale a dire che se sono varietà ibride non vi è interesse a riseminarle in quanto sono soggette a subitanea degenerazione dei caratteri produttivi per perdita del vigore ibrido. Piante non ibride come lo sono i frumenti e la soia invece si possono riseminare, anche se, anche in questo caso inizia la degenerazione delle caratteristiche genetiche accumulate. Però nella fattispecie il fenomeno è più lento e quindi per alcuni anni l’incidenza produttiva è minima. Tuttavia i limiti non si arrestano qui, perché ne esistono anche altri di carattere normativo

Quali sono le costrizioni giuridiche che si riferiscono alla PGM

Riguardano principalmente la protezione della proprietà intellettuale, che esiste sia sulle piante convenzionali che sulle PGM, anche se le forme possono divergere in funzione degli Stati, in quanto le leggi inerenti la protezione dei vegetali sono nazionali e la protezione è quindi territoriale. Qui parliamo della legislazione vigente nell’UE. Molto spesso, infatti, il trattamento delle PGM è messo in opposizione a quelle convenzionali. Occorre distinguere due casi:

1 - In Europa le varietà vegetali non sono brevettabili. Il solo mezzo concesso per proteggerle è il Certificato di Ottenimento Vegetale, ossia il COV, lo strumento è stato creato nel 1961 tramite la Convenzione UPOV (Unione Internazionale per la protezione delle nuove costituzioni vegetali). Tuttavia i diritti concessi dal COV hanno delle eccezioni particolari, previste dal regolamento europeo (CE) n° 2100/94 e che discendono direttamente dalla Convenzione UPOV.

La prima eccezione è la possibilità per l’agricoltore, rientrante in certe condizioni (estensione dell’azienda) e per certe specie, di poter usare delle sementi di varietà protette prodotte dall’azienda stessa. Questa eccezione è conosciuta come “Privilegio dell’agricoltore oppure come “Sementi aziendali”. In Francia vi è un accordo interprofessionale, confermato dallo stesso Governo, che stabilisce l’ammontare del diritto del costitutore della varietà che l’agricoltore deve pagare per l’uso di sementi aziendali di frumento derivate da varietà protette, esso è pari a 0,7 € per tonnellata prodotta. Gli agricoltori produttori di meno di 92 t sono esonerati dal pagamento (ndt: un similare accordo se fosse siglato in Italia esonererebbe la stragrande maggioranza delle aziende agricole italiane dal pagamento, tenuto conto della dimensione media aziendale di 8 ettari). L’accordo prevede anche un diritto del costitutore per gli altri cereali a paglia e piante proteaginose il cui montante sarà fissato nel 2014. Inoltre, l’autoconsumo (ad esempio il consumo come mangime animale) nell’ambito della stessa azienda agricola non è tassato. Attualmente il privilegio dell’agricoltore si applica su 21 specie debitamente registrate in un elenco allegato al regolamento europeo. Per contro tutto ciò non si applica ad esempio alle sementi ibride o alle specie orticole, sia che siano delle PGM che convenzionali.

La seconda eccezione è la possibilità che ha un selezionatore, diverso da chi ha costituto la varietà di usare la varietà protetta nell’ambito dei suoi programmi di ricerca al fine costituire altre varietà nuove. Questa eccezione è conosciuta come “Privilegio del selezionatore”. E’ evidente che le nuove varietà create sono esenti dal pagamento dei diritti, salvo, però, che esse siano molto similari alla varietà protetta iniziale. In questo caso le varietà sono dette “essenzialmente derivate” e quindi restano legate da un punto di vista legale alla varietà iniziale. Il loro sfruttamento quindi può avvenire solo sotto licenza del costitutore della varietà iniziale.

2 - In particolare se una varietà vegetale è una PGM cosa vi è di diverso? Innanzitutto le varietà vegetali derivate da una PGM sono equiparate nell’UE in tutto e per tutto a qualsiasi altra varietà vegetale. Pertanto esse non sono brevettabili e anch’esse fanno oggetto di una iscrizione al Registro Comune delle varietà e danno diritto ad un COV. Dato però che esse contengono un transgene, che invece è di norma brevettato, come è prescritto dall’art. 9 della Direttiva europea 98/44/CE che norma la protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche, la protezione, nella fattispecie, si estende a tutto ciò che contiene il transgene funzionante. Per questo dunque una PGM beneficia di una doppia protezione derivata dal COV e dal Brevetto sul transgene ivi contenuto. (Ndt: attenzione però che il gene singolo rimane non brevettato, che è brevettato è quel costrutto genetico, vale a dire che se un secondo costitutore usa quel gene per fare un costrutto diverso lo può fare liberamente.)

