Emma Bonino e gli OGM

Aprile 30th, 2013
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Nella fretta e convulsione dei continui avvenimenti nel campo OGM spesso ci dimentichiamo di quanto già avvenuto e di quanto sia già stato scritto e da chi. Talvolta meglio fermarsi a rileggere che andare avanti.
Ripubblico qui uno straordinario pezzo dell’ex-Vice Presidente del Senato ed attuale titolare del Ministero degli Esteri Emma Bonino.
Anche lei come Carlin Petrini è di Bra, ma direi che le similitudini finiscono qui. L’articolo tocca tutti i temi rilevanti e dimostra come quella fatidica data del 1 gennaio 2009 (temuta dal Petrini) era solo una litania buona per scrivere un articolo su Repubblica.
Fa davvero piacere rileggere il pezzo ed augurarsi che qualche ragionamento semplice e lineare come questo possa entrare nelle discussioni del nuovo Consiglio dei Ministri.

http://www.emmabonino.it/press/by_emma_bonino/7100

OGM, PERCHE’ LA NORMA UE GARANTISCE I CONSUMATORI
La Repubblica - 25 novembre 2008 di Emma Bonino* Caro Direttore, Ho letto con attenzione l’articolo di Carlin Petrini sugli Ogm e il loro supposto “assalto” al biologico (La Repubblica, 20 novembre). Posso dissentire con le sue tesi, nonostante la nostra comune età ed origine braidese? 1) Per Petrini il 1° gennaio 2009 sarà una giornata di lutto perché segnerà la scomparsa definitiva dell’agricoltura biologica. Tranquilli: quella fatidica data non cambierà una virgola della normativa europea per quel che riguarda la soglia di presenza accidentale di Ogm nel biologico. Il regolamento comunitario che entra in vigore il 1° gennaio prossimo è la mera applicazione di quanto già previsto dalla Commissione europea con la sua Raccomandazione del 2003 (556/2003) sulla coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche, e il Regolamento dello stesso anno (1829/2003) sugli Ogm, dove viene indicato che la presenza accidentale di Ogm dei prodotti alimentari, sia convenzionali che biologici, non deve essere segnalata sull’etichetta se il livello è e resta al di sotto della soglia del 0,9%. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi. 2) Petrini chiede di fissare la soglia a 0,1%, cioè la percentuale minima rilevabile. Segnalo che neppure la federazione mondiale per l’agricoltura organica (IFOAM) è su una posizione così integralista (e isolata: in Europa solo 4 Stati membri su 27 la sostengono). L’IFOAM è per un totale divieto dell’ingegneria genetica ma realisticamente sostiene, tenuto conto che prodotti Ogm sono già in circolazione, sugli scaffali come nei campi, che qualsiasi soglia, anche de minimis, non può che essere decisa arbitrariamente ed è quindi di per se in contrasto con i principi della coltivazione organica. Meglio quindi una legislazione meno stringente che non obblighi i produttori di biologico a costose analisi: diversamente, agli occhi dell’IFOAM, al danno si aggiungerebbe la beffa. 3) Nessun Consorzio di tutela ha un prodotto che si vende perché biologico. Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele vendono per miliardi di euro ed esportano in tutto il mondo, come prodotti di punta del Made in Italy, perché sono sani, certificati, controllati e buoni, anche se provenienti da allevamenti che usano mangimi contenenti fino al 60% di soia da Ogm. E non può sfuggire ad alcun consumatore avvertito che il biologico che si vende nei supermercati è nella stragrande maggioranza impresso con il marchio dello stesso supermercato (GS ha ScelgoBio, Coop ha il suo…). Insomma, gli azionisti di riferimento del “Biologico Spa” sono le grandi catene di distribuzione dell’alimentare che hanno appena finito di affamare Parmigiano Reggiano e Grana Padano costringendoli a vendere le loro forme ad un euro sotto il prezzo di costo. 4) Ultimo punto, quello della sicurezza. Quante altre volte dovremo leggere notizie come quella della settimana scorsa proveniente da Pisa, dove ad una kermesse alimentare sul cibo naturale ci sono stati 9 intossicati, tra cui 3 bambini? Sono anni che mi batto contro l’equazione un po’ semplicista “prodotto senza Ogm uguale prodotto sicuro”, che oltretutto suona come pubblicità ingannevole. Invece c’è forse una lezione da trarre dall’esperienza del mais Bt (l’unico Ogm coltivato in alcuni paesi europei), più sicuro per l’ambiente perché non usa pesticidi, più sicuro per il consumatore perché ha meno fumonisine, sostanze altamente tossiche alla salute umana abbondanti nel mais tradizionale ma ancor di più in quello biologico, e più conveniente per i coltivatori che arrivano a guadagnare fino a 400 euro in più per ettaro. Invece di nascondere a se stessi tutte queste criticità volando eccessivamente alto, a me pare più serio dire: facciamo un prodotto sano e garantito, sicuro per il consumatore indipendentemente dal suo metodo di coltivazione. Pensare di garantire solo quel 2% di italiani che acquistano biologico è a dir poco elitario. E chiedere di aumentare i prezzi dei prodotti alimentari convenzionali del 2-4%, come propose Petrini l’anno scorso, per agevolare una migrazione al biologico è una scelta irrispettosa della gente che già ha difficoltà a fare la spesa e, soprattutto, non garantisce maggiore sicurezza alimentare. *Vicepresidente del Senato

