Agricoltura in caduta libera

Maggio 28th, 2010
Post2PDF Versione PDF | No Comments

Il modello di una agricoltura a scopo paesaggistico (o turistico come sostengono autorevoli ex-presidenti di Legambiente) porta al disastro e dissesto finanziario.In un momento come questo dove si stringe la cinghia, liberalizzare gli OGM sarebbe una riforma a costo zero ma con la possibilita’ di salvare migliaia di aziende ed incrementare la produzione primaria in Italia riducendo le importazioni.

Leggi (Il Sole24 ore: Agricoltura a rischio)

Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana

Sillogismi troppo elementari

Maggio 26th, 2010
Post2PDF Versione PDF | 11 Comments

Avanza con prepotenza un modo di pensare che procede per facili sillogismi. Questo pernicioso costrutto simil/logico si fonda in primo luogo sull’incompetenza e quindi sulla necessità, poi, di riempire il vuoto di conoscenza sostituendo l’analisi con delle parole amebe, ossia, quel tipo di parole che ormai hanno perso la matrice e dunque significano tutto e niente. La parola ameba rassicura, consola, oppure genera un cosiddetto ricatto emotivo, ci chiude in un angolo e comunque, nell’uno o nell’altro caso, genera un effetto spot, si illumina cioè, solo quello che fa comodo illuminare e il resto, che servirebbe a spiegare meglio e sostenere o contrastare il ragionamento, viene lasciato nell’ombra. Si potrebbe, forse, porre rimedio a questo patologico modo di ragionare, del quale, rischiamo, prima o poi, di essere tutti vittime, cercando o chiedendo, perlomeno all’intellettuale di sviluppare una competenza sulla materia oggetto di indagine. Per esempio, tanto per segnalare un caso esemplare, qualche mese fa, su Repubblica, l’editorialista Giovanni Valentini, intervenne sulla questione energetica. Scrisse che la Puglia produceva fino il 133% del proprio fabbisogno energetico grazie al solare e all’eolico. 133%. Di fronte al suddetto dato, capite bene, che il resto dell’articolo di Valentini - un duro attacco alla scelta del governo di costruire centrali nucleari - risultava inutile. Se io producono grazie al solare e all’eolico più energia di quanto ne abbia bisogno - addirittura la vendo - a cosa serve contrattare il metano con Putin o impegnarsi nel nucleare? Ma a che serve il carbone, l’idroelettrico? Abbiamo infatti risolto il problema. Solo un pazzo o qualcuno in malafede potrebbe pensare di dedicare il proprio tempo alla costruzione di complicate centrali per produrre energia. E’ ovvio che il dato è sbagliato. Non è neppure sovrastimato. Semplicemente è sballato. La Puglia è sì autonoma ma grazie alla centrale a metano di Brindisi, per il resto, la quota di energia prodotta dal solare e dall’eolico si aggira intorno al 7% (dati newclear.it). Ora, senza entrare nel merito della questione nucleare si o no (il mio non è necessariamente un articolo pro nucleare), quello che conta davvero per un cittadino è garantirsi il diritto a una buona informazione. Quella sì pulita, trasparente, responsabile. Un conto infatti è sostenere nelle prime tre righe dell’articolo che la Puglia soddisfa il 133% del proprio fabbisogno energetico con il solare e l’eolico, un altro è dire che copre solo il 7%. Nel primo caso, l’articolista, fondandosi su un dato sbagliato in partenza, produrrà un ragionamento che, appunto, procederà per facili sillogismi e cioè, nucleare=scelta sbagliata=pericolosa= scorie ecc, dall’altra, invece, il solare = energia pulita= gratuita ecc. Ci abituiamo così a un modo di pensare rassicurante, appunto che elimina idealmente le scorie e produce reazioni pure. Nel secondo caso, al contrario, l’articolista, avrebbe dovuto impegnarsi a dimostrare, che sebbene la Puglia produca solo il 7% dell’energia grazie al mix di solare e eolico, deve comunque continuare a investire in questo settore per una serie di motivi per lui importanti. Il ragionamento in questo caso elimina, per forza di cose, le parole magiche, in quando non si abbassa l’ostacolo per premiare tutti quelli che facilmente lo superano (ti piace vincere facile? Dice una pubblicità) ma ci impegna a dimostrare, partendo da una condizione di svantaggio, come raggiungere un obiettivo, e non a dichiararlo formalmente, per la gioia dei lettori, già risolto in partenza. Ora, Giovanni Valentini è in cattiva fede? Tende a barare? Non credo proprio. Semplicemente, sulla questione energica non detiene la necessaria competenza, quella che invece dimostra di avere, quando affronta argomenti a lui più consoni. Con molta probabilità confonde potenza istallata con energia erogata, un tipico sbaglio di chi non avendo affrontato un esame di fisica è portato a fare. Ma il punto non è ancora questo. I giornali infatti non hanno una squadra di fact-checker,dunque, non possono richiamare Valentini per dire: attento i dati non sono questi - può succedere a tutti di sbagliare soprattutto a chi è costretto a scrivere in fretta. Quindi quel dato magico tenderà a formare un immaginario molto forte e nulla si impossessa velocemente della nostra anima come le parole magiche e rassicuranti. Se un cittadino competente in una specifica materia, soprattutto quelle scientifiche o su determinate questioni, metti per esempio, quella biotecnologia, scorrerà i giornali o guarderà alcune trasmissioni televisive che dibattono su questi argomenti, con molta probabilità ne uscirà, ogni giorno, depresso e sconfortato. Cosa dovrebbe dunque fare un intellettuale di sevizio? Possiamo mai pensare che questi debba conoscere tutto e intervenire su tutto? No certamente, però, potrebbero accorgersi, per esempio, delle parole amebe che molte volte escono fuori e dei ragionamenti bislacchi che tendono poi a produrre e, infine, chiedere una verifica. Se ci fosse un organo d’informazione (in realtà questo che leggete è un appello per la sua costruzione), un blog, o un sito autorevole interdisciplinare e gratuito che svolga azione di monitoraggio e correzione (con dettagliate analisi di dati e rigorosi ricorsi alle fonti scientifiche), probabilmente, tenderebbe a salire il tasso di complessità nel sistema informazione e le persone impegnate nella formazioni delle opinioni, più responsabilizzate, dall’osservatore e controllore esterno, non cadrebbero nella trappola della semplificazione coatta.

