L’indomito Cappellini sul futuro del Polesine

27 Mar 2014
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Il polesine non è proprio quello che il governatore Zaia crede
Di Vincenzo Cappellini

Il 24 Marzo u.s. il Governatore Luca Zaia ha partecipato ad un “Forum” lodevolmente organizzato dal Gazzettino di Rovigo per discutere dei problemi del nostro Polesine.
Il contenuto dell’incontro è stato poi riportato sul giornale del giorno dopo con il seguente titolo che bene racchiude il pensiero del nostro Presidente Regionale. “Zaia: Lo sviluppo verrà dall’agricoltura e non dall’industria. Basta colture estensive, oggi la crescita è nell’orticolo e nel biologico”. Come polesano che ha impegnato le sue attività precipuamente per lo sviluppo della propria terra , sia nel settore industriale che agricolo, è difficile lasciare senza commenti simili assurdità. Per replicare, unico problema che mi si pone è lo spazio, purtroppo sempre limitato per chi sente il dovere di affrontare sulla stampa argomenti di tale spessore ed osservo:

1) Come in tutte le altre provincie venete che si rispettino, il futuro del Polesine è e non potrà che essere nell’industria . E’ ora che si finisca di considerare Rovigo la provincia negletta della quale, guarda caso, ci si ricorda solo quando si tratta di allocare una mega centrale elettrica, in ogni caso inquinante, od un gassificatore sul mare antistante, come di recente avvenuto. Il Polesine ha già una sua industria e se lo sviluppo della stessa non è purtroppo stato pari a quello delle altre province del Veneto, la motivazione è da ritrovarsi non nell’incapacità dei suoi abitanti, ma nel fatto che, nei primi due decenni del dopoguerra, è mancata soprattutto la sicurezza idraulica dai grandi fiumi che lo racchiudono. Non occorre io ricordi l’alluvione del Po del ’51 e per la quale gli aiuti dello Stato non sono stati certo di generosità pari a quelli che vengono oggi solitamente elargiti. Per tale sciagura il Polesine ha perso 100.000 abitanti : dai 350.000 ca è sceso a 250.000 ca e non si è più ripreso.

Rammento anche, con amarezza, il senso di disprezzo con cui venivano apostrofati “gli alluvionati”, emigrati nelle province Lombardo – Piemontesi. Eppure era tutta brava e buona gente; solo sfortunata, quello sì. Deve sapere il Governatore che il Polesine, nel primo dopoguerra, è stata l’area che, in assoluto, ha dato più di tutti alla Nazione ed al Veneto in particolare. E mi basta citare come esempio il Polo Industriale di Marghera. Ebbene, il merito di questo miracolo economico è stato, dal lato energetico, un onere ed un prezzo pagato soprattutto dal nostro Polesine. Infatti, nel ’45 ed anni immediatamente seguenti, per far funzionare le nuove aree industriali occorrevano, come ovvio, le indispensabili risorse energetiche, ma l’Italia non aveva sufficienti disponibilità economiche per acquistare petrolio all’estero. Cosa è allora avvenuto? Si è ricorsi specialmente al metano del Polesine, per cui la “valuta pregiata” per gli acquisti energetici li ha forniti nel vero il Polesine, pagando il durissimo prezzo dell’abbassamento del suo territorio (anche 2/3 metri), il noto bradisismo positivo, e compromettendo di conseguenza pure l’agricoltura con l’impossibilità di effettuare l’irrigazione, con perdita dei specifici fondi a ciò destinati dal Ministero dell’Agricoltura dell’epoca e la possibilità di derivazione delle acque sia dall’Adige che dal Po, ampiamente utilizzate invece dalle opposte province rivierasche, e con le quali è stato poi indispensabile aprire, a parziale rimedio, una non facile contestazione.
Se al Polesine, considerato quello che ha dato al Veneto, venisse oggi riconosciuto anche un minimo di attenzione per completare il suo non ancora ultimato sviluppo, non gli verrebbe regalato nulla, ma corrisposto solo un parziale indennizzo.

2) Passando al primario, tenuto conto delle dimensioni delle sue aziende agricole, il Polesine è e rimane vocato per le colture estensive, quali il grano, la soia il mais e sarebbe assurdo non utilizzare questo indirizzo soprattutto dopo gli ultimi due decenni nei quali, per causa dei prezzi del mercato globalizzato, si è, tra l’altro, dovuto abbandonare di fatto la barbabietola.
Comunque le colture estensive permettono di assicurare agli italiani carne, latte, formaggi, prosciutti, salumi ecc. Unico guaio, ma gravissimo, onerosissimo ed imperdonabile è quello che viene impedita la coltivazione degli O.G.M. Questi prodotti li possiamo tranquillamente utilizzare e mangiare importandoli dall’estero. Una situazione paradossale la nostra di cui è responsabile in Italia l’Associazione dei Coltivatori Diretti che, proprio nel Governatore Zaia, ha trovato un caparbio e assoluto sostenitore. La ragione per cui il Dott. Zaia abbia assunto questa posizione , che è di certo ideologica per non dire politica, nessuno è mai riuscito a capirla, anche perché non è mai stato in grado di spiegarla neppure lui, come si è potuto evincere dai suoi interventi sulla stampa ed alla televisione.

Passando all’”orticolo ed al biologico”, a parte quest’ultimo per il quale, in coerenza alla mia dichiarata posizione libertaria lascio che gli altri lo coltivino come desiderano e non intendo interferire, il Dott. Zaia deve sapere che la quantità di terreno che può essere investita ad ortaggi non la determina l’agricoltore o coltivatore, ma la “domanda” del mercato; esclusivamente questa !! Siamo d’accordo che un ettaro di ortaggi oggi rende molto di più di una coltura estensiva, ma non è per questo che gli agricoltori possano seminare quanti ortaggi vogliono, perché così riuscirebbero ad avere ricavi superiori. Anzi, devono esser attentissimi. Se il mercato, in ipotesi, “domanda” 100 ettari di insalata di Lusia o di Radicchio Rosso, anche il seminare solo qualche ettaro in più abbasserebbe le quotazioni di vendita, addirittura a livelli sottocosto e quindi del tutto antieconomici.

Potrei aggiungere molte altre considerazioni, ma come al solito lo spazio mi è tiranno. Comunque, con l’On. Zaia, sono sempre a disposizione per integrare ed approfondire questi argomenti, sia in un incontro personale che in sede di confronto televisivo. Scelga lui come, dove e quando.

3 commenti al post: “L’indomito Cappellini sul futuro del Polesine”

  1. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Io darei una zappa e una bustina di semi da orto in mano agli “On. Zaia” di turno per far loro capire di cosa parlano; a vanvera…

  2. roberto defezNo Gravatar scrive:

    ….ricordati di mettere anche le indicazioni per l’uso della zappa del tipo quale è la la parte in alto e quale quella in basso….

  3. Franco NulliNo Gravatar scrive:

    Scriverò il manuale di corretta prassi di zappa.
    Ridiamo finché lo possiamo fare…

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