Api e dati tecnici

15 Giu 2015
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di Alberto Guidorzi

Avremo una moratoria perenne sui neonicotinoidi?

api-egizi Alla fine del 2015 scadono i due anni di moratoria decretata dalla Commissione di Bruxelles circa l’uso di tre sostanze insetticide appartenenti alla famiglia dei neonicotinoidi (Imidaclopride, Tiamatoxane e Clotianidine) che normalmente sono usati nella concia delle sementi, ma non solo. Pertanto a questa data il dossier deve essere ripreso e si deve decidere se procrastinare la moratoria (soluzione probabile visto l’armamentario messo in atto già da tempo da una lobby che sembra dotata di notevoli mezzi. Da dove provengono?) oppure decidere che la moratoria non ha cambiato il panorama apicolo precedente e quindi occorre ricercare altri motivi per spiegare la moria delle api.

Parlavo prima dell’armamentario già messo in atto da certi movimenti, e ripresi da chi fa uso della propaganda al solo scopo di acquisire potere, circa la volontà di fare pressione sulla Commissione UE perché decida non solo un prolungamento della moratoria, ma anche la messa al bando definitiva della categoria di questi insetticidi. Un esempio lo trovate qui: http://www.agriculture-environnement.fr/a-la-une,6/des-chercheurs-au-service-de-l,958

In altre parole qui si legge che già nel 2010 un gruppo di scientifici definiti indipendenti, ma tali non erano come si evince dall’articolo, avevano deciso di raccogliere tutti gli studi che incolpavano i neonicotinoidi di incidere sulla fauna dell’ambiente agricolo per ricavarne dei documenti di sintesi da pubblicare su Science o Nature; solo che queste accreditate riviste hanno rifiutato. Ecco, però, che alla fine dell’estate dell’anno scorso vi è stata la pubblicazione su Environmental Science and Pollution Research, (rivista molto meno quotata) di un documento e da questo momento sono cominciate le pressioni per convincere che la messa al bando di questa classe di insetticidi introdotti nel 1990 e che ora rappresentano il 40% (se sono così usati significa che dei problemi in agricoltura ne risolvono) del mercato degli insetticidi agricoli, aveva ragione di essere. Si scopre, però, che il “gruppo di scientifici definiti indipendenti” era formato da ecologisti militanti che hanno precostituito un tesi e solo dopo hanno cercato gli elementi per confermarla per poi passarla ai giornali:

http://www.lemonde.fr/planete/article/2014/06/24/le-declin-massif-des-insectes-menace-l- agriculture_4444051_3244.html

Passiamo, però, a cose più serie e lasciamo questi“specialisti” ai loro conflitti d’interesse. Prima, però, non possiamo non far notare che per gli organi di divulgazione e anche per molta opinione pubblica che è appagata dalla sola idea che dietro vi sia un “grande vecchio”, l’unico colpevole per la moria delle api sono i neonicotinoidi. Mentre o sorvola, oppure non vuole analizzare il fenomeno più in profondità per sondare se in realtà esso sia molto più complesso di quanto è stato trasmesso dai mass-media. Si tratterebbe solo di porre gli insetticidi sullo stesso piano di ogni altra causa (e sono tante) che concorre a far morire le api (sottoalimentazione, malattie, virus e uso di sostanze insetticide negli alveari per uccidere i parassiti delle stesse). Per fare ciò, però, occorre, prima di trarre conclusioni, ben valutare se trattasi di studi scientifici validi e se gli autori hanno la necessaria competenza.

Quali sono gli studi e le testimonianze che nel frattempo sono proposte all’attenzione e le relative analisi critiche?

1° Abbiamo la testimonianza di uno specialista francese delle api che una volta andato in pensione ha potuto più liberamente raccontare la sua esperienza. Si tratta di Gérard Venereau un funzionario quotato della Brigata nazionale d’inchiesta veterinaria e fitosanitaria (BNEVP) che è intervenuto

