Agrofarmaci con ricetta? Sì grazie.

19 Apr 2010
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di Fernando Antonio Di Chio

Appena laureato, affiancavo un collega più anziano per fare un po’ di pratica e un giorno un agricoltore ci disse di avere un tecnico che lo assisteva nella coltivazione. Nel sentire il nome del presunto tecnico, il mio collega obiettò che quella persona pur avendo tanta esperienza non aveva alcun titolo, ma la risposta dell’agricoltore fu che tutto ciò a lui non interessava perché l’esperienza valeva più di ogni titolo.

A quel punto il mio collega fece un paragone che secondo me calza a pennello; chiese infatti all’agricoltore se lui, per curare una grave malattia, si sarebbe rivolto a un infermiere con grande esperienza o ad un medico specialista. La risposta è facile da immaginare, per l’agricoltore le cose erano diverse e non paragonabili.

L’esempio che ho fatto è per mettere in risalto come oggi venga considerata la nostra professione. Spesso l’agricoltore è portato a fidarsi di gente che non ha mai sostenuto esami di abilitazione e la patologia vegetale l’ha imparata osservando le piante ma non sa nulla su come ad esempio si sviluppi un patogeno, mentre conosce a memoria tutti i principi attivi in commercio.

In tal senso c’è da rilevare che di tale problema si è interessata anche la Comunità Europea, che ha emanato una Direttiva (la 2009/128/CE), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE il 24/11/2009, la quale ha come obiettivi principali la tutela della salute umana e quella dell’ambiente; i mezzi che, secondo la suddetta direttiva, potrebbero favorire tutto questo sono: l’adozione della lotta integrata, la formazione dei soggetti che adottano gli antiparassitari e infine la sensibilizzazione della popolazione. Tale direttiva, che dovrà essere applicata da ogni Stato membro entro il 2014, in qualche modo rilancia l’utilizzo della lotta integrata intesa come “metodo di lotta che prevede una drastica riduzione nell’uso di agrofarmaci e l’adozione di mezzi di varia natura atti a contenere le popolazioni di patogeni”, metodo che a mio parere è l’unico in grado di garantire un prodotto qualitativamente migliore.

E’ inoltre importante sottolineare che a differenza di ciò che fino ad oggi si è fatto, tale Direttiva parla in modo chiaro (nell’Allegato III al punto 2), di monitoraggio degli organismi nocivi mediante l’utilizzo di pareri di “consulenti qualificati professionalmente”. In tal senso è auspicabile che, a differenza di ciò che accade oggi, in cui un qualsiasi soggetto operante nel nostro settore (con o senza titoli), si permette di consigliare l’adozione di un qualsivoglia agrofarmaco, in futuro, l’adozione degli stessi avvenga previa prescrizione di un tecnico abilitato. Sembrerà assurdo pensare all’agronomo o al perito agrario al pari di un medico, ma ritengo che ciò possa rappresentare un punto di svolta epocale, considerando che in tal modo si garantirebbe ancor più il consumatore sulla genuinità del prodotto che acquista.

A mio parere, infatti, sull’agricoltura l’informazione è spesso fuorviante, in quanto nessuno ha mai spiegato al consumatore che, a parte certi estremismi, esistono metodi di lotta in cui l’uso degli agrofarmaci è limitato e controllato. In conclusione, con tale direttiva l’UE ha voluto lanciare un chiaro segnale agli Stati membri, ossia indurre ad un uso più consapevole degli agrofarmaci, senza i quali non è possibile pensare a produzioni qualitativamente migliori, facendo in modo che tali mezzi di lotta siano adottati nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute umana. A titolo di provocazione aggiungerei che, se oltre ad un uso più consapevole degli agrofarmaci si arrivasse anche alla liberalizzazione degli OGM, le metodologie di lotta integrata farebbero un grande salto di qualità, considerando che in molti casi (e su questo sito c’è appunto un approfondimento dedicato a questo problema) l’adozione di colture OGM determina una forte riduzione nell’uso degli agrofarmaci o “pesticidi” che dir si voglia.

9 commenti al post: “Agrofarmaci con ricetta? Sì grazie.”

  1. bacillusNo Gravatar scrive:

    D’accordissimo.

