Salmone vuole ancora risalire la corrente

Marzo 29th, 2013
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moneteAnche quest’anno come al solito nel mese di marzo si devono raccogliere fondi per consentire a salmone.org di fornire il suo abituale servizio di documentazione sugli OGM.

La gestione del sito secondo i target che ci siamo dati comporta un gran lavoro che necessita dell’aiuto di web manager. I risultati di questo lavoro sono chiaramente documentati dal fatto che cercando su google la sola parola OGM oggi mercoledì 28 marzo salmone.org è la seconda voce tra le più ricercate. Io ritengo che questo sia un risultato clamoroso e ringrazio tutti voi per avere contribuito a questo successo.
Ma non basta. Se cercate Grillo ed OGM salmone è quinto, se cercate OGM e Bersani salmone.org è terzo. Insomma chiunque si voglia documentare su questo tema trova in prima pagina sui motori di ricerca il nostro sito. Abbiamo almeno un 50% di visitatori in più dello scorso anno e se consideriamo i visitatori unici l’aumento registrato è di +118% nel periodo ottobre 2012-febbraio 2013 ripetto allo steso periodo dell’anno precedente.

Nonostante le accuse di essere servi o lobbisti delle multinazionali la situazione reale è che salmone vive grazie al vostro contributo volontario. Chiedo quindi a tutti coloro che hanno affetto per una iniziativa pionieristica e contro-corrente e che si sentono in parte coproprietari di salmone, di aiutare la causa in tutte le forme possibili dal cercare sponsor a fare sottoscrizioni volontarie o donazioni anche di pochi euro. Possiamo offrire agli sponsor solo degli spazi pubblicitari ben sapendo quale è la linea editoriale del sito e l’approccio laico al tema OGM.

Per chi volesse aiutare salmone la modalità di sostegno è quella di fare un versamento alla associazione culturale SAgRi, o direttamente dal sito chiccando su “donazione” oppure facendo un bonifico presso Banca Prossima,
codice IBAN: IT40V0335901600100000004062

Grazie e congratulazioni

La redazione di salmone.org

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FDG scrive a Catania, Balduzzi e Clini, ma si dimentica di Vittorio Grilli

Marzo 20th, 2013
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La Fondazione dei diritti genetici chiede ai tre ministri la promulgazione della clausola di salvaguardia includendo se stessa tra le istituzioni che dispongono di “una vasta letteratura scientifica” atta a risolvere il problema.

L’emergenza nasce dalla notizia che il Signor Leonardo Facco avrebbe acquistato semi di mais OGM sufficienti a piantare 32000 ettari e sarebbe pronto a consegnarli a chiunque facesse richiesta (qualcuno dice gratuitamente, ma non è chiaro).

Manca di tutta evidenza una analoga richiesta al Ministro Grilli che in quanto titolare dell’Economia dispone di modernissima macchinetta calcolatrice.

I numeri sono questi: i semi di mais tradizionale sufficienti per piantare un ettaro costano circa 260 euro. Quelli di mais OGM del tipo Mon810 circa 300 euro. Dai calcoli approfonditi elaborati da salmone, sembra che la cifra necessaria per acquistare 2 miliardi e 600 milioni di semi necessari a coltivare i 32mila ettari è di 9,6 milioni di euro. Quindi esisterebbe un signore che ha investito 9,6 milioni di euro nello scorso mese di settembre scommettendo di rientrare in questo mese del suo investimento. Ci permettiamo di sollevare qualche dubbio sulla possibilità che il signor Facco abbia investito somme anche solo lontanamente comparabili a quella proposta.
C’è anche un altro dubbio che ci assale. Se i semi erano già pronti il 28 settembre forse non sono i semi buoni per il nostro emisfero, ossia da piantare ad aprile, ma forse il distratto signor Facco ha comprato i semi buoni da piantare a settembre, appunto, nell’altro emisfero. Se così fosse forse dovremo lanciare una colletta per pagare il riscaldamento alla famiglia del Sig. Facco.

