Aggiorniamo la telenovela delle api e dei neonicotinoidi

08 Feb 2016
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162542185-9e1b2ae5-13e4-4505-afb3-2dfc6efa8c0adi Alberto Guidorzi

Per farlo prendo spunto da un articoletto pubblicato dall’Informatore Agrario.

Esisteva già la Coldiretti a fare tutt’altro che tutelare i suoi associati agricoltori ed ora ci si è messa anche la rivista l’informatore agrario a scrivere contro gli interessi dei suoi abbonati. A firma di Angelo di Mambro, infatti, sul numero 2/16 a pag 14 vi è pubblicato un inserto in cui si afferma che l’EPA Environmental Protection Agency) statunitense ha pubblicato dei risultati preliminari in cui l’imidacloprid (una molecola di neonicotinoide) si dimostra rischioso per le api. Ma la cosa alquanto inverosimile e senza nessuna logica che si legge è che l’EPA nel 2015 avrebbe consigliato di eliminare dall’uso in agricoltura i neonicotinoidi, in quanto pur essendo uno delle tante cause che minano la vita delle api, ma essendo quello di più pronta messa in pratica, si dovrebbe cominciare da qui. Ma se l’EPA effettivamente ha fatto una considerazione di questo tipo il definirla demenziale è il minimo che si possa fare, visto che i pesticidi sono considerati dagli stessi apicoltori una causa tra le meno influenti sul fenomeno della moria delle api. Questo ce lo dice l’UE stessa:

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Principali cause di mortalità dichiarate dagli apicoltori : Malattie, Varroasi, AFB, Nosemiasi, EFB, Problemi generali, Regine indebolite, penuria di cibo, debolezza della colonia, cattiva gestione della colonia, avvelenamenti, Pesticidi, cause sconosciute.

Sarebbe come se un medico cominciasse a curare un ferito con l’arteria femorale recisa dandogli dell’aspirina per la febbriciattola che ha!

C’è da chiedersi veramente come danno le notizie questi giornalisti, ci voleva tanto a verificare quanto si è mostrato sopra? In fin de conti chi paga Angelo di Mambro sono degli agricoltori con il loro abbonarsi alla rivista e pertanto egli per deontologia doveva anche riferire che negli USA tra EPA ed USDA (il ministero dell’agricoltura) vi è disparità di pareri ed in particolare il secondo dice che: “la pubblicazione di un rapporto incompleto da parte dell’EPA ha provocato la pubblicazione di una pletora di articoli che gettano un dubbio sul valore dei trattamenti alle sementi con i neonicotinoidi e sulle scelte fatte dagli agricoltori (…..) Tenuto conto di ciò l’USDA è in disaccordo con questa valutazione. Noi pensiamo che le strategie di gestione dei predatori debbano essere elaborate tenendo conto di tutte le pressioni parassitarie, del clima, del mutato paesaggio e dei numerosi altri fattori”

Ora, e lascio giudicare a chi legge, non era forse più obiettivo e giusto che le due posizioni fossero date in contemporanea e non sottacendo la seconda versione dei fatti; tanto più che i lettori della rivista sono degli agricoltori che seminerebbero molto volentieri sementi protette?

Ma veniamo invece ad aggiornare il quadro delle “telenovela” della moria delle api.

In Francia, dalla quale l’Italia si fa trainare nelle decisioni, la richiesta di reiterazione della proibizione temporanea dell’uso dei neonicotinoidi in agricoltura era derivata da uno studio dell’INRA (A common pesticide decreases foraging success and survival in honey bees, Henry M. et al., Sciencexpress, 20 avril 2012) che concludeva: “ questo studio indica che una esposizione delle api bottinatrici ad un insetticida neonicotinoide potrebbe minare, a termine, la sopravvivenza della colonia anche a delle dosi ben inferiori a quelle che conducono alla morte delle api stesse” Lo studio era stato concepito obbligando le api a nutrirsi di una soluzione zuccherina contenente l’insetticida per poi liberale monitorate in modo da verificare il ritorno all’alveare. Dunque un’esposizione forzata a dosi di insetticida alquanto arbitrarie, come era stato anche il giudizio dell’ANSES francese, organismo incaricato di un parere scientifico sullo studio. Ciò portò quindi alla ripetizione della prova (condotta sempre da Henry assieme ad altri) di durata di due anni in modo da verificare se in condizioni reali, cioè senza alimentazione forzata, le dosi di insetticida che le api potevano ingerire realmente nel loro posarsi di fiore in fiore provocavano sulle api le stesse turbe riscontrate nella prima ricerca. La prova dal 2012 al 2014 consistette nel seminare 280 ettari di colza con seme trattato con Thiamethoxam (altra molecola neonicotinoide), poi di distribuire due gruppi di nove arnie con api perfettamente sane ed a distanze variabili dai campi del comprensorio da 1 a 10 km. In queste arnie sono state poi poste le 6847 api bottinatrici prima prelevate e monitorare con segnalatori incollati sul torace, in modo da reperirle al rientro del periodo di bottinatura. La speranza di vita di queste api sono state studiate dunque in funzione dell’esposizione reale alle coltivazioni di colza impiantate con sementi trattate. Il risultato è stato pubblicato l’8 novembre scorso sullarivista Proceedings

