Lettere a Salmone

21 Mag 2010
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I lettori di Salmone qualche volta vogliono anche metterci la faccia e dire la loro. Questa volta ospitiamo  con grande piacere un intervento di Franco Nulli, agricoltore lombrado.

OGM: istruzione per l’uso

Sono un Agricoltore e per questo scrivo per cercare di fare un po’ di chiarezza fra quelli che avranno la modestia e la pazienza di leggermi.
Il fermento mediatico di questi ultimi tempi circa l’argomento OGM mi spinge a trasmettere un paio di considerazioni tecniche e di carattere generale che spero possano spiegare in modo semplice e chiaro al paziente lettore che alcuni preconcetti nei confronti delle piante geneticamente modificate sono da sfatare su basi scientifiche, logiche, etiche ed anche economiche.
Si parla, almeno in Europa, di 2 colture molto importanti; il Mais e la Soia.
Partiamo dal primo.

Il Mais
La ricerca iniziata ormai più di 30 anni addietro si è orientata verso la soluzione di un problema che per il mais è da sempre un flagello: la Piralide.
La larva della simpatica farfallina che vedete qui a sinistra colonizza la pianta del mais producendo una perdita di raccolto scientificamente stimata pari almeno al 5% soprattutto perché con le sue “gallerie” taglia il peduncolo della spiga e la spiga cade a terra prima che noi Agricoltori la possiamo raccogliere.
Di seguito un link non sospetto; si chiama “ecoblog”…. Loro dicono 7%, io agricoltore mi limito al 5% che è numero universalmente riconosciuto.
http://www.ecoblog.it/post/1473/mais-trans-e-batteri-iper

Non solo: i forellini delle “gallerie fonte certa di muffe” scavate della larva nelle spighe e nella pianta del mais sono sulla spiga stessa (vedi immagine a sinistra) oltre che sulla pianta. Tutti sappiamo, lo spero, cheun effetto secondario delle muffe è la produzione di tossine (tecnicamente Afla e Mico tossine, prodotti secondari delle muffe stesse) che sono dichiaratamente e universalmente conosciute come cancerogene. Siamo sicuri che queste tossine sono per noi “consumatori” dannose, cancerogene.
Torno al tema economico; aumentare del 5% la resa, per mancate perdite di prodotto in campo perché le spighe cadono a terra prima di raccoglierle, vengono mal fecondate e non si sviluppano, i semi sulla spiga marciscono e abortiscono, per noi Agricoltori significa guadagnare o perdere soldi. Il 5 % in più di produzione a parità di costo di produzione non è un’inezia; può essere il nostro margine operativo; il nostro guadagno; i nostri margini sono oggi molto limitati. Se non credete a quanto affermo sono a vostra disposizione per un ulteriore intervento esplicativo.
Inoltre non avere la granella contaminata da muffe e dai loro “sottoprodotti” dichiaratamente cancerogeni, le Afla e Mico tossine sopra citate, significa mangiare “polenta” e infiniti altri prodotti (comprese le “merendine” dei nostri figli) che contengono farina di mais più sicura sotto il profilo tossicologico. Se fossi stato al posto del nostro sig. Ministro Zaia avrei accettato di buon grado di assaggiare con tutta tranquillità la polenta di Confagricoltura alla Fiera agricola di Verona qualche mese addietro…
Un altro particolare non insignificante è la modalità con cui si introduce la resistenza alla Piralide nella pianta del Mais.
Nulla di più lontano dai famigerati laboratori del dr. Frankenstein di cui tanto si vocifera nella mala informazione corrente insieme a fragole-pesce o simili amenità.
Partendo da una pianta già selezionata dopo decenni di incroci mirati (non siamo fino a questo punto nel campo OGM, ma il risultato è lo stesso anche se più lento e laborioso) per ottenere da linee “pure” di mais una pianta con le caratteristiche di produttività, qualità, generiche resistenze agli eventi climatici, si inserisce nella catena genetica della stessa un gene in più, in questo caso derivante dal Bacillus Thurigiensis, che permette alla pianta di produrre una proteina tossica per la Piralide.
Per inciso il “Bacillus Thurigiensis” è contenuto in prodotti commerciali insetticidi che sono ammessi per i trattamenti di quelle che vengono definite “colture biologiche”; Il classico BIO che, fessi, paghiamo mediamente il 25/30% in più nei Supermercati…
La pianta con l’aggiunta di questo gene rimane esattamente la stessa con tutte le sue caratteristiche fenologiche, ma ha una caratteristica molto interessante in più; produce una proteina che al “bruchetto” della tenera farfallina, e solo a quello, impedisce di crescere e moltiplicarsi alle sue spalle.
A questo punto noi consumatori, dopo il raccolto e la lavorazione del suo prodotto, le spighe e i grani del mais, non ingurgitiamo tossine cancerogene derivanti dagli effetti delle gallerie del bruchetto e gli Agricoltori possono contare su un fatturato del 5/7 % in più.
E insieme alla nostra Polenta (e alle merendine dei nostri pargoli) non mangiano tossine cancerogene nemmeno le vacche che producono il latte per il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano o i suini (i maiali, forse chi ci legge non sa che sono sinonimi…) con cui si producono il Prosciutto di Parma, il San Daniele, il Culatello di Zibello o il Salame di Varzi…

