Al tramonto il brevetto sulla soia RR

27 Apr 2011
Post2PDF Versione PDF

Nel 2011 scade il brevetto in Canada e nel 2014 nel resto del mondo (Scadenza dei brevetti biotech - Problemi per i produttori). Tutti potranno riprodurre semi di soia RR coltivarli e venderli come hanno sempre fatto gli argentini: si tratta di un vantaggio? si svilupperanno piu’ piante selvatiche resistenti a glifosate come gia’ avviene?. Si tratta di un primo grande evento nel campo del biotech che quindi si trova ad affrontare una novita’ assoluta. Certo e’ un cambio di generazione ed il momento per fare considerazioni e valutazioni sulla storia di una tecnologia (quella della soia RR) che ha conquistato il 77% di tutti i mercati dei semi soia mondiali entrando nella dieta della stragrande maggioranza dei capi allevati in tutti i Paesi sviluppati.

Ma e’ stato anche il simbolo dell’odio viscerale ed ossessivo delle multinazionali ambientaliste e di chi si visto espulso sia dal mercato dei semi di soia che da quello della produzione di altri diserbanti. Il tutto mentre le atrazine venivano bandite come troppo inquinanti ed esplodeva il problema di mucca pazza alla fine degli anni ‘90.

Il colpevole numero uno di quella emergenza sanitaria fu stato identificate nella scorretta preparazione delle farine animali, una criticita’ largamente annunciata dalla comunita’ scientifica mondiale in centinaia di articoli scientifici degli anni ‘80 e ‘90 tanto che gia’ nel 1997 fu assegnato il premio Nobel a Stanley Prusiner per le sue scoperte che legavano i prioni alla encelofatia spongiforme ben 4 anni prima che il caso scoppiasse in Italia.

Ma tanti fingono di scordare quegli allarmi degli scienziati di cui nessuno ha tenuto conto come invece ha onestamente ammesso dal cancelliere britannico Tony Blair in un indimenticabile discorso alla Royal Society nel 2002 (leggi Tony Blair alla Royal Society dove il passaggio in questione e’ evidenziato in grassetto).

A quel punto il mercato delle proteine mondiali e’ cambiato profondamente e dal 1996 e’ iniziata l’inarrestabile ascesa della soia OGM come sostituto delle farine animali nella dieta zootecnica.

Ma un mercato cosi’ fiorente ed avanzato come quello della produzione di proteine a partire dai residui di carne, ossa, corna, epiteli, pelli, zoccoli e sangue di animali macellati non poteva di certo sparire in un giorno bandito dalle diete dei mangimi. In fondo si tratta sempre di proteine e di composti azotati e come tali sono stati re-utilizzati e quindi scaricate nei campi come fertilizzanti organici, nel senso che non sintetizzati. Le farine animali sono quindi diventati un tappeto di fertilizzanti per tanti campi sopratutto per coloro come i coltivatori biologici che abborriscono qualunque fertilizzante di sitesi. Non a caso il regolamento EU del 1991 (poi aggiornato, ma non corretto) consente esplicitamente l’uso dell’intero arsenale delle farine animali come fertilizzante nei campi europei di agricoltura biologica (relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari).

Che si tratti di una pratica lecita e’ certo, che si tratti di una pratica sicura forse lascia almeno qualche questione degna di “maggiori approfondimenti” per usare un eufemismo. Forse giova ricordare lo scambio di cortesie che ebbi col ministro dell’agricoltura di dieci anni fa proprio su questo tema conclusosi poi con la pubblicazione su Panorama di un articolo di G. Bangone che ricordava come nel 1991 fosse stato dimostrato che sotterrare animali affetti dall’analogo del morbo di mucca pazza non spegneva la capacita’ infettiva dei prioni che anche dopo tre anni continuavano a poter trasmettere il morbo (Leggi farine animali e biologiche si trova l’articolo di Roberto Defez sul Corriere della sera di 10 anni fa, la risposta con minaccia di adire alle vie legali da parte dell’avvocato dello stato e capo gabinetto del ministro. lo stralcio sui fertilizzanti ammessi in agricoltura biologica ed infine l’articolo su Lancet del 1991 che mosta come l’interramento non distrugge i prioni).

Il mercato delle proteine mondiali e’ una torta molto appetitosa ed e’ bene vigilare che si continui ad andare verso pratiche virtuose migliorando la tecnologia del RR che a quasi 20 anni dalla sua diffusione mostra chiari segni di stanchezza.
Expiration of Biotech Crop Patents - Issues for Growers

- Roger McEowen, Center for Agricultural Law and Taxation Crop; Integrated Managerment News via Seedquest, April 2011

In the near future, the last of the Roundup Ready soybean patents will expire. That expiration will be followed by the expiration of other patents on biotech crops and expiring approvals in overseas markets like the European Union and China.

Those expirations could lead to the planting of so-called “generic” versions of Roundup Ready seeds that lack approval in overseas markets, complicating the export process and potentially disrupting billions in trade. Whether the expirations will lead to lower seed prices and more choices for farmers is an open question and greater use of the historic practice of saving some seed and replanting it in the next crop season remains to be seen. But, as patents expire and regulatory approvals for overseas markets become uncertain, a significant question exists as to whether farmers will continue to have access to these markets.

Certainly, as patents begin to expire on various biotech crops, those crops will remain for a period of time in the commercial grain supply chain. That means that steps will likely be necessary to ensure that the crops will still meet requirements imposed by certain buyers such as the European Union and China. Without those steps, U.S. farmers could face problems in maintaining access to those markets. Another potential problem could arise if the holder of the expired patent develops and markets a new product that could potentially compete with the product for which the patent has expired (the so-called generic product).

