Sentenza Giorgio Fidenato

Marzo 31st, 2012
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La sentenza n. 11148/12 della Terza Sezione penale della Cassazione si è pronunciata sul ricorso, da parte di Fidenato, contro il provvedimento di sequestro della sua azienda agricola disposto dal Tribunale di Pordenone (ricorso già a suo tempo rigettato dal Tribunale del Riesame di Pordenone), nella nota vicenda della messa a coltura di mais OGM senza previa autorizzazione.
La Cassazione ha innanzitutto effettuato una ricostruzione della normativa comunitaria e italiana vigente in materia. La ricostruzione non presenta nulla di particolarmente interessante, salvo che, per la Corte, la disposizione di cui all’art. 1 del D.Lgs. n. 212/2001 - che come noto prevede l’autorizzazione alla messa a coltura - in sostanza “mira a garantire i prodotti sementieri tradizionali dal contatto con quelli geneticamente modificati e che questi ultimi non arrechino danno biologico all’ambiente circostante, tenuto conto delle peculiarità agro-ecologiche, ambientali e pedoclimatiche” (§1). La cosa è interessante perché, in realtà, questo non si evince affatto dal testo dell’art. 1 e ne costituisce invece, come si vedrà, una interpretazione costituzionalmente orientata. Nella sua ricostruzione, la S.C. conclude che a livello comunitario esiste chiaramente un principio di coesistenza, in base al quale occorre evitare, per quanto possibile, che le coltivazioni Ogm contaminino colture diverse. In realtà, come sappiamo, il principio di coesistenza ha valenza biunivoca, cioè tutela non solo le coltivazioni non-Ogm dalla contaminazione Ogm, ma anche le coltivazioni Ogm dalla contaminazione con colture non-Ogm, ma adesso non sottilizziamo: la Cassazione in questo ha ragione. Passando all’analisi della giurisprudenza italiana, la Corte ritiene che essa stabilisca che, mentre le decisioni in merito alla tutela di ambiente, vita e salute umani e animali spettano alle autorità comunitarie, viceversa le decisioni relative ai profili economici, alla tutela della biodiversità (”in modo da garantire la libertà di iniziativa economica, il diritto di scelta dei consumatori e la qualità e la tipicità della produzione agroalimentare nazionale”) spettano alle autorità nazionali. La Corte richiama inoltre la famosa sentenza del Consiglio di Stato sul caso Della Libera, ricordando che la mancata adozione dei piani di coesistenza non giustifica il rigetto dell’istanza di autorizzazione alla messa a coltura.
A questo punto, la Cassazione afferma che nell’UE possono coltivarsi solo OGM esplicitamente autorizzati (come appunto il mais OGM di Fidenato) ai sensi della Direttiva 2001/128/Ce e del Regolamento 1829/2003, mentre l’autorizzazione alla messa a coltura ex art. 1 del D. Lgs. 212/2001 “si pone come provvedimento ulteriore e diverso rispetto all’autorizzazione conseguita attraverso l’iscrizione di sementi GM al catalogo comune europeo”. Cosa vuol dire la Cassazione? Vuol dire che, mentre i profili sanitari e ambientali sono già coperti dall’autorizzazione comunitaria, l’autorizzazione nazionale dovrebbe invece garantire il rispetto della coesistenza. Inoltre, la Cassazione ricorda che occorre altresì ottemperare agli adempimenti previsti dalla “speciale disciplina sementiera”, di cui alla legge 1096/71: quest’ultima autorizza il MIPAF a vietare la commercializzazione di sementi OGM “se è accertato che la coltivazione di una varietà iscritta al Catalogo comune europeo possa nuocere a quella di altre varietà o specie” oppure se possa presentare un rischio per la salute umana o per l’ambiente “anche con riguardo alle eventuali conseguenze sui sistemi agrari”, così come ricorda la facoltà del MIPAF di chiedere alla Commissione UE l’autorizzazione a vietare la coltivazione di Ogm iscritti in Catalogo in certi casi. Tutte queste cose, peraltro, qui risultano alquanto irrilevanti: stiamo parlando di un diniego dell’autorizzazione ex art. 1 D.Lgs. 212/2001, non di un divieto alla coltivazione di sementi Ogm fondate su ragioni di tutela sanitaria o ambientale, né tantomeno di invocazioni della clausola di salvaguardia, anch’essa peraltro richiamata dalla Cassazione nell’ambito della sua ricapitolazione della normativa vigente per le sementi Ogm. E la rilevanza di una legge interna, per di più assai risalente, come la legge 1096/71, in un contesto di principi sovranazionali così stringenti come quello della semina di sementi OGM, appare incomprensibile.
