Decrescita

Febbraio 29th, 2012
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Pubblicato sul Corriere della Sera

Mi capita di ascoltare svariate volte la parola decrescita. È di gran moda, la usano un pò tutti. Di recente, l’ho sentita pronunciare da Serena Dandini, Luca Mercalli, Carlo Petrini a dal mio scrittore preferito, Sandro Veronesi. E con sfumature particolari anche i piccoli e medi imprenditori, quelli cioè che dovrebbero crescere.

Marco Cassini della Minimumfax: “impegnarsi insieme, e reciprocamente, in una campagna di “decrescita felice”: produrre meno per produrre meglio”. Il benestante italiano, più o meno di sinistra, si sta inscrivendo al club della decrescita e insiste su un punto: questo livello di consumi non è sostenibile per il pianeta. L’obiettivo è giusto, sono tuttavia incerto se rubricare questa posizione sotto la voce sensibilità verso il prossimo o sotto nuovo egoismo. Il fatto è che di solito, il concetto di decrescita non trova, in realtà, spazio nei dipartimenti di Economia ma abbonda sulla bocca di quelli di noi che non hanno mai superato un esame di micro e macroeconomia, dunque tendono a coprire le lacune tecnico scientifiche con un raffinato eloquio, grazie al quale, i punti nevralgici vengono elusi e concetti tra loro distanti prendono, come dire, una buona e consolante nota, piacevole all’orecchio: l’abbondanza frugale (Lautoche).

O ancora, e sempre sulla capacita oratoria, nella trasmissione Che tempo che fa, del 29 gennaio 2012, Daniel Pennac tenta un raccordo tra l’amletica frase di Bartleby lo scrivano: preferirei di no, e l’attuale crisi finanziaria: “la crisi viene da un eccesso di desiderio”. Di fronte a questo accumulo di inutili desideri, meglio una posizione di radicale ma gentile disappunto: preferirei di no. Una decrescita gentile. Ma come si misura l’eccesso di desiderio? Il desiderio di Pennac di parlare delle sue idee si traduce in un consumo, culturale e non: deve prendere un aereo, venire a Milano, pernottare in albergo, tocca usare la carta di credito, credito e finanza sono intrecciati, e insomma consumi e CO2 anche per Pennac, e allora viene da dire: non è che il preferirei di no, si applica sempre al consumo degli altri o a quei consumi che non ci piacciono?
C’è da dire che esistono vari modi di intendere la decrescita:
a) decrescita come riduzione del PIL;
b) decrescita come riduzione dei consumi;
c) decrescita come fuoriuscita ‘radicale’ dall’economia di mercato.

C’è poi chi insiste sul cambiamento delle abitudini e della cultura (Serge Latouche). Un’altra sfumatura - la “Decrescita Felice” di Maurizio Pallante - si basa sulla distinzione tra ‘merci’ e ‘beni’: riduciamo i primi e aumentiamo i secondi (interessante on line il forum sulla decrescita). Sia come sia, i concetti suddetti sono intrecciati e il ragionamento si complica. Per esempio, la mattina quando butto la spazzatura nei bidoni della differenziata ho sempre una crisi ascetica, mi chiedo: ma perché tutta questa plastica, perché tutti questi consumi? Ma per il resto della giornata sono un consumatore, se compro qualcosa non faccio sottili differenze tra merci e beni, e anzi tento di accrescere il mio personale PIL. Non è che questa parola sta diventando una classica parola ameba? Di quelle che significano tutto e niente. In realtà decrescere è facilissimo: basta autoridursi lo stipendio. Produzione e reddito sono infatti la stessa cosa. Meno reddito, minor produzione, consumi più bassi. Ci tocca fare un gesto coraggioso: andare dal nostro editore, dal nostro direttore e chiedere di meno. Purtroppo è un’equazione matematica. L’ha scritta J. M. Keynes: Y (PIL)=C (consumi)+I (investimenti)+G (spesa pubblica)+X (differenza tra esportazioni e importazioni). Se vogliamo divertirci e scrivere un pò di formule inverse, e se assumiamo che G e X rimangano costanti, il PIL finisce per essere determinato solo da consumi e investimenti: Y=C+I. Perciò, se si riducono i consumi, il reddito si ridurrà, a meno che non aumentino gli investimenti. Ma siccome gli investimenti attuali sono guidati dalle aspettative delle imprese sui futuri profitti, e quindi su quelli che saranno i consumi futuri, una riduzione generalizzata dei consumi finirà col produrre un ristagno degli investimenti. Risultato? Crisi economica e riduzione del reddito.

