Banane sterili e biodiversità dei funghi

17 Mar 2014
Post2PDF Versione PDF

Cosa è meglio il sapore di una tradizionale varietà scomparsa per l’ostilità alle biotecnologie o nuovi ibridi probabilmente sempre meno saporiti ma OGM-free? E poi queste banane che sfatano il mito degli OGM sterili proprio non ci volevano…

Leggi sulla moria delle banane

4 commenti al post: “Banane sterili e biodiversità dei funghi”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    In natura esistono banane diploidi, tetraploidi e triploidi (le più numerose) che l’uomo ha prescelto in quanto lo stato triploide rende impossibile la formazione dei semi. Nessun umano prima dei Vandana Shiva e accoliti si è lamentato di tale stato di sterilità…anzi.

    Quando è stata introdotta la poliploidia nelle bietole da zucchero e si sono cominciati a vendere semi di varietà triploidi, nessun bieticoltore si è lamentato che non avrebbe più potuto prodursi il seme in casa, anzi è stato contentissimo perchè la poliploidia comportava una maggiore rusticità della specie bietole. Nessun agricoltore da quando esiste la bietola industriale (circa 2,5 secoli) si è mai ribellato al fatto di non poter fare il seme aziendale, era complicato farlo e chi ci ha provato a farlo ne ha pagate care le conseguenze.

    Di piante poliploidi e triploidi ne coltiviamo da tempi immemrabili e recenti (vedi angurie senza semi).

    Tuttavia l’articolo del Foglio parla solo di banane per noi popoli sviluppati, ma non parla delle “banane plantains” cioè quelle banane che servono da cibo quotidiano per milioni di persone dei paesi tropico-equatoriali e che sono soggette ad un virus molto pericoloso

    Presso i popoli delle zone equatoriali la prima cosa che fa un maschio che vuol mettere su famiglia è scegliersi il luogo dove farsi la capanna e piantare intorno ad essa delle piante di banane che trova ovunque nate da delle radici sotterranee che si diramano dalla pianta madre. E’ il modo per assicurare il mangiare alla famiglia futura e nessuno di questi si è mai lamentato che siano triploidi.

    Altra considerazione da farsi è che sicuramente una multinazionale si occuperà di selezionare banani migliorati di Cavendish, ma non lo farà mai per salvaguardare le banane plantains di quei poveri cristi delle popolazioni poverissime che si nutrono di banane come cibo esclusivo. Invece sarebbe molto semplice farlo se si usasse la tecnica della transgenesi accoppiata alla riproduzione agamica.

    La cannabis è ormai OGM con aumentato contenuto di THC, ebbene nessuno brontola per questo, anzi se la fuma beatamente, mentre lo farebbe se si creassero banane OGM.

    STRANO MONDO IL NOSTRO!

  2. Giuliano D'AgnoloNo Gravatar scrive:

    La banana transgenica resistente al nero sagatoka è stata realizzata dalla Kawanda Agricultural Research Station del Governo Ugandese. la resistenza è stata ottenuta utilizzando un gene del peperone dolce. Sono state completate, con esito soddisfacente, sia le prove di campo che quelle di sicurezza d’uso, per cui il Governo ha presentato, a fine 2013, un disegno di legge per autorizzare la coltivazione della banana transgenica.

  3. FFNo Gravatar scrive:

    L’articolo del Foglio riprende (come si vede dall’intestazione) un articolo pubblicato il 20 febbraio sul giornale online “ilPost”, mi sembra giusto indicare il link all’originale: http://www.ilpost.it/2014/02/28/banane/ visto che il Foglio non lo ha fatto.

    Ne approfitto per ringraziare tutti coloro che contribuiscono a rendere questo sito un punto di riferimento importante per chi vuole capire sul serio gli OGM.

    FF

  4. roberto defezNo Gravatar scrive:

    questa immagine mi sembra che spieghi molto più di tante parola

    https://www.facebook.com/IFeakingLoveScience/photos/a.456449604376056.98921.367116489976035/776412129046467/?type=1&theater

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News, OGM & Luoghi comuni

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…