Bersani e gli OGM

19 Mar 2013
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Durante le primarie per la coalizione di centro-sinistra tutti i candidati hanno dovuto rispondere a questa domanda sugli OGM.

Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

Come i lettori di salmone sanno Salmone ha scritto questo testo (ricorderete il post in merito: domande ai candidati delle primarie del centrosinistra sugli OGM ) attirandosi le critiche unanimi di avversari e sostenitori degli OGM in quanto coniugava due aspetti:
1. nella prima parte si parla di sperimentazione per la ricerca scientifica pubblica e ci si poteva attendere da qualcuno (in realtà solo Bersani si mostrò sensibile a questo tema) una certa apertura o desiderio di dialogo su questo punto. La domanda mirava a capire quanto la componente di Legambiente del PD poteva essere influente (vi ricordo che sono invece vicini a Bersani sia Letta che de Castro che da sempre cercano di avere una visione meno coldirettiana della vicenda OGM).
2. La seconda parte era invece volutamente ambigua e provocatoria. Come si fa a rispondere che non si vuole etichettare un derivato di animale nutrito con OGM con una etichetta trasparente per il consumatore? Quindi il modo in cui era formulata la domanda spingeva tutti (favorevoli e contrari) a chiedere l’etichettatura di latte, prosciutti, carni, formaggi e salami quali “derivati da OGM”, cosa che ha fatto arrabbiare i pro-OGM consulenti di Bersani che mai avrebbero voluto suggerire una simile etichettatura che non ha senso scientifico in quanto se i due prodotti (ad esempio soia OGM e non OGM) sono del tutto equivalenti, non c’era ragione scientifica di etichettare in maniera diversa i derivati di animali nutriti in quel modo.

Ma la motivazione sta e continua a rimanere su un punto diverso. In primo luogo etichettare gli alimenti come derivati da OGM servirebbe a smascherare la diceria che ci alimentiamo di prodotti OGM-free in questo Paese. Ma sopratutto costringe a ragionare sul problema perché per poter affermare che non serve etichettare come derivati da OGM si doveva poter finalmente dire che non vi sono rischi misurati ed apprezzabili per la salute umana o animale e questa affermazione sarebbe stata anche una risposta alle affermazioni lanciate da Seralini e coautori sul pericolo derivante dall’uso di mais OGM nei mangimi. Insomma era un dedalo da cui era difficile uscire se si voleva tutelare l’impresa italiana (che di quei mangimi con OGM non può fare a meno) e contemporaneamente rassicurare i consumatori (che si è provveduto per anni a terrorizzare sul tema e contemporaneamente ad ingannare).

Ri-pubblichiamo qui la risposta di Bersani che potrebbe essere utile rileggere se vi fossero sviluppi sul tema OGM in questa primavera. Inutile dire che non era male la risposta sul fronte ricerca, mentre poco informata la risposta sul fronte etichettatura:

La risposta di Pierluigi Bersani
In questo campo vale la premessa della risposta precedente: va distinta la libertà della ricerca dalla valorizzazione al servizio dell’uomo dei suoi straordinari risultati. Va quindi fatta una distinzione forte tra ricerca sugli OGM, inclusa la sperimentazione in campo per la quale occorre avere una posizione di apertura, e coltivazione a fini commerciali. Il nostro Paese, purtroppo, investe poco in ricerca e questo rischia di portarci ad una situazione di “sudditanza culturale” nei confronti dei Paesi che, invece, hanno avuto la lungimiranza di investire in ricerca. Questo vale anche e, direi soprattutto, per la ricerca sugli OGM: ragioni puramente ideologiche, non scientifiche o politiche, hanno emarginato la ricerca sugli OGM nel nostro Paese, erodendo il patrimonio di conoscenze su questo tema cosi importante per l’alimentazione e la salute dei cittadini. Occorre rilanciare la ricerca sulla genetica delle piante, e quindi sugli OGM, con la finalità di mantenere un’adeguata leadership intellettuale su questo tema, così complesso ed articolato. Non farlo significherebbe perdere la capacità di valutazione su tecnologie che verranno sicuramente sviluppate in altri Paesi e che si affacceranno sui nostri mercati: occorre conoscere per poter valutare e decidere e non possiamo impedire ai nostri ricercatori di mantenere e conservare il proprio patrimonio di conoscenze sugli OGM e le loro possibili applicazioni in agricoltura. Diverso è il tema delle strategie produttive e commerciali dell’agricoltura italiana che devono proiettarsi verso una distintività che il consumatore possa condividere ed apprezzare.

