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Quando arroganza fa rima con ignoranza

Settembre 28th, 2011
Post2PDF Versione PDF | 11 Comments

Vi chiederete il perché di una simile affermazione….

E’ presto detto, navigando su internet mi sono imbattuto in un articolo dai toni al solito allarmanti, anzi direi quasi apocalittici, sui danni che gli OGM provocherebbero alla salute umana.

Il sito sul quale detto articolo è stato pubblicato si chiama informarexresistere, invito tutti a leggere quanto riportato, con la massima obiettività. Non intendo criticare l’opinione di nessuno, ognuno di noi è libero di pensarla come vuole, consapevole che viviamo in una nazione in cui c’è libertà di espressione, però non ammetto che si dicano corbellerie di ogni genere, pur di affermare le proprie ragioni. Nel complesso i concetti espressi sono i soliti ma ciò che irrita e che partendo da fitofarmaci(odio il termine pesticidi) di largo uso, alla fine si giunge alla conclusione che però questi fitofarmaci sono pericolosi perchè usati su piante OGM.

Per meglio comprendere estrapolo un breve pezzo dell’articolo in cui si dice:

” Attualmente le piante OGM sono caratterizzate in larghissima parte dalla possibilità di resistere a concentrazioni molto alte di un particolare diserbante GLIFOSATO, che impregnandosi nella pianta la protegge dagli insetti, senza ucciderla, a differenza delle piante infestanti vicine che risultano incapaci di resistere a tale veleno”.

Ora chiariamo subito

Punto primo: Il GLIFOSATO o meglio Gliphosate non è un veleno ma bensì un principio attivo diserbante, ossia un fitofarmaco capace di favorire il disseccamento delle piante, per assorbimento radicale.

Punto secondo: Non si tratta di un insetticida poiché il suo meccanismo d’azione è quello tipico di un diserbante ossia:provoca il disseccamento delle piante perché agisce a livello cellulare e quindi non è vero che rende le piante OGM resistenti agli insetti, ma è meglio dire che esistono piante OGM in cui è stata indotta la resistenza al Gliphosate pertanto, detto principio attivo su di esse non provoca disseccamento.

Punto terzo: esso è il principale, se non unico, diserbante totale che è presente in commercio e che viene largamente usato sia nell’agricoltura convenzionale(è alla base per chi pratica la tecnica della semina su sodo o minima lavorazione) e sia su piante OGM. La differenza sta nel fatto appunto che: in agricoltura convenzionale detto principio attivo è usato quando la coltura non è presente, su alcune piante OGM può utilizzarsi anche su piante già presenti poiché esse sono state modificate per evitare che il principio attivo non agisca nei loro confronti.

Punto quarto: Si propongono nello stesso articolo una serie di studi scientifici che dimostrerebbero la nocività del Gliphosate, ma alla fine si conclude dicendo che “diversi lavori scientifici indipendenti(che ripeto parlano di tossicità del Gliphosate)dimostrano la pericolosità dei cibi OGM”

Un esempio tipico questo di arroganza pari ad ignoranza, non si può imputare colpe legate ad un singolo principio attivo, alle piante OGM, cioè il principale imputato di questi studi è il gliphosate ma alla fine l’articolo cosa dice? Chi provoca danni? Chi è pericoloso per la salute umana? Le piante OGM………

Discorso pressocchè simile per quel che riguarda il Bacillus thuringensis vi estrapolo una parte dell’articolo in cui si dice”La seconda caratteristica delle piante OGM è quella di produrre un particolare veleno, quello del Bacillus turingensis, capace anch’esso di uccidere gli insetti, ma in maniera diversa dal Glifosato

Chiariamo anche questo:

Punto primo: anche in questo caso parliamo di un fitofarmaco, ma diverso dal Gliphosate, perché questo è un insetticida, di largo uso e indovinate un po’ dove??? In agricoltura biologica………..