Un discorso a sé riguarda il profilo della distinzione fra emissione deliberata nell’ambiente e immissione in commercio. Le due cose, pacificamente, sono diverse, in questo il Tribunale di Pordenone ha assolutamente ragione (come riferisce la Cassazione, Pordenone ha fatto notare che le due attività richiedono ciascuna una apposita autorizzazione e “l’autorizzazione rilasciata ad un fine non ha nulla a che fare con quella occorrente per l’altro fine”). Il problema, tuttavia, è che è pacifico che la coltivazione di un seme Ogm rientri nell’immissione in commercio e non già nell’emissione deliberata nell’ambiente. Viceversa, il Tribunale di Pordenone sembra credere il contrario (infatti, riferisce sempre la Cassazione, secondo Pordenone “l’iscrizione di un tipo di sementi GM al Catalogo comune europeo costituisce una forma di autorizzazione riferita alla sola commercializzazione e non alla messa a coltura delle sementi GM”). Sul punto, non è chiaro cosa pensi la Cassazione: infatti, la Suprema Corte mantiene il silenzio al riguardo. Siccome, però, alla fin fine la Cassazione ha rigettato il ricorso di Fidenato anche su questo punto, è da ritenere che essa condivida le conclusioni del Tribunale di Pordenone. Se è così - ma questo lo si potrà vedere solo nel prosieguo del giudizio - si tratta di una memorabile cantonata della giurisprudenza italiana.
In ogni caso, il cuore della sentenza in commento sta nel fatto che, a parere della Cassazione, l’autorizzazione alla coltivazione ex art. 1 del D.Lgs. 212/2001, siccome non riguarda problematiche relative alla tutela dell’ambiente e della salute, ma solo questioni concernenti i profili della coesistenza fra colture, è compatibile con le norme comunitarie. A ben vedere, è alquanto discutibile che il senso della norma in parola sia proprio questo: se non altro perché (i) il principio di coesistenza si è affermato solo dopo l’emanazione della norma (tutte le norme sulla coesistenza citate dalla Cassazione sono successive all’emanazione del D.Lgs. n. 212/2001) e (ii) perché la norma stessa non richiama affatto il principio di coesistenza (basta infatti leggere il D.Lgs. 212/2001 per accorgersi che la coesistenza fra colture non è mai menzionata, e che viceversa esso richiama espressamente, ad es. all’art. 1.4c), i rischi “per la salute umana o per l’ambiente”). Tuttavia, alla luce del mutato quadro normativo comunitario e nazionale dopo l’introduzione del principio di coesistenza, è evidente che questa resta l’unica strada rimasta per poter continuare a sostenere la conformità della norma italiana sulla messa a coltura con le norme comunitarie. Del resto, a ben considerare, non diversa è stata la posizione assunta dal Consiglio di Stato nel noto caso Della Libera (sentenza n. 183/2010). In altre parole, l’autorizzazione alla messa a coltura può (ormai) essere rivolta solo alla salvaguardia del principio di coesistenza fra colture diverse e dunque non potrà mai più richiamare profili di tutela sanitaria o ambientale; in soldoni, questo vuol dire che la norma che Fidenato non ha voluto rispettare - se correttamente interpretata - non è in contrasto con la normativa comunitaria: dunque Fidenato, se la Cassazione ha ragione, il reato l’ha commesso.
Il § 6 della sentenza è relativo a un’altra lagnanza di Fidenato, vale a dire che l’art. 1 del D.Lgs. n. 212/2001 sarebbe una “regola tecnica” che dovrebbe essere notificata dallo Stato membro alla Commissione UE. La Corte sembra dare per ammesso che detta comunicazione non vi sia stata. Al riguardo, la Cassazione svolge un discorso poco convincente. Comincia correttamente ricordando che l’obbligo di comunicazione riguarda le ‘regole tecniche’, ma non le norme che rappresentano “semplice recepimento integrale di una norma internazionale o europea”; ora, siccome l’autorizzazione in esame sarebbe proprio “il recepimento del principio di coesistenza di derivazione comunitaria e della relativa disciplina europea” (e qui la Corte cita l’art. 26-bis della Direttiva 2001/18/CE e la Raccomandazione della Commissione del 13.7.2010, che però, come abbiamo già visto, sono entrambe successive al D. Lgs. 212/2001, che dunque non può esserne l’applicazione, anche perché non si sogna minimamente di richiamarle), non vi sarebbe ragione di sottoporre una questione di interpretazione alla CEG. La conclusione però è errata, proprio perché non è vero che il D.Lgs. 212/2001 sia il recepimento delle norme sulla coesistenza. Una pronuncia interpretativa della Corte UE sarebbe dunque, più che opportuna, necessaria; ma sul punto non mi posso diffondere oltre perché dalla sola sentenza la richiesta di Fidenato non è pienamente valutabile.
La pronuncia, come si vede, non depone molto bene per Fidenato. E’ vero che si tratta di statuizione relativa al solo fumus del provvedimento cautelare di sequestro (vale a dire, deve limitarsi a valutare se non appaia evidentemente infondato l’addebito, non deve invece stabilire se l’addebito sia effettivamente fondato, decisione che invece spetta al giudice del merito), e dunque non pregiudica la decisione di merito; ma è innegabile che si tratta di una pronuncia confusa, anziché chiarificatrice, ed è purtroppo prevedibile che il giudice del merito si sentirà da essa rinfrancato nella sua posizione. In ogni caso, rimane impregiudicato (perché non costituisce oggetto di questo giudizio) il vero punctum dolens dell’intera vicenda Ogm in Italia: cosa si può legittimamente fare una volta che una semente già autorizzata a livello comunitario non venga autorizzata alla coltivazione a livello nazionale, in base a invocazioni à la diable dei principi di coesistenza o di precauzione o vattelappesca.

