Ma quanto conviene la lotta biologica?

Aprile 28th, 2010
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Quando ero ispettore del biologico un giorno, nel visitare un’azienda, il proprietario mi pose una domanda su cui ancora oggi mi interrogo :“Dottò, ma secondo lei, vale la pena che io coltivi grano biologico, se poi alla fine mi viene riconosciuto un prezzo che al massimo è del 10% più alto di quello del convenzionale? Senza considerare che spesso chi lo ritira lo trova talmente pieno di impurità da decurtare pure qualcosa sul peso?”
Dopo aver lavorato per circa tre anni nel biologico, ancora oggi mi trovo a seguire aziende che per “vocazione” o per convenienza economica hanno optato per questo metodo di coltivazione, ma continuo ad avere una serie di dubbi sull’effettiva bontà del metodo, dubbi che voglio sottoporvi, sperando di trovare risposte nei vostri commenti.

In primo luogo, sulla base dell’esperienza fatta, devo riscontrare che il metodo biologico per molte aziende non è conveniente da un punto di vista economico (come notava l’agricoltore di cui vi ho detto), poiché non sempre il prodotto viene pagato in modo equo, ciò a causa di un mercato capriccioso ed altalenante per cui se lo continuano a produrre è solo per ottenere i contributi comunitari.
Un ulteriore aspetto che intendo sottolineare e che mi ha sempre lasciato un po’ interdetto, deriva dal fatto che l’agricoltura biologica è per definizione “un tipo di agricoltura che considera l’intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell’ambiente in cui opera ed esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.”

In teoria si può essere d’accordo su tutto, l’idea è eccezionale, ma mi domando: quanto è applicabile? Ossia, se penso all’agricoltura biologica in senso stretto, io la immagino come un’agricoltura che non prevede l’adozione di mezzi di sintesi poiché ritenuti a ragione o a torto pericolosi per l’ambiente e per l’uomo. Allora mi chiedo: i rotenoidi (estratti naturali di alcune piante), ammessi in agricoltura biologica, hanno un ampio spettro d’azione ma non sono affatto selettivi, ossia colpiscono qualunque organismo presente sulla pianta o nell’ambiente circostante (insetti dannosi ma anche api o predatori).

E il rispetto per l’intero ecosistema?
Al contrario, i nuovi principi attivi di sintesi (per esempio i chitinoinibitori), ammessi nel sistema di coltivazione tradizionale, hanno una selettività elevatissima che non provoca squilibri nell’ecosistema. Anche i prodotti rameici, indispensabili per la lotta a certe malattie, costringono chi applica metodi di lotta biologica a fare più trattamenti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro (il limite massimo ammesso è di 6 Kg/ha in agricoltura biologica); ciò però comporta un accumulo di rame nel suolo che purtroppo è nocivo per l’intera microfauna presente. Pertanto, se l’agricoltura biologica deve salvaguardare l’intero ecosistema, come si può pensare che il rame accumulandosi nel suolo non sia più dannoso di un trattamento con un prodotto di sintesi, considerato che il rame è un metallo pesante e come tale non degradabile nel suolo?

Ecco allora che non comprendo chi ritiene che questo metodo sia l’unico praticabile per la salvaguardia del consumatore e lui stesso non si ponga questi miei stessi dubbi. Non sarebbe meglio pensare a metodologie di lotta integrata in cui, come ho scritto in precedenza, la tutela del consumatore è garantita da trattamenti fatti con mezzi di varia natura e in cui l’uso del prodotto di sintesi è permesso solo in caso di assoluta necessità?
Sono consapevole che oggi la tutela dell’ambiente sia la cosa primaria, ma vorrei che a volte non ci si lasciasse prendere da facili entusiasmi criminalizzando chi adotta metodologie di lotta chimica, più efficaci e meno dannose per l’ambiente di quanto si voglia far credere. Concludo con un’ultima osservazione. Quando ho iniziato a lavorare, si utilizzava per molte colture un principio attivo (phorate), efficacissimo per la lotta agli insetti terricoli dannosi, che emanava un odore fortissimo ed era peraltro altamente tossico e tale ad essere pericoloso anche per tutta l’entomofauna.