  2. Dr. Agr. Antonella d' ArgenzioNo Gravatar scrive:

    Ammetto di essere poco informata, ma non dovrebbe essere l’ordine degli agronomi a tutelare su questo problema la professionalità dei suoi iscritti?

  3. bacillusNo Gravatar scrive:

    A proposito, però. Non facciamone l’ennesima prerogativa di qualche ordine professionale di stampo tipicamente italiota. Questa arroganza degli ordini professionali (leggasi corporazioni) è una delle stramaledizioni del sistema Italia. Per favore, no.

  4. Guido FuscoNo Gravatar scrive:

    Voto la mozione bacillus: ABOLIZIONE DEGLI ORDINI PROFESSIONALI

  5. Fernando Di ChioNo Gravatar scrive:

    In primo luogo volevo dire che l’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali è in prima linea per quel che concerne l’adozione della “ricetta” per la vendita degli agrofarmaci, tanto da aver fatto un convegno “Uso sostenibile dei fitofarmaci” a poche settimane dall’approvazione della direttiva comunitaria.
    Inoltre mi dissocio dalla proposta di abolizione degli Ordini Professionali poichè ritengo che già troppi siano i soggetti che, almeno nel nostro settore, operano senza averne i titoli e iscriversi all’Ordine rappresenta per noi l’unica possibilità di tutelarci.

  6. Fitoplasma-fgNo Gravatar scrive:

    Caro amico e collega, la situazione che hai descritto avviene puntualmente quando conosco nuovi agricoltori che si affidano esclusivamente ai commercianti di fiducia, ma voglio dirti che a me è successa un’esperienza ancora più tragica :D. Appena laureato mio padre doveva far allestire il giardino di casa, premetto che io ho scelto l’indirizzo tecnico economico con specializzazione in paesaggistica, parchi e giardini, quindi mi sono permesso di dare dei consigli a mio padre sul da farsi……la sua risposta è stata ” ma tu vuoi sapere meglio del giardiniere” bè dopo che ha avuto un bel pò di problemi con le piante ha capito la differenza, penso che la stessa cosa succede con gli agricoltori…solo quando combinano disastri iniziano a distinguere il commerciante di fitofarmaci dall’agronomo…quindi sono favorevole alla ricetta obbligatoria…anche per evitare l’utilizzo di sostanze nocive o l’impiego inapropriato dei p.a.
    Sul discorso OGM sono con te, ma mi farebbe piacere leggere un tuo articolo al riguardo.
    Un saluto Marco

  7. Dr. Agr. Antonella d' ArgenzioNo Gravatar scrive:

    Meglio lasciar perdere il discorso dei genitori con figli agronomi! mi sono sempre detta che se un padre è medico o avvocato è portato a preparare il figlio a succedergli in studio e se ciò non avviene lo prende come un affronto personale. L’agricoltore invece sembra quasi diffidare del figlio agronomo, non riconoscendogli l’adeguata preparazione pratica che si acquisisce nel tempo ma senza dargli spazio per farsela. se poi in più sei donna…..ma questa è un’altra storia. Anni luce fa, facendo perizie grandine nel “profondo” Nord, in squadra con una collega, siamo state prese per venditrici di biancheria per la casa. Non vi dico la faccia tra il timoroso e l’ossequioso che hanno fatto quando hanno saputo che eravamo i periti dell’assicurazione!

  8. EntomologoNo Gravatar scrive:

    Abolire gli ordini è prioritario. La ricetta fitosanitaria è un ennesimo tentativo di limitazione della capacità imprenditoriale è necessario formare gli agricoltori e non cercare di blindare il sapere agli iscritti di un ordine. Inoltre l’art. 6 della recente normativa europea parla di prescrizioni da fornire agli acquirenti e non di obbligo di ricetta.

  9. giorgioNo Gravatar scrive:

    l’imprenditore non è un commercialista, non è un ragioniere, non è un medico del lavoro, non è un biologo ecc. ecc. E’ UN IMPRENDITORE.

    Se poi l’imprenditore è agricoltore….. non è neanche un agronomo.

    Perché qualcuno insiste a far girare dubbi e definizioni che servono solo a garantire il libero ed arbitrale uso di FARMACI(agro)?

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