Firmiamo perché Seralini mostri i suoi dati [Aggiornamento]

Settembre 26th, 2012
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La richiesta è che Seralini fornisca all’EFSA i suoi dati veri perché siano valutati. Ad esempio ci spieghi quale mais di controllo ha usato, quale dieta, quali tumori ha trovato nei controlli, etc. Firmate ol line la petizione che ci arriva dell’EPSO, l’organizzazione europea della scienza delle piante.

FIRMA LA PETIZIONE: Dr. Seralini ci mostri di dati relativi al suo studio sul mais bt

Le Monde comincia a smontare l’articolo di Seralini

The Petition

To: Dr. Giles Éric Séralini
From: The undersigned members of the scientific community
Re: Your paper in Food and Chemical Toxicology, 2012

Your recent paper in Food and Chemical Toxicology has elicited unprecedented levels of interest around the world. Yet, invoking lack of space, much of the data were not published.

Accordingly, we the undersigned members of the scientific community, invoke the following clause from Elsevier (http://www.elsevier.com/wps/find/authorsview.authors/rights):

Data access and retention
Authors may be asked to provide the raw data in connection with a paper for editorial review, and should be prepared to provide public access to such data (consistent with the ALPSP-STM Statement on Data and Databases), if practicable, and should in any event be prepared to retain such data for a reasonable time after publication.

and urge you to make every effort to release all the data. Given the attention and implications of your work, we appeal that you make every effort to make such a release practicable as soon as possible. Only a full disclosure of the data can quell any uncertainties over the results you published.

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Bruxelles non è in Europa…

Settembre 25th, 2012
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di Alberto GUIDORZI

alberto_guidorzi
Per lo meno non è in Francia e neppure in Italia, stante questa iniziativa che l’UE viene dal prendere.

Gli alberi sono una delle risorse agricole non indifferenti, anzi molte piante selvatiche sono divenute piante coltivate per i molteplici usi che l’uomo ne fa. Il miglioramento genetico degli alberi incontra una non indifferente difficoltà perché la loro longevità che comporta lentezza da una generazione all’altra. Tuttavia esistono già piante oggetto di modificazioni genetiche mediante transgenesi: un caso è quello della papaya OGM che è divenuta tale perché resa resistente ad un virus che nelle Isole Hawai ne stava distruggendo tutte le coltivazioni, un secondo esempio è quella della creazione di pioppi resistenti a certe malattie che il nostro compianto Prof. Sala è stato obbligato ad andare a fare in Cina in quanto la ricerca in Italia gli era impedita.
L’UE ora ha preso la decisione di mettere in cantiere un progetto COST (Cooperation in Science and Technology) al fine di promuovere l’utilizzazione di alberi geneticamente modificati . I problemi da risolvere sono numerosi, innanzitutto le malattie e poi occorre migliorare la produzione dei diversi prodotti che se ne ricavano: materiali da costruzione, energia, carburanti, oli, fibre ecc. Un aspetto nuovo è anche di avere a disposizione alberi che si adattano a biotopi diversi, specialmente ora che si intravvedono cambiamenti climatici.
Il progetto COST raggruppa 26 paesi (che il 27 mancante sia l’Italia?) dell’Unione Europea più altri paesi a titolo di cooperazione internazionale. Il progetto è intitolato « Biosafety of forest transgenic trees : improving the scientific basis for safe tree development and implementation of EU policy directives » E’ un progetto all’avanguardia ed ha in animo di raggruppare tutti i dati sui differenti aspetti del progetto, scientifici, tecnici, economici e sulla sicurezza al fine di informare in modo ampio l’opinione pubblica dell’UE onde di evitare una riedizione dello psicodramma che accompagna attualmente l’avvento della piante erbacee geneticamente modificate. Sempre Seralini o Capanna permettendo… s’intende.

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Lettera per Michele Serra

Settembre 25th, 2012
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di Vitangelo MAGNIFICO

alberto_guidorzi

Caro Serra,

ho letto la tua Amaca di oggi (21 settembre 2012). Già un’altra volta ti ho scritto a riguardo della questione OGM (Settembre 2010).

Per quanto riguarda la tossicità del mais riportata dal Nouvel Observateur ti chiedo di consultare il blog www.salmone.org , troverai risposte confortanti a riguardo. Il giornale francese, per fortuna, non è una rivista scientifica con referee! E può anche scrivere cose scientificamente imprecise. Molti ricercatori hanno il cattivo vezzo di utilizzare i quotidiani e i periodici per divulgare i risultati delle loro ricerche senza sottoporli prima alla revisione di competenti, creando allarmismi o entusiasmi fuori luogo. Io la chiamo “la scorciatoia al Premio Nobel”! Invece, è la via sicura al proprio “sputtanamento”!