La questione allora andrebbe formulata con un pò di rigore matematico: quanto siamo disposti a perdere in termini di reddito per salvare il nostro pianeta dall’eccesso di desiderio? Finora si trascura questa misura. C’è poi un’altra questione: consumare meno significa consumare meglio? Qualità e quantità vanno di solito di pari passo, perché la qualità costa e i poveri, sempre e dovunque, consumano non solo meno, ma anche peggio dei ricchi. Ancora un dubbio: ma chi sono quelle persone che stabiliscono cosa possiamo e cosa non possiamo consumare? Ci sarà un comitato? Insomma oltre al quanto vogliamo decrescere, con quali strumenti intendiamo farlo? Se esaminiamo lo stato del mondo (www.gapminder.org) notiamo che benessere e reddito sono in crescita, aumenta la vita media e decresce la mortalità infantile. A questi cittadini del mondo, chi gli dice: dovete fermarvi? Oppure: preferire di no? Purtroppo, è vero, le risorse disponibili sono in diminuzione, è necessario produrre con meno input energetici. Si può fare. Strano, ma non siamo i primi a vedere nero: Il reverendo Thomas Malthus, aveva previsto una pessima fine per il nostro pianeta: più risorse, più popolazione più lotta per dividersi la torta. All’epoca non eravamo nemmeno un miliardo. Negli anni ‘60 il club di Roma segnalò un problema analogo. Per ora, certo con qualche costo, è andata diversamente Per mantenere un buon livello di reddito, è necessario certamente gestire le scorie. Per farlo abbiamo solo una strada: ricerca e innovazione tecnologica. In fondo, e per esempio, una bottiglia di plastica meno spessa è più degradabile si può produrre se e solo se cresceranno (e non decresceranno) i contribuiti e la cultura dei chimici, dei fisici, dei matematici, dei microbiologici. Se crescerà la cultura e la competenza e di contro decresceranno le dichiarazioni facili e le parole amebe.

Nella categoria: Antonio Pascale, OGM & Economia

Il pregiudizio della clausola

Febbraio 23rd, 2012
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Traduzione e commento tecnico a cura di Alberto Guidorzi

Leggi il testo completo sulla clausola di pregiudizio

La Francia ha inviato una nota alla Commisione di Bruxelles (DG SANCO) che prelude al deposito di una seconda clausola di salvaguardia.

Essa ha basato la nota sulle seguenti contestazioni: L’AESA dopo aver rilasciato la seconda autorizzazione al MON 810 (data nel 2009) ha emesso altri pareri che cambiano lo scenario e quindi il MON 810 dovrebbe subire una sospensione in attesa di un aggiornamento di valutazione.

Tale posizione è contestabile e lo fa punto per punto Marcel Kuntz sul suo blog http://www.marcel-kuntz-ogm.fr/

Le misure d’urgenza volte a interdire la coltivazione sarebbero giustificate da:

1° “ Contrariamente alle sue conclusioni fatte per il mais Bt11 o il MON 810, l’Aesa sottolinea nel suo nuovo parere, reso sulla base delle sue nuove linee direttrici di valutazione pubblicate nel 2010, l’esistenza di rischi ambientali legati alla coltivazione di questo OGM

In realtà l’AESA ha detto:

§§§ Il gruppo OGM ha concluso che, fatte salve le misure di gestione dei rischi, la coltivazione del mais Bt11 è improbabile che possa sollevare problemi ulteriori di sicurezza per l’ambiente rispetto ad un mais convenzionale.

2° «…. La comparsa di resistenze alla tossina Cry1Ab nelle popolazioni di lepidotteri bersaglio ad essa esposte, sono tali da obbligare a dover usare tecniche di lotta contro questi distruttori ( ad es. Uso di insetticidi) e quindi obbligare ad un impatto ambientale più elevato

§§§ In Realtà l’AESA non giustifica nessuna interdizione, “formula solo delle raccomandazioni (classiche) riguardanti un metodo di gestione di questi rischi. Essa raccomanda solo di prevenire l’eventuale insorgere di resistenze alla tossina Cry1Ab mettendo in atto zone rifugio in modo da diluire o coprire il gene di resistenza.”

3° “Possibilità di riduzione di popolazioni di certe specie di lepidotteri non bersaglio e sensibili alla tossina.”

§§§ In effetti l’EFSA ha detto che solo l1% delle specie di farfalle sono interessate, ma solo in maniera ipotetica.

