Ragioniamo a bocce ferme

Luglio 23rd, 2012
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Di Alberto Guidorzi

La querelle della mortalità delle api ha riempito ormai pagine e pagine di giornali e riviste scientifiche, solo che sulle pagine dei giornali sono passate solo quelle che incolpavano i prodotti che difendevano le coltivazioni agricole è nulla è passato di quanto gli apicoltori professionali hanno messo in atto per attirarsi negli alveari malattie endemiche ed altamente debilitanti o riducenti il numero delle api presenti negli alveari. Parliamo di varroa, nosema e virus e dei prodotti acaricidi che sono usati dagli apicoltori per difendersi e che inevitabilmente vanno a finire nel miele. Questo però è l’andamento che si constata per quanto riguarda la partigianeria e la la parzialità dei mass-media moderni. Vogliamo vedere quali sono i dati di fatto fin qui scaturiti, anche se il Ministro della salute italiano proibisce l’uso dei neonicotinoidi nella protezione delle sementi di piante più meno d’interesse mellifero solo per “simpatia” o per un uso esagerato del principio di precauzione.
Vediamo lo stato delle indagini che si sono succedute e dei risultati provocati dai frequenti casi di ricorso alla magistratura. Purtroppo non parliamo di casi italiani, perché l’immobilismo o mobilismo al contrario della nostra agricoltura e relative associazioni non genera nessuna reazione e si accetta ciò che viene deciso dall’alto. Tanto gli agricoltori italiani giocano alla lotteria nazionale e vincono sistematicamente… Gli altri fanno lobbying mentre gli agricoltori non sanno neppure cosa sia.

Il Regent Ts a base di Fipronil è stato, nel febbraio 2004 messo sotto esame dal giudice istruttore di Saint-Gaudens ed ha messo sotto inchiesta per “inganno” i responsabili di Bayer e Basf, in quanto hanno messo in commercio un prodotto nocivo per l’uomo e gli animali. La stampa si è impossessata della notizia ed ha fatto di tutta un’erba un fascio accomunando come pericolosi sia il Regent Ts che il Gaucho, Cruiser e Poncho. Il politico appena udito il fatto si è precipitato a togliere l’autorizzazione al prodotto e non solo a sospenderne l’uso in attesa delle decisioni degli altri gradi di giustizia. Principe de précaution obblige. Il caso passò ad altro giudice (forse le pressioni elettorali erano calate) che dopo un’istruttoria durata tre anni il 30/1/2009 prese la decisione di non luogo a procedere contro i responsabili delle due società chimiche. La sentenza fu confermata in appello un anno dopo. Le associazioni ambientalistiche e apistiche hanno ricorso in cassazione e questa ha confermato le sentenze di prima e seconda istanza il 30 maggio scorso. Morale della favola le api hanno continuato a morire e per 10 anni gli agricoltori francesi si sono stati privati di un mezzo tecnico perfettamente nella norma. Ai ricorrenti il processo è costato tra i 2,5 ed i 3,5 milioni di euro. La stampa e la televisione hanno ignorato totalmente la sentenza e quindi ancora l’opinione pubblica crede nelle favola di prodotti immessi nell’ambiente senza curarsi delle api.

Appena eletto, il Ministro dell’agricoltura francese Le Foll ha deciso di interdire l’uso dell’insetticida Cruiser OSR, a base del principio attivo  Thiamethoxam della classe dei neonicotinoidi, sui semi di colza basandosi su una ricerca dell’INRA che aveva alimentato le api con dosi di principio attivo 10 volte superiori a quelle che si trovano nel nettare delle piante protette dal principio attivo. Infatti l’EFSA in una inchiesta aveva decretato “per quanto riguarda le api, le concentrazioni di pesticidi che sono stati testati in studi pubblicati sono superiori ai massimi livelli registrati di residui di neonicotinoidi thiamethoxam, clotianidin e imidacloprid presenti nel nettare ” . Cioè le api, che vengono a contatto con il solo nettare, non trovano mai concentrazioni di neonicotinoidi talmente grandi da supportare lo studio dell’INRA. Tradotto significa che un bicchiere di vino non ubriaca 10 probabilmente si.