per contestare l’affermazione che “i neonicotinoidi sono il pericolo “numero uno” delle api. Venerau ha seguito per 5 anni, su incarico del Ministero francese, il dossier della moria della api in Francia.
Egli ha subito chiarito che il pretendere che questa famiglia di insetticidi sia all’origine del collasso delle colonie delle api è paragonabile al fare “della mosca un elefante”. Dice poi che il suo compito istituzionale gli ha fatto percorrere la Francia in lungo ed in largo, in quanto tutte le volte che vi era un caso sospetto andava di persona a controllare e ciò gli ha fatto capire che innanzitutto la situazione sanitaria delle api francesi è disastrosa e non si possono ignorare i mali che vi sono presenti. A livello nazionale nessun piano profilattico veramente tale è stato messo in atto. Anzi azzarda un paragone eclatante affermando che: “se gli allevatori di volatili e di maiali bretoni si fossero comportati come gli apicoltori, sicuramente oggi non si parlerebbe di inquinamento in Bretagna perché sia i maiali che i polli sarebbero scomparsi per morte da tanto tempo dal territorio”. (sic!). Viene spontaneo chiedersi: ma perché gli apicoltori vorrebbero obbligare gli agricoltori a privarsi di uno strumento efficace di protezione, mentre loro non fanno nulla per ciò che compete loro, vale a dire il mantenimento della sanità dei loro alveari oppure, come si evince sotto, possono esagerare nei trattamenti ? Venerau rincara la dose dicendo anche che per fortuna che i consumatori di miele non hanno sentore di quanti antibiotici (Tetracicline) l’apicoltore francese distribuisce in periodo di produzione per difendersi dalla “peste americana” provocata dal Paenebacillus larvae; tra l’altro trattasi di trattamenti di nessuna efficacia in quanto si tratta di colpire dei germi sporulanti ed il solo risultato è di contaminare il miele. Solo che questo discorso non è stato per nulla ascoltato in Francia, anzi, approfittando dell’assenza di molti deputati è stato votato un emendamento che vuole interdire dal gennaio 2016 tutti i neonicotinoidi. Solo che le decisioni su questo dossier non spettano a Parigi, ma a Bruxelles ed infatti anche qui sono iniziate le pressioni.

Certo questa è solo una testimonianza, seppure autorevole, e non uno studio scientifico; pertanto passiamo ad analizzare quelli a disposizione.

2° Nature il 23 aprile 2015 ha pubblicato due studi:

2.1 il primo è firmato da Geraldine Wrigth e da Sebastien Kessler dell’Università di Newcastle (GB) affermano che l’Apis mellifera e il Bombus terrestris non sono allontanati dalle piante trattate con i neonicotinoidi, ma al contrario il trattamento funge da stimolo attrattivo. Viene spontanea la battuta: “vuoi vedere che anche gli insetti pronubi si fanno le canne?” http://www.primapaginadiyvs.it/le-api-muoiono- attratte-dai-loro-stessi-carnefici-i-neonicotinoidi/

2.2 Il secondo studio pubblicato, invece, è di Maj Rundlof e dimostra che la popolazione di api selvatiche (tutte quelle appartenenti alla famiglia delle Apidae ed esclusione dell’Ape domestica, anche se questa non la si può definire addomesticata) aumenta in funzione dell’aumento della coltivazione di colza (con seme disinfettato o meno), mentre diminuisce se il seme è trattato con clothianidina. Da questo studio si ricavano dunque due conclusioni: una ovvia, un insetticida non è mai un elisir di lunga vita per le api; ed una che contraddice il primo studio, vale a dire che le api non sono ne attratte e tanto meno respinte da una classe di insetticidi, ma, purtroppo, li subiscono.

Ecco un link che discute i due lavori: http://www.sciencemediacentre.org/expert-reaction-to-two- new-papers-on-bees-and-neonicotinoids/

Vi è comunque un’altra conclusione che si può trarre se si legge il link sopra riportato: essendo i due studi eseguiti in ambienti diversi, il primo in laboratorio ed il secondo in pieno campo, significa che le sperimentazioni in laboratorio non riflettono per nulla le condizioni di vita reale.

3° Sempre in marzo del 2015 Plos one ha pubblicato uno studio del G.P. Dively e J.S. Pettis, due tra i più competenti ed esperti di api in USA, dal titolo “Valutazione degli effetti cronici subletali di imidacloprid sulla salute di colonie di api” . Già nell’introduzione i due autori affermano: “ fino ad oggi nessuno studio sul terreno (ndr: non in laboratorio quindi) ha mostrato che l’imidacloprid apporti effetti negativi alla salute delle api, quando queste sono esposte in modo diretto a razioni alimentari realiste. Si tratta di una indagine fatta tra il 2009 ed il 2011 e si sono osservate: le variazioni dei residui di imidacloprid nelle varie sostanze presenti all’interno dell’alveare; le valutazioni sugli effetti cronici sub letali in colonie di api nutrite con razioni supplementari contenenti dell’inidacloprid in dose di 5, 20 e 100 μg/kg e durante molteplici cicli di covate. Senza nessuna sorpresa è stato visto che esposizioni croniche di polline contenenti 20 e 100 μg/kg del neonicotinoide predetto possono avere effetti negativi sia sulla salute delle api, ma anche ridurre la capacità di passare l’inverno. Per contro la dose 5 μg/kg non ha dato luogo ad alcun effetto significativo sulle api, seppure i 5 nanogrammi siano una concentrazione di neonicotinoide largamente superiore a ciò che si trova nella realtà, dove si riscontrano dosi non superiori a 1 o 2 μg/kg. Ecco il link dello studio. http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0118748

