Archive for Novembre, 2008

L’IAASTD propone un diverso modello di sviluppo

In un lungo e complesso documento (quì) e (quì) viene proposta una grande attenzione alle emissioni di gas serra, all’uso dell’acqua, alla dispersione di pesticidi ed in generale alle strategie della produzione agricola intensiva. Si punta l’indice verso le produzioni di carne ed i suoi costi energetici e viene fatta una superficiale critica alle coltivazioni GM senza molto approfondire la materia, ma preoccupandosi piu’ delle soglie di tolleranza per un vicino che non della produzione di derrate e dei suoi costi.

Sicuramente uno dei documenti sull’agricoltura sostenibile e che sfiora il tema degli OGM piu’ cauti prodotto finora da una delle agenzie dell’ONU.

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La tolleranza zero ed il rifiuto di alcuni mangimi GM e’ gia’ costato all’Europa 2,5 miliardi di euro nel 2007

Leggi (quì)

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Il Messico ed il mais Bt

Allarmi, la culla del mais è perduta

La presigiosa rivista Nature pubblica prima un allarme (scarica il documento: R.Dalton.pdf ) un articolo che fa gettare un grido di dolore al popolo anti-OGM. Il Messico è invaso da mais transgenico e la biodiversità è perduta per sempre.

Scarica (qui) il documento

 

Il Messico è salvo, ci eravamo sbagliati.

Non mi era mai capitato di veder ritirare un articolo da una rivista per propria colpa. Ma Nature è stata colta il flagrante dalla comunità scientifica internazionale - scarica (qui) il documento- e costretta a ritrattare una bufala.

Scarica l’editoriale dell’editor:(qui)

 

Si chiude il processo in cassazione: l’inquinamento messicano era falso

Con una seria analisi scientifica viene documentato che non ci sono pericoli per il mais messicano.

Scarica (qui) il documento.

 

Nature annuncia una nuova puntata del giallo del mais messicano

Oggi Nature annuncia un articolo che verra’ pubblicato su Molecular Ecology e che dimostrerebbe il flusso di alcuni frammenti di DNA esogeno in piante di mais “tradizionale” messicano. Si tratta del piu’ classico dei promotori (il 35S) e del piu’ classico dei terminatori (NOSt), ma non viene analizzato alcun transgene. Leggi (quì)

Meglio sempre leggere prima il manoscritto originale prima di fare commenti approfonditi, ma qualche considerazione si puo’ certamente gia’ farla.

Il Messico non coltiva mais transgenico e questa e’ una scelta saggia che andrebbe estesa, in una prima fase, a tutte le zone dove ci sono i centri di produzione primaria di una coltura ossia dove esistono le piante selvatiche da cui derivano quelle coltivate, sempre che siano interfertili tra loro. Isomma si deve pensare bene se mettere OGM di patata sulle Ande, di riso in Cina o di pomodori peperoni o melanzane in Sudamerica.

Coltivazioni illegali esistono in tutto il mondo ed ovunque vanno condannate quando non rispettano le leggi del Paese (detto cio’ coltivare mais Bt in Europa e’ ammesso, autorizzato e normato, quindi coltivare quel mais Bt in Italia (o in Friuli per non fare cognomi) e’ cosa del tutto lecita, proprio perche’ rispetta la legge comunitaria). Qualcuno in Messico potrebbe aver coltivato illegalmente mais Bt e la vicenda va indagata cosi’ come si indaga in Italia sul vino al metanolo o sulle etichette scadute contraffatte.

Pur ipotizzando l’eventualita’ di una illecita coltivazione pero’ il nuovo manoscritto non conferma la piu’ importante conclusione del manoscritto di Nature pubblicato nel 2001 (leggi) e ritrattato dopo mesi dopo (leggi) , ossia che si tratti di una integrazione stabile nella linea germinale. Qui sotto ecco il passaggio del commento su Nature:

However, the new paper doesn’t confirm an important conclusion from the original Nature paper - whether the transgenes had been integrated into landrace genomes and passed along to progeny plants”.