Quali sono le conseguenze pratiche della doppia protezione delle PGM, cioè sia attraverso il COV che attraverso il brevetto?

In realtà le differenze sono minime se si compara una varietà solo protetta da un COV e una varietà di PGM. In realtà oltre a tutte le limitazioni insite nelle regole di brevettazione, per una PGM coperta da brevetto in Europa sono state imposte due eccezioni specifiche valide per tutte le varietà vegetali:

- La vendita di un seme di PGM ad un agricoltore per scopi di coltivazione nell’ambito della sua impresa agricola, implica di fatto l’autorizzazione ad utilizzare il prodotto della sua raccolta per la riproduzione o la moltiplicazione per i suoi esclusivi usi nell’ambito della sua impresa agricola. Le condizioni di questo cosiddetto “privilegio dell’agricoltore” , ossia quello di poter riutilizzare come sementi il prodotto di una PGM, sono esattamente identiche a quando una varietà è protetta dal solo COV. Il COV conferisce al costitutore della varietà il diritto di sfruttare in esclusiva la varietà protetta per 25 anni o 30 a seconda della specie. La durata di protezione del brevetto è invece di 20 anni.

- Il diritto conferito dal brevetto non si estende agli atti compiuti in vista delle creazione, o della scoperta, o dello sviluppo di altre varietà, vale a dire che rimane intatto il “privilegio del costitutore” previsto dal COV. Questa eccezione non esisteva in origine nella direttiva 98/44/CE, ma è stata aggiunta all’atto della conversione nel diritto nazionale da Francia e Germania; successivamente essa è stata generalizzata dall’UE nel quadro delle norme del brevetto unitario europeo. E’ dunque possibile usare liberamente una PGM acquisita legalmente ed al fine della creazione varietale da parte di terzi. La varietà generata da questo programma selettivo è libera da ogni diritto se il costrutto genetico brevettato non è più presente o non si esprime (ndt: si fa notare che un gene può essere sempre tolto da un genoma tramite successivi reincroci con un parentale ricorrente, oppure può essere silenziato). Ecco dunque sfatata l’obiezione che il brevetto permette l’appropriazione del vivente in quanto il gene ed il resto del genoma sono liberamente utilizzabili da altri. E’ evidente che rimane valido il “privilegio del costitutore” anche se il costrutto genetico brevettato rimane operante anche nella nuova varietà, ma in questo caso, il nuovo costitutore dovrà negoziare il pagamento di un diritto di brevetto per lo sfruttamento del nuovo costrutto genico. E’ un po’ la stessa cosa che viene accordata per le varietà protette da COV ma definite “essenzialmente derivate”. (Ndt: è evidente che il diritto di brevetto non da origine alla pretesa di godere di una eventuale nuova superiorità della varietà derivante dall’assemblaggio genico nuovo e non derivante dal costrutto genico brevettato)
In conclusione la protezione accordata ad una PGM, avente normalmente un tratto genetico brevettato, è pressoché identica a quella accordata ad una varietà convenzionale, e ciò anche per i due privilegi: dell’agricoltore e del costitutore.

News, OGM & Media

I toni sono ben diversi da quelli dei suoi predecessori, ma la sostanza non cambia. Scienziati pagati per tacere e restare buoni buoni nei laboratori come lavoratori socialmente (in)utili.

Mentre gli scienziati scrivono sia al Corriere.

Che al Sole 24 ore: http://www.ow25.rassegnestampa.it/confagricolturaintranet/PDF/2014/2014-07-13/2014071327925085.pdf e sul duello pro o contro OGM

14 Lug 2014 | Commenta

News, OGM & Ambiente

Articolo aggiornato il 15 Luglio, dopo la pubblicazione iniziale.

