Archive for Settembre, 2007

Come è stata bloccata la Ricerca Scientifica Pubblica Italiana

I due documenti che testimoniano il blocco della ricerca portano la firma dello stesso direttore generale del Ministero delle Politiche Agricole, ma riguardano due Governi e due maggioranze diverse. In uno si vietano test già approvati dalla competente commisione ministeriale e che da allora non sono mai più ripresi.

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Nel secondo documento (scarica) si mostra come la questione sia ideologica fino al punto che il Ministero si priva dei proventi che deriverebbero dalla concessione di una licenza su un brevetto di cui è proprietario sulla base del principio di precauzione. In questo caso si capisce che la precauzione riguarda il maneggio delle carte necessarie a concedere una licenza d’uso ad un qualunque Paese (ad esempio le Filippine, o il Vietnam che si erano detti interessati).

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Biologico vuol dire sicuro?, non sempre!

La dolorosa storia degli spinaci biologici statunitensi non è un caso isolato, ma un problema emergente e molto sottovalutato. Ad occuparsene sono ora il CDC di Atlanta e la FDA.

Visita il sito: http://www.fda.gov/ola/2006/foodsafety1115.html

Per leggere l’intera storia dei 200 consumatori ospedalizzati, 20 gravi e tre morti, scarica (qui) il documento.

Per capire quanto il fenomeno è diffuso e potenzialmente esplosivo è istruttivo leggere cosa avviene nella bellissima e fredda Norvegia.

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La vicenda della farfalla monarca

La strana storia della farfalla monarca

La vicenda era tanto poetica che non si poteva non cavalcarla anche se era chiaro si trattasse di una bufala. Ambientalisti schierati per una innocua farfalla aggredita dai caterpillar delle multinazionali fameliche: il genere di notizie che serve a fare le prime pagine dei giornali, tanto la smentita andrà in un trafiletto di una pagina interna.
Troppo raffinato comparare gli effetti sulle timide farfalle dei pesticidi spruzzati a tonnellate da piccoli aerei che volano a bassa quota con quelli che potrebbero derivare dall’uso del mais Bt. Troppo ambizioso chiedere di osservare che si tratta di una “scientific correspondence” e non di un vero articolo. Troppo fiscale notare come nel testo gli autori dicono di aver depositato il polline di mais Bt “con la spatola fino ad arrivare ad occhio alla quantità che si raggiunge in campo”. A occhio? Una valutazione occhiometrica? Si, ma hanno dato dei colpettini gentili sulla spatola che trasportava il polline, non hanno mica usato la pala!

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I dati, numeri e fatti della storia delle farfalle monarca: col mais Bt crescono meglio!

Con una monumentale analisi dettagliata in tutti gli aspetti un largo gruppo di specialisti fuga ogni sospetto della possible pericolosità del mais Bt per la farfalla monarca. Da un punto di vista scientifico un successo, ma dal punto di vista mediatico un disastro. La documentazione tecnica pubblicata in 6 articoli su PNAS arriva oltre 2 anni dopo il lancio della “corrispondenza”, non articolo scientifico, di Nature. Nel mondo dei media la smentita non lascia traccia mentre la falsa notizia incide tuttora sulle coscenze dei poco informati.

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Lucciole per lanterne: il nuovo caso della farfalla monarca

A distanza di 6 anni dal primo manoscritto di Nature che lanciava un grido d’allarme per la sorte della farfalla monarca l’emergenza torna a galla per un articolo di PNAS, ma sopratutto per il fatto che il commissario all’ambiente Dimas ha usato questo spunto per chiedere un supplemento d’indagine a due mais Bt che già avevano superato il vaglio dell’EFSA.

Nel 2001 Losey et al., avevano condotto un esperimento di laboratorio mettendo con “una spatola” un quantitativo imprecisato di polline di mais Bt su foglie di cui erano poi state forzate ad alimentarsi delle farfalle monarca (scarica il documento). L’esperimento di laboratorio era tanto palesemente lontano dalla vita reale che gli stessi autori esortavano alla cautela nella parte finale del testo. Due anni dopo ben 6 articoli in sequenza pubblicati su PNAS mostravano come in mais Bt non solo non aveva fatto strage di farfalle monarca negli USA, ma che la popolazione delle farfalle traeva beneficio dalla riduzione dei trattamenti con pesticidi sparsi con gli aeriei che restano ancora l’unica valida alternativa all’uso delle piante Bt (scarica i sei articoli ai link).