The patent expiration of the first generation of RR soybean trait in 2014 will be the first time that a major biotech trait will become potentially subject to competition with generic traits. That could result in lower prices and more choices for farmers. That will most likely be the case if Monsanto sticks to its pledges to maintain and extend current licensing agreements and regulatory approval for overseas markets.

Certainly, Monsanto has legal options that it can utilize to extend its existing monopoly and prevent competition among generic seed products. It appears at the present time that Monsanto does not plan to utilize those options to the extent of diminishing competition in the seed market. But, this entire matter is one that is developing.

A complete brief on this topic is posted on the Center for Agricultural Law and Taxation website as an April 8, 2011 - Expiration of Biotech Crop Patents - Issues for Growers. This article looks at the laws governing seed sales and the current landscape.

Roger McEowen is the Iowa State University Center for Agricultural Law and Taxation director and an agricultural law professor.

6 commenti al post: “Al tramonto il brevetto sulla soia RR”

  1. Alberto guidorziNo Gravatar scrive:

    Meravigliarsi che si possano creare resistenze di fronte a pressioni selettive deriva solo da una visione ascientifica della natura. Anche la zappa ha provocato resistenze perchè ha selezionato piante con gemme sul colletto.

    E’ certo che con la scadenza del brevetto la soia RR si diffonderà ulteriormente e quindi voglio vedere la Coop dove troverà la soia OGM free.

    E’ nelle regole della natura che una maggiore pressione selettiva generi piante resistenti al glifosate e meno male che la natura ha armi per contrappors, altrimenti non non saremmo neppure nati. Tuttavia non è detto che la Monsanto non detenga già un’altra molecola per far fronte all’eventualità.

    Io ho sempre affermato che non obbligare chi fa agricoltura biologica a dotarsi di allevamenti animali per fare in proprio il letame è una vera e propria turlupinatura dei consumatori che sono pronti a pagare gli alimenti un 30/40% in più.

    La famiglia di mia nonna è andata in malora alla fine del 1800 perchè si è vista decimare tutti gli animali della corte da un attacco di carbonchiosi, sopravvenuto in conseguenza della rotta del Po del 1872. Il limo depositatosi sul terreno ha fertilzzato questo ma lo ha anche infestato con spore di carbonchio (bacillua anthracis) che poi sono finite nello stomacho degli animali tramite il foraggio. In conclusione la materia organica permessa all’uso in agricoltura biologica è un vero e proprio imbroglio.

  2. P. ZenobiNo Gravatar scrive:

    Questo mi rammenta un episodio di circa 10 anni fa. Da biotecnologo sottoccupato fui irritato dalla pubblicita’ di una ditta di insaccati nella quale il proprietario dell’azienda, o un attore che si spacciava per lui, giurava con un “parola di (omissis omissis)!” che i suoi salumi non contenevano ogm.
    Decisi di scrivere un educato email a questa ditta, spiegando che come consumatore non mi preoccupava per nulla se le mucche utilizzate avevano mangiato soia ogm, anzi; avrei preferivo piuttosto che mi si garantisse che non avessero mangiato erba “bio” concimata con carcasse di bovini, un concime il cui uso era approvato dalla legge italiana sul biologico, ma allo stesso tempo molto discutibile, specialmente durante l’epidemia di mucca pazza.
    Ricevetti una lettera piena di insulti: mi si accusava testualmente di essere un (epiteto) di vegetariano che nessuno costringeva a mangiare carne.
    Ma in particolare mi fu dato dell’ignorante: “Lei e’ un biologo! Dovrebbe sapere che l’uso delle farine animali in agricoltura e’ poi stato vietato!).
    Da quel che leggo qui, invece, mi pare di capire che la legge non e’ stata mai modificata.
    Alla faccia della “parola di *** ***”.

  3. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Caro P. Zenobi,
    se ti cerchi i disciplinari sull’acquacultura scopri che i pesci d’allevamento mangiano farine usate anche come fertilizzanti (dei fondali).
    Ma poi sui nostri balconi per i gerani non si usa Sangue di Bue?

    ciao roberto

  4. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Caro P. Zenobi

    In tutta confidenza, tanto qui nessuno ci viene a cercare, dicci chi era questo simpatico produttore di insaccati, peraltro mio collega…
    Sono molto curioso per essere sicuro di non comprare da lui nemmeno una fettina di lardo…

    Franco

  5. P. ZenobiNo Gravatar scrive:

    Caro Roberto Defez,
    Certo, ma i gerani non sono per uso alimentare. E se lo fossero, non li venderei pubblicizzandoli come buoni e salubri solo in quanto non ogm.
    Per piante utili e per uso personale, come le mie 6 piantine di mais, non uso sangue di bue.

    Caro Franco Nulli,
    Preferisco non fare nomi, mettiamo solo le iniziali.
    Alla fine degli spot appariva sempre il proprietario dell’azienda che esclamava “parola di F. A.”.
    Cercando in google con parole come “spot pubblicitario”, insaccati, “parola di” ci si puo’ fare una vaga idea di chi potrebbe essere.

    Guardero’ se ho ancora il suo messaggio e-mail in qualche vecchio CD di backup. Se lo trovo quello ve lo posto.

  6. roberto defezNo Gravatar scrive:

    Cao P.,
    io ritengo strategico per gli sviluppi mediatici futuri che tutti quelli che desiderano coltivare OGM si impegnino a non usare farine animali e se desiderano usare letami devono essere quelli che loro si producono in piccole cooperative locali. Io ritengo che la partita dei fertilizzanti continuera’ ad essere di estema rilevanza,
    grazie roberto

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: News, OGM & Soia

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…