Articolo su Science su api e neonicotinoidi

23 Apr 2012
Post2PDF Versione PDF

Appare un nuovo interessante studio sulla più prestigiosa rivista scientifica mondiale, Science, sull’effetto nocivo dei neonicotinoidi sulla capacità di sopravvivenza delle api in presenza di neonicotinoidi. L’articolo punta il dito contro questi pesticidi usati anche per la concia del seme di mais,dimenticando che serve anche per i trattamenti di molti alberi da frutta.
L’articolo a firma di ricercatori francesi dell’INRA è certamente di buon livello. Per chi può è scaricabarile a http://www.sciencemag.org/content/336/6079/348.full.pdf

A Common Pesticide Decreases Foraging Success and Survival in Honey Bees
Mickaël Henry, Maxime Béguin, Fabrice Requier, Orianne Rollin, Jean-François Odoux, Pierrick Aupinel, Jean Aptel, Sylvie Tchamitchian, Axel Decourtye
Nonlethal exposure of honey bees to thiamethoxam (neonicotinoid systemic pesticide) causes high mortality due to homing failure at levels that could put a colony at risk of collapse. Simulated exposure events on free-ranging foragers labeled with a radio-frequency identification tag suggest that homing is impaired by thiamethoxam intoxication. These experiments offer new insights into the consequences of common neonicotinoid pesticides used worldwide.

Ricordando a tutti che nessun articolo da solo è affidabile, ma che il processo scientifico dopo la pubblicazione prevede la validazione da parte della comunità scientifica internazionale. Prevede che ci siano commenti, dibattiti eccezioni e precisazioni, insomma pur essendo pubblicato su una rivista eccellente, gli esami non sono terminati.
Alcune considerazioni si possono già fare: ad esempio le api sono state costrette a bere neonicotinoidi, quanto questo succede davvero in natura? i dosaggi somministrati sono quelli che gli insetti incontrano in un frutteto trattato o sono quelli che derivano andando a posarsi su un fiore di mais il cui seme era stato conciato? La dinamica di decremento della popolazione è una linea teorica oppure avviene davvero in campo? Ossia se delle api intossicate da neonicotinoidi non riescono a tornare all’alveare questo fatto non diminuisce la probabilità che insegnino la strada verso in campo inquinato ad altre e così facendo il danno sarebbe si grave ma non letale per l’alveare? Inoltre non sarebbe possibile comparare gli effetti con altri tipi di sostanze usate in agricoltura agli stessi dosaggi? ad esempio che effetto hanno altri pesticidi usati anche in agricoltura biologica?

Insomma una cautela sull’uso dei neonicotinoidi ora si impone, ma legata allo sviluppo di nuova ricerca e nuove prove per capire cosa stai davvero succedendo e quali siano i veri effetti delle molecole di uso corrente usate come antiparassitari.

9 commenti al post: “Articolo su Science su api e neonicotinoidi”

  1. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Che effetto hanno gli acaricidi che gli apicoltori spargono a piene mani?

    Anche le farfalle monarca sono morte per indigestione di polline Bt, ma non è stato la tossina a farle morire, ma l’indigestione di polline e quindi quantità enormi di tossina igerita.

  2. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Il discorso é comunque molto importante.
    Sono il primo, come maiscultore (principalmente), ad essere preoccupato della mancanza della concia con i neonicotinoidi.
    Ciononostante sono anche il primo ad essere contrario all’uso di principi attivi che danneggino in maniera manifesta l’ambiente in cui vivo insieme alle api ( e mi piace molto il miele; lo ho anche prodotto in montagna!). E ribadisco “manifesta”.
    Il discorso dei ricercatori francesi di INRA credo meriti una profonda riflessione da parte del mondo scientifico.
    Diteci che non é vero, che sbagliano loro o, in alternativa, fermiamo l’uso di questa famiglia di insetticidi per tutto e non solo per la concia del mais come ora, un po’ qua e un po’ la, un po’ si e un po’ no…
    Se é dannoso lo si bandisca come il DDT, se non é vero lasciateci conciare, con le dovute precauzioni meccanico/pneumatiche, il seme del mais.

