Archivio della categoria 'OGM & luoghi comuni'
Una lezione sulla sicurezza alimentare
Come illustrano molti documenti della sezione “luoghi comuni” di questo sito, l’importante da un punto di vista mediatico è fare notizia a costo di spararla grossa, tanto la smentita verrà relegata in qualche sperduto trafiletto. Questa volta non solo viene ridicolizzata la “bufala” della notizia che la soia GM uccide ratti neonati e rende impotenti i ratti maschi, ma ci viene somministrata una vera e propria lezione di come si conducono i test per la sicurezza alimentare.
Questa lezione è dedicata sopratutto a tutti gli altri tipi di alimenti derivanti da agricoltura tradizionale, biologica, biodinamica e simili che al contrario di quella da OGM non devono passare alcun test per la sicurezza alimentare.
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Solo per fare una sintesi esterne del rapporto, si dimostra qui come lo stabulario della ricercatrice russa assomigli piuttosto ad un lager ( o meglio un gulag ) con una moria degli animali 20 volte più elevata di un qualunque stabulario, indipendentemente dagli alimenti somministrati. In Italia una simile struttura sarebbe chiusa dall’ufficio ASL competente
I consumatori scelgono la qualità che non vuol dire senza-OGM
In una indagine effettuata in 6 diversi Paesi si dimostra come i consumatori hanno paura dei pesticidi e dei prezzi elevati, ma non degli OGM.
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Sugli OGM l’ignoranza regna sovrana
Ad 8 anni di distanza dalla soluzione della controversia ci sono ancora alcuni anti-OGM che continuano a proporre temi oramai tramontati come quello della tecnologia denominata Terminator. La cosa grave è che a farlo sono alti esponenti delle organizzazioni agricole che mostrano così non solo di non conoscere i fatti relativi al dibattito sugli OGM, ma anche di non conoscere le comuni pratiche agricole e la ragione stessa per cui molti decenni fa, ben prima degli OGM, siano nate le ditte sementiere. Insomma Terminator non è mai stato commercializzato mentre da decenni i semi di mais tradizionale devono essere riacquistati ad ogni stagione perchè altrimenti diminuiscono la loro produttività.
Per saper la verità su Terminator basta il vocabolario della rete Wikipedia: (vedi)
Biologico vuol dire sicuro?, non sempre!
La dolorosa storia degli spinaci biologici statunitensi non è un caso isolato, ma un problema emergente e molto sottovalutato. Ad occuparsene sono ora il CDC di Atlanta e la FDA.
Visita il sito: http://www.fda.gov/ola/2006/foodsafety1115.html
Per leggere l’intera storia dei 200 consumatori ospedalizzati, 20 gravi e tre morti, scarica (qui) il documento.
Per capire quanto il fenomeno è diffuso e potenzialmente esplosivo è istruttivo leggere cosa avviene nella bellissima e fredda Norvegia.
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La vicenda della farfalla monarca
La strana storia della farfalla monarca
La vicenda era tanto poetica che non si poteva non cavalcarla anche se era chiaro si trattasse di una bufala. Ambientalisti schierati per una innocua farfalla aggredita dai caterpillar delle multinazionali fameliche: il genere di notizie che serve a fare le prime pagine dei giornali, tanto la smentita andrà in un trafiletto di una pagina interna.
Troppo raffinato comparare gli effetti sulle timide farfalle dei pesticidi spruzzati a tonnellate da piccoli aerei che volano a bassa quota con quelli che potrebbero derivare dall’uso del mais Bt. Troppo ambizioso chiedere di osservare che si tratta di una “scientific correspondence” e non di un vero articolo. Troppo fiscale notare come nel testo gli autori dicono di aver depositato il polline di mais Bt “con la spatola fino ad arrivare ad occhio alla quantità che si raggiunge in campo”. A occhio? Una valutazione occhiometrica? Si, ma hanno dato dei colpettini gentili sulla spatola che trasportava il polline, non hanno mica usato la pala!
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I dati, numeri e fatti della storia delle farfalle monarca: col mais Bt crescono meglio!
Con una monumentale analisi dettagliata in tutti gli aspetti un largo gruppo di specialisti fuga ogni sospetto della possible pericolosità del mais Bt per la farfalla monarca. Da un punto di vista scientifico un successo, ma dal punto di vista mediatico un disastro. La documentazione tecnica pubblicata in 6 articoli su PNAS arriva oltre 2 anni dopo il lancio della “corrispondenza”, non articolo scientifico, di Nature. Nel mondo dei media la smentita non lascia traccia mentre la falsa notizia incide tuttora sulle coscenze dei poco informati.
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Lucciole per lanterne: il nuovo caso della farfalla monarca
A distanza di 6 anni dal primo manoscritto di Nature che lanciava un grido d’allarme per la sorte della farfalla monarca l’emergenza torna a galla per un articolo di PNAS, ma sopratutto per il fatto che il commissario all’ambiente Dimas ha usato questo spunto per chiedere un supplemento d’indagine a due mais Bt che già avevano superato il vaglio dell’EFSA.