Ora Rosi-Marshall et al., sempre conducendo un esperimento di laboratorio, fanno nuove estrapolazioni agli ambienti reali con possibili drammatici effetti su insetti, farfalle e sulla catena alimentare che sta loro a monte (scarica l’articolo di PNAS).

In una lettera pubblicata da un qualificato gruppo di scienziati (leggi la lettera) vengono fatte le pulci a questo nuovo allarme ambientale e vale la pena di leggere integralmente la lettera che spiega tra l’altro come lo stesso gruppo quando ha effettuato in passato analisi di campo, e non solo di laboratorio, aveva scritto che: “non ci sono effetti negativi del polline mais Bt su alcuni insetti monitorati“. Ma sopratutto punta il dito su due omissioni: non si paragonano i potenziali danni ambientali del polline Bt rispetto a quelli derivanti dall’uso dei pesticidi ed oltretutto si fa finta che tutta la tossina Bt sia di origine OGM, ossia derivi solo da polline di mais BT. Invece è noto a chiunque che molti insetticidi anche usati in agricoltura biologica contengono esattamente la stessa tossina spesso contenuta nelle spore di Bacillus turingensis.

Infine andrebbero letti ancora altri documenti. Un articolo di Science che compie una metanalisi su 42 esperimenti di pieno campo (e non solo di laboratorio) per trarre conclusioni del tutto rassicuranti sulla presenza di invertebrtati non-bersaglio in campi di mais Bt o di cotone Bt se paragonati a campi dove vengono usati pesticidi sulle stesse colture. Non viene taciuto il fatto che ci sono più invertebrtati non-bersaglio della tossina Bt in campi dove non c’è nè colture Bt nè pesticidi (leggi l’articolo di Science).

Ad analoghe conclusioni arrivano alcuni gruppi tedeschi che seguono la vitalità di molte specie di insetti, invertebrati e farfalle. Dalle loro analisi è chiaro che a seconda degli organismi considerati ci sono maggiori o minori resistenze alla tossina di Bacillus turingensis indipendentemente se sia spruzzata come spora in agricoltura biologica o derivante da polline di mais Bt.

I vari argomenti sono affrontati ai seguenti siti:

  1. Ecosistemi dove si coltiva mais bt: http://www.gmo-safety.eu/en/maize/corn_borer/317.docu.html
  2. Danni alle api: http://www.gmo-safety.eu/en/news/527.docu.html
  3. Danni a vari scarafaggi del terreno: http://www.gmo-safety.eu/en/news/522.docu.html
  4. Danni ai lombrichi: http://www.gmo-safety.eu/en/news/515.docu.html
  5. Il lavoro di PNAS è criticato dal gruppo tedesco: http://www.gmo-safety.eu/en/news/591.docu.html

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La normativa Europea sulle micotossine che entra in vigore nel 2007

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La verità rovesciata della noce brasiliana

Uno dei più abbusati luoghi comuni sugli OGM è la loro possible allergenicità dimostrata dalla vicenda della “noce brasiliana”. In realtà quella storia mostra l’esatto opposto rispetto a quello che si vuole far credere. Mentre tutti gli altri alimenti arrivano al consumatore senza che vengano fatti controlli (pensate solo all’arrivo dei kiwi in Italia avvenuto solo pochi anni fa, frutti altamente allergenici ma che non riportano alcuna etichetta in tal senso), sugli OGM i controlli veri vengono fatti da sempre, tanto che nell’accurato processo di validazione non è sfuggito ai ricercatori che una soia trasformata con un gene di noce brasiliana era effettivamente risultata a rischio allergenicità. Quella soia non è mai uscita dai laboratori. Quella storia dovrebbe essere d’esempio a chi vorrebbe tutelare davvero i consumatori e si dovrebbe chiedere che tutti i cibi, prodotti da tutti I tipi di agricoltura venissero analizzati al buio con l’obbiettivo di tutelare i consumatori e non i produttori.