    Franco

    P.S. per Alberto Guidorzi

    Vero Alberto.
    Chissà che gli acaricidi degli alveari non danneggino il mio mais…
    Mettiamo in piedi una ricerca in proposito a casa mia? Sono pronto.
    Provocazione come al solito, ovviamente, ma se hai voglia io ci sto…
    Qualunque azione volta a migliorare la vita di qualcuno/qualcosa può avere come “controindicazione”, un danno per altri.
    E’ questione di trovare la quadra fra vantaggi e svantaggi, pregi e difetti, + e -.
    La ricerca dell’equilibrio é cosa molto difficile.
    In fisica/meccanica, fra infinite posizioni di disequilibrio, ne esiste solo una un cui la “bilancia” non si muove.
    E “uno” in confronto a “infinito” é lotta impari!
    Avvicinarci a questo obiettivo é il nostro compito. Cerchiamo di far muovere il meno possibile i piatti alzando sempre il più possibile il basamento della bilancia!

  3. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Io sono più propenso a credere a questo

    Una bufala moderna

    Negli USA dopo quattro anni da quando si è verificato il fenomeno del collasso numerico degli alveari, le api muoiono come prima. L’affare della mortalità delle api, imputata in Europa ai neonicotinoidi, l’ho fin da principio giudicata come una probabile “combine” con vittime predestinate gli apicoltori e gli agricoltori, ora vi è una ulteriore conferma

    . Il Prof Jeff Pettis, un entomologo e ricercatore capo presso il laboratorio del Ministero dell’Agricoltura a Beltsville, ha detto che nella primavra 2010 ha potuto verificare che in USA durante l’inverno è sparito il 34% delle colonie di api allevate. Si è verificato anche che non esistono nuove malattie, ma sono tutta la serie di malattie già conosciute che le fa morire, inoltre sembra che le api siano particolarmente più recettive in quanto più stressate. Sicuramente anche l’esposizione ai pesticidi diminuisce le difese immunitarie, ma non sono la causa primaria ed unica. Lo stress deriverebbe dal continuo modificarsi dei tipi di coltivazione e quindi doversi esse di continuo adattare per impollinare e alimentarsi. Dato che 1/3 della nostra dieta ci deriva dai frutti dei fiori impollinati dalle api, il fenomeno assume una reale e pratica importanza, ecco il perché dello studio e del monitoraggio eseguito. http://earthsky.org/food/jeff-pettis-on-the-continuing-mystery-of-honeybees-decline
    Il laboratorio americano si occupa di ricerche apicole, in particolare studia la biologia delle api e il controllo dei parassiti e malattie in generale delle api, al fine di garantire una fornitura adeguata di api per l’impollinazione e la produzione di miele. Il Prof. Pettis ha condotto una ricerca nel 2010 sia per l’effetto dei pesticidi sulle api, che anche una valutazione degli alveari degli apicoltori negli Stati Uniti. I risultati di questa ricerca sono stati riferiti a Londra il 4 aprile scorso ad una Commissione di parlamentari inglesi preoccupati per la mortalità delle api.