Il Bacillus Thuringensis infatti è uno dei pochi insetticidi ammessi in biologico, tanto che alcune aziende che producono uva da tavola bio ne utilizzano quantità industriali poiché per combattere insetti quali la Tignola dell’uva, il Bacillus è l’unico che ha un qualche effetto.

Punto secondo:il meccanismo d’azione del Bacillus è semplicissimo esso non fa altro che produrre tossine (meglio che dire veleno) che si attivano in ambiente alcalino, nocive quindi per l’insetto ma assolutamente innocue per l’uomo, dove tali sostanze sono disattivate dai succhi gastrici ed anche per tale motivo detto insetticida trova spazio in agricoltura biologica.

Ora proprio  mi domando: ” Ma chi ha scritto l’articolo che come me, altri  avranno letto, si è reso conto del numero di imprecisioni che ha detto? ” Odio ripetermi ma da agronomo non ho mai pensato di progettar case…… lascio che questo lo facciano gli ingegneri. Non ho mai fatto diagnosi di malattie a persone….. dato che non sono un medico ed allora mi domando perchè nel campo scientifico e nel caso particolare nel campo degli OGM ci sia sempre qualcuno che ritiene di aver capito tutto?

Queste persone lo sanno quanti dossier devono essere presentati per commercializzare una qualsiasi molecola? Sanno che a volte dei principi attivi che potrebbero essere ancora utili in agricoltura e poco dannosi per l’uomo, non vengono più commercializzati perché le Società produttrici trovano oneroso produrre i dossier richiesti dal Ministero della Salute?

Questo per dire che alla fine di conti viviamo in un paese, l’Italia, in cui le garanzie per il consumatore sono tali e tante che tutto questo sparlare di OGM e pesticidi non fa altro che creare confusione ulteriore e non permette in alcun modo alla ricerca di proseguire sulla strada intrapresa con il miglioramento genetico.

Queste persone che chiedono un ritorno a vecchi e obsoleti metodi di coltivazione, rinnegando anni e anni di ricerca, sono al corrente che la superficie agricola è in forte diminuzione? Sanno che paesi quali la Cina o l’India hanno una popolazione in forte aumento e tra un cinquantennio rischiamo seriamente di non avere di che nutrire tutta la popolazione mondiale? Perchè quindi fare questo ostracismo becero che non porta altro che confusione e ostacola in tutti i modi la ricerca?

Nel redigere l’articolo mi sono più volte chiesto se fosse il caso di rispondere all’ennesimo attacco insensato agli OGM (perchè il succo dell’articolo questo riassume), ammetto che forse a molti apparirà noioso, ma secondo me perchè si possa comprendere dove sia la verità è necessario sottolineare tutti i casi in cui si parla in modo errato di argomenti così delicati. Del resto ripeto che non ho nulla contro chi si schiera contro gli OGM, ma vorrei confrontarmi solo su argomenti trattati in modo corretto.

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Tanto tuonó che piovve

Luglio 13th, 2011
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Una notizia dell’ultim’ora mi ha spinto a tornare a scrivere e a condividere con voi la gioia che quanto appreso mi ha dato. Pare infatti che su proposta dell’ex ministro Paolo De Castro si voglia far diventare Foggia capitale europea del grano duro. Ammetto che da foggiano e tecnico che opera nel settore cerealicolo sono molto soddisfatto, anche perché la campagna cerealicola appena conclusa si è dimostrata una delle migliori degli ultimi anni. Il settore cerealicolo più di molti altri ha risentito della forte crisi, ma con le produzioni ottenute quest’anno può tirare un sospiro di sollievo anche se la strada da percorrere è sempre lunga e tortuosa.