Ma gli apicoltori sono proprio così sensibili alle iniziative prese per loro conto da organizzazioni ambientaliste e associazioni di apicoltori? Oppure queste le prendono unicamente per darsi un’immagine di difensori delle api di fronte ad una opinione pubblica che, dato che trova sempre scaffali di cibo pieni, non si preoccupa di sapere che gli agricoltori devono difendere i loro raccolti se si vuole zucchero e olio sugli scaffali o carne dal macellaio; non solo ma gli agricoltori si preoccupano anche delle api molto più delle tante “vispe terese” che blaterano, in quanto sono anche dei frutticoltori e degli orticoltori. Sembra vera la seconda ipotesi se stiamo con quanto scrive A&E (Agriculture & Environnement del mese di luglio).
Le organizzazioni ambientaliste coalizzatesi internazionalmente hanno lanciato un programma di monitoraggio che si chiama COLOSS costituito da 250 ricercatori di 120 paesi ( l’inchiesta e stata messa in atto anche in Italia ecco il questionario http://www.apicoltorimacerata.it/wp-content/uploads/2011/06/Istruzioni-Questionario-COLOSS_20111.pdf). Anche in Francia è in atto il monitoraggio, anzi ne conosciamo i risultati e sono alquanto eloquenti per quanto riguarda il distacco tra ambientalisti, associazioni apicole e apicoltori veri (professionali e amatoriali). Sembra propria che siamo in presenza di una schiera di difensori senza persone che vogliono farsi difendere. In Francia vi sono 41.850 apicoltori recensiti, ma all’inchiesta COLOSS 2012 hanno partecipato solo in 113 e di questo solo 40 erano apicoltori professionali. Un semplice calcolo ci dice che solo lo 0.3% hanno risposto al questionario, ma di questi la metà erano apicoltori dilettanti con un solo alveare. Credete voi che i rilevatori si siano fermati di fronte ad un campione così poco rappresentativo? Eh no! Hanno avuto la dabbenaggine scientifica di trasformare questi pochi dati in percentuali: le perdite invernali risulterebbero del 20,7% (anche i decimali vi hanno messo…). Le motivazioni dei loro cali di api addotti dai partecipanti sono state: 14% intossicazioni, 14% per attacchi di Vespa velutina, 6% da furti e vandalismi. Virus, varroa e nosema sembrano non esistere negli alveari dei partecipanti all’inchiesta, però se si guardano meglio i dati dell’indagine si scopre che il 42% dice di usare medicamenti contro la varroa rientranti nell’ambito di quelli autorizzati, mentre il 40% usa prodotti “fai da te” (sic!).

La querelle api/prodotti insetticidi non è ancora finita perché un articolo del giornale Le Monde dice che l’EFSA avrebbe messo in discussione il modo con cui i prodotti insetticidi vengono registrati e quindi saremmo in presenza di un colossale inganno.
Ecco, alora è meglio “ragionarne a bocce ferme” anche di questo, cioè, quando chi ne sa di più avrà letto il documento dell’EFSA e ne avrà spiegato le varie implicazioni e sfaccettature, e non perché non ci si fida dell’EFSA, ma perché non ci si fida di “Le Monde”.

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Rassegna stampa estiva

Luglio 19th, 2012
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Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale

Da giorni si vanno accumulando facezie e dichiarazioni di basso profilo sul tema OGM sulla stampa. Allo scopo di tenerne traccia e permettere un dibattito anche per l’intero mese di agosto, faccio un elenco dei link di ultime uscite che ho volutamente trascurato per consentire a tutti di aggiungere un commento ed anche nuovi link a nuovi eventi estivi che altrimenti andrebbero persi:

Nuovo disegno di legge per limitare il cemento a favore dell’agricoltura

Niente OGM e solo cibo biologico per le scuole

La mela che annerisce, inquieta l’America

Ottime le carni di animali nutriti con mangimi OGM

Agricoltura ambientalista coltiva pericolose ecoballe

Il cibo, il spaere e il progresso

Il Bio è davvero logico? di Roberto Defez

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Usare mais OGM consente di accorciare la filiera.