Nella categoria: Antonio Pascale

Mamma Ciccio mi tocca. Ciccio toccami che mamma non vede.

Maggio 26th, 2010
Post2PDF Versione PDF | 1 Comment

Circola un imbarazzante quanto dettagliato documento sul circuito vizioso che sta dietro le lobbies ambientaliste all’Unione Europea. Non abbiamo modo ancora di trovare riscontri e verifiche di affidabilita’ a questo documento, ma pubblicarlo e’ anche un modo per cercare riscontri. Si tratta di 66 milioni di euro di finanziamento della Direzione Generale Ambiente a 10 organizzazioni non governative (NGOs) che fanno lobby a Bruxelles e che ottengono in cambio piu’ fondi per la Direzione Generale e per loro stessi.

Tra l’altro tutto da verificare questo passaggio su alcune specifiche attività:

The EU lists regulation of pesticides as one example of an EU-funded activity “where NGOs, like other stakeholders, lobby strongly at all levels e.g. by letters and meeting requests.”27 Indeed, this issue was widely publicised in 2009. It transpired that the European office of Pesticide Action Network (PAN-E), one of the leading NGOs working to cut and/or eliminate pesticide use, received €88,430 (59% of its annual income) from the European Union in 2009. Pesticide Action Network UK, the parent company which is responsible with PAN Germany for “managing [PAN-E's] finances, representation on its board, and hosting its office and coordinator,” received £141,152 (around €160,000)28from the EC.29 PAN-E is responsible for “getting 66 legislative amendments to draft EU legislation on the use of pesticides” 30 and works closely with European representatives.31 However, PAN-E has not registered on either the Commission or Parliament lobbyist registries.

Leggi (i costi dei finanziamenti dell’EU alle lobby ambientaliste)

Nella categoria: News, OGM & Argomenti contro

Zootecnica quale futuro??