Nella categoria: Luca Simonetti

Umberto Veronesi sostiene gli OGM

Marzo 28th, 2012
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Un nuovo testo ( chi ha a cuore il pianeta e la lotta alla fame non può essere contro gli OGM) dell’illustre oncologo su Grazia. Questi testo sono fondamentali perché le indagine demoscopiche ci spiegano che l’opposizione agli OGM si annida sopratutto tra le donne non più giovanissime e questi testi su Grazia o Oggi valgono molto di più a cambiare i pregiudizi che gli articoli sui quotidiani dove i lettori hanno già una opinione consolidata.

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Vota il sondaggio, sottoscrivi la lettera ai Presidenti e sostieni salmone

Marzo 27th, 2012
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  1. Votate si al sondaggio del Corsera: Il ministro Clini: siamo l’unico Paese che non fa ricerca sugli Ogm, questo è autolesionista. Ha ragione?
  2. Sottoscrivete la lettera a Napolitano e Monti
  3. Sostenete finanziariamente salmone
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L’ex-eurodeputato Tamino al TG1: un politico professionista

Marzo 23rd, 2012
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Interrogazione parlamentare a Catania

Marzo 23rd, 2012
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Non lasciatevi ingannare dall’inizio tutto dedito a perorare la causa della ricerca e la competizione delle Regioni per i fondi Europei. La polpetta avvelenata arriva alla fine quando si parla di mangimi nell’ambito della ricerca. Un tecnico forse ci riuscirà a spiegare perché li possiamo importare ma è pericoloso coltivarli e come fanno a danneggiare il Made in Italy se già ne fanno parte: gli OGM questi sconosciuti.

Leggi interrogazione Parlamentare al ministro Catania

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Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…