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Il peccato originale degli OGM: Putzzi intervistato dalla Reuters

Era il 10 agosto 1998 e trasgredendo a qualunque regola insita nella comunità scientifica internazionale uno scienziato che lavorava presso un istituto di ricerca scozzese cambia l’ordine logico delle cose e convoca una conferenza stampa per illustrare i risultati di una sua ricerca effettuata su ratti nutriti con patate ingegnerizzate senza che questa ricerca fosse nemmeno stata scritta in un articolo scientifico e pubblicata. Un atteggiamento che equivale a quello di un calciatore che prima di disputare una partita va in conferenza stampa a commentare il risultato finale, le azioni principali e le prospettive future che scaturiscono da una partita che non ha ancora disputato. Il lancio stampa della Reuters parla di danni al sistema immunitario dei ratti.

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Ma la pubblicazione scientifica apparirà solo un anno dopo, solo per consentire alla comunità scientifica di guardare i dati commentati nella conferenza stampa e nonstante il fatto che l’articolo fosse accompagnato da una nota di scuse del direttore della rivista che descriveva i dati come non significativi e non pubblicabili.

In questa pubblicazione tanto inficiata, scompaiono i problemi al sistema immunitario dei ratti, ma resteranno ben presenti per lunghi anni nelle menti dei dilettanti della comunicazione che raramente risalgono ai manoscritti originali ed ai dati veri, ma si fermano a fare i commenti dei commenti dei dispacci di agenzia.

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Gli OGM fanno aumentare l’uso dei pesticidi?: la Farm Scale Evaluation

Esiste una consolidata convinzione che gli intellettuali da salotto siano onniscienti mentre i contadini sono ancora fermi alla storiella del formaggio con le pere. Ne consegue che un OGM resistente agli erbicidi li renderà liberi di sperperare tonnellate dell’erbicida sul loro campo di piante resistenti come se il contadino non pagasse profumatamente l’erbicida. Per affrontare alcuni aspetti ambientali in Gran Bretagna sono stati utilizzati circa 420 campi per paragonare la presenza di parassiti, scarafaggi e ragni in campi tradizionali e da piante GM. Hanno chiesto ai contadini di trattare il campo come fanno di solito (con le colture non OGM, nel Regno unito non ci sono colture commerciali di OGM). E loro hanno usato il “solito” erbicida. Peccato che da quando è stato commissionato lo studio a quando gli studiosi hanno finito di contare e catalogare unmilionecinquecentomila insetti l’erbicida in questione era diventato illegale in Europa perchè tossico e persistente. Ma per non costringervi ad una lunghissima lettura (ci sono 8 lavori scientifici che descrivono in dettagli questo monumentale lavoro) vi allego il solo sommario dove nella Tabella 1 pagina 27 si può capire molto. Basta guardare le quantità di principio attivo usate nelle varie colture dimenticando per un attimo che l’atrazina è vietata mentre il glifosate dopo quindici giorni ha perso di efficacia.

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Chi non vuole che la Ricerca Scientifica Pubblica possa capire

Prima lo fanno ma poi se ne vergognano. Ad ogni dichiarazione pubblica le vestali dell’opposizione agli OGM dichiarano di non essere contro la Ricerca (perchè sanno bene che i cittadini non glielo perdonerebbero), ma ogni volta che possono le vietano di studiare, valutare e capire. Si tratta di un atteggiamento molto comprensibile perchè le prove che potremmo accumulare contro le loro falsità li sommergerebbero sotto un mare di numeri e di dati. Solo nell’ignoranza possono sperare di restare a galla.

