Chi ha rubato i soldi del Belice?

07 Lug 2010
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Così ripeteva una famosa gag di Massimo Troisi in cui l’attore contestava all’allora Presidente Pertini (autore della frase) che quando poneva questo interrogativo non avrebbe dovuto guardare verso le telecamere (ossia ai telespettatori) ma doveva girarsi verso coloro che lo attorniavano.

Qualcosa del genere accade oggi su Repubblica dove l’ineffabile Carlin Petrini si accorge di cosa accade all’agricoltura italiana.

http://www.repubblica.it/economia/2010/07/07/news/agricoltura_crollo_prezzi-5440229/?ref=HREC1-12

Petrini ci spiega che:
1) la grande distribuzione conta più ed e’ piu’ dannosa delle ditte sementiere (ma davvero?)

2) che COOP non non fa più gli interessi dei consumatori e sopratutto affoga gli imprenditori agricoli (scusate io proprio non riesco a chiamarli “contadini” come fa Petrini) con contratti capestro

3) che negli USA (dove pare ci sia qualche OGM in campo) sta rinascendo la cultura del cibo e dell’uso dei gruppi d’acquisto.

4) scopre addirittura che drogare di sovvenzioni l’agricoltura e’ un gran disastro (forse si riferisce alle sovvenzioni europee, statali e regionali di cui gode l’agricoltura biologica?)

Insomma c’e’ arrivato anche il padre di Slow Food, che evidentemente oltre ad essere Slow a mangiare è anche molto Slow a capire per chi ha lavorato fino ad oggi.

Ci permettiamo di dare un consiglio all’amico della Shiva e del principe Carlo: lasci liberi gli imprenditori agricoli di coltivare quello che credono senza paternalismi e senza credere di sapere cosa è bene e cosa non si vende. Li lasci liberi e vedrà che resteranno in piedi tanti coltivatori di OGM ed ancora più di biologico e di mercatini di agricoltori.
Insomma resteranno in piedi quelli bravi, che non stanno da un solo lato.

6 commenti al post: “Chi ha rubato i soldi del Belice?”

  1. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    Ma gurda Carlin Petrini ha scoperto che con l’€ gli agricoltori italiani sono stati fregati. Io lo sapevo da molto e non do la colpa all’euro, bensì alla droga propinata aqll’agricoltura italiana con elargizioni a pioggia di lirette e ai ricavi occulti derivanti dalle rivalutazione delle “lire verdi” in concomitanza con le frequenti svalutazioni delle moneta nazionale. In Italia era invalso l’uso di fare reddito con il prezzo e non con la produttività. Ora che le cose sono cambiate chi si è preoccupato comunque di acquisire produttività (vedi Francia) sopravvive, anche se peggio di prima, mentre chi ha doirmito sugli allori (vedi Italia) si ritrova becco (prezzi ribassati) e bastonati (incapaci di aumentare le unità prodotte in un ettaro) e chiude o si fa sequestrare l’azienda.
    I sostegni in agricoltura ci vogliono, non ne sono contrario, ma chi li da o chi li amministra deve preoccuparsi che ci siano ritorni sociali, cioè si doveva pretendere che l’agricoltore acquisisce imprendorialità. Invece abbiamo arricchito solo dei proprietari di terra declassati ad ex-agricoltori

  2. francoNo Gravatar scrive:

    Non è l’unica contraddizione del Carlin: dopo anni e anni di cibi doc, biologici e coltivati sotto casa ha il fegato a pezzi. L’ha dichiarato lui stesso al Venerdì. Qualcosa non deve aver funzionato…

  3. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    …chi semina vento raccoglie tempesta! E magari e capapce di raccogliere altri finanziamenti grazie agli amici, compagni e camerati slow in tutto!
    Che schifo!!

  4. PaoloNo Gravatar scrive:

    Voglio farvi un esempio di quanto accaduto dalle mie parti. Il formaggio Vastedda della Valle del Belice diventa un vero e proprio successo alimentare, tutti lo vogliono, i caseifici lo producono e i distributori lo vendono. Ad un certo punto interviene lo Slow Food provinciale, e cominciano a dire che è bene salvaguardare la tradizione ( nessuno sa mai la data di nascita di una “tradizione”)che dovrà diventa una d.o.p. etc. Il tutto viene preso in mano da un minuscolo caseificio nella Valle del Belice, il quale fonda un consorzio, scrive un disciplinare nel quale si stabilisce che il formaggio non deve essere pastorizzato e tutta una serie di corbellerie. Risultato? Adesso la Vastedda è un IGP la vende soltatno questo tizio e per il resto non si trova più da nessuna parte.Per la felicità degli allevatori locali.

  5. Vitangelo MagnificoNo Gravatar scrive:

    Caro Paolo, avevo segnalato lo stesso problema con DOP e IGP in orticoltura in due articoli su Spazio Rurale (Dop e IGP il grande bluff
    su SP, 2, 2009 e Riflessioni sulle certificazioni su SP, 4, 2010) partendo dai problemi che i produttori devono affrontare per vedere poi sparire i loro prodotti! Se non riesci a recuperarli te li invio o chiedili a De Fez. Inutile dirti che dal ministero mi hanno chiamato per dirmi che sbagliavo e che tutto, invece, era ok e che il futuro dell’agricoltura italiana e tutta riposta nella qualità….dei furbi ovviamente!

  6. franco nulliNo Gravatar scrive:

    Carissimi

    Oltre che Agricoltore sono anche produttore di un salame DOP e presidente di un Consorzio di Tutela della DOP stessa (non dico il nome del …Salame per non fare pubblicità).
    Lo scorso anno é venuta a trovarmi una delegazione (Provincia, Associazione produttori, CCIAA etc.) in nome e per conto di un ottimo prodotto di nicchia piemontese che conosco molto bene e apprezzo moltissimo.
    Il mio consiglio da presidente di Consorzio é stato “lasciate perdere”, evitate la strada della certificazione.
    Tali e tanti sono i vincoli imposti dalle certificazioni, i costi, i problemi e i rischi in caso di errori di produzione anche in completa buona fede che sinceramente sarei felice di fare un ottimo salame come faccio senza alcuna certificazione CE.
    Senza contare che la distribuzione (sia GD/DO che normal-trade) non paga assolutamente il plus derivante dalla certificazione DOP/IGP.
    E comunque, visto che siamo in “Salmone.org” e di “Salmone”, in quanto controcorrente, dobbiamo trattare, tutti sappiano che Prosciutto di Parma, Prosciutto di S. Daniele, Cotechino di Modena, Zampone di Modena, Prosciutto di Modena, salame Piacentino, Coppa Piacentina, Pancetta Piacentina, Salame di Varzi, Salame Brianza, Salamini Italiani alla Cacciatora, lardo di Colonnata, Lardo di Arnad, Speck dell’Alto Adige etc. etc. sono tutti DOP o IGP italiani, buonissimi, controllatissimi, senza alcun dubbio dal punto di vista della produzione e provenienza, ma prodotti con carni in cui l’OGM (da mais e/o soia) é inevitabilmente presente alla grande; in tutti gli allevamenti italiani da cui provengono le carni di questi splendidi prodotti!

    Biodiversità & co? Parliamone, ma seriamente, non come Carlin Petrini e le sue seghe mentali…

    Un saluto a tutti

    Franco Nulli

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Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana

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