della Royal British Society e le conclusioni sono senza appello: “ I ricercatori non ha riscontrato alterazioni particolari negli alveari esposti. La quantità di miele prodotta non sono state influenzate dal gradiente di esposizione delle coltivazioni provenienti da sementi trattate con l’insetticida.”. In più, è detto che nessuna ape morta è stata osservata ne davanti agli alveari e neppure nei dintorni e ciò sta ad indicare che la dose di insetticida somministrata nel primo studio non era commisurata alla reale esposizione a cui sono soggette le api con la disinfezione del seme.

Cosa dice il progetto EPILOBEE, cioè lo studio 2012/2014 citato dall’Informatore Agrario sullo stato delle api in Europa?

http://ec.europa.eu/food/animals/live_animals/bees/study_on_mortality/index_en.htm

Dice semplicemente che la mortalità riscontrata dopo l’inverno 2012 è del

10-15% ed una percentuale ancora più bassa nella stagione successiva, vale a dire un dato normalissimo e ogni apicoltore sa che è normale che ad ogni in primavera lui possieda meno api di quelle che aveva nell’autunno precedente, appunto perché i rigori invernali sono un elemento selettivo per le api e questo capita sempre. Evidentemente il più o meno elevato tasso dipende anche dal livello dei rigori invernali. Infatti, se si guardano i dati italiani siamo a livelli del 5% di mortalità invernali, cioè tra i più bassi.

Anche gli apicoltori francesi cominciano ad averne piene le scatole di questo uso esclusivamente politico di un fenomeno multi causa e denunciano che nel 2014 (anno di interdizione dei neonicotinoidi) la produzione di miele è stata di 10.000 t contro le 14.800 del 2010 e senza che vi siano state mortalità superiori alla norma. Ciò ha fatto concludere che l’azione dei poteri pubblci si è concentrata sul fattore « pesticidi », dimenticando il resto, a cominciare dalle risorse in piante mellifere e l’aspetto sanitario. Non si può non constatare che si tratta di una strategie monca, per contrastare un fenomeno non nuovo.

Anche perché storicamente il fenomeno della mortalità invernale del 10/15% è documentato fin dai tempi dei Romani e durante le piccola era glaciale dei secoli XVII e XVIII sec. la mortalità salì a dei livelli ben maggiori. Il CCD (Colony Collapse Disorder) degli anni 2006-2009 negli USA e che ha innescato tutta la serie di interventi di un ecologismo politico-ideologico, non hanno fino ad ora trovato una causa precisa, ma una sommatoria di cause ad impatto più o meno grave. Esso, inoltre, è storicamente già successo in altri periodi dell’ultimo secolo. Possibile che prima di scrivere non ci si documenti? Eppure bastava scorrere questa esaurientissima analisi:

