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Il Governo dei tecnici di fronte agli OGM

Aprile 27th, 2012
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seminaSi tratta per ora solo del parere preliminare e non ancora di una sentenza della Corte Europea di giustizia, ma le parole dell’avvocato estensore lasciano pochi margini.

Leggi parere preliminare su coesistenza OGM in agricoltura.

Non si possono aspettare le regole di coesistenza per consentire la coltivazione di OGM autorizzati a livello europeo. Ora si deve attendere la sentenza. Poi si potranno rimettere in moto in maniera diversa i processi di Dalla Libera che ha inviato una richiesta di semina anche nel 2012 di mais Bt, ma anche il processo Fidenato che ha rispettato di tutta evidenza le regole Europee.
Certo ancora un anno ed il Governo tecnico poteva evitare questa grana e di certo in molti non vedono l’ora di arrivare a fine mandato per lasciare al successore la patata bollente.

Si invocheranno clausole di salvaguardia esenti anche da qualunque seppur minimo esperimento in pieno campo con OGM. Forse qualcuno studierà una disciplina di coesistenza draconiana che impedisca anche di sognarli di notte gli OGM. I protettori degli sfioratori delle quote latte penseranno di farci pagare nuove multe per infrazioni. Catania ora si appella alle nuove normative europee che danno ad ogni stato nazionale la responsabilità individuale sulla materia degli OGM, una posizione per la quale il Ministro Clini pochi giorni fa si è fatto aggredire da tutti gli anti-OGM ora diventa la posizione di retroguardia che si sente arrivare dalle stanza del MIPAF.

Siamo al paradosso che la coltivazione commerciale di OGM è molto più vicina alla meta della sperimentazione in pieno campo per la ricerca pubblica italiana. Un Paese che va rigirato come un calzino.

Leggi anche La moratoria contro gli OGM ora traballa e Sugli OGM stop a divieti nazionali.

Ecco di seguito alcuni passaggi significativi:

49. Né il regolamento n. 1829/2003 né la direttiva 2002/53 permettono agli Stati membri di aggiungere a livello nazionale un controllo supplementare dei rischi che un OGM può presentare per l’ambiente o per la salute, dal quale dipenda la concessione o il rifiuto, da parte dell’autorità competente di uno Stato membro, di un’autorizzazione alla messa in coltura sul suo territorio. Allo stato attuale del diritto dell’Unione, il sistema che disciplina l’immissione in commercio degli OGM all’interno dell’Unione si basa, pertanto, su un’autorizzazione accordata a livello di Unione che consente di utilizzare e commercializzare liberamente gli OGM interessati all’interno degli Stati membri. Subordinando in modo sistematico la messa in coltura degli OGM a un’autorizzazione nazionale, l’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 212/2001 è quindi in contrasto con il sistema creato dalla normativa dell’Unione.

63. Alla luce di dette osservazioni, relative alla portata che occorre, a mio avviso, riconoscere all’articolo 26 bis della direttiva 2001/18, ritengo che detto articolo non permetta neppure a uno Stato membro di opporsi alla messa in coltura sul suo territorio di un OGM in attesa dell’adozione, a livello nazionale, regionale o locale, di misure di coesistenza.

III – Conclusione

68. Tutto ciò considerato, propongo alla Corte di rispondere nella maniera seguente al Consiglio di Stato:

«Organismi geneticamente modificati come gli ibridi di mais geneticamente modificati derivati dal mais MON 810, che sono stati autorizzati quali sementi ai fini della coltivazione in applicazione della direttiva 90/220/CE del Consiglio, del 23 aprile 1990, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati, e che, nel rispetto delle condizioni enunciate all’articolo 20 del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, sono stati notificati in quanto prodotti esistenti e hanno poi costituito oggetto di una domanda di rinnovo dell’autorizzazione in corso d’esame, e che sono stati iscritti nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole previsto dalla direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, come modificata dal regolamento n. 1829/2003, non possono essere sottoposti a una procedura di autorizzazione nazionale.

L’articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220, come modificata dalla direttiva 2008/27/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2008, deve essere interpretato nel senso che esso osta a che uno Stato membro, nelle more dell’adozione, a livello nazionale, regionale o locale, di misure volte a evitare la presenza involontaria di organismi geneticamente modificati in altre colture, si opponga alla coltivazione sul suo territorio di detti organismi geneticamente modificati».

