Ogm: pericolo o risorsa

Marzo 25th, 2008
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18 marzo 2008. Incontro del ciclo «Ambiente ed energia. Scelte per un futuro sostenibile», organizzato dal Corriere della Sera. Ospiti Claudia Sorlini, Giovanni Monastra e Roberto Defez

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Nella categoria: OGM & Media

Prezzi alti e marchi d’origine controllata non sono sinonimo di prodotto sicuro

Marzo 20th, 2008
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Una indagine di consumatori di Cuneo mette a nudo una falla normativa: non ci sono limiti alle micotossine per i formaggi. L’analisi riguarda il contenuto di aflatossine, micotossine che non si riducono usando mais Bt.

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Micotossine pericolose in formaggi di qualità, un’inchiesta del Movimento Consumatori di Cuneo scopre livelli di contaminanti superiori ai limiti.

I prodotti acquistati in un superstore e in botteghe. Il problema esiste ma non c’è legislazione specifica come avviene per il latte.

Da “Il Salvagente” del 20 marzo 2008, di Lorenzo Misuraca (scarica l’articolo), Slowfood garantisce il sapore ma non ne sa nulla della sicurezza alimentare, difatti vieta l’uso di mangimi con OGM che diminuirebbero il contenuto in fumonisine e l’uso di un po’ di pesticidi.

FRANCESCO DOGLIO - Formaggi contaminati da micotossine. Questo l’allarme che lancia il Movimento Consumatori di Cuneo con una lunga e dettagliata inchiesta pubblicata sul nuovo numero de “Il Salvagente” in edicola in queste ore.

L’inchiesta parte dalla sezione cuneese dell’associazione. I formaggi, tra i quali anche alcuni prodotti dop della Granda, sono stati comprati tra Eataly (il famoso superstore di qualità torinese) e alcune botteghe sparse sul territorio. Cuneocronaca.it propone l’intera inchiesta del Salvagente e l’intervista che l’autore dell’articolo, Lorenzo Misuraca, ha fatto al professor Alberto Ritieni.

L’elenco dei contaminati.

La lista dei formaggi che hanno rivelato una presenza allarmante di aflatossina M1 inizia, purtroppo, da un Dop: il Murazzano prodotto dalla Cascina Raflazz a Paroldo, nel Cuneese, che presenta 0,69 microgrammi di micotossina su un chilo di prodotto, pari a quasi 14 volte il limite massimo ammesso per il latte. La lunga sequenza di formaggi contaminati prosegue con il pecorino senese del caseificio Pinzani di Castel San Giminiano (1,28 microgrammi/kg), il caciocavallo del caseificio Olanda Michele di Andria, nel Barese (0,69), e il Nostrale Elva del Caseificio cooperativo Elvese di Elva, Cuneo (0,48). Uscendo dalle produzioni nazionali la presenza di micotossine non si attenua, anzi. Anche il formaggio greco più diffuso in Italia, la Feta, che nel caso del campione analizzato è prodotto da Kolios ed è riconosciuto da un marchio corrispondente al nostro Dop, fa segnare una presenza di 16,45 microgrammi/kg di aflatossina M1, ben 329 volte il limite ammesso per il latte.

Ed è un altro formaggio estero, il francese Banon, della Fromagerie de Banon, a colpire per la quantità di aflatossina presente: 27,43 microgrammi/kg, quasi 550 volte oltre il limite.Sorprende un altro fatto: che i campioni dei formaggi in questione sono stati comprati nel punto vendita di Torino di Eataly, specializzato grazie alla consulenza di Slow Food in prodotti di alta qualità.

 

Nella categoria: OGM & Salute

Mentre l’Europa annaspa, l’Asia corre sulla via del biotech

Marzo 17th, 2008
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Col no agli OGM ed all’innovazione in agricoltura l’Europa ha scelto di dipendere dalle importazioni di cibo in maniera strutturale, esponendo la sua economia e la sua indipendenza alle produzioni di altri mercati.

L’India crea un ministero per le Biotecnologie

L’India sta per creare un ministero indipendente per le biotecnologie dal momento che considera che il XXI secolo sarà il secolo biotech e che le biotecnologie saranno capaci di sostenere la crescita indiana del 9% all’anno e l’aumento di produzioni alimentari del 4% annuo.

Biotechnology may get separate ministry - The Financial Express (India), Mar. 17, 2008. Per visionare l’articolo: (clicca qui)

Scienziati cinesi mettono a punto una strategia per evitare il flusso indesiderato di transgeni.

Il riso cinese biotech, probabilemnte con multiple modifiche genetiche, è prossimo ad essere coltivato commercialmente ed ora la prospettiva diventa ancora più concreta. Il riso è originario della Cina e quindi è possibile che piante transgeniche di riso si incrocino con piante fertili selvatiche. Quindi coltivare riso biotech in Cina è molto più rischioso che coltivarlo in altri continenti. Per scongiurare questi rischi e per rendere il riso una pianta capace anche di produrre farmaci ed enzimi industriali gli scienziati cinesi hanno pubblicato su PLOS one un metodo che rende il riso sensibile ad un erbicida a cui le piante selvatiche sono resistenti. Spargendo l’erbicida tutte le piante transgeniche e quelle selvatiche che si sono incrociate con le transgeniche verranno eliminate, riducendo ancora di più la diffusione involontaria di transgeni.

