A Lendinara si parla di OGM

21 Mar 2014
Post2PDF Versione PDF

E se ne parla consultando degli esperti che vale la pena di andare a sentire.

Leggi il programma di “OGM, questi sconosciuti“.

12 commenti al post: “A Lendinara si parla di OGM”

  1. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Acc….

    257 Km sono tantino…
    E dovrei anche fermarmi a dormire in zona vista l’ora…
    Vero che siamo in zona di Prosecco e potrei approfittarne il giorno dopo per un giro esplorativo!
    Deborah, non prometto nulla, ma se riesco ad ottenere il permesso in famiglia…
    Ciao Franco

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    No a Lendinara ti bevi del gran clinton per bere prosecco hai ancora un buon 150 km. Io invece gioco in casa sono a non più di 35 km. ma mi prenderò su una bottiglia di lambrusco mantovano.

  3. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Mai stato forte in geografia…

  4. PaoloNo Gravatar scrive:

    Ah, il Clinton e il Fragolino (quello vero, non quello con aggiunta di aromi). Buoni vini della mia regione, fatti sparire per decreto legge.
    Leggi stupide e immotivate, pari a quelle che vietano gli ogm. Accompagnate da propaganda che è riuscita a convincere che siano stati vietati perché contenevano metanolo.
    A questo si è aggiunta un’altra propaganda che sminuisce la perdita di questi prodotti tipici, descrivendoli in fondo come prodotti non locali (come si tenta ora di fare con il mais).
    Ora, per avere vini fatti dalle stesse varietá di uva, devo comprarli quelle rare volte che vado in USA o in Austria. Lí vengono regolarmente prodotti e venduti, smentendo la bufala del metanolo.
    Oppure devo trovare un contadino che me li regala. La legge infatti ne vieta solo la vendita, ma fortunatamente consente la coltivazione per uso personale.

  5. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Del Clinto(n) (io lo conoscevo senza la “n”) ho di ricordi vaghi.
    Solo da produzioni quasi clandestine e casalinghe che da me, a Milano, arrivavano attraverso canali solamente parentali. Mi ricordo che si diceva fosse ricco di alcool metilico. Era vero? (mai sentito un mal di testa…)
    Ricordo un profumo e un sapore fruttato incredibile, delle sensazioni di genuinità (non da slow-food, quelle vere…) impagabili.
    Ma parlo solamente di poche bottiglie che ho assaggiato dai parenti del mio defunto fattore di 15 anni fa e passa… Preistoria ormai.
    Aiutatemi a ricordare… Mandatemi via mail il profumo… :-)
    Aiutami Paolo…

    Franco

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco

    In realtà in Italia si è sempre conosciuto con il nome di Clinto, ma il suo vero nome è Clinton essendo un “ibrido produttore diretto” di provenienza americana. Cioè per spiegartelo dobbiamo riandare alla fillossera, un afide venutoci dagli USA e che è stato un vero flagello delle viti europee ed il cui ciclo biologico è sempre stato la bestia nera degli studenti di agraria (se nelle interrogazioni ti chiedevano il ciclo della fillossera eri spacciato). La fillossera è divenuta devastante solo in Europa in quanto la nostra vite (vitis vinifera) era colpita sulle radici e tutto il vigneto man mano deperiva e le viti morivano. Gli Europei si erano quasi rassegnati a perdere le loro vigne ed allora avevano preso le viti americane e le avevano selezionate perchè producessero uva pigiabile e che producesse vino. Sono appunto gli ibridi produttori diretti (come lo è l’Isabella o uva fragola) però hanno un sapore tutto particolare trasmesso al vino che in gergo si chiama “foxy” che in italiano è diventato “sapore di volpino”. Il problema della fillossera è stato poi risolto innestando su piede americano (colpiti solo nelle foglie e non nelle radici) i nostri vitigni europei (che non erano invece colpiti nelle foglie)

    I veneti, che berrebbero pure la loro madre pur di avere sempre a disposizione un “goto de vin”, non hanno atteso che gli studi risolvessero il problema fillossera con l’innesto e quindi sono stati quelli che più hanno piantato gli ibridi produttori diretti e ci si sono anche abituati al gusto. Tra l’altro le sbronze di vino clinto duravano due giorni e con dei mali di testa ben presenti e ciò per due motivi 1° il vino è molto tannico e 2° vi è una concentrazione di alcol merilico superiore e che incide sulla vista (parlo per esperienza diretta). Tuttavia il motivo vero per cui la produzione per la commercializzazione di uve di ibridi produttori diretti è stata proibita è stata per scalzare la sofisticazione dei vini, nel senso che ci si è accorti che si usavano le uve per estrarre il tannini che poi assieme a zucchero e acqua ripeteva il miracolo evangelico delle nozze di Canaa!