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Ora è la Lotta integrata ad essere trendy

Aprile 26th, 2012
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L’Espresso ha spesso sparato ad alzo zero sugli OGM sponsorizzando il biologico. Senza citare i recenti scandali e frodi che hanno colpito i prodotti da agricoltura biologica, ora si passa ad indicare la linea della lotta integrata con argomenti non dimostrati (pesticidi non dannosi). Naturalmente gli intervistati fanno parte della stessa ristretta cerchia degli amici (Legambiente, Coldiretti, Ag bio, oncologi che non lavorano in strutture pubbliche). Comunque meglio un approccio Bio-Ragionevole che uno bio(il)logico.

L’articolo di Science sui neonicotinoidi è stato notato ed usato per chiedere la scomunica dei neonicotinoidi.

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Dimezzare la carne nei nostri piatti

Aprile 24th, 2012
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Leggi l’ultimo articolo di Antonio Pascale uscito sul Corriere della Sera del 22 Aprile 2012.

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AGEA: un cambio di gestione virtuoso

Aprile 24th, 2012
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Non va sempre tutto male e tutta la sotto-politica non serve solo per rubare. In una interessante inchiesta di Italia Oggi del solito Luigi Chiariello (vi ricordate il suo articolo sui mangimi OGM che Coldiretti produce e vende nei suoi Consorzi?) ci racconta come il cambio al vertice di AGEA abbia comportato grosse riduzione di costi. Ed inoltre ha attuato un ricambio sostituendo un avversario degli OGM con una persona, Ernesto Carbone, che si è esposta più volte perché non ci fossero coltivatori ed opinioni da mandare al rogo.

Leggi della nomina di Carbone in AGEA

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Articolo su Science su api e neonicotinoidi

Aprile 23rd, 2012
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Appare un nuovo interessante studio sulla più prestigiosa rivista scientifica mondiale, Science, sull’effetto nocivo dei neonicotinoidi sulla capacità di sopravvivenza delle api in presenza di neonicotinoidi. L’articolo punta il dito contro questi pesticidi usati anche per la concia del seme di mais,dimenticando che serve anche per i trattamenti di molti alberi da frutta.
L’articolo a firma di ricercatori francesi dell’INRA è certamente di buon livello. Per chi può è scaricabarile a http://www.sciencemag.org/content/336/6079/348.full.pdf

A Common Pesticide Decreases Foraging Success and Survival in Honey Bees
Mickaël Henry, Maxime Béguin, Fabrice Requier, Orianne Rollin, Jean-François Odoux, Pierrick Aupinel, Jean Aptel, Sylvie Tchamitchian, Axel Decourtye
Nonlethal exposure of honey bees to thiamethoxam (neonicotinoid systemic pesticide) causes high mortality due to homing failure at levels that could put a colony at risk of collapse. Simulated exposure events on free-ranging foragers labeled with a radio-frequency identification tag suggest that homing is impaired by thiamethoxam intoxication. These experiments offer new insights into the consequences of common neonicotinoid pesticides used worldwide.

Ricordando a tutti che nessun articolo da solo è affidabile, ma che il processo scientifico dopo la pubblicazione prevede la validazione da parte della comunità scientifica internazionale. Prevede che ci siano commenti, dibattiti eccezioni e precisazioni, insomma pur essendo pubblicato su una rivista eccellente, gli esami non sono terminati.
Alcune considerazioni si possono già fare: ad esempio le api sono state costrette a bere neonicotinoidi, quanto questo succede davvero in natura? i dosaggi somministrati sono quelli che gli insetti incontrano in un frutteto trattato o sono quelli che derivano andando a posarsi su un fiore di mais il cui seme era stato conciato? La dinamica di decremento della popolazione è una linea teorica oppure avviene davvero in campo? Ossia se delle api intossicate da neonicotinoidi non riescono a tornare all’alveare questo fatto non diminuisce la probabilità che insegnino la strada verso in campo inquinato ad altre e così facendo il danno sarebbe si grave ma non letale per l’alveare? Inoltre non sarebbe possibile comparare gli effetti con altri tipi di sostanze usate in agricoltura agli stessi dosaggi? ad esempio che effetto hanno altri pesticidi usati anche in agricoltura biologica?

Insomma una cautela sull’uso dei neonicotinoidi ora si impone, ma legata allo sviluppo di nuova ricerca e nuove prove per capire cosa stai davvero succedendo e quali siano i veri effetti delle molecole di uso corrente usate come antiparassitari.

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