Aumentano del 21% le importazioni di granaglie

01 Dic 2014
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http://www.obiettivocereali.com/news/import-di-cereali-cresce-il-mais

Stiamo per alzare bandiera bianca. Solo per il mais si registra un +771.000 t. Mentre sul fronte prezzi: Bologna: Per il Mais italiano ANCORA UN CALO a 155/159_ton Per il Mais non comunitario 174/176_ton Ossia il mais che ci arriva da fuori Europa (quindi con percentuali maggiori di Bt) lo si paga molto di più.

C’e’ un luogo dove discutere di mais a breve: a Bruxelles: http://www.cepm.org/en/CEPM_seminary.html Forse si devono mandare li’ persone che facciano gli interessi del Paese e non delle loro organizzazioni private.

12 commenti al post: “Aumentano del 21% le importazioni di granaglie”

  1. TC1507No Gravatar scrive:

    Se non mi sbaglio l’UE ha consentito da anni l’importazione di mais con vari tratti. Quindi il mais non comunitario che ci arriva da fuori Europa contiene percentuali maggiori non solo di mais bt ma deriva anche da piante tolleranti glifosate, glufosinate ammonio e resistenti a diabrotica.

  2. FrancescoPDNo Gravatar scrive:

    @tc1507 l’articolo sta a dire che l’agricoltore italiano è becco e bastonato finchè non ri ribella! Nello stesso portale da dove è stato preso l’articolo, ce n’è un’altro dove mette a confranto le quotazioni tra bologna e milano, dove a milano sono quotati mais dell’area nord ovest. Dice l’articolo che le quotazioni di milano sono influenzate negativamente da problemi sanitari (la differenza è di diversi euro) http://www.obiettivocereali.com/prezzi/mais13 tanto che i mangimisti si orientano su grano ed orzo perchè più sani.
    Quindi mi sembra evidente che il mais sia prezzato SOLO in funzione della sua sanità e non in base all’etichettatura o filiera (lasciamo perdere il biologico, che è altra storia, a meno che non vogliamo fare il biologico falso 2.0) e non solo la differenza è tra il prezzo del mais non comunitario (più caro) e quello italiano, ma anche all’interno della penisola in funzione della sanità avvengono precisi distingo. Il mercato non mente.

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Francesco PD

    Molta gente che parla non conosce l’organizzazione agricola ( i direi più disorganizzazione, ma sono idee personali) e in che cosa consista il mercato delle derrate alimentari e dei meccanismi di domanda e di offerta. Nessuno mai tiene conto che tra produzione e consumo esiste una industria agroalimentare che si guarda bene dall’avvelenare qualcuno, ma si guarda anche bene dal comprare derrate da trasformare care, se possibile.

  4. TC1507No Gravatar scrive:

    Ho forse scritto delle imprecisioni? Me ne scuso.
    Chiarisco che sono più che favorevole alle coltivazioni Ogm in Italia (chi le vuol fare) . Intendevo dire che la comunità europea ha consentito di importare (d’accordo, principalmente per mangimi per animali) molto di più di quello che vuol far credere all’opinione pubblica.
    Poi, quando parlano dell’argomento gli europarlamentari italiani (quasi tutti) sembrano cadere dalle nuvole.

  5. TC1507No Gravatar scrive:

    Nel post n 1 non scrivo che è sbagliato importare quel mais o che non dovremmo importarlo. Il mercato deve vincere sempre.

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    TC1507

    non hai detto nulla di impreciso, anzi quello che tu dici, con la rinazionalizzazione delle decisioni sugli OGM, aumenterà a dismisura in quanto si tratta di un compromesso alla “do ut des” nel senso che si dice: “tu paese puoi autonomamente proibire, ma noi Commissione, se abbiamo il parere positivo dell’EFSA su un tratto genetico, ne autorizziamo coltivazione e importazione senza limiti”. Infatti ora si ammette solo lo 0,9% di contaminazione.

  7. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Il brevetto della soia OGM Roundup Ready tra qualche giorno avrà fine di validità. La molecola del Roundup è già libera da brevetto da tempo.

    L’università dell’Arkansas ha già messo a disposizione degli agricoltori che lo volessero una varietà di soia contenente il tratto OGM di cui sopra e immeso tramite incrocio, pertanto qualsiasi agricoltore può seminare questa soia senza dover dare nulla a nessuno e poi prelevare il seme per l’anno successivo dalla sua produzione e nessuno gli potrà dire nulla. La soia è perfettamente seminabile in quanto pianta autogama e non ibrida.

    Questa sarà la fine di tutti i tratti genetici modificati che sono stati creati o verranno creati, è solo questione di tempo (qualche anno).

    MI chiedo? Fra poco, dato che l’esempio dell’Università dell’Arkansas sarà seguito da altri e specialmente da sementieri che hanno selezionato la soia convenzionale e che potranno così entrare nel mercato dei produttori di sementi OGM, dove troveremo soia OGM free?. Di conseguenza molti contadini potranno goderne e vendere il loro prodotto sul mercato, noi italiani non stiamo combattendo una battaglia di retroguardia nel voler tenere fuori dal nostro territorio gli OGM? Fossimo anche autosufficienti lo potremmo fare, ma dato che non lo siamo acquisteremo ciò che passa il convento, cioè ciò che si produce all’estero. Se la soia commercializzata ora è già all’82% OGM, nello spazio di uno due anni lo diverrà al 100% e la stessa fine sarà riservata al mais, al cotone. Non solo ma i tratti genetici liberi saranno a disposizione di tutti per inserirli in piante a cui servirebbero e che ora mancano.