Luglio 16th, 2012
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Abbiamo di fronte due opzioni: acquistare un aperitivo al supermercato o al discount, metterlo in frigo e consumarlo quando gli amici vengono a trovarci, oppure invitarli al bar, sederci al tavolino e pagare il conto. Di quale sia la pratica più faticosa non c’è dubbio, ma nemmeno quale sia la pratica più economica: se andiamo al bar il tutto ci costa molto di più.

Ebbene per il mais siamo nelle stesse condizioni: o acquistiamo un buon seme e lo coltiviamo noi, oppure aspettiamo al bar che ci venga servito ai costi immaginabili.

Da una richiesta di Piero Rostagno,  Alberto Guidorzi ci commenta gli scenari che abbiamo a disposizione per quanto riguarda la disponibilità di mais. Dobbiamo sono decidere per quanto tempo continueremo a vivere al di sopra dei nostri mezzi.

sementiere e mais

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Smettiamola di temere rischi inesistenti e guardiamo ai benefici

Luglio 11th, 2012
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Un articolo su una prestigiosa rivista scientifica (Stop worrying; start growing) che esorta ad accettare il fatto che non si sono trovati rischi quantificabili derivanti dagli OGM in commercio ed esorta a guardare ai tanti benefici che possono portare all’ambiente, alla biodiversità, alla produzione.

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Sempre la via legale: richieste di semina di mais Bt

Luglio 11th, 2012
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scarpeIl Ministero ha 30 giorni di tempo per rispondere e se non lo fa si potranno chiedere i danni. Forse con un po meno di ideologia si potrebbe riaprire un serio dialogo in questo Paese, potendo finalmente coltivare quello che è già da anni nei nostri mangimi. Altrimenti che paghino i danni.

“Come i lettori di Salmone ricorderanno, pende dinanzi alla Corte di Giustizia una causa (la n. C-­‐36/11, Pioneer Hi Bred Italia Srl c/MIPAF) che verte sulla compatibilità tra le norme comunitarie e quelle italiane in materia di autorizzazione alla messa a coltura di varietà Ogm iscritte al Catalogo comune europeo. Può l’autorità italiana, nelle more dell’adozione delle misure generali circa le misure di coesistenza da adottare tra colture transgeniche e non, sospendere o negare l’autorizzazione alla messa a coltura di varietà Ogm?

Abbiamo visto che l’Avvocato Generale presso la Corte, il 26.4.2012, dopo una lunga disamina delle norme comunitarie, ha concluso in senso negativo: non si può negare o sospendere la richiesta di autorizzazione.

A questo punto, resta da attendere la pronuncia della Corte: che, se - com’è probabile - sarà conforme alle conclusioni dell’Avvocato Generale, renderà automaticamente illegittimi tutti i dinieghi finora opposti dal MIPAF alle istanze di coltivazione, con l’importante corollario che chi si sia visto negare l’autorizzazione potrà agire per il risarcimento del danno.

Ma appunto: solo chi abbia presentato l’apposita istanza di autorizzazione alla messa a coltura potrà, in caso di sentenza favorevole della Corte di Giustizia, chiedere il risarcimento da parte dello Stato italiano, che con la sua condotta illegittima gli avrà impedito di coltivare il mais Ogm già autorizzato a livello UE.

A questo punto, c’è un modo molto efficace per convincere il Governo italiano che la misura è colma e che gli agricoltori italiani sono stanchi di subire soprusi antiscientifici e oscurantistici. Salmone invita tutti i maiscoltori interessati a inviare al MIPAF apposita richiesta di autorizzazione alla messa a coltura di mais transgenico, usando il facsimile allegato - ovviamente vanno aggiunti tutti i dati della singola azienda agricola, i dati del legale rappresentante, eccetera - e spedendola al MIPAF a mezzo raccomandata a.r. Se avete dubbi sulla compilazione, scrivete pure a Salmone all’indirizzo [sagri@salmone.org oppure direttamente a Luca Simonetti www.spslex.com] e vi forniremo tutti i chiarimenti necessari.

Dopo di che, se e quando la Corte si sarà pronunciata, saremo in grado di fare il passo ulteriore: agire, tutti insieme o separatamente, per il risarcimento dei danni. Anche in questo, chi lo vorrà potrà farsi aiutare da Salmone. Ma intanto, spedite subito l’istanza di messa a coltura!”

Luca Simonetti

Modello richiesta semina

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Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…