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I contadini indiani ed il cotone Bt

I suicidi dei contadini indiani non derivano dall’uso di semi da OGM.

Coloro che da anni pagano dei profumati onorari a Vandana Shiva e che la descrivono come premio nobel alternativo farebbero bene a leggere con cura questo autorevole documento dell’IFPRI e riflettere su quali reconditi sensi di colpa li abbiano spinti a dare fiducia ad una simile teleimbonitrice.

Scarica il documento (qui)

 

Sciacallaggio

Le parole sono pietre si sente ripetere in questi giorni, pietre che restano e che non svaniscono con un soffio di vento e pietre che possono venire lanciate e colpire alla cieca. Ancora una volta domenica 26 ottobre al TG3 delle 19 in una intervista dal Salone del Gusto Vandana Shiva ha ripetuto che : “(…) i semi sterili OGM hanno causato in questi anni 100.000 suicidi tra i contadini indiani…”. Come si fa a non credere in una indiana DOC con tanto di bindi rosso tra gli occhi?

Il senso di colpa dell’Occidente ricco si è nuovamente scatenato rimproverandosi di abusare del pianeta e dei suoi cittadini più diseredati. Di fronte allo strapotere di chi li vuole depredare delle tradizioni e delle terre i contadini indiani reagiscono bevendo pesticidi e sottraendo così le loro braccia allo sfruttamento delle arroganti multinazionali

Peccato che proprio in queste ore è apparso un dettagliato documento di una delle agenzie internazionali più reputate, l’IFPRI, da sempre in prima linea nella lotta alla fame ed allo sfruttamento delle agricolture più svantaggiate. Cerchiamo di mettere in fila i loro dati.

In India ci sono tutti gli anni tra i cento ed i centoventimila suicidi. Tra questi i suicidi dei contadini sono sempre 15-17.000 all’anno negli ultimi 10 anni. La percentuale relativa varia tra un massimo del 16% nel 2002 (anno di introduzione del cotone Bt in India su soli 29.000 ettari) ed un minimo del 14% del totale dei suicidi nel 2006, quando gli ettari coltivati a cotone Bt erano arrivati a 3,8 milioni di ettari con un incremento di circa 100 volte in soli 5 anni!

Anche considerando il numero di suicidi di agricoltori sul totale della popolazione i numeri sono chiari rimanendo stabili attorno all’1,60% rispetto al totale della popolazione indiana, ma in discesa dall’1, 71 del 2002 all’1,55 del 2005. Anche analizzando le due provincie dove si coltiva la maggior parte del cotone Bt indiano (Maharashtra and Andhra Pradesh) si vede come in entrambi i casi il numero di suicidi di agricoltori tra il 2005 ed il 2006 è stabile (rispettivamente a 1500 ed 800 suicidi l’anno) malgrado che gli ettari coltivati a cotone Bt negli stessi due anni salgano da 504mila ad 1,8 milioni di ettari nel Maharashtra e da 90mila a 830mila nell’ Andhra Pradesh.

Ma come mai l’India decide di coltivare il cotone Bt che ha bisogno di meno trattamenti con pesticidi rispetto al cotone tradizionalmente coltivato in loco? Semplice, l’India era il terzo maggior produttore di cotone al mondo dopo Cina e USA, ma mentre la Cina era al 6° posto come redditività per ettaro e gli USA 14°, l’India occupava solo il 70° posto nella classifica mondiale, quindi tanti ettari coltivati a cotone ma poco raccolto. Inoltre ben il 45% di tutti i pesticidi usati in India venivano usati sul cotone. La redditività indiana per il cotone tra il 1990 ed il 2003 era stabile attorno ai 300 kg per ettaro, ora che quasi metà del cotone indiano è da OGM la resa è salita a 600 kg per ettaro e contemporaneamente è sceso sensibilmente l’uso di pesticidi. Solo nella regione dell’Andhra Pradesh gli ettari dedicati alla coltivazione di cotone Bt sono passati dai 90.000 del 2005 agli 830.000 del 2006 e la redditività è salita da 500 Kg/anno del 2003 ai 700 attuali. Riassumendo numerosi studi validati a livello internazionale si è ridotto del 32% l’uso di pesticidi sul cotone Bt, si sono avuti aumenti di resa per ettaro del 42% ed un vantaggio commerciale per l’agricoltore che coltivava cotone Bt del 52%. Le variazioni annuali dipendono comunque da fattori commerciali e dalle precipitazioni, ma il vantaggio complessivo derivante dall’uso del cotone Bt è stato del 53% nel 2003, del 56% nel 2004 e del 94% nel 2005.