Leggi articolo del Manifesto

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Aflatossine: problema irrisolto

Marzo 19th, 2013
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Nuovi interventi sul tema dello smaltimento del raccolto 2012 sul Fatto alimentare : Troppe micotossine nel mais, il problema riguarda diversi Paesi tra cui l’Italia e prescinde dall’origine della materia prima e da parte di  Vincenzo Cappellini: Parliamo di Aflatossine nei cereali

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Bersani e gli OGM

Marzo 19th, 2013
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Durante le primarie per la coalizione di centro-sinistra tutti i candidati hanno dovuto rispondere a questa domanda sugli OGM.

Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

Come i lettori di salmone sanno Salmone ha scritto questo testo (ricorderete il post in merito: domande ai candidati delle primarie del centrosinistra sugli OGM ) attirandosi le critiche unanimi di avversari e sostenitori degli OGM in quanto coniugava due aspetti:
1. nella prima parte si parla di sperimentazione per la ricerca scientifica pubblica e ci si poteva attendere da qualcuno (in realtà solo Bersani si mostrò sensibile a questo tema) una certa apertura o desiderio di dialogo su questo punto. La domanda mirava a capire quanto la componente di Legambiente del PD poteva essere influente (vi ricordo che sono invece vicini a Bersani sia Letta che de Castro che da sempre cercano di avere una visione meno coldirettiana della vicenda OGM).
2. La seconda parte era invece volutamente ambigua e provocatoria. Come si fa a rispondere che non si vuole etichettare un derivato di animale nutrito con OGM con una etichetta trasparente per il consumatore? Quindi il modo in cui era formulata la domanda spingeva tutti (favorevoli e contrari) a chiedere l’etichettatura di latte, prosciutti, carni, formaggi e salami quali “derivati da OGM”, cosa che ha fatto arrabbiare i pro-OGM consulenti di Bersani che mai avrebbero voluto suggerire una simile etichettatura che non ha senso scientifico in quanto se i due prodotti (ad esempio soia OGM e non OGM) sono del tutto equivalenti, non c’era ragione scientifica di etichettare in maniera diversa i derivati di animali nutriti in quel modo.

Ma la motivazione sta e continua a rimanere su un punto diverso. In primo luogo etichettare gli alimenti come derivati da OGM servirebbe a smascherare la diceria che ci alimentiamo di prodotti OGM-free in questo Paese. Ma sopratutto costringe a ragionare sul problema perché per poter affermare che non serve etichettare come derivati da OGM si doveva poter finalmente dire che non vi sono rischi misurati ed apprezzabili per la salute umana o animale e questa affermazione sarebbe stata anche una risposta alle affermazioni lanciate da Seralini e coautori sul pericolo derivante dall’uso di mais OGM nei mangimi. Insomma era un dedalo da cui era difficile uscire se si voleva tutelare l’impresa italiana (che di quei mangimi con OGM non può fare a meno) e contemporaneamente rassicurare i consumatori (che si è provveduto per anni a terrorizzare sul tema e contemporaneamente ad ingannare).

Ri-pubblichiamo qui la risposta di Bersani che potrebbe essere utile rileggere se vi fossero sviluppi sul tema OGM in questa primavera. Inutile dire che non era male la risposta sul fronte ricerca, mentre poco informata la risposta sul fronte etichettatura:

La risposta di Pierluigi Bersani
In questo campo vale la premessa della risposta precedente: va distinta la libertà della ricerca dalla valorizzazione al servizio dell’uomo dei suoi straordinari risultati. Va quindi fatta una distinzione forte tra ricerca sugli OGM, inclusa la sperimentazione in campo per la quale occorre avere una posizione di apertura, e coltivazione a fini commerciali. Il nostro Paese, purtroppo, investe poco in ricerca e questo rischia di portarci ad una situazione di “sudditanza culturale” nei confronti dei Paesi che, invece, hanno avuto la lungimiranza di investire in ricerca. Questo vale anche e, direi soprattutto, per la ricerca sugli OGM: ragioni puramente ideologiche, non scientifiche o politiche, hanno emarginato la ricerca sugli OGM nel nostro Paese, erodendo il patrimonio di conoscenze su questo tema cosi importante per l’alimentazione e la salute dei cittadini. Occorre rilanciare la ricerca sulla genetica delle piante, e quindi sugli OGM, con la finalità di mantenere un’adeguata leadership intellettuale su questo tema, così complesso ed articolato. Non farlo significherebbe perdere la capacità di valutazione su tecnologie che verranno sicuramente sviluppate in altri Paesi e che si affacceranno sui nostri mercati: occorre conoscere per poter valutare e decidere e non possiamo impedire ai nostri ricercatori di mantenere e conservare il proprio patrimonio di conoscenze sugli OGM e le loro possibili applicazioni in agricoltura. Diverso è il tema delle strategie produttive e commerciali dell’agricoltura italiana che devono proiettarsi verso una distintività che il consumatore possa condividere ed apprezzare.