http://www.ars.usda.gov/News/docs.htm?docid=15572#public

Ma laddove usano i neonicotinoidi e non li hanno interdetti si notano diminuzioni nel numero di api e nella quantità di miele?
I dati li troviamo in Australia ed in Canada. In Canada usano i neonicotinoidi in quanto vi è una grande produzione di colza, tra l’altro tutta OGM quindi se a qualcuno venisse in mente di affibbiare le colpe agli OGM ci pensi prima di farlo. Ora il colza è una delle piante più mellifere. I canadesi nel 2015 hanno prodotto il 14,4% in più di miele rispetto al 2014, pur contando un aumento di solo il 3,6% di alveari. Questi in media hanno prodotto 132 libbre di miele (60 kg), vale a dire 9 libbre in media di miele in più del 2014. L’Australia, invece, è il solo paese dove non esiste la Varroa, un acaro parassita delle api e seconda causa di morte di queste in Europa e USA (vedi grafico sopra). Si usano i neonicotinoidi e non si nota nessuna diminuzione di api, anzi è il maggior fornitore di regine e di sciami d’api all’America del Nord, al Giappone e Medio Oriente. Inoltre se noi europei possiamo mangiare miele lo dobbiamo a Canada e Australia in quanto sono tra i maggiori fornitori mondiali, visto che noi non ne produciamo abbastanza e costa molto più caro.

In conclusione cosa c’è di realmente vero circa la sparizione delle api?

Riporto dei link in Inglese:

http://www.agprofessional.com/news/bee-population-rising-around-world

https://www.washingtonpost.com/news/wonk/wp/2015/07/23/call-off-the-bee-pocalypse-u-s-honeybee-colonies-hit-a-20-year-high/

http://www.theglobeandmail.com/opinion/good-news-there-is-no-honeybee-crisis/article25634384/

e un resoconto a fumetto in francese dove si riassume il tutto:

http://www.agriculture-environnement.fr/treve-de-balivernes/article/les-abeilles-disparaissent-a-cause-des-pesticides-baliverne-06

7 commenti al post: “Aggiorniamo la telenovela delle api e dei neonicotinoidi”

  1. stefano mainiNo Gravatar scrive:

    Quale è lo scopo di chi scrive e chi ha interesse a questa non scientifica polemica cosiddetta ‘telenovela’? Perché poi gli apicoltori Francesi dovrebbero avere le scatole piene? Se uno dei fattori, assieme ad altri, crea una maggiore mortalità nelle api, costoro dovranno pure sapere di cosa si tratta… quale è la causa anche se non l’unica! Insomma una causa che potrebbe far traboccare il vaso come riporta spesso un mio collega quando partecipa a convegni sull’argomento. Non è solo tutta mortalità acuta o evidente apicidio. Inoltre, i maiscoltori sia in Europa sia in USA hanno ridotto la produzione di mais causa impiego sementi non trattate? Purtroppo in Guidorzi restano i vecchi concetti (agricoltori ‘reduci’ della lotta con pesticidi) basati su metodi preventivi (ovvero: anche per un raffreddore meglio prendere un antibiotico). Vedete anche dati recenti:
    Neonicotinoid-Coated Zea mays Seeds Indirectly Affect Honeybee Performance and Pathogen Susceptibility in Field Trials. Alburaki et al.2015
    Neonicotinoid Insecticide and Their Impact on Bees:… Lundin et al. 2015

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Hanno le scatole piene per il semplice fatto che il governo ha eliminato l’uso dei neonicotinoidi (chiedi ai coltivatori di colza quale danno subiscono per non poter proteggere le loro giovani piantine) non per favorire gli apicoltori ma per dare ascolto ad una lobby ecologista.

    Gli apicoltori avrebbero preferito che ci si fosse sforzati (ed è una colpa che imputano alle associazioni apistiche) usando denaro pubblico per studiare meglio la ventina di parassiti e malattie che colpiscono le api e gli alveari.

    Torno a ripeterti: hanno curato una febbriciattola quando l’apicoltura è sotto la spada di Damocle di vere e proprie pestilenze sottovalutate.

    Scusa perchè non hanno proibito tutte le cause di avvelenamento che incidono per il triplo rispetto ai neonicotinoidi sulla moria delle api? Scusa perchè non si obbligano gli agricoltori a destinare una piccolissima parte delle loro superficie alla coltivazione di miscugli di piante mellifere? Si raggiungerebbero due scopi: 1° si favorirebbe l’apicoltura, 2° si attirerebbero le api su luoghi ben precisi, evitando così di farle girovagare, stancandole, per tutti i coltivi. Sarebbe meglio che ti preoccupassi di questo invece di tirare in ballo i solo agricoltori: http://www.efsa.europa.eu/fr/press/news/111108a

    I due studi che tu citi non sono stati riscontrati validi ed infatti L’USDA ed anche l’EFSA non li ha presi in considerazione.

