Ai nostri giorni

07 Set 2009
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di Antonio Pascale

Ai nostri giorni, una settimana sì e l’altra pure nasce una polemica sul cibo coltivato con metodo (impropriamente) detto biologico. Una settimana sì e l’altra pure i coltivatori convenzionali e quelli organici fanno la guerra. Ognuno porta i sui dati. Chi avrà ragione? Ora, è stata pubblicata una Systematic Review che esamina 50 anni di studi sui prodotti coltivati  a “biologico”. Il fatto è che la Food Standars Agency, forse stanca delle polemiche settimanali ha commissionato un report  alla London School of Hygiene and Tropical Medicine. Argomento? Capire se i cibi coltivati con metodo “organico” siano dal punto di vista nutritivo superiori a quelli convenzionali. Ecco come si sono mossi gli estensori del report. Hanno raccolto 52.471 studi, pubblicati in riviste specializzati, in varie lingue, dal 1 gennaio 1958 al 29 febbraio 2008 - la ricerca è stata portata a termine utilizzando il portale PubMed.  Dopo di che i revisori hanno stabilito dei parametri. Per esempio. Sono stati esclusi tutti gli studi che non risultano in peer review, quelli che non avevano l’abscrat in inglese, quelli che non contenevano analisi comparative tra cibo organico e convenzionale, quelli che non segnalano la composizione dei nutrienti e di altre sostanze, quelli che non analizzano l’impatto della fertilizzazione e quelli che non registrano i diversi metodi di coltivazioni. Dopo questa scrematura sono rimasti da 52471 studi solo 11 studi. Quest’ultimi sono stati riesaminati e la conclusione  è stata che non ci sono dati per sostenere la superiorità dei cibi organici. Ora, dopo la pubblicazione della Systemaic Review, abbiamo degli obblighi. Qualora i difensori del cibo biologico sostengono: ma ci sono studi che dimostrano il contrario, noi, noi in senso lato, cioè gli operatori culturali (nei mass media in genere), abbiamo il dovere di chiedere, quali? Quali studi tra questi 52.471. Quelli esclusi o gli 11 presi in considerazione? E’ chiaro che Systematic review sono benvenute. Proprio in ragione della loro metodologia conoscitiva. Fa piacere che esistono revisori dei conti, per così dire, capaci di esaminare 50 anni di studi e fornirci dei parametri di riferimento. E’ come in una buona narrazione. Primo atto: c’era una volta uno scontro epico tra due contendenti, quelli che amavano il cibo convenzionale e quelli che amavano la produzione organica. I due contendenti si sono quasi scannati, hanno giurato di avere entrambi ragione, tirato fuori dati e misure, anzi si sono messi in posa e hanno annunciato con voce trionfa che i loro dati erano i migliori possibili sull’argomento e così, ognuno di loro, in questo bailamme ha cercato il modo per mettere a frutto le loro convinzioni, finché un bel giorno, - è l’avvio del secondo atto - dei principi autorevoli ci vengono a trovare e dicono: da ora in poi prendiamo sul serio tutto quello che voi direte, esamineremo caso per caso i vostri argomenti. Passa un lungo anno di lavoro, durante il quale, mentre noi continuiamo a discutere, i principi autorevoli producono una Systematic review. Che dovrebbe condurci al terzo atto. Come finisce? Mah, direi che sarebbe un buon terzo atto se si smettesse di fare la guerra. Esempio. Ho un piccolo appezzamento di terra ereditato dai miei nonni. E’ incolto. In collina, in una zona impervia. Però queste zone qualcuno deve pur coltivarle, altrimenti quei suoli saranno soggetti a dissesto idrogeologico. Sono giovane e nutro speranze per il futuro, decido di coltivarlo.”a biologico”. Mi faccio due conti, ce la posso fare. Prendo anche un contributo che varia da coltura a coltura e a seconda delle zone  dei metodi di produzione e di sicuro spunterò un prezzo più alto sul prodotto finito. Da un punto di vista economico conviene, il biologico. E in alcune zone è anche utile. Siccome però ho letto studi in Systematic review e non credo alle parole magiche, sono anche curioso, e poi, da tecnico, so che “in campo” è tutta un’altra storia e bisogna adattarsi di volta in volta alle sempre mutevoli condizioni. Diciamo che non mi vanto, non faccio troppo affidamento sulla  superiorità dei cibi biologici. Cerco semplicemente di fare un buon lavoro. Mantengo la mente aperta, per così dire. Se un giorno viene a trovarmi un coltivatore di mais della pianura padana, del bergamasco, e mi dice che non ce la fa più, ha tanti ettari e tutti sono attaccati dalla piralide e, questo collega è costretto a passare anche 4 volte in campo per buttare agrofarmaci, spendendo soldi, io coltivatore di un piccolo appezzamento, non sarò così presuntuoso da dire: passa al biologico e tutto si risolve. Anzi, lotterò insieme a lui, affinché, per esempio, possa coltivare il mais bt. Non dirò mica: ah, ci sono problemi alla salute. Non lo dirò. Ho letto i report dell’Efsa (autorità europea per la salute alimentare) e so che questa autorità è più titolata di Capanna e di Grillo - almeno in questo campo. A conti fatti, poi, si risparmia chimica. Non bisogna nemmeno affittare trampoli (sì i trampoli) per entrare in campo e trattare le piante quando queste sono altre un metro e insomma, io coltivatore biologico e tu, maiscoltore convenzionale, ci accordiamo, per una volta, perché entrambi abbiamo idee chiare sulla questione e non abbiamo voglia di farci la guerra per difendere i nostri piccoli e grandi orti. Se il maiscoltore e il coltivatore biologico leggono entrambi i Report e si fidano della metodologia scientifica costringeranno i politici a esaminare questioni complesse caso per caso e a legiferare senza trucchi. Naturalmente potrà accadere che cambino le condizioni e in quel caso, dovremmo reagire, velocemente. Alla fine, c’è un’unica strada: cultura. Un intellettuale (in senso lato) impegnato è anche un intellettuale di servizio. Serve a raffinare le scorie. A gestirle. Un intellettuale, quando è a servizio della cultura, dovrebbe riuscire a indicare cosa dobbiamo comprendere nei nostri ragionamenti e cosa va escluso.

1 commento al post: “Ai nostri giorni”

  1. anti-modernoNo Gravatar scrive:

    La valutazione nutrizionale di un cibo non è sufficente. E’ sbagliato considerare i contenuti nutrizionali come unico parametro valido.
    Il magnesio contenuto nei cibi bio, non è lo stesso magnesio dei cibi non bio. I carboidrati non sono gli stessi carboidrati.
    Prendiamo, ad esempio, le erbe selvatiche contro la bietola. I minerali contenuti nelle erbe selvatiche non sono gli stessi minerali della bietola, anche se noi li chiamiamo e li valutiamo nello stesso modo e chimicamente ci appaiono identici.
    E’ lo stesso errore che si commette chiamando carboidrati, le “stesse” sostanze che ritroviamo nella patata, nel riso e nello zucchero. In verità questi sono tutti differenti. Se uno avesse la possibilità di vedere la struttura molecolare di questi tre tipi diversi di carboidrati, lo verificherebbe.

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