La Soia
Passiamo al secondo prodotto economicamente rilevante nel nostro territorio In questa coltura il costo, sia economico che ambientale, dei trattamenti diserbanti non è indifferente nella coltura tradizionale. Si comincia con un trattamento di diserbo distribuito subito dopo la semina, ma a volte anche prima per eliminare le malerbe nate prima della semina.
Dopo la semina comunque si utilizzano due differenti prodotti per il controllo delle infestanti a foglia larga e a foglia stretta (dicotiledoni e monocotiledoni) distribuiti contemporaneamente.
In seguito, durante la crescita della coltura è generalmente necessario intervenire con almeno altri due interventi di diserbo per contenere le infestanti di ambedue i tipi (monocotiledoni e dicotiledoni) che sono sfuggite all’intervento preliminare. Non voglio nominare i prodotti, e le quantità degli stessi, che siamo costretti ad utilizzare; sarebbe incomprensibile alla maggior parte dei non addetti ai lavori e ci metterebbe di malumore… (sono comunque a disposizione per elencare principi attivi e dosi che normalmente utilizziamo). Con la soia transgenica “RR” (Roundup Ready) si è introdotto il solito minuscolo gene, nella catena DNA di una pianta “standard” della resistenza ad un diserbante totale, appunto il Roundup (Glifosate è il principio attivo di questo diserbante). Si eliminano con questo prodotto tutte le infestanti con un unico trattamento quando la coltura è in uno stadio vegetativo tale da potersi difendere autonomamente nelle fasi successive dalle malerbe. E si elimina anche il gasolio (e il relativo CO2 prodotto) necessario per effettuare 3 o 4 passaggi supplementari in campagna per i trattamenti. Apriti Cielo! Chi ha studiato questa trasformazione genetica è la stessa vituperata Multinazionale che produce il diserbante in oggetto; il Glifosate! Egemonia delle Multinazionali, siamo schiavi del loro potere economico…Seme e diserbante insieme dalla stessa Multinazionale.
Peccato che, e mi fa piacere, quasi gaudio, dirlo ai detrattori degli OGM, il Glifosate sia una molecola il cui brevetto è scaduto nel 2001, 9 anni fa, e oggi la può produrre anche il sig. “Rossi” di Carpenedolo di Sotto. Cosa che puntualmente avviene (forse non a Carpenedolo di Sotto…). No solo, la molecola Glifosate ha una tossicità specifica e una persistenza nell’ambiente molto inferiore a quelle dei prodotti chimici che attualmente siamo costretti ad utilizzare per difenderci dagli assalti delle malerbe con dosi molto maggiori, con buona pace degli ambientalisti strumentalizzati e malinformati.
Un’ultima considerazione di carattere generale a chiosa del discorso. Gli “OGM detrattori” paventano una dipendenza supina del mondo agricolo nei confronti delle Multinazionali, sempre loro… Sementi sterili e simili amenità… Ma sono mai venuti questi signori a vedere cosa coltiviamo noi Agricoltori nelle nostre cascine della “qualità italiana” tanto decantata,che tutti i giorni mangiano e della quale sono io il primo sostenitore? Monsanto, Ciba, BASF, PIONEER, DEKALB e tante altre sono le “Multinazionali” che dagli anni ‘70 permettono agli Agricoltori di produrre mais a 10 tonnellate per ettaro contro le 2 (ad essere ottimisti) delle sementi autoprodotte in cascina negli anni precedenti questa evoluzione . Non siamo schiavi, ma dobbiamo essere grati alle Multinazionali che con la loro ricerca ci hanno messo a disposizione i mezzi tecnici per permettere al mondo agricolo e a tutta l’umanità attuale di avere cibo a sufficienza per sopravvivere. Non scherziamo su questi argomenti. Le tecnologie della manipolazione genetica sono solo una naturale evoluzione delle ricerche iniziate nella seconda metà dello scorso secolo per migliorare le nostre condizioni di vita. Non buttiamole al macero come stiamo facendo nel nostro sinistrato Paese, sarebbe solamente autolesionismo. Tutto quanto sopra esposto non tiene conto che da circa 20 anni tutti, e dico tutti, stiamo mangiando cibi, dalla carne al latte e i loro derivati, DOP e IGP compresi (sempre che qualcuno sappia cosa significano realmente questi acronimi…) che contengono, nelle loro materie prime, circa il 60% di soia OGM e il 30% di mais Ogm di importazione dai paesi più avanzati dal punto di vista agricolo. Cornuti e mazziati…
Con buona pace di tanti attori, anche istituzionali e spesso incompetenti, che si occupano di Agricoltura ad oggi credo si muoia molto di più a causa degli incidenti automobilistici che per gli OGM o l’utilizzo di prodotti di sintesi in Agricoltura.
Mettiamo al bando le automobili, gli aeromobili, le trasmissioni tele/radiofoniche, Internet e WI.FI, la bicicletta, lo skateboard, gli sport invernali, le motociclette e, perché no, anche le tegole che spesso cadono dai tetti?…Cerchiamo di essere seri…