Nel 2001 Losey et al., avevano condotto un esperimento di laboratorio mettendo con “una spatola” un quantitativo imprecisato di polline di mais Bt su foglie di cui erano poi state forzate ad alimentarsi delle farfalle monarca (scarica il documento). L’esperimento di laboratorio era tanto palesemente lontano dalla vita reale che gli stessi autori esortavano alla cautela nella parte finale del testo. Due anni dopo ben 6 articoli in sequenza pubblicati su PNAS mostravano come in mais Bt non solo non aveva fatto strage di farfalle monarca negli USA, ma che la popolazione delle farfalle traeva beneficio dalla riduzione dei trattamenti con pesticidi sparsi con gli aeriei che restano ancora l’unica valida alternativa all’uso delle piante Bt (scarica i sei articoli ai link).
Ora Rosi-Marshall et al., sempre conducendo un esperimento di laboratorio, fanno nuove estrapolazioni agli ambienti reali con possibili drammatici effetti su insetti, farfalle e sulla catena alimentare che sta loro a monte (scarica l’articolo di PNAS).
In una lettera pubblicata da un qualificato gruppo di scienziati (leggi la lettera) vengono fatte le pulci a questo nuovo allarme ambientale e vale la pena di leggere integralmente la lettera che spiega tra l’altro come lo stesso gruppo quando ha effettuato in passato analisi di campo, e non solo di laboratorio, aveva scritto che: “non ci sono effetti negativi del polline mais Bt su alcuni insetti monitorati“. Ma sopratutto punta il dito su due omissioni: non si paragonano i potenziali danni ambientali del polline Bt rispetto a quelli derivanti dall’uso dei pesticidi ed oltretutto si fa finta che tutta la tossina Bt sia di origine OGM, ossia derivi solo da polline di mais BT. Invece è noto a chiunque che molti insetticidi anche usati in agricoltura biologica contengono esattamente la stessa tossina spesso contenuta nelle spore di Bacillus turingensis.
Infine andrebbero letti ancora altri documenti. Un articolo di Science che compie una metanalisi su 42 esperimenti di pieno campo (e non solo di laboratorio) per trarre conclusioni del tutto rassicuranti sulla presenza di invertebrtati non-bersaglio in campi di mais Bt o di cotone Bt se paragonati a campi dove vengono usati pesticidi sulle stesse colture. Non viene taciuto il fatto che ci sono più invertebrtati non-bersaglio della tossina Bt in campi dove non c’è nè colture Bt nè pesticidi (leggi l’articolo di Science).
Ad analoghe conclusioni arrivano alcuni gruppi tedeschi che seguono la vitalità di molte specie di insetti, invertebrati e farfalle. Dalle loro analisi è chiaro che a seconda degli organismi considerati ci sono maggiori o minori resistenze alla tossina di Bacillus turingensis indipendentemente se sia spruzzata come spora in agricoltura biologica o derivante da polline di mais Bt.
I vari argomenti sono affrontati ai seguenti siti:
- Ecosistemi dove si coltiva mais bt: http://www.gmo-safety.eu/en/maize/corn_borer/317.docu.html
- Danni alle api: http://www.gmo-safety.eu/en/news/527.docu.html
- Danni a vari scarafaggi del terreno: http://www.gmo-safety.eu/en/news/522.docu.html
- Danni ai lombrichi: http://www.gmo-safety.eu/en/news/515.docu.html
- Il lavoro di PNAS è criticato dal gruppo tedesco: http://www.gmo-safety.eu/en/news/591.docu.html
La verità rovesciata della noce brasiliana
Uno dei più abbusati luoghi comuni sugli OGM è la loro possible allergenicità dimostrata dalla vicenda della “noce brasiliana”. In realtà quella storia mostra l’esatto opposto rispetto a quello che si vuole far credere. Mentre tutti gli altri alimenti arrivano al consumatore senza che vengano fatti controlli (pensate solo all’arrivo dei kiwi in Italia avvenuto solo pochi anni fa, frutti altamente allergenici ma che non riportano alcuna etichetta in tal senso), sugli OGM i controlli veri vengono fatti da sempre, tanto che nell’accurato processo di validazione non è sfuggito ai ricercatori che una soia trasformata con un gene di noce brasiliana era effettivamente risultata a rischio allergenicità. Quella soia non è mai uscita dai laboratori. Quella storia dovrebbe essere d’esempio a chi vorrebbe tutelare davvero i consumatori e si dovrebbe chiedere che tutti i cibi, prodotti da tutti I tipi di agricoltura venissero analizzati al buio con l’obbiettivo di tutelare i consumatori e non i produttori.
