Anche MicroMega comincia a svegliarsi

23 Lug 2015
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mm-1Questo volume de Almanacco della scienza di MicroMegasi apre con un saggio del grande fisico italiano Carlo Rovelli che, con una chiarezza esemplare, spiega il concetto di certezza nella scienza (e nella vita). Un altro luminare della ricerca italiana, Alessandro Rossi, descrive le ultime acquisizioni delle neuroscienze che danno finalmente una risposta scientificamente fondata alla classica domanda della filosofia: chi siamo? Sulle acquisizioni delle neuroscienze anche un contributo di Sossio Giametta, mentre il concetto di scienza in generale è oggetto del lungo saggio di Edordo Boncinelli.

Il cuore del volume è però un grande “iceberg” è dedicato all’atteggiamento antiscientifico che ormai caratterizza gran parte delle persone che si definiscono “di sinistra”, pregiudizialmente sospettose per tutto ciò che sa di ‘manipolazione’ e altrettanto pregiudizialmente inclini ad accogliere come salvifico tutto ciò che è ‘naturale’, ‘alternativo’, soprattutto non ‘occidentale’: dall’omeopatia al rifiuto dei vaccini, dalla sperimentazione animale alla moda del biologico. Silvia Bencivelli, Telmo Pievani, Antonio Pascale, Silvio Garattini tracciano un quadro desolante.

Eppure Carlo Bernardini ricorda che c’è stato un periodo, nel secondo dopoguerra, in cui la politica in generale e la sinistra in particolare avevano colto il potere progressista della scienza, per poi rassegnarsi invece a una via di declino. Dalla quale sarebbe ancora possibile uscire, cambiando però decisamente rotta e investendo in ricerca, come suggerito da Pietro Greco. In questo progressiva deriva della sinistra verso un atteggiamento antiscientifico una non piccola colpa ce l’hanno alcune filosofie molto in voga nel Novecento che hanno ridotto la realtà a mera interpretazione, come spiega Carlo Augusto Viano.

In chiusura del volume un lungo e articolato saggio dell’economista Wolfgang Streeck sulle contraddizioni del capitalismo.

SAGGIO 1

Carlo Rovelli - Scienza e certezza

Chi ci dà l’assoluta certezza che quello che vediamo non sia in realtà un sogno? Nessuno. Ma la soluzione ai problemi posti da un simile scetticismo radicale, che pretende di mettere in discussione ogni singolo elemento della realtà, è la più ovvia: notarne la completa irrilevanza. Per condurre una vita del tutto normale bastano le ragionevoli certezze che ci fornisce la nostra esperienza. Ed è con simili certezze, non assolute ma del tutto attendibili e affidabili, che lavora la scienza.

ICEBERG - la sinistra di fronte alla scienza

Silvia Bencivelli e Telmo Pievani - La sinistra e il mito della naturalità

Ma quand’è che la sinistra ha perso la sua stella polare orientata al miglioramento delle condizioni di vita degli esseri umani e si è rintanata nel conservatorismo che si richiama a tradizione e natura, forse rassicurante ma certamente non progressista? L’atteggiamento che molte persone di sinistra hanno nei confronti di tutto ciò che è prodotto della ricerca scientifica e tecnologica - dagli ogm ai farmaci - è ormai spesso quello di un pregiudiziale rifiuto, del tutto avulso dai dati e dai fatti. Con grossi rischi per la ricerca, e per la salute.

Antonio Pascale - Vandana Shiva che non ama la scienza

Va molto di moda oggi - specie a sinistra - un filone di pensiero che trova in Vandana Shiva uno dei principali guru. Secondo l’attivista indiana, l’agricoltura industriale sarebbe foriera di quasi tutti i disastri economici, ecologici e umanitari del pianeta e la ricetta che suggerisce è un ritorno alla terra e una conversione generale al biologico. Questo atteggiamento rivela innanzitutto ignoranza sulla storia dell’agricoltura, che è stata in grado di affrancarsi dalle carestie proprio grazie ai progressi tecnologici e alla ricerca scientifica. Non c’è dubbio che l’agricoltura industriale genera dei problemi, che esigono nuovi strumenti agronomici. Nuovi, però, non vecchi.

Silvio Garattini - Curarsi con l’acqua fresca. Qualche parola scientifica su omeopatia e dintorni

Omeopatia, diete vegane, erbe curative, cure miracolose, rifiuto dei vaccini: in ambito medico purtroppo le pratiche del tutto infondate scientificamente si diffondono con grande rapidità, facendo leva talvolta sulla disperazione ma molto più spesso sull’ignoranza scientifica diffusa, per cui, per esempio, si fa molta fatica a capire che cosa significhi davvero il nesso causa-effetto. Certo, la responsabilità è anche dei medici e della comunità scientifica in generale, spesso arroccata nella propria torre d’avorio.