    Qui ci sono due interessi in ballo che non si contrastano, vale a dire quello degli agricoltori e quelli degli agricoltori, ma che sono poco ascoltate nelle loro vere esigenze. Vi è invece l’interesse delle lobby ambientaliste, altermondiste e compagnia, ma che attirano molti voti e che invece sono ascoltate e accontentate in tutto dalla politica. Tu stai con quest’ultima parte evidentemente.

    Io invece sto con gli agricoltori e con gli apicoltori veri e dubito anche che vi sia un’azione combinata tra le lobby ambientaliste e i produttori di neonicotinoidi che hanno capito che è meglio usare i primi (finanziandoli profumatamente) per eliminare un prodotto (i neonicotinoidi) in scadenza di brevetto. Tanto ne hanno un altro subito pronto e che neppure lui sarà un elisir di lunga vita per le api, ma che intanto permetterà loro di ricavarne buoni lauti profitti in esclusiva.

  3. franco NulliNo Gravatar scrive:

    Io per iniziare una discussione con Stefano Maini passerei attraverso il dizionario della lingua italiana Devoto Oli e un testo di grammatica/sintassi sempre del nostro idioma.
    Ci fosse un congiuntivo giusto nel suo post sarebbe più comprensibile!
    Onestamente fatico a capire il filo del suo discorso. (forse sono io un tarabuso, ma tant’è; sono fatto così…)
    Questo detto passiamo al merito della questione.
    Mi piacerebbe capirti. Stefano..
    Potresti tu Stefano Maini spiegarci con parole semplici e comprensibili il tuo pensiero?
    Nono mi é assolutamente chiaro cosa vuoi sostenere nel tuo testo.
    I neonicotinoidi sono morte certa? NOn ci credo
    I neonicotinoidi non servono?
    I neonicotinoidi sono da studiare meglio?
    Dove si usano i neocicotinoidi le api muoiono?
    Dove non si usano le api sono sane come pesci di un acquario termostatato?
    Perdonami ma non mi é chiaro (forse anche qui sono un tarabuso) etc…

    P.S. sono agricoltore convinto e non ho mai preso un antibiotico per un raffreddore o un’influenza.
    Conosco la differenza fra antibatterici e antivirali.
    Qualche volta, solo in casi estremi, ho dato dei sulfamidici alle galline del mio pollaio casalingo.

  4. Giuliano D'AgnoloNo Gravatar scrive:

    Ho letto con attenzione i due lavori, che non conoscevo, citati da Stefano Maini, perchè spesso i titoli dei lavori scientifici possono trarre in inganno.
    Infatti il secondo lavoro (Lundin et al PlosOne 2015) dopo aver analizzato 216 studi riguardanti l’uso dei neonicotinoidi e le api, conclude dicendo che i risultati descritti riguardano le api singole e non l’intera colonia e non chiariscono l’effetto dei neonicotinoidi sulle altre cause del declino delle popolazioni delle api.
    Il primo (Alburaki et al PlosOne 2015) risponde a questa osservazione, e quanto descritto da Guidorzi in merito alle cause multiple del declino delle api. Alburaki et al hanno osservato nell arnie situate in campi di mais, i cui semi erano stati ricoperti con neonicotinoidi, una maggior suscettibilità alle inferzioni virali, ma non un effetto tossico diretto

  5. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Giuliano

    Che un fitofarmaco per il fatto di essere un biocida non sia un elisir di lunga vita per le api non ci piove ed i neonicotinoidi seguono la regola. Solo che agricoltura e apicoltura devono sopravvivere e non lo possono fare una a scapito dell’altra in quanto complementari; d’altronde neppure una medicina umana è neutra, ma fa sopravvivere.

    Quello che io trovo strano è che ci si sia accaniti su una pratica, quella della concia delle sementi, che, tra l’altro, ne ha sostituito altre due molto più impattanti, vale a dire la disinfezione generalizzata o localizzata dei letti di semina e, dato che non proteggevano le giovani plantule una volta emerse dal terreno in caso di attacco di insetti (e sapessi quanti ve ne sono che parassitano i coltivi)si doveva irrorare in caso di attacco un estere fosforico, anche lui citotropico,in quantità enormemente maggiori e con derive pure maggiori in rapporto alla molto esigua superficie fogliare da bagnare. Per giunta eravamo oprmai in presenza di semine di precisione per giunta frutto di una semina di precisione,vala a dire deposizione di un singolo seme alle distanze precise dove una pianta doveva vegetare per produrre. Nelle bietole si seminano 120.000 semi in un ettaro quando si vogliono raccogliere non meno di 100.000 radici. Mel mais è la stessa cosa.

