Incontro-dibattito con lo scrittore Antonio Pascale su “Agricoltua e alimenti tra tradizione e innovazione“, il 2 Aprile 2009 presso la Facoltà di Agraria di Portici (NA)
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Se qualcuno di buona volontà e dotato di giusta curiosità volesse oggi informarsi sulla cultura agricola troverebbe in rete e nei media poco o niente. Una cosa è certa, trasmissioni televisive di buon ascolto e giustamente combattive (come report e i dossier del tg2 o le iene o rosso malpelo) mandano in onda, su questione agricole, servizi fortemente imprecisi. Tecnici e agronomi di discreta cultura o laureandi con qualche esame sulle spalle, potrebbero facilmente smontare l’impianto che fonda la frequente ipotesi accusatoria e cioè, in agricoltura, ogni innovazione tecnologica (ogm, lotta biologica integrata, uso dei nuovi prodotti chimici di sintesi a bassa tossicità ecc) è vista come sinonimo di corruzione. Di contro, per combattere gli abusi del sistema moderno, corrotto e diabolico, ci si basa solo sulla agricoltura biologica. Limitandosi, però, a pronunciare la parola magica, appunto, biologico e insistendo sempre sul medesimo punto: la totale assenza di interventi chimici. Lo stesso avviene per i rifiuti per i quali si proclama la necessità di avviare un riciclo a produzione zero di rifiuti. Lo zero è di moda, insomma. Naturalmente c’è sempre un notevole scarto tra i modelli ideali: no trattamenti, no rifiuti, chilometri zero ecc e la pratica. In campo, anche se si effettuano pratiche colturali biologiche, insetti e funghi, virus e nematodi, proprio perché insensibili ai nostri slogan, continuano ad attaccare le colture e dunque ci si deve attrezzare chimicamente. Capita anche che per la lotta ad alcuni insetti, interventi tradizionali e biologici coincidano. Per combattere l’attacco delle cocciniglie, per esempio, sull’olivo, si usa l’olio bianco, sia per i trattamenti biologici sia per quelli convenzionali. Lo so che la parola olio bianco evoca profumi e suoni d’oriente, massaggi benefici ecc, ma si tratta di sostanze derivate dal petrolio. Quando si va alla pratica, la poesia diminuisce. Lo stesso vale per il rame che spesso si usa in agricoltura biologica in dosi eccessive e anche qui, ci sono quelli che dicono che il rame è energia vitale e dunque fa bene all’ambiente e una caterva di studi tecnici e analitici che illustrano i notevoli svantaggi del rame in agricoltura. Di fatto, uno che vuole indagare sui usi e costumi e problemi dell’agricoltura, si trova sempre a mettere in atto un facile meccanismo narrativo che si muove tra l’ingiustizia da denunciare (le multinazionali, gli ogm, la grande lobby chimica) e la soluzione a portata di mano, l’agricoltura biologica. Sono portato a credere però che la colpa non sta solo nella difficoltà da parte del giornalista a farsi un’idea, insomma data per scontata la sua buona fede e la sua voglia di combattere un mondo ingiusto, c’è da dire che esistono poche fonti di informazioni divulgative e accessibili ai non addetti ai lavori. E’ sarebbe davvero il caso che tecnici,agronomi, scienziati, genetisti, fisiologi, dedicassero una parte del loro tempo a una sana militanza divulgativa, costruendo portali informativi seri, condivisi e chiari, dove la cultura agricola (del resto molto affascinante) potesse circolare con grazia e libertà. Purtroppo alla mancanza di fonti informative, si aggiunge il triste fatto che la cultura scientifica con il suo metodo di revisione alla pari è da anni relegata agli ultimi posti negli interessi nazionali è quasi un prodotto misterioso, portato avanti, nell’immaginario popolare, da strani e loschi scienziati e quindi un qualunque giornalista tende a fidarsi più del suo amico che magari dice di essere sicuro di possedere informazioni riservate e segrete che esaminare riviste scientifiche accreditate e leggersi i documenti in originale. Quest’ultimo aspetto richiede infatti non solo la curiosità di cercare tra le riviste accreditate quelle informazioni necessarie, ma richiede fiducia nel metodo scientifico e di contro, richiede, l’abbandono di ogni teoria complottista, o almeno la capacità di arrivare a una conclusione solo dopo aver vagliato dati complessi. Mi rendo conto è più facile fare un’inchiesta sugli abusi dei potenti ( si va sul facile) che indagare con metodo e rigore sui problemi dell’agricoltura e molto più facile, per accreditarsi al grande pubblico, pronunciare formule semplici: no tav, no rifiuti, no chimica ecc, che impegnare la propria vita in un laboratorio per tirare fuori molecole di sintesi a bassa tossicità. Ci vuole coraggio e impegno quotidiano anche perché soldi non ci sono e la burocrazia incombe sempre minacciosa. E’ pur vero però che il mondo lo potremmo migliorare solo se riusciremo a passare alle nuove generazioni cultura e sapienza e la giusta dose di passione, quella utile a far capire che dopo gli astratti furori per contribuire al benessere del mondo, c’è bisogno di una sano rigore conoscitivo.