Scarica (quì) l’articolo dal Sole24ore

Scarica (quì) comunicati ANSA

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Il presidente della Società Italiana di Tossicologia prende posizione sugli OGM

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Ancora un ricorso perso

L’Alta Austria aveva soldi da buttare e si è fatta dire ancora una volta dalla Corte di Lussemburgo che non può senza motivi validi diventare OGM-free.
OGM: CORTE UE AD ALTA AUSTRIA, NO A REGIONE FREE

(ANSA) - BRUXELLES, 13 SET - La Corte europea di giustizia ha oggi confermato la sentenza del Tribunale Ue di primo grado che aveva respinto il ricorso dell’Alta Austria contro la decisione della Commissione la quale aveva detto no alla richiesta di Vienna di mettere al bando nella regione gli organismi geneticamente modificati. La battaglia, sostenuta anche da molte regioni italiane che si sono già dichiarate “ogm free”, era stata avviata dall’Alta Austria negli anni scorsi ricevendo però il parere negativo dell’eurogoverno e dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Il Tribunale si era espresso già nell’ottobre 2005 e oggi, secondo quanto si è appreso, la decisione è stata confermata dalla Corte del Lussemburgo. (ANSA)

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L’incredibile lotta di resistenza del Parmigiano

Sottoposti ad una pressione lobbistica incredibile il Consorzio resiste a sostenere le sue scelte di qualità senza seguire mode effimere. L’uscita la queste scelte comporterebbe un abbassamento della qualità alimentare del prodotto unite ad un aumento dei costi ben oltre il 15% ed una crisi occupazionale spaventosa. Rileggendo la storia di questa continua disfida si nota come Parmigiano sia l’unico Consorzio sotto assedio mentre non si parla degli altri Consorzi di tutela indicati dal rapporto Nomisma del 2004.

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La tedesca BASF vuole coltivare patate da OGM

A mandare in tilt le strategie degli anti-Scienza è la richiesta, non più delle odiate multinazionali a stelle e strisce, ma della azienda tedesca BASF di coltivare una patata transgenica in Europa. Se fosse consentito sarebbe la prima varietà OGM a cui si da il diritto di coltivazione in Europa dal 1998. Inutile dire che la coalizione anti-OGM con questa patata transgenica sta terrorizzando i consumatori dicendo che sta per finire nei loro piatti. Inutile dire che la modifica genetica serve solo per fare amilopectina che serve nell’industria della carta, adesivi, tessuti, costruzioni e cosmetici. Per avere un opinione documentata meglio leggere le motivazioni con cui l’Agenzia per la Sicurezza Alimentare Europea (l’EFSA con sede a Parma) ha dato il via libera alla coltivazione della patata GM.

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Un cartello contro la Scienza.

Debutto del cartello anti-OGM con interviste sul TG1 delle 20.00 di lunedì 10 settembre 2007. A chiudere le danze è Francesco Sala, ordinario di Botanica e direttore degli Orti Botanici di Milano che promuove gli OGM per ridurre l’uso di pesticidi.

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L’inserto culturale del Sole 24ore

In un editoriale del suo direttore, il Domenicale si schiera senza ambiguità per chi studia, ricerca e descrive la Natura opponendolo a chi agita spettri che gli impediscono di guardare il reale.

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Le piante derivanti da mutagenesi andrebbero analizzate come un OGM visto che alterano molti più trascritti di una pianta GM

Microarray analyses reveal that plant mutagenesis may induce more transcriptomic changes than transgene insertion.(See Abstact)

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Se la misurazione va fuori scala, basta allungare la scala: quante fumonisine dobbiamo ingurgitare?

Il mais italiano è troppo importante perchè si possa consentire che prevalgano gli interessi dei consumatori e se l’Europa mette dei limiti di sicurezza, noi alziamo i limiti.

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Micotossine: questo è un vero problema.

Il CEDAB da un po’ di dati, numeri e referenze su un vero grave problema per i coltivatori, i consumatori e per la sicurezza alimentare.

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Diabrotica, un male che è meglio non curare.

La diabrotica aggredisce le radici del mais e per disinfestare i campi si rischia un inquinamento permanente dei suoli. L’unica soluzione che viene percorsa oggi è quella di smettere di coltivare mais in alcune zone fortemente aggredite. Forse un tipo di mais transgenico permetterebbe di contrastare la malattia, ma vorrebbe dire introdurre gli odiati OGM. Uno studio tecnico sull’infestazione da diabrotica.