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Il peccato originale degli OGM: Putzzi intervistato dalla Reuters
Era il 10 agosto 1998 e trasgredendo a qualunque regola insita nella comunità scientifica internazionale uno scienziato che lavorava presso un istituto di ricerca scozzese cambia l’ordine logico delle cose e convoca una conferenza stampa per illustrare i risultati di una sua ricerca effettuata su ratti nutriti con patate ingegnerizzate senza che questa ricerca fosse nemmeno stata scritta in un articolo scientifico e pubblicata. Un atteggiamento che equivale a quello di un calciatore che prima di disputare una partita va in conferenza stampa a commentare il risultato finale, le azioni principali e le prospettive future che scaturiscono da una partita che non ha ancora disputato. Il lancio stampa della Reuters parla di danni al sistema immunitario dei ratti.
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Ma la pubblicazione scientifica apparirà solo un anno dopo, solo per consentire alla comunità scientifica di guardare i dati commentati nella conferenza stampa e nonstante il fatto che l’articolo fosse accompagnato da una nota di scuse del direttore della rivista che descriveva i dati come non significativi e non pubblicabili.
In questa pubblicazione tanto inficiata, scompaiono i problemi al sistema immunitario dei ratti, ma resteranno ben presenti per lunghi anni nelle menti dei dilettanti della comunicazione che raramente risalgono ai manoscritti originali ed ai dati veri, ma si fermano a fare i commenti dei commenti dei dispacci di agenzia.
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Gli OGM fanno aumentare l’uso dei pesticidi?: la Farm Scale Evaluation
Esiste una consolidata convinzione che gli intellettuali da salotto siano onniscienti mentre i contadini sono ancora fermi alla storiella del formaggio con le pere. Ne consegue che un OGM resistente agli erbicidi li renderà liberi di sperperare tonnellate dell’erbicida sul loro campo di piante resistenti come se il contadino non pagasse profumatamente l’erbicida. Per affrontare alcuni aspetti ambientali in Gran Bretagna sono stati utilizzati circa 420 campi per paragonare la presenza di parassiti, scarafaggi e ragni in campi tradizionali e da piante GM. Hanno chiesto ai contadini di trattare il campo come fanno di solito (con le colture non OGM, nel Regno unito non ci sono colture commerciali di OGM). E loro hanno usato il “solito” erbicida. Peccato che da quando è stato commissionato lo studio a quando gli studiosi hanno finito di contare e catalogare unmilionecinquecentomila insetti l’erbicida in questione era diventato illegale in Europa perchè tossico e persistente. Ma per non costringervi ad una lunghissima lettura (ci sono 8 lavori scientifici che descrivono in dettagli questo monumentale lavoro) vi allego il solo sommario dove nella Tabella 1 pagina 27 si può capire molto. Basta guardare le quantità di principio attivo usate nelle varie colture dimenticando per un attimo che l’atrazina è vietata mentre il glifosate dopo quindici giorni ha perso di efficacia.
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L’inserto culturale del Sole 24ore
In un editoriale del suo direttore, il Domenicale si schiera senza ambiguità per chi studia, ricerca e descrive la Natura opponendolo a chi agita spettri che gli impediscono di guardare il reale.
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Il peggior cieco è colui che non vuole vedere. La farfalla monarca rinasce per necessità ideologiche. Ancora un caso di disinformazione dismessa
La storia del mais messicano era morta e sepolta, ma l’ideologia compulsivo-ossessiva è capace anche di far rinascere storie dimenticate. Quello che sconcerta di più è che nel ricostruire la storia l’autrice abbia “dimenticato” di dire che l’articolo originale è stato ritirato dalla rivista stessa.
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Si chiude il processo in cassazione: l’inquinamento messicano era falso
Con una seria analisi scientifica viene documentato che non ci sono pericoli per il mais messicano.
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Allarmi, la culla del mais è perduta
La presigiosa rivista Nature pubblica prima un allarme (scarica il documento: R.Dalton.pdf ) un articolo che fa gettare un grido di dolore al popolo anti-OGM. Il Messico è invaso da mais transgenico e la biodiversità è perduta per sempre.
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Gli OGM senza peli sulla lingua
La partita degli OGM concentra enormi interessi commerciali mascherati da falsi desideri di tutelare il cittadino-consumatore. Dietro questo paravento si muovono grandi ed inconfessabili interessi.
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Gli italiani hanno fiducia nella Ricerca sugli OGM: i dati di Eurobarometro 2004
Contrariamente a quello che si vuol far credere gli italiani hanno fiducia nella Scienza anche se lavora con gli OGM. Anzi dopo anni di crisi di fiducia l’entusiasmo per il progresso e l’innovazione è tornato ai livelli della fine degli anni 90’, ossia prima dei grandi timori mediatici sugli OGM.
Guarda la Tabella 1 a pagina 13 del rapporto di Eurobarometer. (qui)