Il declino delle attività primarie

18 Lug 2011
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Un grande leader di mercato, un grande gruppo industriale, ma anche un’azienda che oltre che fare prodotti fa anche cultura di un popolo: tutto questo è Barilla. Per tutti questi ruoli che indubbiamente Barilla ricopre appare sempre più triste leggere quali siano le barilla anti ogm di un grande gruppo industriale che pensa di andare indietro nel tempo e nell’evoluzione tecnologica per non essere più dipendente da OGM, fertilizzanti e monoculture.

Insomma come se la FIAT, costretta dalla competizione internazionale non avesse dovuto allestire le pesantissime catene di montaggio che equivalgono nel nostro parallelo alle coltivazioni tradizionali con pesticidi. Quindi per migliorare la vita in fabbrica FIAT ora invece di introdurre macchine che sostituiscano gli operai alla catena di montaggio avesse introdotto degli artigiani che curano i particolari di ogni singolo modello personalizzandolo. Questa è più o meno l’immagine della prospettiva che ci da Barilla.

Sembra che l’Italia abbia alzato bandiera bianca decidendo di dismettere l’agricoltura e tutte le attività correlate.

Ci attende un’agricoltura con meno fertilizzanti, meno chimica e nessun OGM: ossia un’agricoltura dove percentuali insignificanti di prodotto verranno coltivati in Italia e la gran parte sarà frutto d’importazione, finché ce lo potremo permettere.

6 commenti al post: “Il declino delle attività primarie”

  1. bacillusNo Gravatar scrive:

    Anch’io ho letto ieri, tra conati di vomito, l’intervento del Barilla. Facciamo fatica a tollerare queste manifestazioni. Il “Corrierone” che dedica un così ampio spazio ad uno dei tanti vituperati imprenditori italiani, così, senza che ci sia un “tema caldo” su cui discutere… sarà forse che quell’imprenditore è inserito in un meccanismo “sovra-imprenditoriale” dove contano le ruffianate reciproche tra business-carta stampata-vecchie signore amanti del solito “naturale”?
    Che schifo.

  2. roberto defezNo Gravatar scrive:

    lascio qui un commento perchè la notizia non merita un post da solo perchè a simili sisultati eravamo già arrivati 11 anni fa con un predecessore dell’attuale ministro. Ci hanno detto in laboratorio si in campo mai: grazie tanto, ma perchè avete speso soldi e tempo?

    Ministero delle politiche
    agricole
    alimentari e forestali
    COMUNICATO STAMPA
    ROMANO: SULLE BIOTECNOLOGIE È NECESSARIO UN CONFRONTO
    APERTO. SÌ ALLA RICERCA IN AGRICOLTURA, NO ALLE
    COLTIVAZIONI OGM
    “Sul tema delle biotecnologie e della genomica in agricoltura è necessario discutere senza
    slogan, per arrivare così a scelte consapevoli. Il dibattito è aperto e le nostre riflessioni
    hanno bisogno di tempo. La comunità scientifica ha presentato nel convegno di oggi spunti
    interessanti e, soprattutto, disinteressati. Sono convinto che dobbiamo considerare il
    nostro Paese come se fosse una grande azienda che si misura con fattori come la
    produttività, la qualità, i competitor, la promozione ed il prezzo di mercato. Come Governo
    il nostro compito è tutelare le produzioni italiane in ambito globale. Perciò il mio
    ragionamento e’ semplice: se scegliessimo la strada degli organismi geneticamente
    modificati ci uniformeremmo alle scelte di molti Paesi, morfologicamente più adatti
    dell’Italia a questo tipo di colture, ma il nostro peso in termini di produzione diverrebbe
    irrilevante. Dobbiamo tenere in considerazione che la nostra superficie agricola non ci
    consente questo tipo di soluzione. Le nostre produzioni agricole, infatti, sono incapaci di
    produrre reddito autonomamente senza le risorse previste dalla Politica agricola comune.
    Dobbiamo, quindi, rafforzare la produzione lorda vendibile mantenendo apprezzabilità dei
    nostri prodotti, perché non possiamo competere sul piano dei prezzi, visto che contro
    alcuni paesi partiremmo in svantaggio. Abbiamo la necessità di indirizzarci verso
    l’eccellenza, verso un mercato di nicchia che è in espansione. A tale scopo dunque
    dobbiamo sostenere nel mondo il Made in Italy, promuovendo le iniziative che mettiamo in
    campo e che rendono unici i nostri prodotti. I prodotti italiani devono raccontare la nostra
    cultura, la tradizione, la sicurezza e anche la capacità di innovare incontrando i gusti dei
    consumatori”.
    Così è intervenuto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Saverio
    Romano, al convegno tenutosi oggi presso la Sala Cavour del Ministero, sul tema
    “Genomica e Biotecnologie applicate all’Agricoltura: quali prospettive?”, organizzato dal
    Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (C.R.A.). Al convegno, voluto
    dal Ministero per affrontare il tema in maniera laica e sostenendo un confronto scientifico
    aperto, sono stati trattati argomenti come la coltivazione delle Piante geneticamente
    modificate (PGM) e la diffusione della biotecnologia MAS (Marker assisted selection –
    selezione assistita da marcatori). Sono intervenuti nel dibattito oltre al Ministro Romano:
    Cons. Antonello Colosimo, Capo di Gabinetto del MIPAAF, Paolo Cescon, commissario
    straordinario CRA – Roma, Fabio Veronesi, professore di Biotecnologie Genetiche -
    Università di Perugia, Michele Morgante, professore di Genetica - Università di Udine e
    Direttore scientifico dell’Istituto di Genomica Applicata, Elisabetta Lupotto, Direttore del
    Dipartimento Biologia e Produzione Vegetale del CRA, Luigi Cattivelli, Direttore del centro
    di ricerca per la genomica e la postgenomica animale e vegetale del CRA -
    Fiorenzuola d’Arda, Mario Capanna, presidente Fondazione Diritti Genetici, Lorenzo
    Silengo, presidente Fondazione per le Biotecnologie, Maurizio Cocucci, direttore
    Consorzio Interuniversitario per le Biotecnologie, Antonio Blanco, presidente Società
    Italiana Genetica Agraria, Paolo Marchesini, presidente Assosementi. A conclusione del
    convegno è intervenuto anche l’On. Ferruccio Fazio, Ministro della Salute, che ha ribadito
    l’impegno del Ministero da lui guidato nell’ambito della sicurezza alimentare, in particolare
    collegata con la ricerca sulle biotecnologie e l’uomo, e l’identità di posizione con il Ministro
    Romano sul tema della coltivazione degli Ogm in Italia.
    “Dico no agli Ogm come coltivazione, perché – ha proseguito il Ministro Romano - se
    fossimo gli unici al mondo a soddisfare il consumatore che cerca il prodotto non Ogm i
    nostri spazi di mercato aumenterebbero. Sostenere la ricerca – come io ritengo debba
    essere – significa mettere a disposizione della produzione gli strumenti per raggiungere
    questo obiettivo che l’azienda Italia si vuole dare. Sono molto attento a tutte le novità,
    perché non credo che ci sia necessaria correlazione tra risultato scientifico e applicazione
    in campo. Guai a fermare la ricerca e la sperimentazione in laboratorio, ma dobbiamo
    avere chiaro dove vogliamo indirizzare gli studi per arrivare al nostro obiettivo. È
    responsabilità delle istituzioni politiche, infatti, indicare la strada da percorrere”.
    L’Ufficio del Portavoce
    26 luglio 2011
    TEL: 06.46653303 - 3403 - 3503
    FAX: 06.46653201
    ufficioportavoce@politicheagricole.gov.it
    http://www.politicheagricole.it