Le Società scientifiche e le Accademie di agraria scrivono al Parlamento per avversare il DL1541, e protestare del fatto che ancora una volta gli scienziati non sono stati a uditi ben sapendo che non sono funzionali a questo tipo di politica.

Leggi il comunicato stampa delle associazioni scientifiche

I presidenti di 7 confederazioni regionali di Confagricoltura si schierano senza badare alle convenienze ed agli interessi particolari di chi frena l’imprenditoria agricola.

CONFAGRICOLTURA DI VENETO, LOMBARDIA, PIEMONTE,

EMILIA ROMAGNA, FRIULI VENEZIA GIULIA, CAMPANIA, PUGLIA

Manifesto: “più Ogm meno chimica”

Anche quest’anno sta per iniziare la stagione dei trattamenti antipiralide sul mais.

Una superficie stimata di 900.000 ettari verrà a breve trattata con più di 100.000 litri di insetticida, per un giro d’affari per le multinazionali della chimica di 45 milioni di Euro.

E tutto questo con buona pace della biodiversità, dell’ambiente e di quelle organizzazioni che si fanno paladine della lotta al potere delle multinazionali e della difesa dell’ambiente.

La verità sta in quanto sostenuto recentemente anche dalla Senatrice Prof.ssa Elena Cattaneo: più ogm significa meno chimica.

Ovvero che esiste un modo per rendere l’agricoltura più sostenibile, conciliando rispetto dell’ambiente e produttività: cioè “insegnare” alle piante a difendersi da sole dai parassiti attraverso l’ingegneria genetica.

Se si rifiutano gli ogm, invece, il trattamento chimico si rende indispensabile: le ferite provocate dalle larve dell’insetto sulla coltura causano perdite di produzione, ma soprattutto creano l’habitat ideale per lo sviluppo di funghi. Il risultato è che la granella rischia di essere contaminata da micotossine, altamente tossiche per uomo e animali d’allevamento.

La cronaca di questi giorni porta notizie di sequestro di prodotti alimentari in cui si sono registrati livelli di tossine superiori al minimo consentivo per legge. Confagricoltura denuncia da anni il problema, invitando tutti gli attori della filiera del mais a mettere in atto ogni misura necessaria a ridurre la presenza di tali sostanze.

Gli attacchi della piralide rappresentano il primo fattore di rischio e poter seminare mais Bt sarebbe la soluzione più semplice, più economica e più rispettosa dell’ambiente e della salute dei consumatori.

Il problema della piralide interessa solo il sud dell’Europa, Spagna e Italia in particolare, proprio i Paesi con maggior rischio di contaminazione da tossine. La Spagna si è attrezzata, consentendo le semine di mais ogm: infatti le loro produzioni sono arrivate a superare stabilmente i 110 q.li/ha. In Italia invece, dove la semina di ogm non è consentita, la produzione di mais è in costante calo dal 2001: l’anno scorso si è attestata 78,1 q.li/ha.

Il resto d’Europa è scarsamente interessato alla semina dell’unico ogm approvato per la coltivazione in UE, il mais ogm Mon810, dato che per loro il problema piralide non esiste.

Ci troviamo pertanto ad assistere al seguente paradosso: la produzione italiana di mais cala costantemente, la sua qualità è ogni anno a rischio, le importazioni aumentano e il mais di importazione vale, quotazioni di borsa alla mano, più del nostro e qualche volta è pure inquinato dalla diossina, come successo recentemente.

Confagricoltura chiede con forza che tale assurda situazione venga affrontata dalla politica, consentendo nuovamente la ricerca sugli ogm in Italia, con l’obiettivo di arrivare alla coltivazione e ridare competitività alla nostra produzione di mais.

Firmato:

Lorenzo Nicoli Presidente Confagricoltura Veneto

Matteo Lasagna Presidente Confagricoltura Lombardia

Gian Paolo Coscia Presidente Confagricoltura Piemonte

Guglielmo Garagnani Presidente Confagricoltura Emilia Romagna

Claudio Cressati Presidente Confagricoltura Friuli Venezia Giulia

Michele Pannullo Presidente Confagricoltura Campania

Umberto Bucci Presidente Confagricoltura Puglia

Leggi anche: http://www.agricolae.eu/okl/

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