Infine anche il tentativo di correlare il numero dei suicidi dei contadini indiani alla piovosità annuale dei monsoni, al prezzo commerciale annuale del cotone, all’accesso al credito pubblico, alla redditività per ettaro nei singoli distretti delle regioni maggiormante coltivate a cotone Bt o al livello di indebitamento dei contadini non hanno dato risultati significativi.

Resta il fatto che un milione di contadini indiani coltiva ora cotone Bt e che da quando nel 2002 è stata introdotta la coltivazione commerciale ci sono stati in totale 90.000 suicidi tra gli agricoltori indiani. Risulta quindi oggettivamente falso affermare che il cotone Bt da solo ha causato 100.000 suicidi “negli ultimi anni” ed anzi lo studio dell’IFPRI riduce il fenomeno a contingenze locali e personali che fanno parte delle incertezze di una impresa a carattere familiare che investe su una singola coltivazione subendo tutte le variazioni economiche che queste scelte obbligate implicano.

Ma se queste tristissime vicende chiedono più attenti interventi governativi per calmierare i prezzi delle derrate, per consentire un accesso al credito più stabile e per incentivare la meccanizzazione e le tutele sociali, molto diverso è il giudizio su chi ha portato in Occidente una immagine completamente falsata di una così triste tematica costruendo su questa la propria figura mediatica. Spiace dire che la signora Shiva ricopre il ruolo di vice-presidente di Slow Food international e crediamo perciò che sia proprio all’organizzazione di Slow Food che l’opinionista indiana debba rendere conto dei suoi dati, delle sue fonti e delle referenze scientifiche che le sostengono.

Crediamo sinceramente che Slow Food sia vittima e non complice (e tantomeno ispiratrice) di una simile truffa mediatica poggiata sui corpi di migliaia di contadini indiani che nemmeno l’estremo sacrificio ha liberato dalla strumentalizzazione.

 

La vicenda dei suicidi dei contadini indiani ed i cattivi maestri

Dal sito LeftWing (quì)

Altri link e commenti in rete:

Dal portale Il legno Sorto (quì)

Dal Blog A Conservative Mind (quì)

Dal Blog di Le Scienze (quì)

Dal portale di Bioetica Cattolica (quì)

Dal portale Biotecnologie: basta bugie (quì)

Infine un link ad un sito ecologista: (quì)

Ora, è abbastanza evidente che il cotone Bt non può essere stato la causa scatenante dei suicidi, dal momento che esso è stato introdotto in India solo a partire dal 2002 (e solo nel 2005-2006 ha raggiunto un’estensione considerevole), mentre la crescita dei suicidi avviene già dalla metà degli anni ‘90.

 

Cambia la biografia di Vandana Shiva

Alla voce dedicata all’attivista indiana su Wikipedia (quì) si e’ passati dallo scetticismo sulla correlazione tra OGM e suicidi di contadini ad abbracciare esplicitamente le tesi descritte dal documento dell’IFRPRI e rilanciate da vari siti in Italia che sconfessano le tesi della Shiva.