Maggio 26th, 2010
Post2PDF Versione PDF | 6 Comments

Nelle scorse settimane, si è tenuta a Foggia la 61a edizione della Fiera Internazionale dell’Agricoltura e a differenza degli anni scorsi si è organizzata una mostra zootecnica di buon livello. Parlando con gli allevatori presenti, mi ha colpito molto l’osservazione di uno di loro che alla mia domanda riguardo allo stato attuale del settore, mi ha fatto un paragone che mi ha lasciato perplesso.
Alla domanda sullo stato attuale della zootecnia, lo stesso mi ha detto “se dovessi acquistare oggi un caffè pagandolo con il latte da me prodotto, servirebbero almeno due litri di latte”……… Ora considerando un prezzo medio di un caffè di circa novanta centesimi, è facile dedurre che in media un litro di latte vale circa 45 centesimi(anche meno in realtà), ma allora mi chiedo come è possibile che all’acquisto lo stesso litro di latte mi costa poi almeno il doppio di un caffè?
Come al solito, secondo gli allevatori, esiste una profonda differenza tra chi produce e chi trasforma e da una ricerca condotta parrebbe proprio così, in Italia infatti la quantità di latte prodotto è insufficiente rispetto alla domanda, ciò significa che l’industria di trasformazione è costretta ad acquistare all’estero parte del latte che necessita.
Insomma tutto il mondo è paese, se nel settore ceralicolo si importa grano estero, nel settore zootecnico si fa la stessa cosa con il latte. Il dato però più preoccupante è che tali importazioni sono pari secondo le stime di molte associazioni al 60% circa.
In tal modo l’industria, se da un lato compensa la minor produzione che si verifica nel periodo estivo (in cui c’è un calo fisiologico di produzione), dall’altro evita un’impennata dei prezzi e riesce a mantenerli a livelli ridotti. A complicare ulteriormente tutto poi c’è la grande distribuzione che rappresenta il primo interlocutore e che agisce da calmiere a discapito degli allevatori italiani.
Altro problema poi, comune a molti altri settori dell’agricoltura italiana, è il costo di produzione che porta a ridurre ancor di più la capacità di sopravvivenza delle aziende zootecniche. Infine c’è l’annoso problema delle quote latte, un meccanismo a detta di molti assurdo, di contenere la produzione di latte ma voluto fortemente dall’UE per evitare un surplus di produzione negli anni scorsi e che oggi sembra non essere più idoneo.
Come si nota perciò le incongruenze sono tante, i costi di produzione elevati e una politica comunitaria inidonea stanno portando molte aziende al collasso. Al solito dobbiamo perciò ben sperare nella bontà della nostra classe politica, che a livello comunitario agisce sempre da Cenerentola, dando spazio e forza a paesi quali la Germania e la Francia che riescono ad ottenere più benefici e privilegi di quanto riesca l’Italia.
Un’ultima considerazione (che è più una provocazione) è però indispensabile, quanto potrebbe incidere sui costi di produzione l’adozione di colture OGM? A mio parere determinerebbe sicuramente una riduzione dei costi e andrebbe a sicuro vantaggio dell’intero settore.

Nella categoria: Fernando Di Chio

Lettere a Salmone

Maggio 21st, 2010
Post2PDF Versione PDF | 3 Comments

I lettori di Salmone qualche volta vogliono anche metterci la faccia e dire la loro. Questa volta ospitiamo  con grande piacere un intervento di Franco Nulli, agricoltore lombrado.

OGM: istruzione per l’uso

Sono un Agricoltore e per questo scrivo per cercare di fare un po’ di chiarezza fra quelli che avranno la modestia e la pazienza di leggermi.
Il fermento mediatico di questi ultimi tempi circa l’argomento OGM mi spinge a trasmettere un paio di considerazioni tecniche e di carattere generale che spero possano spiegare in modo semplice e chiaro al paziente lettore che alcuni preconcetti nei confronti delle piante geneticamente modificate sono da sfatare su basi scientifiche, logiche, etiche ed anche economiche.
Si parla, almeno in Europa, di 2 colture molto importanti; il Mais e la Soia.
Partiamo dal primo.

Il Mais
La ricerca iniziata ormai più di 30 anni addietro si è orientata verso la soluzione di un problema che per il mais è da sempre un flagello: la Piralide.
La larva della simpatica farfallina che vedete qui a sinistra colonizza la pianta del mais producendo una perdita di raccolto scientificamente stimata pari almeno al 5% soprattutto perché con le sue “gallerie” taglia il peduncolo della spiga e la spiga cade a terra prima che noi Agricoltori la possiamo raccogliere.
Di seguito un link non sospetto; si chiama “ecoblog”…. Loro dicono 7%, io agricoltore mi limito al 5% che è numero universalmente riconosciuto.
http://www.ecoblog.it/post/1473/mais-trans-e-batteri-iper