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Nunzia De Girolamo e gli OGM

Aprile 28th, 2013
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Il neo-ministro delle Politiche Agricole ha visto e sentito parlare più volte di OGM, tra l’altro a VeDrò nel 2010 e poi ad una manifestazione da
Lei stessa organizzata a Pietrelcina dove aveva invitato il Ministro Galan, suo predecessore.

http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2010/03/03/Economia/Ogm-De-Castro-bene-Nunzia-De-Girolamo-difendiamo-i-diritti-dei-consumatori_162105.php

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Enrico Letta e gli OGM

Aprile 24th, 2013
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Vari anni fa quando le prime primarie del PD erano tra Letta, Bindi e Veltroni quest’ultimo aveva eletto il suo “ma anche” a verbo assoluto. In quel caso Veltroni non si era sbilanciato su nulla, ma fece una unica eccezione: andò a firmare il referendum di Capanna. Salmone riuscì ad intercettare la segreteria di Enrico Letta che uscì con questo comunicato davvero poco ambiguo:

http://www.salmone.org/wp-content/uploads/2007/10/comunicatop.pdf

Enrico Letta invita Veltroni a firmare il nostro documento.
Comunicato stampa di Gianni Pittella Coordinatore nazionale della campagna per le primarie di Enrico Letta.
Assumere una posizione definita sulla iniziativa lanciata da Mario Capanna contro la ricerca e la coltivazione degli OGM in Italia, non sarà letto come un bel segnale da quei ricercatori e docenti che faticosamente cercano di tenere alto il prestigio internazionale della scienza italiana. E comunque sarebbe stato e sarebbe meglio attendere una discussione ed una decisione del PD su tale delicata materia. Occorre ascoltare e valutare gli argomenti di tutti , quelli anti-OGM e quelli contenuti nei tre documenti sottoscritti dalle più importanti società scientifiche italiane e dalle Accademie dei Lincei e delle Scienze in rappresentanza di almeno 10.000 scienziati italiani.

Avendo firmato per il referendum anti ogm ora Veltroni per equilibrio, dovrebbe firmare anche il documento degli scienziati ed agricoltori
(http://www.salmone.org/documento) che con argomenti affatto non ideologici e fondati, sostengono che alcuni OGM sono più sicuri per la salute umana degli altri alimenti ora in commercio e consentono di ridurre i costi dei prodotti alimentari, che tanto stanno incidendo sulla spesa delle famiglie italiane. Gli elettori del Pd che temessero una deriva antiscientifica e oscurantista possono contare sul mio impegno a valorizzare il ruolo della scienza e del mercato per rilanciare il sistema della produzione agricola italiana, a vantaggio della salute e della spesa dei consumatori.

Non crediamo che il neo-presidente incaricato si sia pentito visto quanto avvenuto nella sua convention di Vedrò (nei pressi di Riva del Garda) dove dal 2008 insieme ad Angelino Alfano organizza un think tank sulle problematiche più scottanti del momento. Due anni fa ci fu una memorabile conferenza sugli OGM conclusa con l’intervento in sala di Giorgio Fidenato e Silvano Dalla Libera con tanto di piante di mais OGM:

http://www.youtube.com/watch?v=0iypcPWwKyM

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L’Ambiente nomina il gruppo di lavoro OGM

Aprile 15th, 2013
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Con una corsa tanto forsennata quanto sospetta per nominare una commissione sugli OGM, il Ministero dell’Ambiente cerca un colpo di coda sul tema OGM finora ignorato. La convocazione d’urgenza è per questa settimana.
Difficile che di questi tempi ne esca un giudizio meditato.
Dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio del mare - Gruppo di lavoro tecnico - scientifico in materia di Organismi Geneticamente Modificati (OGM)

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Ministro della Salute Balduzzi scrive a Bruxelles sugli OGM

Aprile 11th, 2013
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mappa impero Carlo Magno
Questa è la lettera spedita dal Ministro Balduzzi
Questo è il documento Francese originale da cui è stata tratta la gran parte della parte della documentazione scientifica della Nota Balduzzi
Questo è il documento della SIGA che commenta la Nota Balduzzi

La lettera inoltrata a Bruxelles dal Ministro della Salute Balduzzi sul tema degli OGM genera nella comunità scientifica imbarazzo e tristezza per quanto vi viene descritto, ma fiducia e speranza per quanto invece viene omesso.