Diamo un pò di numeri per capire cosa è accaduto in realtà: mediamente le produzioni nell’intera provincia si sono attestate intorno ai 35-40 ql ad ettaro con punte anche di 50 o 60 ql, ma il dato più interessante riguarda le caratteristiche qualitative del grano infatti il contenuto proteico è in media del 12- 13%, il colore grazie alla mancanza di piogge è elevatissimo (un dato importante per la qualità della pasta), il peso specifico è stato in media dell’82-84. Il motivo di un’annata eccezionale è da ricercarsi in molti fattori che vorrei ora analizzare con voi:
a) l’andamento climatico favorevole ha evitato il fenomeno della stretta che negli ambienti meridionali spesso è causa di una riduzione delle produzioni
b) gli agricoltori che a novembre avevano seminato senza apportare al terreno nessun concime di fondo hanno a gennaio ed oltre provveduto a concimare, in concomitanza con l’aumento del prezzo del grano
c) molti commercianti hanno iniziato a capire l’importanza di sviluppare contratti di filiera che premiassero gli agricoltori che producono qualità e la stessa Regione Puglia ha promosso un progetto denominato “Prodotti di Puglia” in cui rientra anche la produzione della pasta con una filiera controllata.
Ora poi questa notizia di una proposta di far diventare Foggia capitale europea del grano duro, non fa altro che aumentare l’entusiasmo di chi operando in questo settore sembra intravedere un pò i luce nel tunnel in cui la cerealicoltura meridionale era finita.
Del resto nell’arco di un anno dal 2010 al 2011 le superfici investite a grano duro sono diminuite del 17% a livello nazionale(dati dell’Ufficio Studi Toscana Cereali), con punte massime al Nord (dove ha inciso molto l’aumento del prezzo del grano tenero) e con valori più bassi al Sud dove al grano si è preferito coltivare leguminose (per l’ottenimento dell’articolo 68) o orzo molto più produttivo.
In conclusione, dopo tanto sforzarsi nel cercare di mantenere in piedi un settore trainante dell’agricoltura, questo sembrerebbe in ripresa (grazie anche alla profonda crisi dei paesi africani quali la Siria che hanno sempre rappresentato dei partner importanti per gli importatori italiani).
Del resto se pensiamo alle assurdità compiute in questi ultimi anni, vedi l’anniettamento dell’ENSE, la scomparsa dell’obbligatorietà del cartellino ENSE e
l’aumento dei costi di produzione, i cerealicoltori che hanno continuato a credere in questa coltura sono stati alla fine premiati.

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Semplicemente grazie

Aprile 14th, 2011
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Perché grazie? Per spiegarlo devo fare un piccolo salto indietro esattamente ad un anno fa…..
Tutto cominciò quando invitai a Foggia Antonio Pascale per parlare del suo libro “Scienza e Sentimento”, dopo quella volta ogni tanto ci siamo sentiti con Antonio per parlare di agricoltura.
Fu proprio un giorno di fine marzo però che Antonio mi inviò un e-mail in cui mi chiedeva quali fossero le tanto decantate qualità dei grani duri canadesi e mi disse che voleva scrivere un articolo contro chi riteneva inutili i nostri grani italiani.
Io in modo semplice cercai di spiegarglielo, buttando giù qualche concetto….
Dopo quell’e-mail Antonio mi chiese, se poteva interessarmi una rubrica fissa su un sito internet che si occupava di OGM, Salmone appunto, il mio stupore e la mia gioia erano e sono ancora oggi indescrivibili, parlai allora con Roberto Defez che dimostrò subito interesse per le mie idee e da quel momento eccomi qua……
Perché ho deciso di scrivere tutto questo?
In primo luogo per ringraziare pubblicamente Antonio e Roberto che hanno creduto in me, ma ancora ringraziare tutti quelli che in tutti questi mesi hanno letto e commentato gli articoli che Salmone mi ha pubblicato.
Vi confesso che non avrei mai pensato che una cosa del genere potesse accadermi e peraltro devo dire pubblicamente che un’emozione ancor più grande è stata quella di poter incontrare a Foggia uno di voi in occasione di un convegno sul pomodoro.
Trovo entusiasmante poter condividere con voi le emozioni che il mio lavoro mi da e i vostri commenti sono la soddisfazione maggiore che io possa avere e di questo vi sono grato.
Il momento è particolare, Salmone è un sito on-line e ritengo meriti più spazio per dar voce a chi, non ha i mezzi per parlare delle tecnologie OGM in modo chiaro e trasparente, pertanto spero vivamente che con l’impegno di tutti compreso il mio, questo sito resti aperto.
Del resto come Roberto ha sottolineato “Cercando su Google la sola parola OGM per molti giorni nelle scorse settimane salmone.org era la terza voce tra le più ricercate, sfidando corazzate del livello dei grandi giornali nazionali ed organizzazioni avversarie che grondano fondi da tutte le parti.”
Purtroppo oggi tutto ha un costo e bisognerà trovare un sistema per coprire le spese che la gestione del sito comporta, Roberto è già al lavoro e io anche cerco di dargli una mano per quel che posso .
Del resto vorrei approfittare per ringraziare tutti coloro i quali hanno provveduto a versare qualcosa per aiutarci(mi metto anch’io umilmente tra quelli che vi ringraziano e credo che Roberto non me ne vorrà) e vi chiedo di aiutarci ancor di più a diffondere la voce sulla possibilità di offrire un contributo.
Spero anzi son certo che tra un anno saremo qui a festeggiare SALMONE e tutti i successi che potranno venire.
Vediamo perciò di andare avanti insieme cercando di far si che anche le informazioni sugli OGM siano fruibili da tutti.
Viviamo momenti di crisi profonda in tutti i settori e l’agricoltura è uno di quelli che più di altri ne risente, ma ho imparato vedendo mio padre e tanti vecchi agricoltori, che rimboccandosi le maniche tutto si può risolvere.
Perciò con l’impegno di tutti son certo che ogni cosa si risolverà e quindi non posso che unirmi al coro di quelli che dicono “IN BOCCA AL LUPO SALMONE”………e grazie ancora a tutti voi per il sostegno che ci offrite per andare avanti.