    Le risultanze sono particolarmente interessanti in quanto sembra che le api siano capaci di prendere delle contromisure d’urgenza per proteggere l’alveare dai pesticidi. Le api operaie avrebbero acquisito la capacità di rendersi conto del livello anormale di pesticidi nel polline raccolto dalle bottinatrici e di isolarlo mediante la creazione di cellette isolate e sigillate con dei tappi di propoli. La cosa detta così è un po’ semplificata, mentre il vero fenomeno è più complesso e sfaccettato. La ricerca è partita dal fatto che si sono scoperte cellette piene di polline contaminato ermeticamente chiese con la propoli e quindi accantonate e non destinate all’alimentazione delle larve. La scoperta è stata pubblicata nel 2009 definendola “incapsulazione”, ma i media non la degnarono d’interesse, eppure le analisi di questo polline avevano rivelato almeno trenta residui di pesticidi o loro metaboliti e soprattutto tre di questi erano: il coumaphos (rilevato nel 100% dei campioni), noto acaricida usato contro la varroa dagli apicoltori (il risultato combacia con quanto rivelato dall’istituto zooprofilattico della Puglia e Basilicata sul miele) http://www.unitus.it/analitica07/Programma/Poster1/AL_pdf/Nardelli.pdf, il fluvalinate (96% dei campioni) anch’esso acaricida selettivo ed infine il Chlortalonil (nel 100% del polline accantonato e 46% del polline normale) che è un fungicida praticamente innocuo per le api. Possiamo affermare quindi che è vera l’iniziale ipotesi? Il Prof. Pettis ci va cauto in quanto non è stato ancora ben compreso il comportamento delle api operaie ed il perché dell’incapsulamento. Si fa l’ipotesi che il pesticida protegga il polline dall’attività microbica e quindi cambi odore impedendone il riconoscimento, ma di conferme non ve ne sono.
    Il Prof Pettis ed il ricercatore americano specialista del CCD (Colony Collapse Disorder, ossia la sindrome del collassamento degli alveari) Dennis van Egelsdorp, hanno nutrito delle larve d’api con il polline incapsulato, ma essi non hanno notato nessuna riduzione significativa della longevità delle larve e delle api adulte. Ecco allora che si è ricorsi ad ipotizzare una specie di principio di preacauzione portato all’estremo fino a ridurre talmente il nutrimento accumulato da dover limitare le nascite. In altri termini i trattamenti antivarroa potrebbero sortire effetti opposti ed indurre le api ad autoregolarsi nel numero, diminuendolo.
    Questa notizia ha avuto il merito di attirare l’attenzione e di fare oggetto di divulgazione da parte dei giornali, mentre essi hanno sottaciuto totalmente il parere del Prof. Pettis riguardo all’altra risposta data in un’intervista alla BBC (una trascrizione integrale è disponibile su internet) circa la colpevolezza dei neonicotinoidi, i “pesticidi maledetti” che invece il Prof. Pettis difende.
    Egli racconta, infatti, che, quando qualche anno fa gli posta la questione, egli rimase molto sorpreso del loro ruolo nella mortalità delle api in laboratorio anche a basse dosi, ma il dubbio gli è nato quando il loro ruolo sulla mortalità non si verificò per nulla in pieno campo. Dunque il rapporto non era così diretto e semplice. Al che una giornalista chiese se se ne poteva dedurre che i neonicotinoidi non erano pericolosi per le api? Ecco la risposta letterale del Prof Pettis: “Essi sono sicuramente molto più sicuri che altri prodotti chimici d’uso più antico. La quantità di prove accumulate negli ultimi 10 anni e su varie coltivazioni utilizzanti i neonicotinoidi ci dicono che le api ne escono meglio in presenza di colture utilizzanti neonicotinoidi rispetto ad altre utilizzanti altri pesticidi. Questi nuovi composti chimici ne hanno sostituito altri sicuramente più pregiudizievoli per la salute delle api. Oggi il rapporto beneficio/rischio va nel senso di una prosecuzione del loro uso. Per quanto concerne poi tutti i dati di cui si dispone oggi si può dire che il loro uso su certe coltivazioni è ancora giustificato. Tuttavia occorre studiare coltura per coltura, ogni generalizzazione è fuori luogo”

    A questo punto sorge spontanea la domanda: perché a livello europeo la risposta del Prof. Pettis, sicuramente non il ciarlatano di turno, non ha fatto oggetto di divulgazione tramite gli organi d’informazione? Molti giornalisti dimostratisi molto sensibili alla mortalità delle api dovrebbero gioire nel sapere che a questo livello il pericolo è inesistente, o meglio, che al limite è meglio qualche morte isolata che un’epidemia e che quindi l’ambiente è più tutelato con questa tecnica di disinfestazione delle sementi e non con lo spargimento indiscriminato di altre molecole molto più deleterie. Ma la stampa agricola dov’era? Teme di più gli strali della Coldiretti o le accidenti che molti bieticoltori e maisicoltori manderanno loro quando apprenderanno queste notizie? Forse non se la sentono, venendo meno all’etica minima, di intervenire perché hanno paura del “can che dorme”, che non sono altro che le associazioni ambientaliste (contente dei risultati ottenuti) e capaci di provocare loro noie con i loro editori asserviti e proni al totem delle “copie vendute”.
    ————————

    Notizie ricavate da Agricolture et environnement n° 92 – maggio 2011 a seguito di quanto contenuto su: “Bee declive “not caused by pesticides – Channel 4 News del 4/4/2011, Honeybees “entomb” hives to protect against pesticides, say scientist - The Guardian 6/4/2011 – Entretien avec Jeff Pettis e Dennis van Egelsdorp, avril 2011.

