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Marco Pasti scrive alla Serracchiani sperando che legga con calma e senza suggeritori interessati

Gennaio 16th, 2014
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serracchiani-ogm Una lettera precisa, concreta e calzata sulle criticità e problematiche del Friuli. Una contro-informazione gratuita su cui sarebbe bello che la Governatrice ragionasse con calma e senza cercare come al solito di inseguire la piazza.


Lettera Aperta a Debora Serracchiani, presidente, e a Sergio Bolzonello, assessore alle attività produttive, della Regione Friuli Venezia Giulia.

In questi giorni sono in discussione presso gli uffici della Regione Friuli Venezia Giulia le regole per la coesistenza tra colture geneticamente modificate, convenzionali e biologiche. L’obbiettivo politico dichiarato dall’Amministrazione Regionale è quello di impedire la coltivazione di mais geneticamente modificato per resistere alla piralide. Nonostante questo obbiettivo sia perfettamente centrato nel testo messo a punto dagli uffici regionali siete stati accusati dagli oppositori degli OGM di voler spalancare le porte alla coltivazione di OGM in Regione. A queste accuse avete risposto che “la Regione Friuli è la prima regione italiana sotto attacco degli OGM” e che le norme per la coesistenza sono l’unico strumento nelle mani della Regione per impedire la coltivazione di OGM.

Appare evidente che il no agli OGM sia la strada che ritenete vincente nell’attuale contesto politico. Tuttavia questa strada non è senza costi per i cittadini e le imprese che vivono e operano in Friuli. Infatti il mais con oltre 90.000 ettari coltivati è la principale coltivazione del Friuli e la piralide è un insetto in grado di causare gravi danni sia quantitativi sia qualitativi a questa coltivazione. La perdita di produzione è molto variabile di anno in anno, ma può essere stimata in non meno del 10% della produzione regionale ovvero in oltre 80.000 tonnellate per un valore di almeno 16 milioni di euro. Ad oggi le varietà geneticamente modificate per resistere alla piralide sono il mezzo di gran lunga più efficiente per il suo controllo e sono stati ritenute sicure per l’uomo e l’ambiente dall’EFSA e dalle più credibili istituzioni internazionali.

A questo va aggiunto il problema delle contaminazione di alcune micotossine, sostanze tossiche prodotte da muffe, che si sviluppano prevalentemente sulle parti di spiga attaccate dalla piralide. Tra le micotossine le fumonisine sono strettamente connesse al danno causato dalla piralide che è in grado di aumentarne il contenuto di oltre 100 volte e sono state classificate come possibili cancerogene per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) anche in base a studi epidemiologici svolti in Friuli sul cancro alla cavità orale, alla faringe e all’esofago. Le fumonisine sono tossiche anche per gli animali tanto che spesso l’industria mangimistica preferisce comprare mais estero a prezzo superiore perché meno contaminato da fumonisine. Complessivamente a livello nazionale si può affermare, in base a stime dell’Università Cattolica di Piacenza, che il danno derivante da intossicazioni croniche da fumonisne agli allevamenti zootecnici sia dello stesso ordine di grandezza del danno subito dai produttori di mais.

La piralide è uno dei maggiori fattori di rischio di contaminazione anche per le Aflatossine dopo caldo e siccità. Le Aflatossine, classificate come sicuramente cancerogene, sono più rare ma molto più tossiche delle fumonisine, ed hanno la caratteristica di passare nel latte e quindi nei formaggi. La loro presenza potrebbe aumentare nei prossimi anni data la tendenza al rialzo delle temperature ed un controllo efficiente della piralide potrebbe diventare una condizione indispensabile per poter produrre mais in Friuli.

Da un punto di vista ambientale andrebbe considerato che il mais resistente alla piralide non solo riduce la distribuzione di insetticidi non selettivi dell’ambiente, ma richiede meno acqua, energia, concimi e agrofarmaci per essere prodotto dal momento che a parità input otteniamo un 10 percento in più di produzione. Per ottenere lo stesso quantitativo di mais prodotto oggi in Friuli si potrebbero risparmiare 50 milioni di metri cubi d’acqua, 9.000 TEP in meno di energia , 45.000 kg di agrofarmaci e 8.000 tonnellate di concimi o, a parità di superfici investite, assorbire 260.000 tonnellate di CO2 dall’atmosfera in più.

Quindi da norme che permettano la coesistenza possono derivare tangibili vantaggi per gli agricoltori, oltre 30 milioni di Euro, per i consumatori, minor rischio di contaminazione di micotossine possibili o sicure cancerogene, e per l’ambiente, minori consumi di energia, concimi e agrofarmaci per unità di prodotto. Buone norme di Coesistenza permettono ai produttori di scegliere cosa produrre e ai consumatori cosa consumare.

La distanza tra queste considerazioni e l’immagine creata presso l’opinione pubblica in questi anni è considerevole grazie ad una sistematica azione denigratoria svolta da una certa parte dell’agroalimentare italiano che vede nella demonizzazione degli OGM una strategia commerciale per fidelizzare i consumatori e cavalcata da una certa parte della politica per fidelizzare gli elettori. Questa strategia poggia tra l’altro sull’ipocrita omissione del fatto che da oltre 15 anni quotidianamente gli OGM entrano pacificamente e incontrastati in Regione tramite camion, treni e navi di soia GM prodotta all’estero e senza la quale una parte importante dei rinomati prosciutti e formaggi friulani non potrebbe essere prodotta.

Credo sarebbe importante che la Regione compisse uno sforzo per ridurre la distanza tra la realtà produttiva e la sua immagine presso l’opinione pubblica perché i buoni governi guidano i cambiamenti, quelli cattivi utilizzano le paure degli elettori.