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la teoria del mobiliere

Marzo 23rd, 2011
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Da vari anni opero nel settore cerealicolo e in questi giorni in una delle tante visite fatte, un agricoltore mi ha chiesto” Dottò che dici con il grano pagato a 28 euro il quintale mi conviene vendere?” la mia risposta è stata “ La convenienza è legata al margine che ti sei prefissato di ottenere perciò, solo tu puoi sapere se conviene o se devi aspettare”.

Perché vi ho raccontato ciò? Per un semplice motivo perché il nostro settore rispetto a molti altri è un settore anomalo, si semina il grano senza sapere il prezzo al quale verrà pagato alla raccolta e come il grano, anche altri prodotti sono sottoposti ai capricci del mercato.
Io la chiamo “la teoria del mobiliere” ossia ritengo che rispetto a chi produce un mobile e stabilisce un prezzo di vendita che gli garantisca un certo margine, nel settore agricolo si coltiva senza sapere poi a quale prezzo si venderà il proprio prodotto.

Del resto facciamo un passo indietro e vediamo cosa è accaduto quest’anno: alla semina, il grano veniva pagato a meno di 15 euro il quintale e questo ha spinto molti agricoltori a non attuare la concimazione di fondo, molti agricoltori poi (erroneamente per me ) hanno persino preferito adottare seme non certificato perché in tal modo c’era un risparmio di almeno 2 euro.

Cosa è accaduto in seguito però? Il prezzo del grano a partire da metà dicembre ha iniziato una lenta risalita che lo ha portato a oltre 30 euro il quintale e stranamente……sono aumentati i costi dei concimi di copertura, con la differenza però che mentre ora il prezzo dei concimi continua a mantenersi elevato, il prezzo del grano sta lentamente attestandosi a valori più bassi….

Non sono un economista, ma solo un agronomo, però una cosa mi lascia perplesso: come mai in concomitanza della concimazione di copertura c’è stato un aumento del prezzo del grano per poi invertire la rotta alla fine del periodo di concimazione?

Ho provato a chiederlo a molti commercianti operanti nel settore e tutti sono più o meno concordi nel sostenere che non c’è stata speculazione, ma è stato solo un caso fortuito quest’aumento dei concimi e ora il fatto che il prezzo si mantiene alto è legato esclusivamente alla forte crisi in cui versano diversi paesi africani produttori di concimi.