A built-in strategy for transgene containment Creation of selectively terminable transgenic rice - Zhejiang University (press release), Mar. 18, 2008. Per visionare l’articolo: (clicca qui)

L’Indonesia ha un riso GM resistente alla siccità

Anche l’Indonesia investe sul biotech ed ha ora varie piante di riso ingegnerizzate che danno risultati incoraggianti in esperimenti in pieno campo.

Indonesia develops a biotech drought tolerant rice - Indonesian Institute of Sciences, Research Center for Biotechnology (press release), Mar. 13, 2008. Per visionare l’articolo: (clicca qui)

Il Giappone apre ai mangimi con OGM

Il Giappone è da sempre uno degli stati che più ha avversato gli OGM addirittura evitandone il consumo in zootecnia. Ora i costi del mais OGM-free hanno spinto il Giappone a riconsiderare questa politica dai costi enormi ma che non innalza la qualità alimentare.

Soaring Corn Prices Test Japanese Distaste For GMO - Reuters via PlanetArk, Mar. 17, 2008. Per visionare l’articolo: (clicca qui)

 

Nella categoria: OGM & Mondo

L’Italia perde posizioni sul biologico

Marzo 13th, 2008
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L’Italia scende in quinta posizione per quanto riguarda i maggiori produttori ed esportatori mondiali di agricoltura bologica ed è ora preceduta da 4 Paesi che sono tutti coltivatori di OGM.

Si dimostra così che il no agli OGM non ha nulla a che fare con la tutela del biologico e che i due sistemi coesistono in tutto il mondo senza causare danni commerciali o di immagine al Paese che coltiva OGM.

Scarica l’articolo  (qui)

Nella categoria: OGM & Coesistenza

Dati straordinari dal sondaggio 2008 di Eurobarometro

Marzo 11th, 2008
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Ancora una volta possiamo misurare la distanza tra le dichiarazioni di politici e rappresentanti della grande distribuzione ed i dati reali della pubblica percezione degli OGM.

Nel rapporto 2008 appena uscito di Eurobarometro ci si spiega che:

1. Tra 15 possibili emergenze ambientali proposte, gli OGM sono percepiti dagli Europei solo all’11 posto, in calo del 4% rispetto alle preoccupazioni dei cittadini di 3 anni fa;

2. solo il 34% degli europei si sentono poco informati sugli OGM, ed appena il 27% degli italiani vuole piu’ informazioni;

3. queste informazioni gli europei le chiedono in egual misura a scienziati ed associazioni ambientaliste, solo che gli scienziati in 3 anni passano dal 32 al 36% del gradimento del pubblico mentre Greenpeace e soci scendono dal 42 al 36%.

Ma il dato assolutamente straordinario riguarda il gradimento nell’uso di OGM. Il 58% degli europei sono contrari ed il 21% a favore, ma in Italia i contrari sono solo il 55% ed i favorevoli il 30%. L’Italia è il secondo Stato europeo più favorevole agli OGM preceduto solo dall’Olanda. Nonostante le costosissime campagne mediatiche orchestrate da Coldiretti e COOP e guidate da Pecoraro e Capanna il risultato finale è a dir poco imbarazzante. Nell’unico Paese europeo dove è vietata la ricerca scientifica sugli OGM e la sperimetazione in pieno campo, ben il 30% degli italiani è favorevole agli OGM nonostante che non possa comprarli in nessun supermetcato. Nei supermercati non ci sono alimenti etichettati contenere prodotti da OGM, ma si ascoltano solo ossessivi ritornelli che ci garantiscono prodotti privi di OGM.

Appare sconcertante che il risultato di un tale battage pubblicitario sia stato quello di generare una vera insurrezione dei cittadini italiani che chiedono di essere informati dagli scienziati più che dagli ambientalisti e che sono favorevoli agli OGM nel 30% dei casi. Sarebbe banale osservare che l’esistenza di una cosidetta “nicchia di mercato” del 30% dei consumatori dovrebbe generare una enorme disponibilità di merci e di prodotti (basti pensare per paragone che solo il 2% di quello che mangiamo in Italia deriva da agricoltura biologica). Ma il 30% di italiani che vogliono OGM, probabilmente in cambio di prezzi più bassi, non è capace di generare nemmeno un solo prodotto da OGM su uno scaffale di supermercato. Si tratta di una vera e propria dittatura alimentare orchestrata dalle grandi catene di distribuzione del cibo che cercano di imporre un’immagine inesistente del consumatore italiano per giustificare aumenti dei generi alimentari sempre più immotivati ed onerosi.

Ancora una volta si dimostra che le ossessive campagne pubblicitarie e gli enormi fondi investiti per criminalizzare gli OGM, anche col sostegno di larghe fette della politica, non hanno ingannato i consumatori italiani e che se gli interessi commerciali disprezzano le opinioni della stragrande maggioranza della comunità scientifica oltre che di tantissimi imprenditori agricoli, il disastro è spesso dietro l’angolo.

scarica il report di Eurobarometer (qui)

Nella categoria: OGM & Europa

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…