  4. franco nulliNo Gravatar scrive:

    …ma quante ne sai, Alberto!

    Con stima, Franco

  5. bacillusNo Gravatar scrive:

    Scusa Alberto, prendendo spunto dal caso particolare mi permetto un’osservazione in un ambito generale.
    Sappiamo che io e te stiamo dalla stessa parte per quelle che sono le finalità del pensiero e dell’azione. Detto questo, è forse opportuno esprimere dei distinguo sul metodo.
    Da parte mia, si sa, c’è rozzezza e livore, e non me ne vanto affatto. Tuttavia ritengo almeno da parte mia che il confronto debba essere mantenuto, a costo di risultare perdenti, sulle inferenze che il metodo scientifico implica. Ovvero argomentazioni fattive, logica, esperienza empirica incontrovertibile.

    Nel momento in cui, al solito studio campato in aria dell’ecologista di turno (anche se non è questo il caso, ma è appunto un motivo in più), si contrappongono esperienze scientifiche di segno opposto, rispettabili, ma ugualmente “particolari” appunto perché non hanno subito la gogna della falsificazione a cui ogni studio deve essere sottoposto, ci mettiamo sullo stesso piano. E perdiamo ogni vantaggio in termini di credibilità.

    Al posto del pippone che cita “notizie ricavate da…” io piuttosto farei delle riflessioni specifiche sugli argomenti che quello studio esprime, ci metterei se possibile dei paletti, analizzerei i contesti specifici…

    Bisogna fare un salto di qualità nel dibattito. Altrimenti il confronto si riduce ad uno sterile battibecco.

  6. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Bacillus

    Io non ho gli elementi per criticare il lavoro dei ricercatori dell’INRA, e neppure Defez possiede tutti gli elementi per fare un esame critico del lavoro (vedi presentazione del commento, quindi in mancanza di questi, preferisco attendere e dire a che punto sono io sul problema. Ho semplicemente detto che io per ora mi fido di più del Prof. Pettis che è incaricato di fornire le api per permettere impollainazioni conformi. Quindi gli do credito perché è un diretto interessato a risolvere praticamente la moria e quindi se dubitasse i neonicotinoidi come causa principale della moria non esiterebbe a denunciarlo.

  7. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Caro Alberto,
    è vero quello che dici, ma il punto di Bacillus (che è anche il mio) è che noi dobbiamo fare la differenza perchè siamo dalla parte dei numeri e degli articoli scientifici per prendere decisioni.
    Ora come scrivevo, un singolo articolo non è la Bibbia, e nemmeno un gruppo di articoli lo sono, quindi dobbiamo aspettare delle validazioni autorevoli da molte competenze diverse che non abbiamo qui.

    In passato abbiamo visto articoli su Nature che erano talmente sballati da dover essere ritirati dall’editore. In qualche modo questa vicenda assomiglia a quelle delle farfalle monarca del 1999 in cui le farfalle erano anche in quel caso obbligate a mangiare quello che non volevano.
    Ma Science per ora non ha fatto svarioni clamorosi e fino a prova contraria la sua credibilità è massima. Se leggi il testo dell’articolo i ricercatori dell’INRA spiegano che hanno usato delle dosi sub-letali perchè le aziende produttrici di neonicotinoidi stanno attente a non colpire organismi non bersaglio, quindi si occupano solo della confusione di rotta, ossia un approccio poco ideologico apparentemente.

    Io credo che non dobbiamo chiuderci a difesa delle nostre convinzioni, credo che la differenza tra noi e loro stia nel fatto che noi non abbiamo mai certezze su nulla e dimostriamo che siamo pronti in ogni istante a cambiare opinione se ci sono prove sperimentali serie che dimostrino un danno serio causato anche dagli OGM. Per questo consiglio cautela in questo caso proprio perchè tengo più di ogni altra cosa alla credibilità della nostra posizione fondata su dati scientifici concreti e consolidati.