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L’Istituto Superiore della Sanità smentisce il Primo Ministro Italiano.

La ricerca scientifica ha delle regole logiche che mal si adattano alle acrobazie su vetri oliati tipiche della politica. Messo alle strette il direttore dell’ISS ha scritto a Nature Biotechnology la verità sulla vicenda di 4 mais che non potevano entrare in Italia per ragioni politiche. Neanche a dirlo, ha pagato con le dimissioni la sua sincerità.

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Il Primo Ministro vieta 4 mais OGM, ma non vieta 3 oli di colza OGM: precauzioni a singhiozzo.

Un Decreto governativo assolutamente imbarazzante in cui delle farine vengono confuse con dei semi da piantare. Una vicenda che mostra come la Scienza sia estranea alle pratiche di Governo.

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Il polline del mais Bt è come gli altri pollini

In questo studio sul polline di mais si ribadiscono le regole per una coesistenza rispettosa delle varie agricoltura.

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Le fameliche ditte sementiere.

Un testo degli anni 50’ che mostra come si ottengono degli ibridi di prima generazione e che pannocchie forniscono: questa è la dote principale delle aziende sementiere. Questo è il mais “tradizionale o biologico” che piantiamo, i cui semi vanno comprati tutti gli anni, non perchè da OGM ma solo perchè ibridi.

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Dal 1998 importiamo mais transgenico

Prima che in Italia scendesse la cortina della disinformazione le statistiche parlavano chiaro circa i quantitative di soia e mais transgenico che arrivavano in Europa dagli USA.

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Il peggior cieco è colui che non vuole vedere. La farfalla monarca rinasce per necessità ideologiche. Ancora un caso di disinformazione dismessa

La storia del mais messicano era morta e sepolta, ma l’ideologia compulsivo-ossessiva è capace anche di far rinascere storie dimenticate. Quello che sconcerta di più è che nel ricostruire la storia l’autrice abbia “dimenticato” di dire che l’articolo originale è stato ritirato dalla rivista stessa.

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Si chiude il processo in cassazione: l’inquinamento messicano era falso

Con una seria analisi scientifica viene documentato che non ci sono pericoli per il mais messicano.

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Il Messico è salvo, ci eravamo sbagliati.

Non mi era mai capitato di veder ritirare un articolo da una rivista per propria colpa. Ma Nature è stata colta il flagrante dalla comunità scientifica internazionale - scarica (qui) il documento-  e costretta a ritrattare una bufala.

Scarica l’editoriale dell’editor:(qui)

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Allarmi, la culla del mais è perduta

La presigiosa rivista Nature pubblica prima un allarme (scarica il documento: R.Dalton.pdf ) un articolo che fa gettare un grido di dolore al popolo anti-OGM. Il Messico è invaso da mais transgenico e la biodiversità è perduta per sempre.

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Come disorientare gli imprenditori agricoli

Gli imprenditori agricoli italiani sono presi nella morsa tra la necessità di ricevere le sovvenzioni comunitarie per sopravvivere ed il fatto che queste si stanno tanto riducendo da non lasciare più margini di guadagno accettabili. L’uscita nel mare aperto del mercato globale vuol dire spesso cominciare a ragionare con la propria testa senza pubblicità aziendali. In questo quadro gli analisti del settore sono tenuti a rappresentare i dati con grande senso di responsabilità.

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Gli OGM senza peli sulla lingua

La partita degli OGM concentra enormi interessi commerciali mascherati da falsi desideri di tutelare il cittadino-consumatore. Dietro questo paravento si muovono grandi ed inconfessabili interessi.

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Gli italiani hanno fiducia nella Ricerca sugli OGM: i dati di Eurobarometro 2004

Contrariamente a quello che si vuol far credere gli italiani hanno fiducia nella Scienza anche se lavora con gli OGM. Anzi dopo anni di crisi di fiducia l’entusiasmo per il progresso e l’innovazione è tornato ai livelli della fine degli anni 90’, ossia prima dei grandi timori mediatici sugli OGM.

Guarda la Tabella 1 a pagina 13 del rapporto di Eurobarometer. (qui)

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