Il lavoro della Rundlof, precedentemente citato, conferma quanto osservato dai due americani, essa ha lavorato su 16 parcelle di colza tutte trattate con la cyfluthirina (un piretroide), mentre solo la metà erano seminate con seme confettato disinfettato con un neonicotinoide (clothianidina). La sua conclusione è stata: che il trattamento insetticida sul seme non ha avuto nessuna influenza significativa sul vigore delle colonie di api” Ancora una volta i dati in campo smentiscono i dati di laboratorio e sono doppiamente rassicuranti per gli apicoltori perché la prova è stata condotta proprio sulle api che loro allevano. Non così invece è stato per i bombi e le api selvatiche che hanno mostrato riduzione del numero di insetti, perdita di peso, e attività di nidificazione meno intensa.

La spiegazione sul diverso comportamento che la ricercatrice ha dato, basandosi anche su lavori precedenti, è stata che: “le api domestiche sono capaci di detossificare meglio di altri insetti pronubi se sono esposte ai neonicotinoidi”. Ecco il link:

http://www.nature.com/nature/journal/v521/n7550/full/nature14420.html

In conclusione, allo stato attuale delle indagini fatte, non esiste nessuno studio, compresi anche quelli fatti appositamente per dimostrare la veneficità dei neonicotinoidi, che abbia dimostrato, in caso di proibizione assoluta d’uso, esserci effetti tali da risolvere tutti i problemi che hanno le api domestiche. Solo che non si tratta di uno studio preliminare, bensì una conferma ulteriore delle conclusioni tratte da un gruppo di lavoro riunitosi a Warrenton in Virginia nei giorni 25-27 settembre del 2012. Si sono riuniti 19 esperti scelti per le loro competenze sui fattori negativi che influenzano la vita delle api. Questo gruppo aveva ipotizzato tre piste possibili: a) gli effetti combinati della varroa e dei virus, b) la carenza di nutrimento, c) i neonicotinoidi. La prima era stata ritenuta una “causa probabile”, la seconda “causa possibile” , mentre la terza era ritenuta “causa poco probabile” per provocare il collasso degli alveari.

Dunque siamo in presenza, per i neonicotinoidi, di quattro elementi a discolpa e solo uno che li colpevolizza (ma condotto in condizioni non naturali); vedrete, però, e sono facile profeta, che si deciderà di allungare la moratoria. Ormai la Commissione UE è come Bertoldo, non trova mai l’albero dove impiccarsi e ciò che si tratti di OGM o di api.

14 commenti al post: “Api e dati tecnici”

  1. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    http://environmentalresearchweb.org/cws/article/news/43568

  2. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    http://www.farmlandbirds.net/en/taxonomy/term/3

  3. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    http://www.theecologist.org/News/news_round_up/684945/controversial_pesticides_linked_to_total_ecological_collapse_of_insects_and_birds.html

  4. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    http://www.panna.org/blog/dan-rather-pesticides-bees

  5. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    http://www.whaleofatime.org/forms/Editorial_science-bees.pdf

  6. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    http://www.hsph.harvard.edu/news/press-releases/colony-collapse-disorder-pesticide/

  7. PasquinoNo Gravatar scrive:

    e per completare la rassegna del Malagoli, una teoria alternativa ed egualmente probabile: http://tardis.wikia.com/wiki/Bee

  8. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Siamo arrivati al punto che per l’opinione pubblica ed il consumatore tutto quello che viene descritto applicarsi in agricoltura e avente qualche effetto collaterale deve essere eliminato. Perché, poi, nessuno si chiede se l’innovazione si presenta più efficace e meno nociva della precedente che ha sostituito? Il “principio di precauzione” è la nuova parola d’ordine dei nostri momenti, se poi si parla di api il principio deve essere applicato a prescindere, anzi univocamente senza guardare che api e agricoltura sono un tutt’uno.

    Eppure dovrebbe essere nel bagaglio di conoscenze di ciascuno di noi che l’agricoltura ha da sempre dovuto difendersi da stress biotici (animali devastatori, organismi fitopatogeni, piante avventizie infestanti) e abiotici (meteore, siccità, insufficienza nutritiva). Sarebbe doveroso anche che se ne valutasse l’impatto per la collettività. In un rapporto del 2009 si legge che gli stress biotici provocano a livello mondiale 131 miliardi di dollari di perdite in agricoltura a livello mondiale e ben 95 sono dovuti alle infestanti e queste perdite sono localizzate per il 70% nei paesi in via di sviluppo. Gli stress abiotici spiegano da un 6 ad un 20% di perdite. Mi pare che tutto ciò valga a giustificare l’accanimento degli agricoltori a difendere i loro raccolti.