Oggi questo principio attivo non è più ammesso e al suo posto l’industria chimica ha lanciato nuovi principi attivi a minor impatto ambientale, che danneggiano anche meno l’entomofauna. A riprova di ciò vi invito pertanto ad osservare come nelle nostre campagne sia più facile oggi veder volare rapaci o imbattersi in ricci o arvicole, a dimostrazione che la chimica è oggi più rispettosa dell’ambiente di quanto si sia erroneamente portati a pensare.

Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Agricoltura italiana

Mais OGM: Agricoltori Federati semina, Futuragra fa ricorso

Aprile 28th, 2010
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Quando non si sa quale sia la legge e cosa prevalga tra una sentenza del Consiglio di Stato che aveva dato 90 giorni di tempo al Governo per autorizzare la semina di mais Bt OGM ed un decreto governativo rimediato alla bellemeglio senza ne dati, ne valutazioni, ne analisi approfondite; allora ognuno decide di agire secondo coscienza.
Agricoltori federati con Giorgio Fidenato annunciano la semina di disobbedienza, mentre Silvano Dalla Libera ed il Presidente di Futuragra e vice-Presidente di SAgRi, Duilio Campagnolo, percorrono la strada della legalità impugnando il decreto governativo.
Difficile dire chi abbia ragione e chi sbaglia tra le due organizzazioni friulane, di certo la colpa sta in una politica approssimativa e pasticciona che non analizza i dati e non da risposte degne di uno stato di diritto nemmeno sulle problematiche di agricoltura e ricerca in Italia. Sarà, in tutta evidenza, una vicenda dai lunghi effetti giudiziari.

Leggi af vs futuragra

Nella categoria: News, OGM & Mais

Futuragra: la semina OGM sperimentale alle Università

Aprile 22nd, 2010
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Futuragra disponibile a cedere il diritto di seminare mais Bt sancito dal Consiglio di stato alle Università che desiderino sperimentare il mais da OGM sui loro terreni sperimentali.

Leggi futuragra e università

Nella categoria: News, OGM & Ricerca

Viva la Ricerca sugli OGM, anzi no!

Aprile 20th, 2010
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Il neo-Ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan è già sotto il fuoco dei media per la tematica OGM. Ha addirittura osato dire che la ricerca sugli OGM è un’altra cosa rispetto al divieto confermato alle coltivazioni. L’affermazione che la ricerca è normata e regolata in modo diverso dalle coltivazioni commerciali è già scritta da tempo in tutte le direttive dell’EU. Già sono insorti i paladini (bipartisan) della libertà di ricerca a patto che sia morta.

Nell’allegato galan start un articolo dell’allora Governatore del Veneto Galan del 2003 durante la presunta emergenza da mais da OGM in Piemonte.

Per chi lo avesse scordato, furono distrutti circa 400 ettari coltivati a mais di cui si sospettava che i semi fossero in parte semi OGM. In realtà nell’ordinanza n.63 dell’11 luglio 2003 della Regione Piemonte era scritto che la “contaminazione” era tra lo 0,02% e lo 0,11% percentuali che oggi permetterebbero di vendere quei semi come semi biologici. A noi contribuenti quell’evento mediatico e’ costato 500,000 euro avendo perso la Regione Piemonte le cause intentate dalle aziende sementiere.

A seguire nel pdf la dichiarazione del Ministro Galan di apertura alla sola ricerca e le proteste degli Eurodeputati PDL e del capogruppo del PD in commissione agricoltura alla Camera dei Deputati.

Nella categoria: News, OGM & Politica

Agrofarmaci con ricetta? Sì grazie.