In definitiva, per ricollegarmi all’episodio iniziale, si nota un clima di incertezza generale da parte degli agricoltori che: da un lato non hanno mai certezze sul prezzo al quale gli verrà pagato il prodotto e dall’altro un costo dei mezzi di produzione che incidono notevolmente sul reddito.

Del resto l’agricoltore che mi chiedeva se era il caso di vendere, rappresenta un caso raro, in quanto a dicembre la maggioranza degli stessi, avevano già provveduto a vendere il proprio grano a prezzi ben più bassi proprio a causa della profonda crisi in cui il settore versa e a trarre vantaggio dall’aumento del prezzo sono stati principalmente i commercianti che avevano stivato grandi quantità di prodotto in magazzino.

Quali le considerazioni allora?
a) Il perdurare di prezzi dei concimi così elevati, si rifletterà sulle colture primaverili quali il pomodoro, su cui già grava un clima di incertezza elevatissimo legato alla nuova OCM Ortofrutta.
b) Se il prezzo del grano non si manterrà almeno a livelli di 20 euro al quintale, al momento della raccolta, l’anno prossimo si verificherà un calo ulteriore delle superfici.

c) L’incremento dei costi di produzione inciderà notevolmente sulla qualità del prodotto finale, poiché gli agricoltori per non coltivare in perdita cercheranno di limitare ulteriormente l’adozione dei concimi, con riflessi negativi sulla qualità.

d) Tutto questo comporterà perciò un ulteriore aumento delle importazioni dai paesi extra-UE che, da quanto riportato anche da Agrisole, già nel 2010 hanno oltrepassato i 2,3 milioni di tonnellate.

e) Questa instabilità dei prezzi incide anche sui contratti di filiera che molti commercianti hanno stipulato con gli agricoltori. Questo perché il prezzo di vendita pattuito è frutto di un analisi dei costi che non prevedeva aumenti così accentuati dei mezzi di produzione, garantendo perciò delle marginalità maggiori di quelle che possono essere garantite ora.

In conclusione siamo sempre al punto di partenza con lo spettro di una PAC 2013 che non prevede nulla di buono se non ulteriori tagli per il settore.

Del resto la popolazione mondiale aumenta, l’Europa continua a ostacolare lo sviluppo delle tecnologie OGM e i giovani si allontanano sempre più dall’agricoltura.
Allora o si prende esempio da altri settori garantendo un margine adeguato per chi opera in agricoltura o rischiamo un vero e proprio abbandono di un settore che è stato trainante per anni per l’economia italiana.

Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Economia

2013: rilancio o fallimento dell’agricoltura?

Marzo 6th, 2011
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Il titolo non vuole essere provocatorio ma è da molto che si parla della nuova PAC 2013 e l’idea che per l’Italia tale riforma possa portare ad una scomparsa di molte aziende è uno dei principali timori.

In tal senso il MIPAF in data 22 febbraio ha prodotto un “Documento di lavoro sugli orientamenti nazionali in merito al dibattito comunitario sul futuro della PAC”, documento che ho letto e che vorrei analizzare con voi.
Il primo aspetto di rilevante importanza è che si chiederà alle imprese, un maggior sacrificio per la salvaguardia dell’ambiente e ciò comporterà per molti l’impossibilità di adempiere agli obblighi derivanti da ciò.
La nuova riforma non farebbe altro che accentuare questi aspetti, che se non supportati da una giusta remunerazione agli agricoltori, li costringerebbe a rinunciare al proprio lavoro.

Già adesso, infatti, molte aziende a causa delle numerose norme legate alla condizionalità, hanno grandissime difficoltà di gestione (smaltimento contenitori di fitofarmaci, messa a norma dei serbatoi di carburante, patentini per l’accquisto dei fitofarmaci, etc.etc.).
Un altro dato molto preoccupante è poi il tema legato alla distribuzione degli aiuti, infatti le due precedenti riforme a differenza di questa, non prevedevano un distribuzione degli aiuti in base alla superficie nazionale, mentre la riforma in discussione vorrebbe che ogni Stato membro ricevesse aiuti rapportati alla superficie agricola utilizzata.