    Tieni conto anche che i quantitativi immessi nella concia sono enormemente limitati e quando le api si depositeranno su queste piante esse sono ormai molto cresciute, la quantità di principio attivo, già molto esigua in partenza, si sarà, quindi, molto diluita su una massa vegetale enormemente maggiore e quindi l’ape che ne viene a contato la trova praticamente innocua, visto anche che la fisiologia della pianta con il tempo metabolizza anche queste molecole. Tieni anche conto che la questione della guttazione è solo una bufala di qualcuno (purtroppo cattedratico) che si è dilettato a creare le condizioni per fare morire le api che si dissetavano ed a filmare il tutto. Tieni anche conto che i residui dei pesticidi si rilevano ora non perchè non ci fossero prima, ma solo per il fatto che sono migliorati metodi di analisi. 30 anni fa si arrivava a rivelare 1 parte per milione, oggi si rileva una parte per miliardo.

    Tieni anche conto che dai dati Arvalis francese risulta che la concia delle sementi di orzo per difenderla dagli insetti che gli trasmettono la visosi nanizzante permette un guadagno produttivo di 25 q/ha (dato ricavato su 14 prove sperimentali. La concia del seme bietole evita la perdita di circa un 7,5% annuo a livello nazionale (nei dipartimenti del Nord si perde anche da un 15 ad un 30%). Per valutare il dato tieni conto che la sperimentazione è il frutto di una comparazione tra la disinfezione classica citata sopra e l’uso di semi conciati che sostituiscono totalmente la precedente e che impiegava quantità di pesticidi enormemente superiori. La stessa cosa si può ripetere per il mais ed inoltre il colza senza disinfezione delle sementi è sempre a rischio.

    Dunque il problema tecnico non esiste per gli apicoltori, mentre per gli agricoltori è un serio problema che, tra l’altro, con la proibizione dell’uso dei neonicotinoidi non è che se ne sia evitato lo spandimento di pesticidi, anzi ha solo obbligato all’uso di altri prodotti che neppure loro non sono dei ricostituenti per le api. Gli agricoltori non è che abbiano smesso di proteggere le loro semine.

    Il problema delle api è duplice. primo di bottinatura e alimentazione per i mutati paesaggi agricoli (basterebbe aumentare l’inseminazione degli incolti con specie vegetali mellifere) e secondo l’aver importato regine e alveari senza preoccuparsi di tutte le malattie che ci siamo portati in casa e senza che ci fossero iperparassiti adeguati.

    Ecco perchè io dico che vi è sotto una manovra combinata di qualcuno che paga e qualcuno che incassa e questi ultimi sono proprio quelli che dicono di voler difendere le api. I politici, poi, vi hanno visto un’acquisizione di consenso da parte di un’opinione pubblica formata da tante “vispe terese”, per giunta disinformate. Pensa che hanno inventato gli alveari di città, come se l’ambiente cittadino sia più salutare della campagna da un punto di vista di sostanze nocive, solo che questa iniziativa attrae i “cuori infranti dall’ecologia”.

    Sinceramente io che mi sono sempre occupato di sementi, quando ho visto la campagna contro i neonicotinoidi l’ho subito definita una cosa kafkiana perchè avevo sperimentato con mano come la concia delle sementi potesse risolvere contemporaneamente due problemi: una distribuzione pochissima mirata di pesticidi, con un’altra molto più mirata, la sostituzione di una pratica poco ecologica con un’altra molto più ecologica, la concia appunto. Dunque una situazione tanto strana doveva avere un’altra spiegazione, sto convincendomi sempre più che abbiamo assistito ad un ricatto: i gruppi ecologisti avevano bisogno di una “campagna immagine” ed allora hanno ricattato le ditte produttrici di pesticidi (anche perchè di peccatucci ne hanno). La cosa si è risolta in un compromesso: le ditte chimiche hanno permesso la campagna contro i neonicotinoidi e sono stati lasciati in pace su tanti altri aspetti. Scusami ma non ti sembra strano che ricerche terze dimostrino la non marcata azione avvelenatrice dei neonicotinoidi, mentre le ditte produttrici si sono ritirate in un silenzio “assordante” pur risultando danneggiate? Eppure le prove sull’impatto dei neonicotinoidi sugli insetti pronubi prima li avevano fatti loro per ottenere l’omologazione del prodotto e dunque perchè non li hanno resi pubblici affinchè potessero essere controllati e quindi raccontarci l’effettivo impatto da loro riscontrato?