  3. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    “SULLE BIOTECNOLOGIE È NECESSARIO UN CONFRONTO
    APERTO. SÌ ALLA RICERCA IN AGRICOLTURA, NO ALLE
    COLTIVAZIONI OGM”

    Roberto
    mi permetti di parafrasare l’oggetto cvomunicato del ministro in questo modo?

    “SULLE BIOTECNOLOGIE È NECESSARIO UN CONFRONTO
    APERTO. SÌ ALLA RICERCA DELL’AGRICOLTURA PERDUTA, NO ALLE
    COLTIVAZIONI OGM (QUELLE VENGONO DOPO AVER RITROVATO L’AGRICOLTURA).

    Certo che è da un po’ di tempo che i ministri dell’agricoltura li scegliamo con il lanternino (come si faceva una volta quando non era ancora arrivata l’elettricità). Probabilmente quando ha letto la parola agricoltura sulla sua nomina a Ministro ha pensato subito di doversi limitare ad andare a trovare la “coltura” nella vallata dell’Agri in Basilicata……

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Barilla non vuole PGM da cui ricavare derrate per le sue produzioni? Bene, è una scelta. Però se vuole essere consequenziale deve dotare il suo marchio di una ditta sementiera e misurarsi con le problematiche della costituzione varietale e creare varietà di piante senza l’ausilio delle biotecnologie.
    Dopo di ciò deve confrontarsi con il mercato e riuscire a far coltivare le sue varietà e subire la libera concorrenza.

    Fin quando non fa ciò il suo dire non è credibile è solo creazione d’immagine verso consumatori orientati. Nessuno scandalo per carità, ma chiamiamo le cose col loro vero nome.

    P.S. Forse lo ha spaventato la scarsità di risultati della sua collaborazione pluriannuale con la Produttori Sementi di Bologna e non certo per colpa della Produttori Sementi.

  5. giulioNo Gravatar scrive:

    Barilla è una azienda leader nel settore della pasta e come tale si rivolge ad un pubblico molto vasto. Nel fare le proprie azioni di marketing si avvale di metodi e tecniche scientifiche legate alla sensibilità dei consumatori e degli acquirenti. Oggi in Italia è perdente ogni azione tesa a far valere scelte razionali (no TAV, no nucleare, no OGM, ma anche no traffico su gomma, no centrali termoelettriche, no pesticidi): insomma è il trionfo dell’irrazionale e della “cultura” popolare contro il sapere scientifico. Barilla deve vendere i propri prodotti e per farlo deve adeguarsi al sentimento più diffuso. La tristezza di questa presa di posizione di Barilla è nel fallimento di una scola “scientifica” che nacque in Italia con Galileo: in fondo il Tribunale dell’inquisizione aveva ragione: oggi Galileo sarebbe condannato dalla volontà popolare.

  6. GianniNo Gravatar scrive:

    Quale consumatore sono estremamente felice di questa scelta di Barilla, gia da tempo valuto attentamente quello che compro in quanto non ho nessuna intenzione di cibarmi di OGM. In quanto progettista del settore del food-packaging sono ugualmente contento: in un ambito legislativo che pone sempre piu attenzione ai materiali ai processi usati durante il confezionamento dei cibi, e sempre meno agli addittivi dei cibi che andranno ai consumatori.

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Nella categoria: News, OGM & Grano

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