Amish e mais bt

21 Mar 2011
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di Antonio Pascale

Quello che vuole la tecnologia, di Kevin Kelly (Codice edizioni).

E’ un libro dove si riflette con molta competenza, rigore e immaginazione, su cos’è la tecnologia, o meglio su come quest’insieme di pratiche umane, chiamato technium, si è evoluto nel tempo. La tecnologia è stata il nostro principale veicolo di evoluzione, la natura, insomma, come ben spiega Kelly, è solo un prodotto culturale e dunque tecnologico. Soggetta a cambiamenti, innovazioni, integrazioni, arresti e avanzamenti.

C’è un capitolo, nel libro, che non mi aspettavo e mi ha sorpreso. Si intitola “a lezione di tecnologia dagli Amish”. Sì, proprio loro, quel gruppo noto per essere luddista, persone che non usano le nuove tecnologie perché ritengono che queste siano frutto di mode effimere. I più rigorosi non usano né l’elettricità né le auto, coltivano la terra con attrezzi manuali e guidano calessi trainati da cavalli. Tuttavia, si scopre, leggendo il capitolo che la vita degli Amish, a ben vedere, non è affatto antitecnologica. Kelly, durante numerosi soggiorni presso le loro comunità, ha potuto osservare che gli Amish sono ingegnosi inventori, modificano con gran gusto del monta e rimonta parecchi utili strumenti e attrezzi. Inoltre, sono spesso a favore della tecnologia. Avvertenza di Kelly.

Gli Amish non sono un gruppo monolitico e nemmeno il loro rapporto con la tecnologia è monolitico. In sintesi, questa è la tesi di Kelly: mentre noi tutti diciamo automaticamente sì alle cose nuove, gli Amish dicono: non ancora. Sono più propensi ad accettare quelle tecnologie che si adattano al loro stile di vita. Per esempio, se si privano dell’elettricità, non sono mica privi di strumenti elettrici. Nei loro magazzini si trovano trapani elettrici, seghe elettriche, piallatrici. Ma allora, da dove arriva l’elettricità? Dai mulini a vento? No, usano dei motori diesel che bruciano petrolio e azionano un compressore. Dal compressore, tramite una serie di manicotti, l’aria corre, compressa nei tubi, e fa muovere gli strumenti.

Insomma, l’officina funziona ad aria compressa: ogni singolo macchinario è azionato dall’energia pneumatica. Gli Amish chiamano questo sistema: elettricità amish. Spesso questo tipo di energia viene usato anche per far funzionare nelle case frullatori e lavatrici: basta estrarre dagli apparecchi il motore elettrico e sostituirlo con uno ad aria compressa. Ma la sorpresa arriva più avanti. Gli Amish usano anche pannolini usa e getta, i fertilizzanti chimici, gli agrofarmaci e soprattutto coltivano mais bt. Ma come? Il malefico prodotto della tecnologia della Monsanto? Proprio gli Amish cadono in questa trappola? Perché? Ecco le risposte degli Amish più anziani, riportate nel capitolo. Il mais è soggetto ad attacchi della piralide, che rosicchia la base del fusto e di tanto in tanto lo fa cadere. Le moderne mietitrebbiatrici aspirano tutto il materiale e lo sputano nel silos.

Gli Amish invece trinciano il mais in modo semimanuale, cioè, trinciano a mano o con un elementare trinciaforaggio e poi caricano il materiale su una trebbiatrice. Ciò vuol dire che se ci sono molti fusti rotti, causa piralide, questi devono prima essere raccolti dal terreno. Insomma, ore e ore chini sulla schiena. C’è un’alternativa? Si, comprare costose mietitrebbiatrici moderne, da 500 cavalli. Invece, seminano bt, meno piralide, meno fusti rotti, meno fatica. Per paradosso, con la tecnologia del DNA ricombinate, insomma grazie al mais ogm, gli Amish possono continuare a usare vecchie e, per loro, ben sperimentate attrezzature, senza contrarre debiti, necessari per comprare nuove mietitrebbiatrici. Il loro obiettivo principale infatti è quello di tenere in piedi la fattoria di famiglia. Kelly sottolinea: “non me l’hanno detto esplicitamente, ma mi hanno fatto capire che consideravano le colture geneticamente modificate una tecnologia adatta a fattorie a conduzione familiare”.

