2013: rilancio o fallimento dell’agricoltura?

06 Mar 2011
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di Fernando Antonio Di Chio

Il titolo non vuole essere provocatorio ma è da molto che si parla della nuova PAC 2013 e l’idea che per l’Italia tale riforma possa portare ad una scomparsa di molte aziende è uno dei principali timori.

In tal senso il MIPAF in data 22 febbraio ha prodotto un “Documento di lavoro sugli orientamenti nazionali in merito al dibattito comunitario sul futuro della PAC”, documento che ho letto e che vorrei analizzare con voi.
Il primo aspetto di rilevante importanza è che si chiederà alle imprese, un maggior sacrificio per la salvaguardia dell’ambiente e ciò comporterà per molti l’impossibilità di adempiere agli obblighi derivanti da ciò.
La nuova riforma non farebbe altro che accentuare questi aspetti, che se non supportati da una giusta remunerazione agli agricoltori, li costringerebbe a rinunciare al proprio lavoro.

Già adesso, infatti, molte aziende a causa delle numerose norme legate alla condizionalità, hanno grandissime difficoltà di gestione (smaltimento contenitori di fitofarmaci, messa a norma dei serbatoi di carburante, patentini per l’accquisto dei fitofarmaci, etc.etc.).
Un altro dato molto preoccupante è poi il tema legato alla distribuzione degli aiuti, infatti le due precedenti riforme a differenza di questa, non prevedevano un distribuzione degli aiuti in base alla superficie nazionale, mentre la riforma in discussione vorrebbe che ogni Stato membro ricevesse aiuti rapportati alla superficie agricola utilizzata.

Cosa accadrebbe all’Italia? Avremmo oltre al danno pure la beffa, perché grazie alle precedenti riforme, l’Italia ha percepito sempre aiuti molto superiori agli altri Stati membri, se rapportati alla superficie.
Una distribuzione degli aiuti in base alla superficie invece, provocherebbe una riduzione degli stessi all’Italia, il che sarebbe un danno gravissimo, poiché non poche sono già ora le difficoltà per mantenere alti gli standard qualitativi, considerando gli elevati costi dei mezzi di produzione.

Quali considerazioni fare a questo punto?
Lo stesso MIPAF auspica che oltre al parametro superficie, vengano presi in esame dalla Comunità Europea altri parametri in grado di garantire la maggior qualità delle nostri produzioni, rispetto allo standard europeo e non si può non essere d’accordo su questo punto.
Del resto lo sviluppo che stanno avendo i “contratti di filiera” sono un chiaro sintomo dell’importanza che sempre più assume, per chi opera in agricoltura, di mantenere standard qualitativi elevati, perciò questo potrebbe essere uno dei tanti parametri in più da utilizzare per la distribuzione delle risorse.

Altra nota dolente è poi rappresentata dalla “redistribuzione forzata “ degli aiuti, ciò significa in pratica un riallineamento degli aiuti (anche all’interno di ogni Stato membro), senza tener più conto delle colture praticate, ma solo del parametro superficie.

Nell’ambito di questo studio il MIPAF, proprio a sottolineare come sia giusto adottare più parametri e non soltanto la superficie per l’erogazione degli aiuti, fornisce un altro dato importante ossia: l’Italia da sola produce il 12,5% della Produzione Agricola Lorda Vendibile ed il 17% del valore aggiunto dell’Unione, ma in cambio riceve solo il 10% della spesa agricola comunitaria pur offrendo un contributo pari al 13,5%.
Cosa dimostra tutto questo? Che in pratica l’Italia pur garantendo una cospicua percentuale della produzione lorda vendibile comunitaria, in cambio attinge fondi in misura minore rispetto al contributo offerto.
Tutto questo si traduce per l’Italia in aiuti di 94 euro per mille euro di PLV, a fronte di una media europea che tocca i 123 euro, ossia pari a tre quarti degli aiuti che altri Stati membri ricevono e che dimostra che esistono Stati Europei maggiormente garantiti dalla Comunità Europea.

Inoltre il problema è ancora più accentuato dal fatto che la Commissione Europea vorrebbe che, anche all’interno di ogni Stato membro ci sia una redistribuzione degli aiuti, ciò in definitiva comporterebbe la scomparsa di tutti i benefici che le aziende hanno acquisito negli anni precedenti, pertanto è presumibile pensare ad esempio ad un crollo delle quote pomodoro, che attualmente garantiscono ancora una certa convenienza nella coltivazione di detta coltura.
Il documento si compone di altri punti ma mi piaceva soffermarmi con voi a discutere di questi due punti in particolare, perchè rappresentano in qualche modo il fulcro della nuova PAC.
Per concludere vorrei dire che se quanto riportato dovesse essere applicato, sicuramente rappresenterebbe un grosso colpo per la nostra agricoltura.

Io stesso del resto, avendo la fortuna di svolgere il mio lavoro a stretto contatto con gli agricoltori, noto che gli stessi riescono, non senza difficoltà a produrre, grazie anche ai contributi comunitari acquisiti e la loro eventuale scomparsa o riduzione li metterebbe in seria difficoltà.
Lo scenario che si potrebbe ipotizzare è quindi quello di un’agricoltura più povera sia come risorse che come colture praticate e se non sarà il 21 dicembre 2012 a provocare la scomparsa dell’agricoltura, potrebbe diventare il 1° gennaio 2013 la data più probabile…

1 commento al post: “2013: rilancio o fallimento dell’agricoltura?”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando

    Ma al Ministero sanno quant’è la SAU che è rimasta in Italia?

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Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Agricoltura italiana

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