Aprile 19th, 2010
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Appena laureato, affiancavo un collega più anziano per fare un po’ di pratica e un giorno un agricoltore ci disse di avere un tecnico che lo assisteva nella coltivazione. Nel sentire il nome del presunto tecnico, il mio collega obiettò che quella persona pur avendo tanta esperienza non aveva alcun titolo, ma la risposta dell’agricoltore fu che tutto ciò a lui non interessava perché l’esperienza valeva più di ogni titolo.

A quel punto il mio collega fece un paragone che secondo me calza a pennello; chiese infatti all’agricoltore se lui, per curare una grave malattia, si sarebbe rivolto a un infermiere con grande esperienza o ad un medico specialista. La risposta è facile da immaginare, per l’agricoltore le cose erano diverse e non paragonabili.

L’esempio che ho fatto è per mettere in risalto come oggi venga considerata la nostra professione. Spesso l’agricoltore è portato a fidarsi di gente che non ha mai sostenuto esami di abilitazione e la patologia vegetale l’ha imparata osservando le piante ma non sa nulla su come ad esempio si sviluppi un patogeno, mentre conosce a memoria tutti i principi attivi in commercio.

In tal senso c’è da rilevare che di tale problema si è interessata anche la Comunità Europea, che ha emanato una Direttiva (la 2009/128/CE), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE il 24/11/2009, la quale ha come obiettivi principali la tutela della salute umana e quella dell’ambiente; i mezzi che, secondo la suddetta direttiva, potrebbero favorire tutto questo sono: l’adozione della lotta integrata, la formazione dei soggetti che adottano gli antiparassitari e infine la sensibilizzazione della popolazione. Tale direttiva, che dovrà essere applicata da ogni Stato membro entro il 2014, in qualche modo rilancia l’utilizzo della lotta integrata intesa come “metodo di lotta che prevede una drastica riduzione nell’uso di agrofarmaci e l’adozione di mezzi di varia natura atti a contenere le popolazioni di patogeni”, metodo che a mio parere è l’unico in grado di garantire un prodotto qualitativamente migliore.

E’ inoltre importante sottolineare che a differenza di ciò che fino ad oggi si è fatto, tale Direttiva parla in modo chiaro (nell’Allegato III al punto 2), di monitoraggio degli organismi nocivi mediante l’utilizzo di pareri di “consulenti qualificati professionalmente”. In tal senso è auspicabile che, a differenza di ciò che accade oggi, in cui un qualsiasi soggetto operante nel nostro settore (con o senza titoli), si permette di consigliare l’adozione di un qualsivoglia agrofarmaco, in futuro, l’adozione degli stessi avvenga previa prescrizione di un tecnico abilitato. Sembrerà assurdo pensare all’agronomo o al perito agrario al pari di un medico, ma ritengo che ciò possa rappresentare un punto di svolta epocale, considerando che in tal modo si garantirebbe ancor più il consumatore sulla genuinità del prodotto che acquista.

A mio parere, infatti, sull’agricoltura l’informazione è spesso fuorviante, in quanto nessuno ha mai spiegato al consumatore che, a parte certi estremismi, esistono metodi di lotta in cui l’uso degli agrofarmaci è limitato e controllato. In conclusione, con tale direttiva l’UE ha voluto lanciare un chiaro segnale agli Stati membri, ossia indurre ad un uso più consapevole degli agrofarmaci, senza i quali non è possibile pensare a produzioni qualitativamente migliori, facendo in modo che tali mezzi di lotta siano adottati nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute umana. A titolo di provocazione aggiungerei che, se oltre ad un uso più consapevole degli agrofarmaci si arrivasse anche alla liberalizzazione degli OGM, le metodologie di lotta integrata farebbero un grande salto di qualità, considerando che in molti casi (e su questo sito c’è appunto un approfondimento dedicato a questo problema) l’adozione di colture OGM determina una forte riduzione nell’uso degli agrofarmaci o “pesticidi” che dir si voglia.

Nella categoria: Fernando Di Chio

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…