Drew Kershen redige un manuale sui vataggi sanitari del mais Bt
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Un sondaggio francese tra gli imprenditori che hanno o non hanno piantato mais Bt nel 2006 e 2007. Ben l’87% di quelli che hanno piantato nel 2006 lo hanno rifatto nel 2007, nonostante si dicano sotto una forte pressione mediatica e stile.
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Vivendo in un Paese fuori dal mondo che ritiene oltretutto di essere normale non si capisce come l’EFSA conceda con tanta facilità il via libera ai dossier di nuovi OGM. Si perchè ci si illude che siano nuovi facendo finta di non sapere che sono già ben noti e consumati in tutti il mondo. Questi sono già ampiamente valutati in alter sedi in maniera rigorosa ed approfondita.
Un esempio per tutti è quello del mais Mon863 ossia l’equivalente del demonio personificato per gli sponsor dei pesticidi sparsi a piene mani. Si tratta di un mais che resiste all’attacco della diabrotica, parassita delle radici contro cui esiste un solo rimedio: smettere di coltivare mais, ossia smettere di coltivare del tutto in molti casi.
Leggendo il rapporto della Food Agency di Australia e Nuova Zelanda si capisce quanto siamo in ritardo in Europa e quanto improvvisati siano alcuni studi pubblicati da Seralini in Francia dove non è stato usato come controllo un mais isogenico ma distrattamente una altro qualunque mais. Il classico caso che fa discriminare tra un ricercatore ed un attivista.
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L’opzione di utilizzare il mais Bt non è sempre la più valida e non serve per contrastare l’insediarsi di qualunque tipo di fungo produttore di micotossine. Questo articolo costituisce una utile guida per valutare caso per caso e sopratutto area geografica per area geografica.
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Il mais italiano è troppo importante perchè si possa consentire che prevalgano gli interessi dei consumatori e se l’Europa mette dei limiti di sicurezza, noi alziamo i limiti.
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Il CEDAB da un po’ di dati, numeri e referenze su un vero grave problema per i coltivatori, i consumatori e per la sicurezza alimentare.
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La diabrotica aggredisce le radici del mais e per disinfestare i campi si rischia un inquinamento permanente dei suoli. L’unica soluzione che viene percorsa oggi è quella di smettere di coltivare mais in alcune zone fortemente aggredite. Forse un tipo di mais transgenico permetterebbe di contrastare la malattia, ma vorrebbe dire introdurre gli odiati OGM. Uno studio tecnico sull’infestazione da diabrotica.
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La ricerca scientifica ha delle regole logiche che mal si adattano alle acrobazie su vetri oliati tipiche della politica. Messo alle strette il direttore dell’ISS ha scritto a Nature Biotechnology la verità sulla vicenda di 4 mais che non potevano entrare in Italia per ragioni politiche. Neanche a dirlo, ha pagato con le dimissioni la sua sincerità.
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Un Decreto governativo assolutamente imbarazzante in cui delle farine vengono confuse con dei semi da piantare. Una vicenda che mostra come la Scienza sia estranea alle pratiche di Governo.
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In questo studio sul polline di mais si ribadiscono le regole per una coesistenza rispettosa delle varie agricoltura.
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Un testo degli anni 50’ che mostra come si ottengono degli ibridi di prima generazione e che pannocchie forniscono: questa è la dote principale delle aziende sementiere. Questo è il mais “tradizionale o biologico” che piantiamo, i cui semi vanno comprati tutti gli anni, non perchè da OGM ma solo perchè ibridi.
Prima che in Italia scendesse la cortina della disinformazione le statistiche parlavano chiaro circa i quantitative di soia e mais transgenico che arrivavano in Europa dagli USA.
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