 

Antonio Pascale descrive una persona sinistra con sari e bindi

Leggi (quì)

 

Pomodori e critici letterari

Pietro Citati disquisisce di ogni piega del suo ombelico, illudendosi di poter fare una stroncatura del libro di Antonio Pascale (Leggi articolo)

Riceve oggi 13 novembre una lezione magistrale da Mastrantonio in prima pagina sul Riformista (Leggi) e nelle pagine interne da Antonio Pascale ed Anna Meldolesi (Leggi)

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Futuragra chiede alle Regioni di ascoltare l’Europa

Leggi l’articolo (qui) da Il Gazzettino del 20.11.2008

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Fatta la legge, ricerca bloccata

L’Italia resta l’unico stato sviluppato che continuera’ a bloccare la sperimentazione di OGM per la sua ricerca scientifica pubblica. L’approvazione dei 9 protocolli sperimentali non modifica in alcun modo lo stato di moratoria di fatto della ricerca. Basti guardare la legge relativa che dovrebbe consentire la sperimentazione per vedere come non sara’ possibile fare ricerca (quì) della legge.

Tra le decine di bastoni tra le ruote basti notare che tutte e Regioni tranne una (la Toscana, la piu’ anti-ricerca) non hanno individuato i siti di sperimentazione che dovevano identificare. Sono passati tre anni e mezzo ed i siti andavano identificati 6 mesi dopo l’approvazione

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Il trasferimento orizzontale dei geni e’ un fenomeno naturale nelle piante selvatiche

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Un’analisi delle distanze per la coesistenza del mais Bt in Europa

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L’Europa approva una nuova soia GM dopo 10 anni e l’Africa si apre alla commercializzazione di alimenti GM

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Intervista ad Antonio Pascale: ecco chi davvero pensa controcorrente

Scarica l’articolo-intervista (qui)

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Post-doc position per OGM al JRC di Siviglia, Spagna

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Unione Europea: Gli OGM servono anche alle Regioni che non li vogliono

OGM: FISCHER BOEL, SONO NECESSARI MA OK ANCHE A REGIONI FREE

(ANSA) - ROMA, 6 NOV - “Alcune regioni italiane non vogliono gli ogm e non voglio avviare la produzione, bene è un loro diritto ma non si può avviare una legislazione in questo senso”. Lo ha detto il commissario all’agricoltura Mariann Fischer Boel nel corso dell’audizione alla Camera davanti alle commissioni agricoltura dei due rami del parlamento. La commissaria ha però anche ribadito l’utilità delle importazioni di ogm e della necessità di approvare nuovi prodotti ogm.

“Oggi - ha detto - il 90% della soia utilizzata in Europa per alimenti animali è ogm e senza questa soia proveniente da Usa e Sud America il settore zootecnico sarebbe in completa crisi”.”Non sottovaluto affatto le produzioni biologiche - ha aggiunto - ma la via della tolleranza zero verso gli ogm non è, a mio parere, quella giusta”. (ANSA).

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Una soia modificata per aumentare i grassi Omega-3 e contrastare le cardiopatie

Dal sito dell’NCBI-PubMed (quì)

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Antonio Pascale dimostra il dilettantismo scientifico di alcuni mostri sacri

Scarica l’articolo (qui) dal Il Riformista del 04.11.2008

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L’EFSA boccia il bando francese degli OGM : la Francia ripianta mais Bt nel 2009?

Leggi (quì)

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L’ISMEA attesta che la produzione di soia OGM-free italiana resta al di sotto del 10% delle necessità: anche nel 2009 la percentuale di soia GM nei mangimi di tutte le filiere anche DOP ed IGP sarà indicativamente del 60%.

AGRICOLTURA: ISMEA, +7% RACCOLTO SOIA 2008, -2,4% GIRASOLE

(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Ismea comunica che, sulla base di un’indagine campionaria, complementare alle rilevazioni quantitative dell’Istat, il raccolto 2008 di soia in Italia dovrebbe attestarsi a 437.000 tonnellate, facendo segnare, su base annua, un aumento del 6,9%. La previsione è basata su una crescita delle superfici investite, indicata dall’Istat in un più 7%, e su un’assenza di variazioni, rispetto alla scorsa campagna, in termini di rese, che anche quest’anno avrebbero raggiunto una media nazionale di 3,1 tonnellate per ettaro. Nel Nord-Est, che concentra gran parte degli investimenti a soia, si prevede un incremento dei raccolti del 5,9%, a fronte di una crescita del 16,6% nelle regioni nord-occidentali. Al contrario, per il girasole, Ismea stima una flessione produttiva del 2,4% a livello nazionale, per un raccolto 2008 previsto attorno alle 275.000 tonnellate. La riduzione, più marcata al Nord (-4,1%), rispetto alle regioni del Centro-Sud (-2%), è attribuibile essenzialmente al calo del 4% delle superfici seminate. In lieve aumento, invece, la resa media passata da 2,2 a 2,3 tonnellate per ettaro. Sul fronte dei prezzi, Ismea prevede sia per la soia, sia per il girasole, un andamento negativo a causa di una forte crescita dei raccolti mondiali. Le quotazioni - spiega l’Istituto - sono già scese in Italia sotto i livelli dell’anno scorso, pur mantenendosi al di sopra della media delle precedenti campagne di commercializzazione. (ANSA).