    Per ora abbiamo solo una prima indicazione, ma deve essere chiaro a tutti che non difendiamo nè le multinazionali dei semi OGM, nè quelle degli agrofarmaci, noi difendiamo il metodo scientifico di prendere decisioni e contestiamo a chi ci avversa di prendere decisioni basate sulle fasi lunari o su consigli dati in sogno da ninfe e dei pagani.
    Insomma io sarei per fare più ricerca e più indagini per capire se questi dati sono veri anche in pieno campo in vivo e sarei per farne un caso di studio europeo in modo che sempre le decisioni siano prese sulla base di dati, numeri e statistiche. Solo confrontandosi sui dati scientifici veri potremo vincere le battaglie, ma deve essere chiaro che non abbiamo niente da difendere.

  8. alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Roberto e Bacillus

    E’ da 10 anni che mi documento:

    ecco la mia fonte:

    http://www.agriculture-environnement.fr/apiculture,8

    Nel tempo mi sono letto tutti i 40 lavori e fino ad ora trovo plausibile la tesi che i neonicotinoidi non sono la causa principale della morte delle api, anzi è forse la causa che si aggiunge per ultimo; eppure il messaggio che è passato è che sono la sola causa dello svuotamento degli alveari e come conseguenza abbiamo avuto un ritorno ad un uso più indiscriminato (passato in sordina)di altri principi attivi distribuiti in modo molto meno mirato. In altri termini gli apicoltori non hanno risolto il loro problema che permane in tutta la sua gravità, mentre gli agricoltori sono stati danneggiati solo perché si sono frapposti personaggi che sulle spalle degli apicoltori si sono formati un’immagine e soprattutto sono divenuti i preferiti dei masmedia in quanto l’opinione pubblica si vuol far sentir dire che l’agricoltura attuale, che ricordo ha dato da mangiare a sei miliardi di persone (quando il Club di Roma solo 40 anni fa aveva detto che non si doveva farne nascere la metà se volevamo sopravvivere) è da abolire.

    Ben venga uno studio che dice inequivocabilmente che i neonicotinoidi sono un flagello per le api e per l’ambiente più di tanti altri principi attivi. Quando uscirà e sarà convincente io mi inchinerò all’evidenza. Per ora dico che le risultanze hanno fatto prendere decisioni che sono andate solo a vantaggio di gente che per l’opinione pubblica è la sola salvatrice del pianeta, mentre in realtà è quella che farà mangiare solo i ricchi.

    Intendiamoci io non ho nessun interesse a difendere i neonicotinoidi (indipendentemente che nel passato dell’estratto di nicotina ne è stato sparso a bizzeffe e le api non sono mai morte, anzi di quei tempi si dice che l’ambiente era più rispettato e che si mangiava genuino, naturale e più salutare; una delle cose più false che si possa dire perchè non sanno cosa capitava a quei tempi), anzi chi mi ha letto sa che ho il sospetto che sotto sotto ci siano proprio le ditte chimiche produttrici che hanno fatto combutta con personaggi facili a farsi prezzolare).

    Sono pertanto apertissimo ad ascoltare argomentazioni, supportate da pareri autorevoli di eminenti scienziati, che mi convincano del contrario.

  9. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Caro Alberto,
    non mi equivocare. Su questo sito a più riprese abbiamo detto che non crediamo che i neonicotinoidi non sono il problema, anzi abbiamo detto che la loro eliminazione (dal mais e non dagli alberi da frutta) ha causato più danni che benefici. Ricordo di aver dato voce ad un articolo che curava alveari trattando le api con fungicidi.

    http://www.salmone.org/chi-di-integralismo-colpisce/
    http://www.salmone.org/lo-scippo-della-etica-di-alberto-guidorzi/
    ma sono sicuro di aver scritto e pubblicato altri post su questo tema.

    Qui il punto non è quale sia la nostra opinione allo stato attuale delle conoscenze, ma se tenere conto e valutare un articolo di Science. Quelli dell’Espresso come vedi ne chiedono già il bando definitivo, io credo sia immotivato, ma avremo più forza a sostenere le nostre tesi se siamo capaci di valutare nuovi dati. Anche per questo io chiedo di sapere quale è la concentrazioni di neonicotinoidi su un pennacchio di un mais il cui seme è stato conciato con neonicotinoidi. Insomma non dico di dover cambiare opinione , ma di rispondere nel merito a questo articolo e sono certo che sui blog internazionali ci si possa trovare qualcosa di utile.

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News, OGM & Salute

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…