Franco Nulli
Agricoltore
Confagricoltura Milano Lodi

3 commenti al post: “Lettere a Salmone”

  1. Guido FuscoNo Gravatar scrive:

    …Congratulations al salmone lodigiano che nuota (controccorrente) nelle acque del Lambro!

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Mi sono occupato di sementi per quarant’anni e quindi ho potuto seguire l’evoluzione del miglioramento genetico delle specie agrarie di grande coltura ed osservare anche il nostro asservimento totale, in fatto di sementi, a scelte selettive fatte altrove. Per molto tempo abbiamo goduto, assieme a tutti gli altri, dei progressi produttivi apportati dalla genetica. Ultimamnte invece mi sembra di notare un trend di progresso produttivo abbastanza rallentato, e questo mi sembra particolarmente vero in fatto di soia e mais. Anche la sua esperienza, Sig. Nulli, ha rimarcato quanto ho annotato?
    Io sono convinto che la scelta del NON-OGM, oltre ad averci privato di quanto apportato dalla transgenesi, ci abbia ulteriormente penalizzato perchè chi seleziona non destina più uguali attenzioni e risorse di prima nel curare le ultime fasi della produzione di sementi classiche.
    In altri termini gli agricoltori italiani, per delle scelte ideologiche fatte da chi comunque non ne rimane danneggiato, si ritrovano “cornuti e mazziati”.

  3. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Carissimo Alberto ( perdona la confidenza del “tu”, ma credo che qui siamo fra amici…)

    E’ vero quanto affermi. Io ho iniziato la mia avventura in agricoltura di maiscultore nel 1982 e devo convenire che grandi miglioramenti genetici in termini di produttività non ne ho visti. Altro discorso si può fare per le caratteristiche delle piante. Negli anni ‘80 le piante potenzialmente più produttive erano estremamente delicate e critiche, oggi abbiamo eccellenze in termini di potenziale produttivo che sono anche discretamente “rustiche” (che accettano anche condizioni non ottimali durante il loro ciclo di vita senza che il loro potenziale sia drasticamente smentito).
    Non credo comunque che il minor progresso nel campo del miglioramento genetico tradizionale sia determinato dall’avvento delle nuove tecnologie di manipolazione genetica in laboratorio (OGM per intenderci).
    Penso più semplicemente che la curva possibile del miglioramento genetico tradizionale sia asintotica, e l’asintoto siamo molto vicini a raggiungerlo. Quando si è raggiunto il 90% di un obiettivo partendo dal 10% è molto difficile, lungo ed improbabile avvicinarsi al 100%!

    Discorso completamente differente vale per la soia.
    La stessa varietà che seminavo nel lontano 1985 la semino, quando la trovo sul mercato, anche oggi. Era ed è quella che meglio produce in casa mia.
    Ma qui non si parla di incroci, di ibridazioni F1 e quant’altro. Qui effettivamente potrebbe valere il principio che sostengono gli OGM Detrattori che si può autoprodurre la semente in casa (a patto di avere condizioni climatiche perfette al momento della raccolta, attrezzatura idonea a non rovinare il seme e condizioni di stoccaggio corrette; tre condizioni molto difficili da avere in normali aziende agricole tutte insieme…)
    In ogni caso, per quanto mi è dato di sapere, la ricerca OGM ad oggi si è sviluppata in direzioni differenti dalla produttività potenziale delle piante. Nel caso del Mais si parla di BT e per la Soia di RR.
    Io sinceramente non mi ritengo ad oggi ne cornuto ne mazziato.
    La ricerca tradizionale mi fornisce sementi che mi permettono produzioni di tutto rilievo e continuo a sperare che l’ottusità dei nostri governanti ad un certo punto cessi…
    Utopia? spero di no…

    Cordiali saluti

    Franco Nulli

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Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana

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