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Il nuovo libro di Antonio Pascale

Il libro da non perdere di Antonio Pascale, uno scrittore sulla cresta dell’onda. Vedi la copertina (qui)

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Prove tecniche di autarchia

Carlo Petrini fa finta di prendersela con degli OGM che non ci sono, per chiedere un sistema di privilegio assoluto dei prodotti italiani. La richiesta e’ quella di chiudere il mercato italiano al commercio con grave danno di tutte le nostre esportazioni. Saremo tutti costretti a mangiare solo biologico italiano colpendo cosi’ tutti i grandi consorzi di tutela nessuno dei quali vende perche’ biologico, ma solo perche’ e’ buono.

Quando la crisi morde le politiche iper-protezionistiche e conservatrici hanno un grande appeal, ma gli italiani non hanno i soldi in tasca per permettersi il biologico della grande ristorazione di lusso. Sciegliendo di chiudere i consorzi di tutela stiamo davvero colpendo al cuore l’alimentazione nazionale di qualita’ per consegnarci inermi ai diktat della grande distribuzione organizzata.

Leggi l’articolo (qui) pubblicato da La Repubblica

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L’Africa si muove per le piante GM di suo interesse

Leggi l’articolo  da La Stampa del 10.11.2008

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Anche il Guardian sta cambiando linea sugli OGM

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Strategie Coldiretti

Beccalossi (An): Non si regalino cooperative alla Coldiretti

–IL VELINO AZIENDE–

Roma - Si alza sempre di più il polverone generato dal progetto di Coldiretti di portare i prodotti agricoli sugli scaffali dei supermercati con il proprio marchio “Campagna amica”. Sfidando agricoltori e grande distribuzione organizzata. E dalle campagne la polemica si sposta alle aule di Camera e Senato. L’oggetto di discussione è - stavolta - il disegno di legge 1441 ter A dello scorso 5 agosto che, all’articolo 5, consentirebbe ai consorzi agrari di usufruire delle caratteristiche di prevalenza mutualistica comuni alle cooperative, con tutti i vantaggi economici che ne derivano. Il disegno di legge, la cui lettura è ancora alla Camera, permetterebbe a Coldiretti - che detiene la maggioranza nei consigli di amministrazione della maggior parte dei consorzi agrari - di chiudere il cerchio e riuscire così a “integrare” il proprio progetto con cooperative a tutti gli effetti, per lo meno dal punto di vista legale. E gestite naturalmente dalla stessa organizzazione agricola. “Io mi riconosco nella maggioranza, ma a volte qualcuno fatica a capire che oltre alle cooperative ‘rosse’ di Legacoop, ci sono anche quelle ‘bianche’ di Confcooperative, che risulterebbero gravemente danneggiate da un provvedimento di questo genere”, dichiara al VELINO Viviana Beccalossi, componente della commissione Agricoltura della Camera, che aveva chiesto il ritiro, con un emendamento, proprio dell’articolo 5 relativo ai consorzi agrari.