Per quanto riguarda, invece, le erbacce, visto che mi sono interessato a lungo dell’argomento, vorrei precisare qualcosa.

Nell’Amaca, ci chiedi :”ha senso un sistema di produzione del cibo, e di gestione della terra, che stermina le piante ritenute “inutili” (quasi tutte) e di conseguenza azzera un habitat che ha impiegato milioni di anni a formarsi e trovare equilibrio? La salute dell’uomo non appare quasi un dettaglio, se è la salute di un pianeta intero a essere sotto attacco?”

La risposta, ovviamente, sarebbe, SI. Purchè accettiamo di morire di fame o quantomeno mangiare molto ma molto meno. E non esagero, dal momento che il controllo delle infestanti in una coltura (impropriamente detto lotta alle malerbe) è uno dei pilastri su cui si poggia una maggiore disponibilità di cibo. Altri pilastri sono il controllo dei parassiti (e le malerbe sono anche da considerare tali!), le tecniche agronomiche, il miglioramento genetico che ci da piante più produttive, ecc.

Orbene, l’utilizzazione delle piante geneticamente modificate per resistere al trattamento con erbicida totale ha lo stesso identico effetto delle scerbature effettuate a mano o con la zappa,o  con l’aratro o con il pirodiserbo, ecc.

Caro Serra (e lo sei davvero visto che ti leggo ormai da quasi mezzo secolo a cominciare da quando con una Fiat 500, se ricordo bene, andavi in giro per l’Italia vacanziera e scrivevi per l’Unità)  stai tranquillo, perché nessun sistema di lotta alle malerbe le distrugge del tutto. Esse rinascono più vigorose e agguerrite perché risentono dei benefit che l’agricoltore indirizza verso le piante utili. E la cosa che più ti dovrebbe consolare, è che i trattamenti con erbicidi su piante gm  resistenti si comportano verso la flora naturale (termine più preciso per indicare infestanti  e malerbe!)  esattamente come la scerba tura a mano o con la zappa.

Altro discorso è l’uso di più erbicidi al terreno per impedire che le malerbe nascano; quelle si che  sconvolgono l’equilibrio della flora infestante ed inquinano di più. Ergo, l’uso di piante utili GM resistenti agli erbicidi ha un impatto più ecologico del “vecchio” sistema con erbicidi selettivi verso la coltura e di alcune lavorazioni meccaniche al terreno!

Quindi, non commettiamo il solito errore degli ambientalisti di confondere la vegetazione spontanea (boschi, macchie, savane, ecc) con la coltivazione a fini alimentari o altri. Sono due mondi diversi. Nel primo le piante crescono spontanee (e qualche volta anche i boschi hanno bisogno di una guida agronomica)  e non lasciano spazio alle specie coltivate; nel secondo le colture vanno difese dalla vegetazione spontanea, perché si usano piante che non riescono per nulla a resistere alla pressione della vegetazione spontanea e dei tanti parassiti.  Anche il più bel campo di mais, di grano, di pomodoro, ecc, abbandonato non darà la minima traccia di sé solo dopo pochissimi anni. La vegetazione spontanea lo annullerà del tutto pur avendo lasciato nel terreno milioni di semi!

E’ questa forza della natura che ci tutela e ti dovrebbe tranquillizzare. Esiste, e bisogna pretenderla, una buona agricoltura; e in Italia siamo molto più avanti di quanto si crede. Peccato, che ci sono coloro, troppi purtroppo, che totalmente a digiuno di scienze agrarie, scrivono e parlano di agricoltura a vanvera, con il bel risultato di favorire l’agricoltura cattiva! E’ quello che succede ogni giorno in molte trasmissioni televisive e sui giornali italiani (…la Repubblica compresa, spesso purtroppo!).

Secondo il mio parere di agronomo,  c’è più cattiva agricoltura nel metodo biologico che in quello convenzionale o integrato!

E per finire: ho raccolto molte definizioni di malerbe. Quella che preferisco è: un’erba della quale non abbiamo  ancora scoperto l’utilità.

Infatti, quelle delle quali conosciamo l’utilità sono diventate colture, che, guarda caso, dobbiamo difendere dalle erbacce!

Con affetto.