Quanto all’etichettatura, essa è già prevista in Italia e in Europa per moltissimi prodotti IGP (indicazione geografica protetta) e DOP (denominazione di origine protetta) che garantiscono di non utilizzare bestiame nutrito con mangimi OGM. Ma, ad esempio, non è attualmente presente per formaggi generici, che possono quindi essere fatte con latte prodotto da mucche alimentate con OGM senza che il consumatore lo sappia. Imporre a tutti l’etichettatura non sembrerebbe irragionevole e non danneggerebbe comunque i nostri prodotti tipici e ci sembra la strada giusta da seguire per aumentare il rapporto di fiducia tra il mondo della produzione alimentare e i consumatori, sempre più giustamente sensibili ed esigenti nei confronti di questo aspetto cruciale della loro vita quotidiana.

Chi volesse leggere sul tema le risposte da anche da Nichi Vendola, Matteo Renzi, Bruno Tabacci e Laura Puppato le ritrova sul sito de Le Scienze:

14 commenti al post: “Bersani e gli OGM”

  1. claudioNo Gravatar scrive:

    per una analisi di quello che ha detto Bersani sugli OGM

    http://ogmbastabugie.blogspot.it/2012/11/pierluigi-bersani-e-gli-ogm-in.html

  2. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    Caro Claudio,
    il post di BBB che indichi non è del tutto condivisibile. Da quel post si capisce che è stata bloccata “sono in parte” la sperimentazione in campo e si fa trasparire una certa complicità con questa decisione perchè in realtà “le reti metalliche non bloccano il polline”.
    Ma con quali varietà selvatiche si può incrociare un polline di mais o di soia?, ma anche un polline di melanzana, pomodoro o peperone?
    A me sembra che l’aveva detta più giusta Bersani e che sia il post che tu indichi ad essere fuorviante (almeno sulla parte che riguarda la ricerca, hanno invece ragione per quanto riguarda le affermazioni sui mangimi dei prodotti DOP ed IGP).
    Bersani ha giustamente detto che si è trattato di una opposizione “ideologica, non scientifica o politica” e mi sentirei di avvalorare questa tesi.

  3. claudioNo Gravatar scrive:

    Roberto,

    sicuramente vero per mais e soia, che non hanno parentali selvatiche nel nostro Paese……..però ci sono coltivazioni agricole di mais e soia che potrebbero essere inquinate dai campi sperimentali.

    Questo, ovviamente, significa che deve essere vietata la sperimentazione delle piante OGM che hanno parentali selvatiche nel nostro Paese (colza, bietola, ecc.)….vero?

    Dire che si è trattato di una opposizione “ideologica, non scientifica o politica”, significa affermare che il 70% degli italiani esprime opinioni false?

  4. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Come mai che sopravvivono le coltivazioni di mais bianco, waxi e mais convenzionale?

    Perchè nessuno si scaglia contro qualcuna di queste coltivazioni prevaricando l’uno o l’altro degli agricoltori.

    Semplice non vi è entrata l’ideologia, ma solo il buon senso. Il 70% delle persone manca di giudicare con buon senso, appunto perchè mal o per nulla informata di cosa trattasi, anzi rifiuta di informarsi tanto è vero che credono alla fragola-pesce e al pomodoro che fiorisce e da frutti in inverno (non in serra evidentemente).

    Claudio non crederai che non si capisca che sei OGMBB e che continui a rompere in doppio. Inutile mettere come sottofondo una caterva di libri, tanto non li hai mai letti in quanto non ti hanno mai insegnato cosa significa studiare. Sei della categoria del 27 politico.

  5. claudioNo Gravatar scrive:

    waxy….waxy……waxy…..

    leggiti questo post tra agricoltori:

    http://www.forum-macchine.it/archive/index.php/t-20580.html

    Qua nelle mie zone c’è un agricoltore mio vicino di confine che semina il waxy già da qualche anno.. Come risultati produttivi a parità d’input economici non si è mai lamentato..ora come ora però non sono in grado di dirvi delle cifre.. :confused:
    La criticità del waxy stà però nella purezza..cioè il mais waxy che si consegna non dev’essere contaminato da mais comune pena il decadimento del premio.. Per evitare questa contaminazione è necessario prendere delle precauzioni in fase di semina e raccolta..
    La contaminazione da mais comune avviene nella fase di fioritura..Questo perchè il polline del mais è altamente mobile.. Per evitare contaminazioni è necessario che i terreni confinanti con waxy non siano coltivati contemporaneamente con mais comune..
    per evitare questo fenomeno conviene trebbiare le file più esterne di confine e commerciare il prodotto come mais comune..oppure mettersi d’accordo preventivamente con il vicino..
    Poco prima della raccolta (SE non erro +/- 10 giorni prima) passa il tecnico ad effettuare un analisi in campo della contaminazione, che consiste nel raccogliere a campione qualche pannocchia per poi effettuare un analisi di reazione sul posto..In base al risultato si può gia preventivamente avere la previsione della contaminazione e la relativa destinazione d’uso al momento del ritiro prodotto..