“Le Confcooperative sono indispensabili per il sistema agricolo italiano - insiste Beccalossi - e l’articolo 5 del Dl 1441 finirebbe con il danneggiare tutta l’agricoltura italiana”. Anche perché, come spiega l’esponente di Alleanza nazionale, il sistema cooperativo italiano è già da qualche tempo sotto osservazione da parte di Bruxelles, e l’approvazione definitiva di questo disegno di legge porterebbe con ogni probabilità a un irrigidimento ulteriore da parte della Comunità europea con conseguenti multe all’Italia. “Senza parlare della violazione dell’articolo 2513 del codice civile. Credo che ci siano tutti i margini per fare ricorso e con molta probabilità qualcuno è già intenzionato a procedere in questo senso”. Poi la Beccalossi lancia l’affondo: “Credo di non svelare alcun segreto se dico che dietro alla connotazione politica di questo disegno di legge c’è la Coldiretti”. Si tratta, secondo l’esponente di An, “di una vera e propria richiesta della Coldiretti alla politica. Richiesta che è stata accolta andando contro a Confcooperative, Cia e Confagricoltura. In questo modo - incalza - si dà voce solo alla Coldiretti. È vero che l’organizzazione dei coltivatori diretti è importante, ma bisogna ricordare che non è l’unica ed esclusiva”.

Sfida Coldiretti, Cremonini: Consumatori non abboccano a poesie

–IL VELINO AZIENDE–

Roma - “Se i prodotti che Coldiretti proporrà ai consumatori saranno competitivi con quelli proposti dall’industria e dal commercio, avranno successo. Spero che i coltivatori diretti non credano, come è già stato fatto in passato, di risolvere il problema dell’agroalimentare italiano e smantellare il sistema dell’import e dell’export del settore” generando una minore importazione delle materie prime da altri paesi. È questo quanto dichiara al VELINO Luigi Cremonini, titolare dell’omonima azienda proprietaria di marchi come Montana, Inalca, Chef Express e Road House, riguardo il progetto dell’organizzazione dei coltivatori diretti di portare sugli scaffali dei supermercati - entro i primi mesi del 2009 - i prodotti agricoli rendendoli riconoscibili dai consumatori con un marchio, quello di “Campagna amica”, tutto italiano e tutto “Coldiretti”. Anche perché, spiega ancora Cremonini, “con una cassetta di mele non si va da nessuna parte”.

Secondo il titolare del Gruppo, i coltivatori diretti, “rappresentano la linfa vitale del sistema agroalimentare italiano e proprio per questo devono dialogare di più con l’industria”. Il fenomeno dei farmers’ market e il progetto della Coldiretti, secondo Cremonini “possono avere valenza per una nicchia di produttori e di consumatori, ma non credo che possano risolvere i problemi dei consumi italiani”. E saranno i consumatori stessi a fare da cartina tornasole. Anche per quanto riguarda le condizioni igienico-sanitarie. “Se il progetto deluderà le aspettative dei consumatori andrà incontro a un cattivo esito, se invece le promesse fatte dall’organizzazione agricola saranno rispettate, la Coldiretti sarà sicuramente premiata. Ma se qualcuno pensa - tiene infine a precisare Cremonini - di poter fare della poesia e che i consumatori abbocchino, è sulla cattiva strada”.
“Per rilanciare i consumi bisogna che arrivino più soldi nelle tasche dei consumatori”. Lo ha dichiarato al VELINO Luigi Cremonini titolare della “Cremonini Spa” a margine del convegno che si è svolto a Roma per festeggiare i 25 anni dalla nascita di Federalimentare. “I consumatori italiani sono preparati ed esigenti e continuano a scegliere, nonostante la crisi, i prodotti di eccellenza. Le aziende che producono e lavorano bene - ha proseguito Cremonini - saranno le ultime a mostrare difficoltà, ma la verità è che, per poter rilanciare i consumi - insiste - i consumatori devono avere più soldi da spendere”.

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La mutagenesi da cui deriva la nostra pasta e’ meno sicura degli OGM

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La papaya salvata se OGM

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Difficile aggiungere molto altro alla esaustiva analisi di Dario Bressanini sull’agricoltura a chilometri 0

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Sullla truffa mediatica della fragola pesce meglio consultare l’intervento di Dario Bressanini

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Dario Bressanini da una visione completa del problema micotossine ed illustra le fasi salienti della conferenza stampa.

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