Cosa accadrebbe all’Italia? Avremmo oltre al danno pure la beffa, perché grazie alle precedenti riforme, l’Italia ha percepito sempre aiuti molto superiori agli altri Stati membri, se rapportati alla superficie.
Una distribuzione degli aiuti in base alla superficie invece, provocherebbe una riduzione degli stessi all’Italia, il che sarebbe un danno gravissimo, poiché non poche sono già ora le difficoltà per mantenere alti gli standard qualitativi, considerando gli elevati costi dei mezzi di produzione.

Quali considerazioni fare a questo punto?
Lo stesso MIPAF auspica che oltre al parametro superficie, vengano presi in esame dalla Comunità Europea altri parametri in grado di garantire la maggior qualità delle nostri produzioni, rispetto allo standard europeo e non si può non essere d’accordo su questo punto.
Del resto lo sviluppo che stanno avendo i “contratti di filiera” sono un chiaro sintomo dell’importanza che sempre più assume, per chi opera in agricoltura, di mantenere standard qualitativi elevati, perciò questo potrebbe essere uno dei tanti parametri in più da utilizzare per la distribuzione delle risorse.

Altra nota dolente è poi rappresentata dalla “redistribuzione forzata “ degli aiuti, ciò significa in pratica un riallineamento degli aiuti (anche all’interno di ogni Stato membro), senza tener più conto delle colture praticate, ma solo del parametro superficie.

Nell’ambito di questo studio il MIPAF, proprio a sottolineare come sia giusto adottare più parametri e non soltanto la superficie per l’erogazione degli aiuti, fornisce un altro dato importante ossia: l’Italia da sola produce il 12,5% della Produzione Agricola Lorda Vendibile ed il 17% del valore aggiunto dell’Unione, ma in cambio riceve solo il 10% della spesa agricola comunitaria pur offrendo un contributo pari al 13,5%.
Cosa dimostra tutto questo? Che in pratica l’Italia pur garantendo una cospicua percentuale della produzione lorda vendibile comunitaria, in cambio attinge fondi in misura minore rispetto al contributo offerto.
Tutto questo si traduce per l’Italia in aiuti di 94 euro per mille euro di PLV, a fronte di una media europea che tocca i 123 euro, ossia pari a tre quarti degli aiuti che altri Stati membri ricevono e che dimostra che esistono Stati Europei maggiormente garantiti dalla Comunità Europea.

Inoltre il problema è ancora più accentuato dal fatto che la Commissione Europea vorrebbe che, anche all’interno di ogni Stato membro ci sia una redistribuzione degli aiuti, ciò in definitiva comporterebbe la scomparsa di tutti i benefici che le aziende hanno acquisito negli anni precedenti, pertanto è presumibile pensare ad esempio ad un crollo delle quote pomodoro, che attualmente garantiscono ancora una certa convenienza nella coltivazione di detta coltura.
Il documento si compone di altri punti ma mi piaceva soffermarmi con voi a discutere di questi due punti in particolare, perchè rappresentano in qualche modo il fulcro della nuova PAC.
Per concludere vorrei dire che se quanto riportato dovesse essere applicato, sicuramente rappresenterebbe un grosso colpo per la nostra agricoltura.

Io stesso del resto, avendo la fortuna di svolgere il mio lavoro a stretto contatto con gli agricoltori, noto che gli stessi riescono, non senza difficoltà a produrre, grazie anche ai contributi comunitari acquisiti e la loro eventuale scomparsa o riduzione li metterebbe in seria difficoltà.
Lo scenario che si potrebbe ipotizzare è quindi quello di un’agricoltura più povera sia come risorse che come colture praticate e se non sarà il 21 dicembre 2012 a provocare la scomparsa dell’agricoltura, potrebbe diventare il 1° gennaio 2013 la data più probabile…

Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Agricoltura italiana