Quanto all’etichettatura, essa è già prevista in Italia e in Europa per moltissimi prodotti IGP (indicazione geografica protetta) e DOP (denominazione di origine protetta) che garantiscono di non utilizzare bestiame nutrito con mangimi OGM. Ma, ad esempio, non è attualmente presente per formaggi generici, che possono quindi essere fatte con latte prodotto da mucche alimentate con OGM senza che il consumatore lo sappia. Imporre a tutti l’etichettatura non sembrerebbe irragionevole e non danneggerebbe comunque i nostri prodotti tipici e ci sembra la strada giusta da seguire per aumentare il rapporto di fiducia tra il mondo della produzione alimentare e i consumatori, sempre più giustamente sensibili ed esigenti nei confronti di questo aspetto cruciale della loro vita quotidiana.

Chi volesse leggere sul tema le risposte da anche da Nichi Vendola, Matteo Renzi, Bruno Tabacci e Laura Puppato le ritrova sul sito de Le Scienze:

Nella categoria: News, OGM & Politica

Grillo e gli OGM

Marzo 17th, 2013
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Molti di voi hanno già visto questo video pubblicato da Dario Bressanini oltre un anno fa, ma alcuni potrebbero non averlo visto o essersene dimenticati.

Rivederlo oggi con la situazione politica così mutata, con una clausola di salvaguardia pronta, nei cassetti del Ministero delle Politiche Agricole, ad essere spedita a Bruxelles, con un Governo italiano che stenta a nascere e con i campi pronti ad essere seminati da sementi che rispettino l’utilizzo di sementi iscritte nel catalogo comune Europeo (tra cui il mais Bt) appare un utile esercizio.

Naturalmente Salmone non vuole in alcun modo entrare nel dibattito politico e prendere le parti di questo o quello schieramento, non vuolenemmeno essere strumentalizzato per farci dire che tutto quello che dice e pensa Grillo è da trattare come spazzatura, ma ci tiene a ricordare che non tutto quello che circola in rete è documentato, non tutto quello che viene detto da chi è fuori dal “Palazzo” è una informazione provata da fatti inoppugnabili che ci è stata taciuta.

In questo caso singolo e specifico le frasi che Grillo pronuncia non sono avvalorate da documenti tecnici reperibili ed affidabili: non è mai stato commercializzato un pomodoro resistente al congelamento, non è mai stato venduto in nessun angolo del pianeta un pomodoro incrociato con un merluzzo, non ci sono mai stati casi di shock anafilattico per consumo di OGM ed in particolare per questo tipo di pomodoro, mai al mondo è morta anche una sola persona per essersi alimentato con un OGM e sopratutto non è reperibile alcun documento tecnico di una agenzia scientifica riconosciuta che attesti l’affermazione che 60 ragazzi siano morti di shock anafilattico per aver mangiato un pomodoro contenente geni di un qualunque pesce artico.
Si trattava di uno spettacolo, non di una lezione, lo spettacolo cercava di far ridere e non era basato su prove documentali, e forse serviva solo per lanciare “messaggi” usando delle “iperbole”, certo alquanto spericolate, ma consideriamole solo degli “eccessi retorici”. Ci auguriamo solo che tali immagini pittoriche non siano presi per fatti, prove e documenti per il popolo della rete.
Sempre pronti a correggerci se qualcuno fosse in grado di provarci il contrario, ma forse non saremmo noi a dover chiedere scusa per esserci sbagliati.

Nella categoria: News, OGM & Argomenti contro, OGM & Luoghi comuni, OGM & Politica

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

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