Aflatossine: problema irrisolto

19 Mar 2013
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Nuovi interventi sul tema dello smaltimento del raccolto 2012 sul Fatto alimentare : Troppe micotossine nel mais, il problema riguarda diversi Paesi tra cui l’Italia e prescinde dall’origine della materia prima e da parte di  Vincenzo Cappellini: Parliamo di Aflatossine nei cereali

12 commenti al post: “Aflatossine: problema irrisolto”

  1. claudioNo Gravatar scrive:

    a proposito di aflatossine

    http://ogmbastabugie.blogspot.it/2013/03/il-mais-bt-serve-veramente-risolvere-il.html

  2. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Claudio trovo davvero poco azzeccato quanto scritto alla pagina del link precedente:
    -il fatto che negli USA abbiano limiti più alti non è una dimostrazione che il mais bt sia inutile nel controllo delle micotossine.Per la cronaca in Ialia abbiamo quasi il 30% della produzione 2012 oltre 20 ppb mentre negli USA colpiti dalla peggior siccità dal ‘56, tale percentuale non supera il 15%.
    -dire che il mais bt non serve per le micotossine è falso visto che le fumonisine sono delle micotossine e le evidenze per queste micotossine nelle aree dove si sviluppa la piralide sono innegabili
    - dire che il mais bt non serve da solo a risolvere il problema delle aflatossine è una verità strumentalizzata a fuorviare la logica di un corretto ragionamento: nessun strumento oggi è da solo in grado di risolvere il problema delle aflatossine
    - Tutta la dissertazione sulle aree rifugio è del tutto priva di fondamento: non c’è nulla che spinga la piralide a deporre più uova nelle aree rifugio che nel mais bt quindi non c’è un aumento di infestazione in queste aree. é vero anzi il contrario nelle regioni dove la superficie del mais bt arriva ad almeno il 60% la popolazione di piralide cala a tal punto che il danno del mais non bt scende di molto. Questo è stato trovato sia nel midwest Americano(Htuchinson e altri Science 2010)sia nella valle dell’Ebro in Spagna.
    - Il controllo della piralide è uno dei fattori chiave di controllo nelle mani dei produttori ed il mais bt è lo strumento più efficace per il controllo della piralide, quindi continuare a speculare che il mais bt non risolve il problema delle aflatossine è contrario all’interesse della salute pubblica.

  3. claudioNo Gravatar scrive:

    Nel link precedente c’è scritto: ” il mais BT, molto probabilmente, non rappresenta, da solo, il mezzo per la risoluzione del problema delle micotossine”

    non c’è scritto che non serve!

    - e irrigare meno, non serve?
    - e seminare cultivar con le brattee che coprono tutta la pannocchia, non serve?
    - e fare le rotazioni, non serve?

  4. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Bene allora se non c’è scritto che non serve allora vuol dire che serve e allora perchè non possiamo usarlo assieme agli altri strumenti utili al contenimento delle micotossine?

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Scusate ma se non erro il mais Bt negli USA è il 30% del coltivato, quindi sull’altro 70% è logico che la piralide imperversi e conservi la sua virulenza e anche le micotossine.

  6. maxNo Gravatar scrive:

    Si parla tanto di piralide, nessun accenno invece alla nuova peste del mais nordamericano, il lepidottero Striacosta albicosta, che ormai reca consistenti danni anche in Ontario e contro cui, almeno fino ad ora, le strategie GM si sono rivelate inefficaci.

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Appunto Max

    In natura avviene una lotta senza confini e noi dobbiamo affinare gli strumenti per impedire che vinca chi ci fa del danno. Abbiamo tre sistemi per difenderci: Usare nuovi prodotti, con tutto quel che ne consegue in ambiente e costi, attendere se troviamo delle difese genetiche, o vedere se tra le tossine Bt isolate ve ne è qualcuna efficace e trasferire nella pianta il gene del batterio che la produce. L’ultima è la strada più veloce e meno costosa.

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Dimenticavo, comunque il problema nostro più impellente è stabilire quanto perderemo di produzione e di reddito a causa dei ritardi nelle semine o addirittura nelle non semine (vedi bietola da zucchero)

  9. maxNo Gravatar scrive:

    quante certezze! un po’ troppe, a mio avviso…

  10. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Max

    Non sono certezze sono le uniche strade da percorrere e le prime due si sono sempre percorse: La prima è divenuta impercorribile, senza prima ricercarne altre, e ciò per esigenze ambientali, la seconda è lunga, incerta e divenuta troppo costosa,, ma obbligata se resta l’unica; la terza è una via che non possiamo tralasciare di percorrere, ma senza certezze. Il mio è solo pragmatismo, se tu ne hai un’altra proponila.

  11. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Non ho capito l’intervento di Max.
    Sicuramente sono troppo vecchio e stanco per comprendere…
    Aiutatemi.

    Franco

  12. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Una buona panoramica sulle contaminazioni micotossiniche.

    http://www.agriavis.com/news-7680-82+des+echantillons+analyses+par+la+firme+biomin+contiennent+au+moins+une+mycotoxine.html

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