Appare imbarazzante il fatto che un Ministro della Salute sia costretto a chiedere la sospensione della coltivazione di un cereale destinato al consumo alimentare anche umano per esclusive ragioni ambientali e nell’ipotetica difesa di falene, bruchi e vespe. Discipline di pertinenza del Ministero dell’Ambiente vengono illustrate da un Ministro della Salute.
Il testo esprime “talune gravi preoccupazioni” per le implicazioni inerenti alla coltivazione del mais MON 810, di fatto l’unica pianta transgenica coltivata in Europa tra le poche autorizzate per la coltivazione, oltre che per il consumo zootecnico ed umano. Vengono menzionati studi condotti fuori dall’Europa per esprimere preoccupazione per piccoli organismi che potrebbero essere meno abbondanti in campi di mais transgenico se paragonati a campi di mais tradizionale non irrorati di pesticidi.
Appare di nuovo molto imbarazzante che a tale riguardo si citi uno studio di Marvier et al., del 2007 dimenticando però di riportare completamente le osservazioni degli autori che spiegano come, se è vero che ci sono più artropodi in campi di mais dove non vengono usati pesticidi rispetto a quanti se ne trovano in un campo di mais MON810, viene anche detto che, nei campi di mais tradizionale spruzzati con pesticidi, gli stessi invertebrati sono ancora più rari.
Quindi la tecnologia OGM riduce l’impatto ambientale rispetto all’uso di pesticidi per la coltivazione del mais e questo viene implicitamente riconosciuto nella lettera di Balduzzi dove si menzionano “.. tecniche di controllo di parassiti (ad esempio, insetticidi) con un impatto ambientale più elevato.”. Ecco quanto scritto nel 2009 per chiedere l’adozione della clausola di salvaguardia proprio contro il mais MON810 da parte della Germania (richiesta peraltro respinta dall’EFSA):
2. Ecotoxicology
-Epigaeic organisms
In a meta analysis of the field data available on corn with the Bt toxin Cry1Ab, Marvier et al. (2007) concluded that the impacts of Bt corn on arthropods are lower than those of the routine application of insecticides, but higher than those of corn lines that have not been genetically modified and that were not treated using insecticides.

Si deve ricordare che invece è quasi sempre necessario ricorrere ad almeno due trattamenti l’anno con pesticidi quando in pianura padana viene coltivato mais per l’alimentazione umana. Questo perchè altrimenti gli attacchi dei principali parassiti del mais (ad esempio la piralide) sono tali da favorire lo sviluppo di funghi patogeni sulle piante di mais e questo risulta talmente inquinato da funghi produttori di fumonisine da rendere oltre la metà del mais italiano non commercializzabile per il consumo umano.
Come recita un documento del Consiglio Superiore di Sanità (http://www.salmone.org/comunicato-capanna-consiglio-superiore-sanita/ ) le fumonisine contenute nel mais inquinato possono generare patologie quali tumore all’esofago e malformazioni congenite quali la spina bifida e per tutelare la popolazione italiana il Consiglio propone di rivedere i dosaggi massimi ammissibili di tale inquinante nelle confezioni commercializzate per particolari categorie a rischio.

Genera invece in noi solo tristezza il fatto che non sia stato possibile per un Ministro Italiano citare lavori scientifici prodotti dalla ricerca scientifica pubblica italiana, in quanto quasi nulla è stato fatto di rilevante su questo tema dagli scienziati italiani visto che, ai divieti alla coltivazione commerciale di piante OGM che ha accomunato metà dell’Europa, solo in Italia si è aggiunto il divieto tutt’ora vigente di ricerca scientifica in pieno campo con piante transgeniche. Questo blocco paradossale ed autolesionista, che non è avvenuto in Francia, in Germania, nel Regno Unito o in Spagna, penalizza soprattutto la ricerca scientifica pubblica, che già soffre per carenza di fondi.
Rattrista infine osservare nelle conclusioni del documento Balduzzi che si incoraggi una analisi statistica dei dati di sperimentazione in campo di mais MON810 da condurre per almeno 10 anni. L’Italia è ancora all’anno zero nonostante che siano 15 anni che il MON810 sia coltivato con successo in Spagna. L’Italia importa milioni di tonnellate di prodotti transgenici, principalmente soia e derivati, sia per il consumo umano che zootecnico. Appare oltre che triste quasi cinico esortare gli scienziati a condurre analisi pluriennali su qualcosa su cui non è consentito da anni sperimentare e che ora si chiede a Bruxelles di vietare in tutta Europa.
Notiamo inoltre con imbarazzo che il documento è in larga parte copiato da un documento redatto dalle autorità francesi e spedito alla DG SANCO. Non osiamo immaginare la reazione dei funzionari della commissione europea che si sono viste recapitare da un Ministro Italiano della Repubblica un documento che tradotto in francese risulta sovrapponibile in larga parte ad uno che già era stato recapitato dalle autorità Francesi.
La Società Italiana di Genetica Agraria Ha redatto un documento di protesta che ben evidenzia l’imbarazzante sudditanza scientifica che penalizza l’intera ricerca scientifica pubblica italiana.
Sembra inoltre un refuso tecnico la citazione dell’articolo 34 del Regolamento Europeo 1829/2003 che a sua volta rimanda al Regolamento 178/2002 ed in particolare agli articoli 53 e 54. Il regolamento riguarda infatti l’importazione di alimenti e mangimi, non di semi da coltivare, quindi forse è stato citato un articolo non pertinente allo scopo della lettera, la quale sembra riguardare una moratoria della coltivazione di MON810, non della sua importazione per uso come alimento e mangime.

