Aboliamo anche il Padreterno

19 Giu 2013
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di Alberto Guidorzi

Vi chiederete il perché, oppure direte ecco un altro anticlericale radicale. No! Niente di tutto questo, è solo una conclusione che fa il parallelo con l’abolizione dei neonicotinoidi quale causa principale del collasso degli alveari.

In Inghilterra nell’inverno 2012/13 gli alveari inglesi hanno perso 33,8% della loro popolazione di api, quando, invece, nell’inverno scorso la perdita è stata del 16%. Nel Galles ed in Scozia la perdita è del 50%. Tuttavia sono dati del marzo 2013 e quindi considerato che la primavera ha tardato ancora di più c’è da temere un dato definitivo ancora superiore.

La causa additata da tutti è da ascriversi ad un’estate piovosa, quella del 2012, che non ha permesso i voli, da un inverno particolarmente freddo ed una primavera, quella del 2013, molto tardiva. In definitiva si è raccolto poco cibo, le condizioni invernali particolarmente fredde sono state tali da provocare il noto “isolamento da fame” e successiva morte; inoltre l’obbligata permanenza nell’alveare durante l’appena trascorsa primavera ha fatto il resto.

Questi dati arrivano a poche settimane dalla decisione di interdire l’uso di tre neonicotinoidi e forse di un quarto, per presunti gravi danni alle api. Francesco Ratnieks, professore di apicoltura presso l’Università del Sussex, interpellato in proposito ha detto che i neonicotinoidi non c’entrano nulla, le mie api nell’estate 2012 morivano solo di fame e non perché avvelenate. Non è salutare per le api rimanere confinate nell’alveare, infatti le api regine non sono uscite per accoppiarsi ed inoltre il confinamento è la maggior causa delle infezioni intestinali da Nosema e di infettarsi del virus della varroa.

Altra notizia uscita in questi giorni è uno studio fatto sull’alimentazione delle api che normalmente avviene con miele, ma per motivi speculativi (vendere tutto il miele) si è trovato negli HFCS (sciroppi di glucosio ad alto contenuto di fruttosio), un prodotto sostitutivo non caro e senza effetti collaterali derivato dall’idrolisi dell’amido di mais e successiva inversione enzimatica del glucosio. Infatti, molte fonti zuccherine usate hanno avuto effetti intossicativi sugli insetti. En passant vi posto l’esperienza di vari ricercatori che affermano questo “Gli zuccheri raffinati di canna e barbabietola sono saccarosio puro e, naturalmente, sicuri per le api e dal punto di vista nutrizionale si equivalgono. Gli zuccheri non raffinati, invece, hanno intossicato le api. Mentre eminenti medici che hanno sposato la saccarofobia sostengono, e molti ci credono, che lo zucchero raffinato è un veleno per l’uomo, mentre è molto più salutare lo zucchero non raffinato e scuro (che da che mondo e mondo si è sempre definito “sporco” ed, infatti, le api ce lo confermano; se poi è di canna diventa un elisir.

Ritornando alle nostre api sembra, però, che l’alimentazione con HFCS, pratica diffusasi molto, renda gli insetti molto più sensibili e meno preparati a sopportare le malattie e soprattutto a sopportare le intossicazioni, da cui le api, è notorio, hanno capacità naturali per difendersi. Il fenomeno del collasso degli alveari non è una cosa nuova quindi l’inclemenza del tempo vi è sempre stata, oggigiorno forse è stata aggravata dal fatto che, sempre per motivi speculativi, si è cercato di sostituire o ibridare l’ape nostrana, la ligustica, con api regine importate perché si assicurava più produzione di miele, ma così facendo si sono importate malattie, che si sono dovute combattere con acaricidi immessi nell’alveare che non sono sicuramente dei ricostituenti. Tutto ciò ha di molto complicato rispetto a prima la tenuta e la cura che si deve dare agli alveari e quindi chi ha perso le conoscenze delle condizioni mutate e non ha affinato i controlli è soggetto a vedersi in primavera alveari con popolazioni dimezzate.

E’ evidente che questi non riconosceranno mai le loro colpe e quindi devono trovare capri espiatori ed hanno creduto opportuno incolpare le nuove pratiche agricole, che occorre dire hanno risolto egregiamente gli inconvenienti dovuti ad emergenze insufficienti del numero di semi seminati nei coltivi. Se poi si tiene conto del costo delle sementi, ormai tutte le semine sono diventate di precisione, vale a dire si usa un numero di semi letteralmente contato (ormai le confezioni delle sementi commerciali non sono più vendute a peso, bensì a numero di semi contenuti in ogni confezione) e quindi gli investimenti ottimali si ottengono solo proteggendo alla perfezione le semine ed una protezione efficace la si è trovata con l’uso di sementi disinfettate alla produzione, che tra l’altro hanno sostituito le disinfezione generalizzata del terreno con prodotti molto più pericolosi. Quando si usava gammesano distribuito con lo spandiconcime e con fall-out di polveri incontrollato nessun apicoltore si lamentava.
Invece ora l’allarme di apicoltori troppo speculativi e poco capaci ha trovato massimo ascolto nelle associazioni apicole (tutte votate all’ambientalismo radicale) e, per giunta con una inadeguata, a mio avviso, reazione (o quasi silenzio altamente sospettabile) delle ditte produttrici dei principi attivi incolpati.

PER ME GATTA CI COVA!!!!

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