A field trial at the University of Rostock is developing methods for assessing the safety of 2nd and 3rd generation GM plants long before they are potentially brought onto the market. One prototype for such plants is a potato that has been genetically modified so that its tubers and leaves produce cyanophycin, which can be used to obtain a biodegradable plastic. Two current biosafety research projects are studying the potential environmental impacts of cyanophycin potatoes.
Cyanophycin is a protein produced by cyanobacteria (blue-green algae) and some other bacteria. They use it to store nitrogen, among other things. One component of cyanophycin is polyaspartate, which can be used as a biodegradable plastic. Polyaspartate binds calcium and therefore has potential applications in e.g. detergents as a water softener.
It is possible to produce such biodegradable polymers (biopolymers ) in plants, using the plant as a kind of bioreactor. Plants could therefore act as renewable raw materials supplying substitutes for petroleum-based plastics that are not biodegradable, e.g. acrylic-acid-based polyacrylates.
Polyaspartate can also be obtained through chemical synthesis, but is currently produced only in small quantities. It is more biodegradable than comparable polyacrylates, but not totally biodegradable like the polyaspartate produced in cyanophycin.
Cyanophycin has another valuable component: the amino acid arginine, which improves animal health when added to feed and reduces the level of nitrogen in urine.
As well as producing cyanophycin in plants, it is possible to produce it in bioreactors (fermenters) using biotechnology methods with bacteria or cell cultures. However, this produces genetically modified bacteria like GM E.coli bacteria, instead of cyanobacteria. An advantage of producing cyanophycin in plants instead of in fermenters is that cyanophycin can be produced cheaply as a by-product. Potatoes grown for starch production can be used to produce cyanophycin at the same time. No additional fields would be needed. Years of research
- Reuters, March 19, 2009
Scientists have found a healthy use for tobacco after breeding genetically modified plants containing a medicine that could stop type 1 diabetes. The move marks the latest advance in the emerging field of molecular farming, which may offer a cheaper way of making biotech drugs and vaccines than traditional factory systems.
European researchers said on Thursday they had produced tobacco plants containing a potent anti-inflammatory protein called interleukin-10 (IL-10) that could help patients with insulin-dependent type 1 diabetes and other autoimmune diseases.
A number of agrochemical companies, including Bayer and Syngenta, have been looking at ways to make complex protein drugs in plants, although progress has been slow. At the moment, antibody medicines and vaccines are produced in cell cultures inside stainless steel fermenters.
However, Mario Pezzotti of the University of Verona, who led the tobacco study published in the journal BMC Biotechnology, believes they could be grown more efficiently in fields, since plants are the world’s most cost-effective protein producers.
Several different plants have been studied by research groups around the world, but tobacco is a firm favorite. “Tobacco is a fantastic plant because it is easy to transform genetically and you can easily regenerate an entire plant from a single cell,” Pezzotti said in a telephone interview.
His group’s work has attracted interest from tobacco giant Philip Morris, which is supporting a conference on plant-based medicine in Verona in June. Pezzotti and colleagues - who received funding for their research from the European Union - now plan to feed the plants to mice with autoimmune diseases to find out how they respond.
Further down the line, they want to test whether repeated small doses could help prevent diabetes in people, when given alongside another compound called glutamic acid decarboxylase (GAD65), which has also been produced in tobacco plants.
Swedish biotech company Diamyd is already testing a conventionally produced GAD65 vaccine against diabetes in clinical trials. Molecular farming has yet to yield its first commercial product, although Israel’s Protalix BioTherapeutics is conducting advanced clinical tests on an enzyme treatment for Gaucher disease that is produced in a culture of carrot cells.
Protalix plans to submit its drug for regulatory approval in the United States and Israel in the fourth quarter of 2009.



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