    La questione dei neonicotinoidi non sfugge a questo, anzi essendo legata alle api non si accettano discussioni, qui l’interdizione è obbligatoria e nessuno riflette se eliminandoli il dopo sarà migliore del prima. Eppure è evidente che di fronte ad un problema complesso come lo è la moria delle api l’ingenuità della soluzione della loro proibizione non risolverà nessun problema. Questo lo dicono gli studi fino ad ora eseguiti, ma lo dice anche chi ha voluto studiare il problema per supportare la loro messa al bando, infatti in uno dei link sopra riportati si legge: “In questo momento non è ancora possibile dire se i neonicotinoidi sono l’unica causa della CCD nelle api, ma sembra probabile che essi svolgono un ruolo significativo.”

    Non solo, ma se ne aboliamo l’uso, non ci rimane che riandare ad usare quegli insetticidi che i neonicotinoidi hanno rimpiazzato e questi evidentemente erano peggiori. Infatti se li hanno rimpiazzati dovevano presentare vantaggi ed, infatti, hanno sostituito i carbammati e gli esteri fosforici che per l’uomo sono molto più venefici. In più i neonicotinoidi hanno permesso la difesa delle piante partendo dalle sementi appunto per la loro sistemicità. Solo che la quantità che si diffonde nella pianta è sempre la stessa anche quando questa aumenta di volume. Ma le leggi della fisica ci dicono che si deve diluire. Prova ne sia che nei fiori di queste piante trattate allo stato di seme vi è molto meno quantità di p.a. di neonicotinoide che nei fusti e nelle foglie delle piante più giovani. Così non era quando si era obbligati a irrorare le piante con esteri fosforici, anch’essi sistemici. a stadi molto più vicini alla fioritura e per giunta ripetuti, senza contare la deriva dovuta all’irrorazione e che manca nei neonicotinoidi che non sono irrorati. Insomma sarà o no un progresso uccidere solo gli insetti che si nutrono di parti verdi delle piante che non una uccisione indiscriminata?
    L’applicazione del principio di precauzione in verità rincorre l’obiettivo del “rischio zero”, ma questo nel caso dei neonicotinoidi e la moria delle api non lo raggiunge di certo, anzi vi si allontana..
    Il rischio si ridurrebbe solamente solo se si eliminassero anche tutti acaricidi ed anche dei veri e propri insetticidi che copiosamente l’apicoltore immette direttamente negli alveari per difendersi dagli innumerevoli aggressori che, anche per la sua incuria, si sviluppano o che naturalmente sono dei parassiti delle api. Perché i difensori delle api non chiedono ragione di ciò?
    Molti apicoltori sono divenuti dei veri e propri allevatori intensivi nel senso che se manca il cibo lo forniscono (gli HFCS non sono neppure loro elisir di lunga vita). Ma come, un allevatore di suini o bovini è colpevolizzato per un’alimentazione intensiva e viene obbligato a dei parametri per tutelare il benessere animale, mentre gli apicoltori possono permettersi di mettere in atto pratiche che li danneggiano comunque? Nessuno guarda agli errori che commettono e si accetta che venga gravemente danneggiata l’altra faccia del tutt’uno che dicevo prima e senza una risolutiva contropartita. Gli apicoltori sono visti come assicuratori di cibo alla collettività, mentre chi in realtà lo produce è diabolizzato? Boh! Sarà perché son vecchio che non capisco più certe cose!

  9. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    VEDISEMU ragiona!

    Ma chi ha introdotto la precedente? Sempre quello che vuole introdurre la successiva? Allora la successiva è sempre meglio! Ma allora vuoi “vincere facile”.

    VEDISEMU, parli sempre di soldi …… soldi …… soldi ………ma tu i soldi li mangi? I tuoi figli li mangiano? I tuoi nipoti li mageranno?

    L’ultima frase è la cosa più sensata che hai scritto.

  10. GUIDORZI ALBERTONo Gravatar scrive:

    Almeno io ammetto di essere vecchio, mentre tu non ammetti mai di essere un asino sulle cose di cui parli.

  11. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    VEDISEMU, continua pure a offendere …… l’unica cosa che sai fare bene ….. per il resto stendiamo un velo pietoso ……. nei tuoi interventi assomigli sempre più ad un “venditore di tappeti” …….

  12. MicheleNo Gravatar scrive:

    Interessante articolo che precisa un pò una versione che ormai viene data per assodata da molti ma che tanto sicura poi non è (cioè che i neonicotinoidi sono l’unica causa di tutto).

  13. franco nulliNo Gravatar scrive:

    OGM, se non fosse per i soldi non faresti il portiere di notte come ci racconti ;-)
    Ripigliati ( e volevo scrivere altro, ma sono educato)
    O forse vivi d’aria e ideologia?

  14. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Anch’io vivo di soldi, ma non è il mio unico pensiero…….non faccio tutto in funzione dei soldi ……. aspirerei anche a qualcos’altro.

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