Secondo Nature, i 5 scienziati che ci nutriranno
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Leggi l’articolo da La Stampa del 10.11.2008
(AGI) - Roma, 17 set. - Per uscire dalla crisi dei prezzi e neutralizzare gli effetti negativi sulla sicurezza alimentare e’ necessario incrementare la produzione agricola mondiale. Lo ha ribadito il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, ascoltato questa mattina dalle Commissioni Esteri e Agricoltura di Camera e Senato. L’indice Fao dei prezzi alimentari, ha esordito Diouf, ha registrato tra il 2005 e il 2006 un aumento del 12 per cento, del 24 per cento nel 2007 e di circa il 50 per cento fino a luglio 2008″. E ha aggiunto che nonostante previsioni migliori per la produzione cerealicola mondiale, i prezzi resteranno ancora sostenuti per diversi anni e nei Paesi poveri la crisi alimentare continuera’. “Prima dell’impennata dei prezzi del 2007-2008 le persone sottoalimentate erano 850 milioni”, ha affermato Diouf, ma “nel solo 2007 questo numero e’ aumentato di 75 milioni”. Diouf ha fatto presente che l’agenzia Onu gia’ a luglio del 2007 propose l’organizzazione di una conferenza ad alto livello sulla sicurezza alimentare e che a dicembre dello stesso anno, intuendo l’imminenza e l’entita’ della crisi, lancio’ l’Iniziativa contro il rialzo dei prezzi alimentari per incrementare la produzione agricola mondiale. Nell’ambito di questa iniziativa -si legge in una nota- l’agenzia e’ oggi impegnata a potenziare la produzione alimentare in circa 79 Paesi mediante la fornitura di sementi di qualita’, di fertilizzanti, di attrezzi ed altro. La Conferenza ad alto livello dello scorso giugno organizzata dalla Fao a Roma, che vide la partecipazione di delegati di 181 Paesi, di 43 capi di Stato e di governo, di 5.000 soggetti, tra cui oltre 1.350 giornalisti, secondo Diouf ebbe un esito positivo. Un giudizio che solleva non poche perplessita’, giacche’ gran parte degli esperti internazionali di sicurezza alimentare e molti governi, tra cui quello italiano, non esitarono ha manifestare la propria delusione per la mancanza di decisioni operative. Ma Dioouf la pensa diversamente: “Nella dichiarazione finale l’agricoltura e la sicurezza alimentare sono tornate a essere una priorita’ dello sviluppo mondiale, al centro dell’agenda politica internazionale, dopo almeno tre decenni in cui gli aiuti allo sviluppo nel settore avevano registrato un calo costante, passando dal 17 per cento del 1980 al 3 per cento nel 2006″.
E lo testimonia, ha continuato Diouf, il fatto che che sebbene la conferenza non fosse finalizzata alla raccolta di fondi, molti Paesi e istituzioni annunciarono risorse per un totale di circa 11 miliardi di dollari. Se si aggiungono i contributi promessi prima e dopo la conferenza, l’ammontare complessivo e’ di circa 23 miliardi di dollari. Ma lo stesso direttore ammette che molte di queste promesse devono ancora concretizzarsi. In occasione di questo invito rivoltogli dalle due commissione parlamentari, Diouf ha ringraziato l’Italia per il suo impegno nella lotta contro la fame e la poverta’. Dei 100 milioni di euro annunciati in occasione del vertice mondiale del 2002 sull’alimentazione, nel 2007 il governo italiano ne ha versati gia’ 87, di cui 14 milioni di euro proprio in seguito alla conferenza di giugno. Questi contributi sono andati al Fondo fiduciario per la sicurezza alimentare della Fao e hanno consentito di attuare 29 progetti nazionali in 41 Paesi, oltre a progetti regionali in 15 Stati membri della Comunita’ dei Caraibi (CARICOM) e in altri 15 insulari del Pacifico. “In virtu’ di questi impegni l’Italia nel 2008 e’ diventato uno dei Paesi che ha piu’ contribuito ai fondi fiduciari della Fao”, ha sottolineato Diouf. La Fao, ha ricordato il direttore generale, e’ impegnata a collaborare con il G8 e la comunita’ internazionale per l’attuazione di “un partenariato globale sull’agricoltura e sull’alimentazione” e nell’ambito della presidenza italiana del G8 dell’anno prossimo, l’agenzia ha stabilito contatti preliminari con le autorita’ italiane, per istituire una rete mondiale di esperti di alimentazione e di agricoltura, che analizzi bisogni e rischi futuri. “Siamo di fronte a una sfida di grandi proporzioni”, ha detto Diouf, “dobbiamo mobilitare 30 miliardi di dollari l’anno per raddoppiare la produzione alimentare mondiale al fine di nutrire i 9 miliardi di persone che popoleranno il pianeta nel 2050″. Questa cifra e’ assai modesta se confrontata con il sostegno che i Paesi Ocse danno al proprio settore agricolo -376 miliardi di dollari nel 2006- e con le spese per gli armamenti che, nello stesso anno, hanno raggiunto i 1.204 miliardi di dollari. “E’ venuto il momento che la comunita’ internazionale si unisca per affrontare la crisi alimentare mondiale. E l’Italia, che presiedera’ il G8 l’anno prossimo, ha in questo contesto una responsabilita’ storica”, ha concluso Diouf.
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Ogni cittadino europeo da 113€ l’anno in sovvenzioni agricole. Il 42,8% del bilancio comunitario ossia 56 miliardi di € sostiene l’agricoltura EU: non è una buona notizia per l’Africa.
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Scorte al minimo nei Paesi in via di sviluppo a causa delle misure protezionistiche dei governi.
Leggi l’articolo dal Corriere della sera on line del 11.04.2008 (qui)
Dopo aver raggiunto percentuali di adozione del mais GM che non si raggiungono in molti stati degli USA, il Sudafrica si accinge a sperimentare in pieno campo alcune varietà di mais resistente ai climi aridi. Con ragionementi del tutto sconosciuti nel nostro Paese, in Sudafrica si stima che oltre il 20% del mais prodotto localmente verrà perso da qui al 2025 a causa del riscaldamento globale del pianeta e corrono già oggi ai ripari con strategie manageriali. Quando fra qualche anno ci renderemo conto che i nostri figli non avranno adeguati servizi per i nuovi deficit commerciali italiani in campo agricolo che si aggiungeranno a quelli in campo energetico quale grande statista si assumera’ la colpa dell’errore?
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Una drammatica vicenda giocata sulla pelle di oltre due milioni di abitanti di regioni abbandonate dell’Africa e inutili anche al paradossase dibattito mediatico sull’uso delle biotecnologie in agricoltura. Strani capi di stato che non sembrano vivere a contatto con le drammatiche realtà delle loro comunità.
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Benchè fino ad oggi le piante geneticamente modificate non siano adatte ad essere coltivate nei Paesi a più alto rischio di carestie alimentary, non vuol dire che l’opzione OGM sarebbe assai vantaggiosa per saltare a piè pari l’agricoltura basata su alti input della chimica ed ingegnerizzare le varietà locali (cassava, sorgo, vigna, etc.) al fine di incrementare la sicurezza alimentare locale.
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