Vitangelo Magnifico

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Ancora un allarme e sempre dal solito Seralini

Settembre 20th, 2012
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Con una accurata operazione mediatica escono contemporaneamente in Francia un articolo scientifico, un libro ed un DVD che accusano un mais GM NK603 resistente a glifosate e lo stesso erbicida di essere tumorigenici per i ratti.
Detto Da Seralini la cosa non giunge inattesa, visto che ha già messo sotto accusa qualunque tipo di OGM che gli sia passato per le mani.

Inutile dire che a detta di tutti gli esperti sentiti fare la statistica su 10 ratti nutriti per 2 anni (ossia come se facessimo un test sull’uomo nutrendolo con la stessa dieta per 40 anni, quaranta ANNI!) e per giunta senza una interpretazione statistica dei dati segnala come l’articolo poggia su basi scientifiche molto fragili.

Lo studio afferma essere l’unico studio a lungo termine, ovvero oltre i tre mesi, dimentica che invece questi studi erano stati fatti portando a conclusioni opposte a quello di Seralini e coautori (leggi Effetto a lungo termine).

Inoltre è del tutto evidente che gli effetti peggiori non si riscontrano agli alti dosaggi di mais Gm o di erbicida, ma ai dosaggi bassi, ossia non si tratta di un effetto dose e come è ben noto in tossicologia è la dose che fa il veleno, ma non in questo caso.

Inoltre gli autori dimenticano di dire che i ratti che usano fanno di loro normalmente tumori, anzi sono usati per questa loro caratteristica.

J Cancer Res Clin Oncol. 1979 Oct;95(2):187-96.

Spontaneous endocrine tumors in Sprague-Dawley rats.

Suzuki H, Mohr U, Kimmerle G.

Abstract

Spontaneous endocrine tumors were found in 81 of 100 Sprague-Dawley rats (42 males and 39 females) which survived for more than 2 years. Most of these tumors were medullary carcinomas of the thyroid, followed by tumors of the anterior pituitary gland, pheochromocytomas and cortical adenomas of the adrenal gland, and islet cell tumors of the pancreas. Multiple occurrence of these tumors was frequently observed. This study describes the morphology of these spontaneous endocrine tumors.
Comunque questa storia subirà ulteriori accertamenti da parte sia della comunità scientifica internazionale che da parte dell’EFSA, l’agenzia per la sicurezza alimentare Europea ed è facile pronosticare che metteranno sotto accusa tutto l’impianto di validazione statistica dell’esperimento.

Ripeto ancora una volta che si tratta di un dato scientifico credibile solo quello che viene ripetuto con lo stesso protocollo e risultati simili in più laboratori al mondo, cosa che siamo molto lontani dal poter dire.
Tutta la vicenda, l’articolo originale ed i commenti iniziali li trovate al sito di Marcel Kuntz, ma altri seguiranno nei prossimi mesi.

http://www.marcel-kuntz-ogm.fr/

http://www.trust.org/alertnet/news/study-finds-tumours-in-rats-fed-on-monsantos-gm-corn#.UFnQiDDbt6w.email

http://www.sciencemediacentre.org/pages/press_releases/12-09-19_gm_maize_rats_tumours.htm

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Rinascita della bachicoltura?

Settembre 18th, 2012
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di Alberto GUIDORZI

alberto_guidorzi

E’ risaputo che il filo di seta prodotto dai ragni è molto più resistente del filo di seta prodotto dal baco da seta. Si calcola che una treccia di fili di seta del diametro di un pollice potrebbero sorreggere una decina di autobus. Tuttavia il ragno non è mai stato possibile addomesticarlo, mentre il baco da seta ormai non vive se non con l’aiuto dell’uomo. Si è fatto produrre a una capra transgenica le proteine che compongono la seta del ragno tramite il suo latte, ma così disperse non si è potuto assemblarle come fanno ragni e bachi con un organo particolare.  E’ tuttavia già una quindicina d’anni che in Francia si e  pensato di far produrre a dei bachi transgenici la seta del ragno, i primi tentativi sono riusciti ma poi si è tralasciato il progetto. Ora è stato ripreso e  si sono ottenuti dei bachi che emettono un filo ibrido molto più resistente  di quello originale del baco. Ciò fa supporre che sia possibile far produrre al baco un filo di seta con solo le caratteristiche di quello del ragno, si tratta di silenziare i geni del baco da seta che ancora mescolano le caratteristiche dei due fili. Gli strumenti atti ad ottenere lo scopo sono già disponibili.

………………………

[1] Teulé F et al, (2012) Silkworms transformed with chimeric silkworm/spider silk genes spin composite silk fibers with improved mechanical properties. Proc Natl Acad Sci USA
http://www.pnas.org/cgi/doi/10.1073…

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Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…