Futuragra: Senza Ogm filiera a rischio, Zaia ascolti agricoltori

Pubblicato il 17 Ott 2008

Roma, 4 set (Velino) - Futuragra, l’associazione che si batte per l’introduzione delle biotecnologie in agricoltura e per la libertà d’impresa degli agricoltori, deve constatare con rammarico che il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia non sta dalla parte dei maiscoltori del Nord d’Italia che da tempo chiedono a gran voce di poter utilizzare sementi Ogm come previsto dalla Direttiva europea recepita in Italia e che attende solo il varo dei piani di coesistenza regionali. “Basterebbe che il ministro girasse per le campagne del Friuli e del Veneto per rendersi conto che gli agricoltori sono favorevoli all’introduzione degli Ogm”, commenta Duilio Campagnolo, presidente di Futuragra. “Anche il sondaggio di Demoskopea, reso noto in febbraio, ha rivelato che il 67 per cento dei maiscoltori della Lombardia sono pronti a coltivare da subito mais Ogm. È inoltre del tutto infondato e sconcertante l’attacco alle colture intensive che rappresentano invece ancora oggi la vera ricchezza dell’agricoltura italiana e che sono necessarie a sostenere le nostre filiere di qualità. Il ministro Zaia - prosegue Campagnolo - forse non sa che il 90 per cento dei mangimi venduti in Italia, a partire dalla soia, sono Ogm ma devono essere importati da Paesi che da tempo hanno investito sulle biotecnologie. Senza questi mangimi l’Italia non potrebbe produrre i salumi e i formaggi di qualità che tutto il mondo ci invidia”.

“La realtà - spiega il presidente di Futuragra - è che contrariamente a quanto affermato dal ministro le biotecnologie continuano a crescere in modo esponenziale in tutto il mondo. Nel solo 2007 le piantagioni di Ogm nel mondo sono cresciute del 12 per cento portando la superficie coltivata a 114 milioni di ettari e contribuendo a incrementare le rese, diminuendo notevolmente l’uso dei pesticidi e offrendo un maggiore profilo di sicurezza alimentare e ambientale. Ci auguriamo che il governo non basi le decisioni politiche su posizioni meramente ideologiche e su logiche di partito ma assuma decisioni sulla base delle evidenze scientifiche e tenendo conto del quadro economico globale. Ci piacerebbe - conclude Campagnolo - che il ministro si dimostrasse in futuro più sensibile ai bisogni degli agricoltori della pianura padana piuttosto che alle illusioni delle lobby agricole romane che da anni prevaricano la libertà di scelta degli agricoltori e dei consumatori. Il rischio di un Medioevo agricolo è sempre in agguato”.

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