Conclusione: gli Amish sono più progressisti dei vari Capanna. Non c’è niente da fare, ci vuole un po’ di fiducia. Un’opinione pubblica informata bene, con competenza e correttamente - intorno ai rischi e ai benefici di una nuova tecnologia - è di sicuro più libera. Se ci forniscono la possibilità di scegliere tra più opzioni (sicure), noi cittadini sapremo se - e responsabilmente - utilizzare o rifiutare quei prodotti che più soddisfano i nostri bisogni.

7 commenti al post: “Amish e mais bt”

  1. A lezione di tecnologia dagli Amish « La Valle del Siele scrive:

    [...] marzo 2011 tags: agricoltura, amish, kevin kelly, mais bt, ogm, tecnologia di Antonio Pascale Salmone.org – [...]

  2. bacillusNo Gravatar scrive:

    Drammatico questo intervento. Sotto innumerevoli punti di vista. Però posso capire. Pascale deve mediare tra l’effimera cultura umanistica che domina il dibattito nel nostro paese ed il (benedetto) pragmatismo che Dio gli ha donato nel corso della sua formazione intellettuale.
    Per fortuna che Pascale esiste. Senza di lui sarebbe stato difficile esprimere una certa incazzatura che avevamo da tempo e che temo ci dovremo tenere ancora per lungo tempo.

  3. franco nulliNo Gravatar scrive:

    La logica aristotelica, come la matematica, non é un’opinione.
    Se le piante cadono e non riesco a raccoglierle, o fatico troppo a farlo, cerco la soluzione.
    Se la soluzione me la propone un mais identico al mio e OGM che lascia le piante in piedi, questa é la via giusta. Devo comunque mangiare!
    Amish o cittadini e Agricoltori della Comunità europea non dovrebbe cambiare il concetto…
    A meno della burocrazia e della politica ottusa e in malafede!

    Franco

  4. davidNo Gravatar scrive:

    Ho letto il libro di Kevin Kelly, e l’ho trovato un capolavoro: l’analisi di cosa è la tecnologia raggiunge vertici di pensiero forse ineguagliati finora da molti intellettuali. Sulla storia degli amish che usano gli ogm, a mio avviso si spiega con il fatto che hanno una mentalità pragmatica, non ideologica come quella di certi ambientalisti e politici contrari al biotech…

  5. marco pastiNo Gravatar scrive:

    Scusate l’osservazione un po’ pignola: le moderne mietritrebbiatrici non aspirano tutto e ciò che è caduto è caduto. Forse consentono immense velocità di raccolta e quindi quando il mais è maturo riescono a raccoglierlo prima che cada per terra Inoltre probabilmente gli Amish non amando gli sprechi non lasciano le pannocchie per terra e raccogliendole fanno più fatica e si accorgono che l’umidità del suolo a volte innesca marciumi.

  6. Valentino TraversaNo Gravatar scrive:

    Ritengo che, in ogni discussione, sarebbe il caso di indicare anche dei riferimenti esterni [o, in questo caso, quelli eventualmente citati da Kevin Kelly nel libro], in modo da poter valutare l’attendibilità delle tesi proposte.

    Nello specifico, dopo una ricerca, ho [forse] individuato la fonte di Kelly in un’intervista fatta dalla BBC ad un solo [!] agricoltore Hamish, di cui non si sa né il nome né il volto, in quanto ha voluto mantenere l’anonimato.

    E questo già è un dato abbastanza esplicativo, evidentemente non si tratta di una materia largamente accettata tra le comunità Hamish.

    Cercando più approfonditamente ho invece individuato questo documento, che mi sembra molto interessante, per via di una buona lucidità con cui si imposta la discussione sull’uso dei GMO:

    http://www.mcc.org/system/files/PON_2001-02.pdf&sa=U&ei=fPAHUM2OPKGb1AXLof3QBA&ved=0CAUQFjAA&client=internal-uds-cse&usg=AFQjCNGD4cZfwgaI5yNcMP67G2tSvspyPw

    Si tratta di un documento del ‘Mennonite Central Committee’, che è una sorta di autorità centrale delle comunità Hamish.

    Per concludere, nella divulgazione come nella ricerca scientifica, è indispensabile determinare “la cornice” e non solo il dato, altrimenti non è possibile valutare l’importanza e l’attendibilità di quest’ultimo.

  7. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Valentino,
    ma non c’è nulla più recente del 2001? la posizione scritta nel tuo link è cauta, ma non ossessiva come quelle che vediamo oggi in Italia. Forse l’intervita di Kelly ha il merito di non cadere nella preistoria degli OGM (ossia il 2001) e quindi direi di cercare (tutti) un po ancora alla caccia di qualche dato di contesto più aggiornato.
    Grazie roberto

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