Le omissioni del testo appaiono però altrettanto rilevanti e questa volta incoraggianti. Non una sola parola dal Ministro della Salute su possibili rischi per l’alimentazione zootecnica o umana (questo sì di sua pertinenza!) per la quale sono autorizzati all’importazione in Italia circa una trentina di differenti tipi di piante OGM. Quindi niente da obbiettare su tutti gli OGM che importiamo a milioni di tonnellate e che costituiscono da almeno 17 anni la base dell’alimentazione zootecnica e la parte preponderante dei mangimi usati in Italia anche per produrre i più prestigiosi marchi DOC ed IGP. E’ autolesionistico usare mais prodotto all’estero a scapito ed in danno della filiera produttiva italiana che potrebbe egregiamente produrre lo stesso mais senza gravare sulla bilancia degli scambi commerciali. Queste omissioni fanno giustizia delle varie voci circolate sulla sicurezza per la salute umana di soia, colza, mais e cotone geneticamente migliorati: tutti questi prodotti che consumiamo abitualmente non sollevano preoccupazioni nel documento inoltrato dal Ministro della Salute Balduzzi.
Inoltre questa lettera è un’esortazione fatta a Bruxelles e non, come immaginato da qualche assessore regionale o organizzazione privata, la richiesta di applicazione di una clausola di salvaguardia. Evidentemente i tecnici dei vari dicasteri hanno valutato (correttamente) di non avere documentazione tecnica sufficiente per invocare una clausola di salvaguardia e questo proprio perchè per anni è stata vietata la ricerca scientifica pubblica e quindi non si dispone di dati per poter avversare la coltivazione di OGM.

La lettera di Balduzzi appare comunque debole e poco motivata, con documenti in grandissima parte già noti e già valutati dalle competenti commissioni comunitarie. Ma la situazione italiana non resta quella che abbiamo conosciuto in tutti questi anni. In seguito alla sentenza della Corte Europea di Giustizia dello scorso 6 settembre 2012 (http://www.salmone.org/la-corte-europea-fa-giustizia-dei-divieti-agli-ogm/ ) gli agricoltori italiani possono piantare mais MON810 senza chiedere un permesso preventivo al Ministero delle politiche agricole. Ci si può aspettare che più d’uno imbocchi tale via per cercare di tenere in piedi le aziende che producono mais in Italia soprattutto per uso zootecnico. La mancanza di leggi specifiche in materia e la debolezza del governo nell’attuale fase politica lasciano in questa primavera di semine quello spazio necessario a che l’innovazione entri anche nei nostri campi.

Possiamo solo auspicare che, in un’ottica di reciproco rispetto tra Stato centrale ed agricoltori, l’uso delle varietà OGM in coltivazione quest’anno riguardi quelle iscritte nel catalogo comune europeo (quindi tutte quelle derivate da MON810) e che gli imprenditori agricoli privilegino il mais di secondo raccolto, quello più suscettibile di attacchi da piralide. L’uso in queste condizioni potrebbe anche mitigare le paure di commistioni col mais convenzionale che si sta seminando in questi giorni e potrebbe aiutare molto a tenere distinte le due filiere, consentendo a tutti gli agricoltori di valutare pienamente i potenziali vantaggi economici, ambientali e di salute che possono derivare da piante migliorate per ridurre l’uso di insetticidi.

Roberto Defez, CNR Napoli
Piero Morandini Università di Milano
Chiara Tonelli, Università di Milano
Sandro Vitale CNR Milano

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Luca Simonetti

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