  6. Giuliano D'AgnoloNo Gravatar scrive:

    Alberto,
    grazie per le tue puntuali osservazioni.
    Un altro elemento, oltre al possibile compromesso da te ipotizzato, è il comportamento non sempore limpido di riviste scientifiche e ricercatori. Troppe riviste scientifiche sono imprese commerciali dedite più allo scoop che alla verità scientifica. Le riviste cercano lo scoop, i ricercatori il politicamente corretto. Le riviste non pubblicano l’assenza di risultati contro gli OGM perchè non fanno notizia; tanto è vero che il progetto congiunto tra il Ministeo dell’Ambiente e CNR sugli OGM è stato pubblicato come un rapporto tecnico
    (Biodiversità e organismi geneticamente modificati. Sorlini C (ed.) Roma: Rotogafica 2004)
    Tale progetto su diverse specie vegetli (Lotus, lattuga e mais) ha misurato, sia in laboratorio che in campo aperto, il flusso genico, l’impatto sull’entomofauna e sulla microfauna, sulla rizosfera e gli effetti sulla microflora intestinale dei bovini alimentati con mais BT. I risultati non hanno evidenziato alcun rischio particolare deriva<nte dall’uso e dalla coltivazione di tali piante transgeniche.
    Analoga sorte è toccata ai colleghi francesi dell’INRA che in quesgli anni studiavano il comportamento delle api sui campi di colza transgenica, resistente all’erbicida, in rapporto al comportamento sui campi di colza convenzionale, senza trovare alcuna variazione significativa. Questi non risultati sono stati presentati all’EFSA nell’ambito delle attività sugli OGM e mai pubblicati.
    A proposito dei ricercatori plitically corrected ti cito il seguente articolo
    “Cresswell James E.
    A meta-analysis of experiments testing the effects of a neonicotinoid insecticide (imidacloprid) on honey bees. Ecotoxicology 2011; 20(1): 149-157
    Honey bees provide important pollination services to crops and wild plants. The agricultural use of systemic insecticides, such as neonicotinoids, may harm bees through their presence in pollen and nectar, which bees consume. Many studies have tested the effects on honey bees of imidacloprid, a neonicotinoid, but a clear picture of the risk it poses to bees has not previously emerged, because investigations are methodologically varied and inconsistent in outcome. In a meta-analysis of fourteen published studies of the effects of imidacloprid on honey bees under laboratory and semi-field conditions that comprised measurements on 7073 adult individuals and 36 colonies, fitted dose–response relationships estimate that trace dietary imidacloprid at field-realistic levels in nectar will have no lethal effects, but will reduce expected performance in honey bees by between 6 and 20%. Statistical power analysis showed that published field trials that have reported no effects on honey bees from neonicotinoids were incapable of detecting these predicted sublethal effects with conventionally accepted levels of certainty.
    These findings raise renewed concern about the impact on honey bees of dietary imidacloprid, but because questions remain over the environmental relevance of predominantly laboratory-based results, I identify targets for research and provide procedural recommendations for future studies.”
    E’ illuminante la frase “Staistical power analysis….” cioè l’anallisi statistica ha dimostrato che i lavori di campo, che non hanno osservato alcun effetto sulle api da parte dei neonicotinoidi, erano incapaci di determinare gli effetti subletali previsti
    con i livelli di significatività generalmente accettati.
    Non è nemmeno sfiorato dal dubbio che tali effetti non esistano; se non esistono effetti letali devono per forza esistere effetti subletali tanto che conclude che tali risultati negativi pongono rinnovati interrogativi sull’uso dei neonicotinoidi.

  7. Api e Cambiamento Climatico | Climatemonitor scrive:

    [...] delle sementi di mais nel determinare mortalità delle colonie di api. Su questo aspetto rinvio all’analisi di Alberto Guidorzi apparsa di recente su Salmone.org. Rinvio inoltre alle figure 1 e 2 tratte da Chauzat et al. (2013) [...]

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Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Ambiente

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