Carlo Bernardini in conversazione con Pietro Greco - Il declino dell’Italia che disprezza la scienza

Dopo la seconda guerra mondiale c’è stato un nuovo momento risorgimentale, in cui - grazie a un’inedita alleanza fra uomini di scienza e politici - l’Italia era in grado di competere alla pari con tutte le grandi potenze nei settori strategici più avanzati: nel settore energetico, con Mattei e Ippolito; nell’elettronica, con l’Olivetti; nello spazio; nella chimica delle materia plastiche; nella biomedicina e nella farmaceutica. Poi all’improvviso, all’inizio degli anni Sessanta, l’Italia sceglie di competere nel campo delle medie e basse tecnologie, facendo leva sul fatto che eravamo i più poveri tra i ricchi e quindi puntando sul basso costo del lavoro e sulla periodica svalutazione della lira. Una scelta dissennata, che ci ha condotto al declino.

Pietro Greco - Un programma di governo per la scienza

La miopia della classe dirigente italiana non riesce a cogliere il nesso fra ricerca scientifica e competitività economica. Ma senza forti investimenti (pubblici) nella ricerca, un paese non sarà in grado di produrre beni ad alta tecnologia e servizi ad alto tasso di conoscenza aggiunto. I paesi che puntano sull’economia della conoscenza - e dunque investono sulla ricerca - sono i più competitivi sui mercati internazionali, hanno un più alto tasso di occupazione, salari in media più elevati e un mercato interno più forte. L’Italia è oggi fuori da questi giochi, ma rientrarci è l’unica alternativa al definitivo declino.

Carlo Augusto Viano - Il nuovo animismo della filosofia contro la scienza (da Nietzsche a Heidegger alla Scuola di Francoforte)

Paradossalmente il Novecento - secolo di straordinario progresso scientifico - è stato anche il secolo dominato da correnti filosofiche come minimo sospettose nei confronti della scienza e della tecnologia, accusate di essere strumenti di oppressione anziché di ricerca della verità. Dalla Scuola di Francoforte a Heidegger, l’illuminismo è stato bollato come responsabile del dispotismo della ragione strumentale e a dilagare sono state teorie che riducevano le ipotesi scientifiche a pure ‘narrazioni’ della realtà come le altre.

SAGGIO 2

Alessandro Rossi - La materia dell’anima: il ‘connettoma’

La scienza non è ancora in grado di rispondere a tutte le domande che l’uomo si pone. Ma quel che è certo è che non ha senso continuare a porsi quelle domande alle quali invece la scienza ha già risposto in modo soddisfacente. Una di queste è: chi siamo? I progressi delle neuroscienze sono stati tali da condurci a una risposta non ancora definitiva ma già soddisfacente, che tiene conto della complessità del nostro sistema celebrale: “Siamo l’insieme delle nostre connessioni, delle nostre architetture neuronali costantemente in trasformazione, o più esattamente dei nostri flussi di informazione. Siamo, insomma, il nostro connettoma”.

FILOSOFIA/FILOSOFIE

Sossio Giametta - Neuroscienze: un approccio spinoziano

Qual è il rapporto tra mente e cervello? Qual è il ponte fra il sostrato fisiologico delle nostre funzioni mentali e queste funzioni stesse? Sono domande che rimangono ancora aperte nonostante gli stupefacenti progressi delle neuroscienze, sempre più capaci di localizzare le parti del cervello che si attivano in corrispondenza di determinate funzioni. Ma sono domande sensate? Così come l’apparato respiratorio è l’aspetto anatomico della respirazione, anche il cervello è la parte anatomica della mente. Dunque, come aveva già intuito Spinoza, il tessuto del pensiero si identifica e coincide con il tessuto della carne.

SAGGIO 3

Edoardo Boncinelli - I connotati della scienza

Alcuni grossolani fraintendimenti alimentati dalle filosofie di moda nel XX secolo hanno diffuso scetticismo nei confronti della scienza, che sarebbe inaffidabile perché alcune sue teorie considerate certe si sarebbero poi rivelate ‘infondate’. Quest’idea si basa su un gigantesco equivoco: non esistono teorie scientifiche valide in qualunque condizione, ma ogni teoria ha il suo ambito di validità. Con il progresso della conoscenza nuove teorie si fanno strada e rendono chiaro qual è l’ambito di validità nel quale quelle precedenti continuano a valere alla perfezione. Per questo Newton funziona ancora in modo impeccabile.

CAPITALISMI

Wolfgang Streeck - Il capitalismo morirà per overdose

Per continuare a godere di buona salute ed evitare di autodistruggersi, il capitalismo ha bisogno di forze che spingano in direzione ostinata e contraria rispetto alla cieca ricerca del profitto. È stato questo il ruolo storico delle politiche redistributive, del socialismo e del sindacalismo che hanno, in modo diverso, tenuto a freno gli ’spiriti animali’ del libero mercato e messo al riparo da una totale mercificazione le tre merci fittizie di cui parlava Karl Polanyi: lavoro, natura e moneta.

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