Non solo: i forellini delle “gallerie fonte certa di muffe” scavate della larva nelle spighe e nella pianta del mais sono sulla spiga stessa (vedi immagine a sinistra) oltre che sulla pianta. Tutti sappiamo, lo spero, cheun effetto secondario delle muffe è la produzione di tossine (tecnicamente Afla e Mico tossine, prodotti secondari delle muffe stesse) che sono dichiaratamente e universalmente conosciute come cancerogene. Siamo sicuri che queste tossine sono per noi “consumatori” dannose, cancerogene.
Torno al tema economico; aumentare del 5% la resa, per mancate perdite di prodotto in campo perché le spighe cadono a terra prima di raccoglierle, vengono mal fecondate e non si sviluppano, i semi sulla spiga marciscono e abortiscono, per noi Agricoltori significa guadagnare o perdere soldi. Il 5 % in più di produzione a parità di costo di produzione non è un’inezia; può essere il nostro margine operativo; il nostro guadagno; i nostri margini sono oggi molto limitati. Se non credete a quanto affermo sono a vostra disposizione per un ulteriore intervento esplicativo.
Inoltre non avere la granella contaminata da muffe e dai loro “sottoprodotti” dichiaratamente cancerogeni, le Afla e Mico tossine sopra citate, significa mangiare “polenta” e infiniti altri prodotti (comprese le “merendine” dei nostri figli) che contengono farina di mais più sicura sotto il profilo tossicologico. Se fossi stato al posto del nostro sig. Ministro Zaia avrei accettato di buon grado di assaggiare con tutta tranquillità la polenta di Confagricoltura alla Fiera agricola di Verona qualche mese addietro…
Un altro particolare non insignificante è la modalità con cui si introduce la resistenza alla Piralide nella pianta del Mais.
Nulla di più lontano dai famigerati laboratori del dr. Frankenstein di cui tanto si vocifera nella mala informazione corrente insieme a fragole-pesce o simili amenità.
Partendo da una pianta già selezionata dopo decenni di incroci mirati (non siamo fino a questo punto nel campo OGM, ma il risultato è lo stesso anche se più lento e laborioso) per ottenere da linee “pure” di mais una pianta con le caratteristiche di produttività, qualità, generiche resistenze agli eventi climatici, si inserisce nella catena genetica della stessa un gene in più, in questo caso derivante dal Bacillus Thurigiensis, che permette alla pianta di produrre una proteina tossica per la Piralide.
Per inciso il “Bacillus Thurigiensis” è contenuto in prodotti commerciali insetticidi che sono ammessi per i trattamenti di quelle che vengono definite “colture biologiche”; Il classico BIO che, fessi, paghiamo mediamente il 25/30% in più nei Supermercati…
La pianta con l’aggiunta di questo gene rimane esattamente la stessa con tutte le sue caratteristiche fenologiche, ma ha una caratteristica molto interessante in più; produce una proteina che al “bruchetto” della tenera farfallina, e solo a quello, impedisce di crescere e moltiplicarsi alle sue spalle.
A questo punto noi consumatori, dopo il raccolto e la lavorazione del suo prodotto, le spighe e i grani del mais, non ingurgitiamo tossine cancerogene derivanti dagli effetti delle gallerie del bruchetto e gli Agricoltori possono contare su un fatturato del 5/7 % in più.
E insieme alla nostra Polenta (e alle merendine dei nostri pargoli) non mangiano tossine cancerogene nemmeno le vacche che producono il latte per il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano o i suini (i maiali, forse chi ci legge non sa che sono sinonimi…) con cui si producono il Prosciutto di Parma, il San Daniele, il Culatello di Zibello o il Salame di Varzi…