“La quantità pressoché totale di granuli di polline di mais Bt11 si trova nel campo emettitore o nelle immediate vicinanze e quindi le probabilità che esso possa influire sulla sopravvivenza di larve non bersaglio di altri lepidotteri, fatta eccezione appunto per le popolazioni di specie di lepidotteri interni al campo e quindi testati, si sono dimostrate non andare oltre all’1% di individui con sensibilità alta alla tossina Cry1Ab.”

Anche in questo caso l’EFSA non indica nessun bisogno d’interdire la coltivazione, ma raccomanda solo di gestire il rischio.

“Il gruppo OGM ritiene che i rischi individuati nel corso dell’ERA richiedono solo un gestione e raccomanda che le misure da adottare siano misure adeguate alla mitigazione del rischio e si applichino ovunque siano necessarie. Ad esempio la messa in atto di bande di bordo di mais non Bt11 limiterebbe l’esposizione di quelle larve che si nutrono di piante presenti all’interno del campo. Un altro esempio può essere l’istituzione di isolamenti per salvaguardare dei lepidotteri di interesse conservazionistico in habitat protetti ai sensi della direttiva 2004/35/CE.

Occorre far notare che tali zone nonBt esistono di fatto se si applica la strategia di zone rifugio in ogni caso raccomandabili (ndt: che vanno a vantaggio dell’ambiente, ma anche del produttore in quanto l’incrocio tra polline Bt e ovuli normali “copre” il gene Bt rendendolo innocuo per gli insetti impedendo la selezione per la resistenza). Infatti il decreto sulla coesistenza emesso dal Governo francese (ndt: cosa che fino ad ora le Regioni italiane si sono rifiutate di fare per boicottare la possibilità di semine di OGM nei loro territori!) prevede queste zone rifugio ai bordi dei campi. Occorre inoltre annotare che secondo l’EFSA queste precauzioni applicate alla situazione francese sono inutili perché le coltivazioni Bt, se introdotte, sarebbero inizialmente minoritarie.

§§§ “Se il mais Bt11 e/o il mais MON 810 rimanesse al di sotto del 7,5% di impiego, la mortalità globale dovrebbe rimanere inferiore all’1% anche in casi di specie di lepidotteri estremamente sensibili; pertanto le bordure non si renderebbero necessarie.”

IN CONCLUSIONE: la seguente affermazione (inserita nella nota ed invocata come Misure di Urgenza): “….tenuto conto dell’urgenza del fatto che il MON 810 è suscettibile di presentare un rischio grave per l’ambiente…..” NON HA NESSUNA VALIDITA’ SCIENTIFICA.

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Un Giordano Veronesi memorabile

Febbraio 21st, 2012
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intervento-giordano-veronesiIntervento dal pubblico di Giordano Veronesi al convegno sul libro di Cadelo a Verona che merita solo un applauso. Tutto il dibattito merita di essere ascoltato, ma non perdetevi l’intervento del patron del più grande mangimificio italiano al minuto 59: da incorniciare.
Guarda l’intervento di Giordano Veronesi sil libro di Cadelo

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Dulbecco: scompare un grande sostenitore degli OGM

Febbraio 20th, 2012
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Scompare il premio Nobel 1975 Renato Dulbecco a 98 anni. Nel 2000 aveva firmato il testo dell’appello per la libertà di ricerca sugli OGM contro la
politica integralista dell’allora titolare delle politiche agricole. Dal testo di quell’appello nacque la cosiddetta marcia dei mille ricercatori
con un convegno tenutosi alla Camera dei Deputati che costituì uno dei più gravi momenti di scontro tra Scienza e Politica.

Ricordo di averlo incontrato pochi mesi dopo quella manifestazione ed anche lui era rimasto impressionato del risalto mediatico di quell’evento e proponeva di trovare nuove forme di dialogo per riuscire a consentire che la ricerca sugli OGM potesse svolgersi anche in Italia. Ancora poche settimane fa aveva dato il suo assenso di massima nel caso ci fosse stato ancora bisogno della sua firma per una nuova emergenza sulla tematica degli OGM.

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Zombie

Febbraio 20th, 2012
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L’ineffabile Cianciullo si sta prendendo una gragnola di commenti informati scrivendo a quelli che credeva essere suoi fedeli ed ignoranti seguaci. lasciate un commento anche voi, può darsi che così comincino a leggere qualcosa o almeno abbassino il cachè all’indiana col bindi in fronte.

http://cianciullo.blogautore.repubblica.it/2012/02/19/mutazioni-ogm/#comments

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Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…