    Nella scorsa campagna di semina sia il mio vicino che io abbiamo seminato mais..lui waxy io comune.. Per non procurare contaminazione a lui ho chiesto informazioni alla nostra cooperativa di riferimento, la quale mi ha detto che non esistono controindicazioni per l’utilizzo zootecnico del mais waxy..Ho così provveduto a seminare tutta la cappezzagna mia di confine con una dose di waxy ed il resto invece con mais comune..Per ulteriore precauzione l’ho allargata a 20 file..Così facendo il waxy del vicino è rimasto puro mentre il mio mais l’ho venduto ad un allevamento suinicolo, il solito a cui vendo da quasi 8 anni.
    Durante la fase di crescita della coltura non si sono viste differenze particolari in tutte le fasi ed alla raccolta non ci sono state differenze di rese..
    Il waxy era la varità pioneer PR34N41 mentre il comune era PR34N43.. l’N43 è la base da cui si ricava il waxy N41, quindi differenze pressochè nulle durante il ciclo..
    PR34N41 (waxy) 128gg GDU fioritura 750 GDU maturaz fisiol 1425
    PR34N43 (comune) 128 GDU fioritura 740 GDU maturaz fisiol 1445

    A mio modesto parere il waxy conviene sulle grandi superfici dove viene meno il rischio contaminazione.

  6. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Appunto mi dimostri che la coesistenza è possibile. e allora…..

  7. claudioNo Gravatar scrive:

    io non ho detto che con il mais la coesistenza è impossibile. Ho manifestato perplessità per i campi sperimentali che prevedono la coltivazione di piante OGM che hanno parentali selvatiche nel nostro Paese.

    L’esperienza di coltivazione del mais waxy ci insegna che anche nel mais la contaminazione è un evento decisamente probabile e possibile.

  8. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ti ho anche spiegato che la bietola GM RR potrebbe essere una soluzione per disinfestare i nostri terreni dai semi annuali delle bietole ruderali, che la produzione del seme bietole ha già risolto il problema della coesistenza con le bietole da orto e che la Beta maritima ha un areale limitato a non più di 20 metri dalla linea di costa.

  9. claudioNo Gravatar scrive:

    Elenco delle piante coltivate che hanno parentali selvatiche nel nostro Paese:

    Cynara scolymus (carciofo)
    Helianthus annuus (girasole)
    Lactuca sativa (lattuga)
    Brassica campestris (ravizzone)
    Brassica napus (Colza)
    Raphanus sativus (ravanello)
    Glycine max (soia)
    Medicago sativa (erba medica)
    Linum usitatissimum (lino)
    Avena sativa (avena)
    Hordeum vulgare (orzo)
    Oryza sativa (riso)
    Saccharum officinarum(c. da zucchero)
    Sorghum bicolor (sorgo)
    Beta vulgaris (barbabietola da zucchero)

  10. Roberto DefezNo Gravatar scrive:

    Claudio,
    scusa me nel tuo elenco ricompare la soia. Forse è un refuso?

  11. claudioNo Gravatar scrive:

    refuso…refuso….. però le altre……

  12. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Sottoscrivo.
    Io sono sempre stato contro la sperimentazione di colza. Ma a favore di soia, cotone, mais, patata, riso e casomai frumento.

  13. claudioNo Gravatar scrive:

    sul riso avrei qualche perplessità

  14. OGM, bb!No Gravatar scrive:

    Il Ministro della Salute Balduzzi ha avviato l’iter per la richiesta della clausola di salvaguardia nei confronti del mais MON810. In particolare, ha richiesto di:
    - effettuare una nuova valutazione completa del MON810 alla luce delle nuove linee guida;

    - definire adeguate misure di gestione che dovrebbero essere rese obbligatorie per tutti gli utilizzatori di tale OGM;

    - nel frattempo, sospendere urgentemente l’autorizzazione alla mesa in coltura di sementi di mais MON810 in Italia e nel resto dell’Unione Europea a norma dell’articolo 34 del regolamento (CE) 1829/2003.

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