La Soia
Passiamo al secondo prodotto economicamente rilevante nel nostro territorio In questa coltura il costo, sia economico che ambientale, dei trattamenti diserbanti non è indifferente nella coltura tradizionale. Si comincia con un trattamento di diserbo distribuito subito dopo la semina, ma a volte anche prima per eliminare le malerbe nate prima della semina.
Dopo la semina comunque si utilizzano due differenti prodotti per il controllo delle infestanti a foglia larga e a foglia stretta (dicotiledoni e monocotiledoni) distribuiti contemporaneamente.
In seguito, durante la crescita della coltura è generalmente necessario intervenire con almeno altri due interventi di diserbo per contenere le infestanti di ambedue i tipi (monocotiledoni e dicotiledoni) che sono sfuggite all’intervento preliminare. Non voglio nominare i prodotti, e le quantità degli stessi, che siamo costretti ad utilizzare; sarebbe incomprensibile alla maggior parte dei non addetti ai lavori e ci metterebbe di malumore… (sono comunque a disposizione per elencare principi attivi e dosi che normalmente utilizziamo). Con la soia transgenica “RR” (Roundup Ready) si è introdotto il solito minuscolo gene, nella catena DNA di una pianta “standard” della resistenza ad un diserbante totale, appunto il Roundup (Glifosate è il principio attivo di questo diserbante). Si eliminano con questo prodotto tutte le infestanti con un unico trattamento quando la coltura è in uno stadio vegetativo tale da potersi difendere autonomamente nelle fasi successive dalle malerbe. E si elimina anche il gasolio (e il relativo CO2 prodotto) necessario per effettuare 3 o 4 passaggi supplementari in campagna per i trattamenti. Apriti Cielo! Chi ha studiato questa trasformazione genetica è la stessa vituperata Multinazionale che produce il diserbante in oggetto; il Glifosate! Egemonia delle Multinazionali, siamo schiavi del loro potere economico…Seme e diserbante insieme dalla stessa Multinazionale.
Peccato che, e mi fa piacere, quasi gaudio, dirlo ai detrattori degli OGM, il Glifosate sia una molecola il cui brevetto è scaduto nel 2001, 9 anni fa, e oggi la può produrre anche il sig. “Rossi” di Carpenedolo di Sotto. Cosa che puntualmente avviene (forse non a Carpenedolo di Sotto…). No solo, la molecola Glifosate ha una tossicità specifica e una persistenza nell’ambiente molto inferiore a quelle dei prodotti chimici che attualmente siamo costretti ad utilizzare per difenderci dagli assalti delle malerbe con dosi molto maggiori, con buona pace degli ambientalisti strumentalizzati e malinformati.
Un’ultima considerazione di carattere generale a chiosa del discorso. Gli “OGM detrattori” paventano una dipendenza supina del mondo agricolo nei confronti delle Multinazionali, sempre loro… Sementi sterili e simili amenità… Ma sono mai venuti questi signori a vedere cosa coltiviamo noi Agricoltori nelle nostre cascine della “qualità italiana” tanto decantata,che tutti i giorni mangiano e della quale sono io il primo sostenitore? Monsanto, Ciba, BASF, PIONEER, DEKALB e tante altre sono le “Multinazionali” che dagli anni ‘70 permettono agli Agricoltori di produrre mais a 10 tonnellate per ettaro contro le 2 (ad essere ottimisti) delle sementi autoprodotte in cascina negli anni precedenti questa evoluzione . Non siamo schiavi, ma dobbiamo essere grati alle Multinazionali che con la loro ricerca ci hanno messo a disposizione i mezzi tecnici per permettere al mondo agricolo e a tutta l’umanità attuale di avere cibo a sufficienza per sopravvivere. Non scherziamo su questi argomenti. Le tecnologie della manipolazione genetica sono solo una naturale evoluzione delle ricerche iniziate nella seconda metà dello scorso secolo per migliorare le nostre condizioni di vita. Non buttiamole al macero come stiamo facendo nel nostro sinistrato Paese, sarebbe solamente autolesionismo. Tutto quanto sopra esposto non tiene conto che da circa 20 anni tutti, e dico tutti, stiamo mangiando cibi, dalla carne al latte e i loro derivati, DOP e IGP compresi (sempre che qualcuno sappia cosa significano realmente questi acronimi…) che contengono, nelle loro materie prime, circa il 60% di soia OGM e il 30% di mais Ogm di importazione dai paesi più avanzati dal punto di vista agricolo. Cornuti e mazziati…
Con buona pace di tanti attori, anche istituzionali e spesso incompetenti, che si occupano di Agricoltura ad oggi credo si muoia molto di più a causa degli incidenti automobilistici che per gli OGM o l’utilizzo di prodotti di sintesi in Agricoltura.
Mettiamo al bando le automobili, gli aeromobili, le trasmissioni tele/radiofoniche, Internet e WI.FI, la bicicletta, lo skateboard, gli sport invernali, le motociclette e, perché no, anche le tegole che spesso cadono dai tetti?…Cerchiamo di essere seri…

Franco Nulli
Agricoltore
Confagricoltura Milano Lodi
Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…