SAgRi: La ricerca italiana sugli OGM delocalizzata in Cina
COMUNICATO STAMPA
Prof. Sala: sono 6 milioni gli ettari di pioppi già coltivati, la metà dei quali selezionata in Italia,e il Governo cinese punta al raddoppio della superficie per produrre biomasse.
Roma, 15 febbraio 2008 – Sono 250.000 i pioppi biotech piantati in Cina frutto della collaborazione tra la ricerca pubblica cinese e italiana, quest’ultima costretta a trasferirsi all’estero per sperimentare le applicazioni sugli OGM. Un altro caso di know-how italiano riconosciuto a livello internazionale ma che non può esprimersi nel nostro Paese, dove la ricerca sugli OGM è di fatto impedita.
Il dato è tra più eclatanti del rapporto annuale ISAAA (International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications) presentato a Manila il 13 febbraio.
“La Cina oggi coltiva 6 milioni di ettari a pioppo, commenta il Prof. Francesco Sala che ha diretto la ricerca, e l’obiettivo è di raddoppiare le superfici in pochi anni in quanto il Governo ha intenzione di incrementare la produzione di biomasse. Abbiamo progettato un pianta che contiene un gene resistente agli insetti, prosegue Sala, che quindi non richiede trattamenti chimici. Dal punto di vista economico e della sostenibilità ambientale, si pensi a quale potrebbe essere l’impatto dei pesticidi su 12 milioni di ettari di colture stimati. Il beneficio per l’ambiente inoltre è duplice: questa tipologia di pioppo non può riprodursi per seme ma per talea. In questo modo viene salvaguardata la biodiversità del pioppo selvatico”.
Il Prof. Sala è titolare della cattedra di Botanica e insegna Biotecnologia all’Università di Milano. Negli ultimi 20 anni si è occupato dello studio delle piante transgeniche (bio¬sicurezza e produzione di riso e pioppi resistenti agli insetti) ed è un’autorità riconosciuta a livello mondiale.
L’Italia è il centro mondiale per la selezione di nuove varietà di pioppo. Il 50% dei pioppi impiantati nel mondo sono stati creati nel Centro di ricerca di pioppicoltura di Casale Monferrato, che da 80 anni fa ricerca e che qualche tempo fa ha rischiato persino la chiusura.
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