    Il progresso, se è tale, non è mai stato possibile mantenerlo fuori dalla porta!!!!

  8. TC1507No Gravatar scrive:

    Molto interessante. Uno scenario a dir poco da incubo, per i contrari agli Ogm ovviamente. Anche se si realizzasse parzialmente.
    I legislatori però si metteranno di traverso in ogni modo.

  9. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    TC1507

    Certamente cercheranno di farlo, ma sarà come chiudere la porta mentre entra dalla finestra e viceversa

  10. TC1507No Gravatar scrive:

    Scusate la divagazione;
    Oggi 19 dic. sono stati messi in reti i risultati ufficiali del National corn yield contest della NCGA in USA. Vincitore assoluto Randy Dowdy in Georgia che con un ibrido di zea Mays L. (che non scrivo per non fare pubblicità) ha stabilito anche il nuovo record mondiale con 503,7 bushel per acro equivalenti a 314,3 q.li/ha al 15% umidità (356,2 q.li/ha al 25%) di granella.
    Anche se credo siano più che altro esercizi tecnici ,in quanto produrre quei q.li non sarà probabilmente stato conveniente (mega concimazioni, ecc.) e non solo merito dei tratti Ogm contenuti, il dato è impressionante. È possibile che qualche cariosside del raccolto venga importata in Italia!

  11. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    TC 1507

    Prima di tutto il dato, sempre preso con beneficio d’inventario, è importante perchè ci dice che le potenzialità produttive della specie mais, a cui contribuisce per circa il 40% la genetica, non sono esaurite. Dunque oggi un ettaro ne vale circa 10 di un secolo fa e dunque c’è da ben sperare per dare da mangiare anche ai miliardi di uomini che ci saranno tra un secolo.

    La risposta al tuo quesito invece a mio avviso è no, o meglio impiegherà molto più tempo di prima per arrivare da noi in quanto la nostra scelta fa si che il nostro mercato lo considerano non interessante, ma non solo perchè non vogliamo gli OGM , ma perchè è inutile dare un cavallo da corsa a chi lo vuole alimentare con paglia, meglio lasciarci l’asino.

  12. SimoneNo Gravatar scrive:

    @tc1507 Alberto Guidorzi.

    Non solo lo si vuole alimentare a paglia .ma pure razionata

    Negli Usa al momento, per quanto riguarda l’azoto non vi sono limitazioni nè quantitative né di epoca di distribuzione ,mentre in Italia abbiamo limiti di epoche di distribuzione, da cui (tralasciando le procedure di calcolo) vien fuori un limite quantitativo di 200-220 unità efficienti di N/ha max apportabili, tra azoto da reflui e minerale nelle aree vulnerabili ai nitrati e 340 nel resto del territorio..

    Lasciando perdere le zvn dove non c’è speranza alcuna di raggiungere livelli produttivi medio alti,assumendo per le aree non vulnerabili, il fattore di conversione 1,7( come prevede la ns normativa , oltre la produzione media di 130 qli/ha per cui vige il limite massimo di 280 unità di N/ha apportabili) per produrre 313,31 qli/ha del record americano ,se non ho ciccato i conti teoricamente servirebbe poterlo mettere il mais in condizione di poter assorbire almeno 593 unità di N/ha .
    Con le nostre limitazioni assumendo come unico fattore limitante il solo apporto azotato, teoricamente potremmo aspirare a una prod max di 90/100 qli /ha nelle aree vulnerabili ai nitrati e di 165 qi/ha nelle altre aree..magari qualcosa in più si riesce a ottenere quando va tutto per il verso giusto..in terreni ben dotati di sostanza organica,con le dovute precessioni colturali ..e comunque facendo attenzione a eccedere con eventuali surplus di bilancio,nel cui calcolo, di questi fattori occorre tener conto.

    Lasciando perdere le gare e produzioni record in un contesto di normative e relativa burocrazia kafkiana come la nostra ..e tornando alle condizioni normali , se la paglia gliela si raziona anche, a chi si ritrova in Zvn , servirebbe più un asino che porti peso ( valore aggiunto) che un asinello che porta come un cavallo da corsa .

    Nelle altre aree probabilmente il fattore limitante la produzione non è la carenza di azoto ,visto che i 165 qli/ha a parità di apporti azotati li raggiungono in pochi..magari lo sono altri fattori :l’acqua, le malattie ,l’insufficiente conversione dell’energia solare..le basse e/o alte temperature e relativi sbalzi..le cattive condizioni di impianto..la competizione di infestanti..
    La difficoltà sta nel recuperare queste perdite produttive ,con mezzi i cui costi non superino i maggiori introiti, la cui entità è determinata da un prezzo di vendita del mais su cui si ha ben poca voce in capitolo.. che per giunta nel periodo che intercorre tra la semina e la raccolta, sovente oscilla da un estremo all’altro.

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