  7. PaoloNo Gravatar scrive:

    Caro Franco, credo che purtroppo sia più probabile che tu possa aiutare me. Almeno tu hai la possibilità di piantarti una vite e farti il vino.
    Ma ti posso dare qualche dritta per trovarlo da qualche parte: io mi sono armato innanzitutto di questa lista di varietà di uve: http://www.wineloverspage.com/wineguest/wgg.html. Una parte è dedicata alle viti americane e alle viti ibride. Non ci sono solo il Clinto e il fragolino .
    La lista è veramente esauriente e contiene i vari sinonimi e l’elenco dei luoghi di coltivazione. Così quando mi trovo all’estero me la porto appresso e cerco vini prodotti con queste uve. (Ricordatevi che dai paesi extra- EU, oltre i 3 litri bisogna dichiarare il vino alla dogana e pagare una piccola tassa).
    Negli USA ho trovato diversi vini prodotti con queste uve, Clinton compreso. Provenivano principalmente dallo stato di New York, visto che queste viti resistono ai climi freddi.
    In Europa la ricerca è più difficile ma qualcosa si trova. In molti negozi kosher in Germania ho trovato il Manischewitz, un vino prodotto in USA da uve Concord. Essendo bevuto in alcune festività ebraiche (è il primo vino che beve un ragazzo) il legislatore deve aver avuto difficoltà a vietarlo.
    In Austria ho trovato più volte l’Uhudler. Per un periodo bandito come il fragolino, è stato riabilitato nel 1992. Non buono come il fragolino, ma con lo stesso profumo. Più che berlo, lo annuso e ritrovo profumi e ricordi di decenni fa. Mi risulta che anche in Germania e in Svizzera si producano vini da viti americane o ibride, ma non ho ancora trovato nulla.
    In Italia è dura. A me una bottiglia di fragolino (vero) è stata regalata da una persona che a sua volta l’aveva avuta in regalo da un contadino del Nordest.

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Paolo

    e ti pareva che non provenisse dal Nordest?

  9. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Beh! Qui bisogna chiedere a Roberto di aprire un angolino di Salmone per parlare di “nostalgia”…
    Che ne dici Roberto? Mi pare che cominciamo ad essere in tanti…
    E anche questo, se ben fatto, é controcorrente. Tradizione seria, non da mercatino della domenica!
    Non solo di clinto (o più correttamente clinton) ma anche di altre cose…
    Che dire, a titolo di esempio, di aprire un angolo di discussione sui mais autoctoni da polenta?
    Quei meravigliosi “quarantini” con pochi vitrei granelli sulle piccole spighe, ma di un colore e sapore da paura?
    Sono sicuro che Alberto avrebbe da raccontarci una Treccani!
    Per quanto io sia un sostenitore ad oltranza del progresso per le commodities, sono anche un cultore delle tradizioni agronomiche, gastronomiche, enologiche, riassumendo “culturali” del nostro territorio meraviglioso.
    Non ritengo assolutamente, e credo a ragione, in contrasto le due cose.
    Sono fermamente convinto che la convivenza fra le due culture sia non solo possibile, ma fondamentale per la reciproca sopravvivenza.
    Se posso permettermi di comprare un mulino a pietra a Merano per fare la polenta per la mia famiglia e per i miei amici é solo perché a latere ho un reddito da commodities che mi permette di farlo.
    Meditate gente!
    L’alternativa é agricoltura di sopravvivenza; ma non vorrei lasciare questo a mio figlio… Credo siano passati i tempi.

  10. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    P.S. per Paolo…

    Adesso ho sonno, ma mi sono salvato il tuo link fra i preferiti…
    Ci lavorerò :-)

  11. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Franco ti ho prceduto

    L’ho giù scritta una nota dove ripercorro l’ostracismo riservato al mais e(ed anche alla patata), prima come pianta dei popoli amerindi considerati non umani e quindi immangiabile da noi esseri superiori e pertanto destinata solo al bestiame, poi quando sono arrivati gli ibridi solo gialli e che contrastavano ormai con le popolazioni locali di mais vitrei e variamente colorate divenute con il tempo prodotto etnico e soprattutto incontaminabili da dei marchingegni artificiali (la dimostrazione dei “corsi e ricorsi storici di viciana memoria) quali sono stati considerati gli ibridi (adesso considerati prodotti tradizionali con una faccia tosta da far paura) ed ora il “vade retro satana” lanciato contro il mais OGM, che diventeranno un nostro patrimonio e di questo ne sono certo. Ne ho un po’ ripercorso i passaggi storici.

    Nell’impossibilità di poter far breccia con le evidenze storiche su certe “crape” mi sfogo scrivendo le considerazioni che il mio studiare mi ha messo davanti.

  12. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Complimenti

    Molto ben condotta la riunione di Lendinara. Nessun oratore ha espresso una contrarietà precostituita verso l’innovazione in generale e i nuovi strumenti di miglioramento vegetale in particolare. Ciò ha permesso l’apporto di tutti di argomentazioni costruttive ai diversi modi di porsi di fronte al problema. Credo ciò vada continuato su argomenti correlati in modo da analizzare i molteplici aspetti dell’impatto verso la nostra agricoltura ed il modo di salvaguardare le nostre particolarità alimentari.

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News, OGM & Media

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…