Mestre, 15/01/14.
Marco Aurelio Pasti
presidente Associazione Italiana Maiscoltori

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Il successore della Carrozza parla di OGM

Gennaio 16th, 2014
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E dice quello che diciamo noi su questo sito da anni: non è che se la de Girolamo lascia libero il posto possiamo candidare il Rettore Perata?

Leggi “Il mostro è l’ignoranza anti-OGM

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Ferruccio Ritossa è volato via

Gennaio 11th, 2014
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Aggiornato dopo la pubblicazione iniziale il 23/01/2014
È uscito sul Sole 24 Ore un articolo dedicato alla scomparsa di Ferruccio Ritossa.

Non molti lo conoscevano tra i non scienziati, ma era uno dei grandissimi padri della Genetica Italiana, tra i suoi allievi diretti e devoti Edoardo Boncinelli. Appassionato sostenitore degli OGM ed attivo a modo suo per quanto gli consentiva la malattia (Parkinson) che gli aveva distrutto il fisico ma non la testa. Molto istruttivi i suoi commenti su alcuni attuali docenti di genetica che erano stati suoi studenti e lui, come molti di noi, considerava non all’altezza della carica (come si capiva anche quando erano giovani).

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Nelle prima foto Ferruccio nel 1962 al microscopio mentre scopre il fenomeno dell’heat schock (un fenomeno che inspiegabilmente non gli e’ valso il Nobel). Una sua foto recente con alle spalle una delle sue opere di scultore di marmo ed ulivo, la sua attività degli ultimi 20 anni. Una foto di una doppia elica stilizzata del DNA in ulivo. Il testo della prima pagina di un articolo scientifico del 2012 in cui si celebra Ferruccio a 50 anni dalla scoperta del fenomeno dell’attivazione genica in risposta a shock termico.

Tutte da leggere le sue brevi note bibliografiche che ci richiamano tanti aspetti per cui ci manca molto: il padre buttato in foiba, la laurea in agraria e la tesi sulle api. Grazie Ferruccio.

Ferruccio Ritossa nasce a Pinguente (Pola) il 25 febbraio 1936 da padre macellaio e madre insegnante. Il padre italiano viene buttato in foiba nel 1944 e la madre fugge dall’Istria portando con se i tre figli di 12, 8 e 6 anni, Ferruccio è il secondo. La famiglia scampa alla guerra finendo a Pesaro dove Ferruccio va in un Istituto per vittime di guerra e poi studia come perito agrario. Nel 1954 frequenta all’Università di Bologna la Facoltà di agraria, dove si laurea con lode nel 1958 con una tesi sulle api. Nel ‘59 vince una borsa di studio per lavorare a Pavia dove è direttore Buzzati Traverso e dopo due anni a Pavia viene assunto nel CNR. Nel 1960 si sposa ed avrà tre figli. Nel 1962 inizia a lavorare all’LIGB di Napoli appena fondato da Adriano Buzzati Traverso con i gruppi di ricerca di Calef, Guerrini, Graziosi e subito dimostra il fenomeno dell’heat shock in Drosophila mostrando che i puff che si osservano al microscopio incorporano uridina e quindi sono accumuli di RNA.
Va negli Stati Uniti nel 1963 a lavorare sull’ibridazione in situ e poi va da Sol Spiegelman e Kim Atwood dove due mesi dopo descrive la correlazione tra organizzatori nucleolari ed rRNA. Torna poi all’IGB e nel 1969 inizia una scuola di Drosophila con numerosi allievi (Boncinelli, Graziani, Polito, Malva, e poi Furia, Gargano e La Mantia) dove vengono caratterizzati vari mutanti di Drosophila tra cui i mutanti bobbed e descritta la magnificazione. Su indicazione di Giuliana Boera, nel 1970 prende la libera docenza in Genetica ed inizierà a Bari una nuova scuola con vari allievi (Bozzetti, Caizzi, Caggese, Palumbo, Barsanti) per poi prendere la cattedra in Genetica. Si trasferisce a Bologna nel 1984 e nel 1990, stanco dei meccanismi universitari, decide di abbandonare l’Università e va in pensione. Dal 1992 diventa scultore utilizzando moltissimi materiali tra cui marmo ed ulivo, oltre che bronzo, alabastro, rame e terracotta. Ottiene il terzo posto assoluto al premio di scultura città di Limena (Padova) nel 2010.

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A Montecalderaro frazione di Castel S. Pietro riposa Ferruccio Ritossa. Domenica 19 gennaio potrebbe uscire una breve nota su Ferruccio sull’inserto Domenicale del Sole 24 ore.

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La mela che non annerisce

Gennaio 9th, 2014
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Certo che la mela che non annerisce non è il massimo dal punto di vista scientifico, ambientale, agronomico e non sapremmo dire nemmeno come sapore, ma vedere la reazioni dei coltivatori nostrani che difendono la “NATURALITA’” delle mele indigene (nel senso che sono coltivate in una sola regione, ma tutte di origine Nord Americana) perché bloccare gli enzimi dell’annerimento è innaturale, mentre fare tra i 32 ed i 40 trattamenti l’anno è del tutto Naturale: ognuno si fa la Natura a sua immagine e somiglianza.

Leggi, il nuovo pomo della discordia: la mela OGM che non annerisce

Leggi, perché quelle macchie scure non compromettono il gusto?

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La strategia di Ermacora

Gennaio 9th, 2014
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Si potrebbero verificare una di queste tre condizioni ed io temo sopratutto la terza:

1. che il Friuli diventi il primo produttore di miele in Italia
2. che il Friuli diventi il primo produttore di arnie vuote d’Italia
3. che si debba fare una colletta per pagare l’ammoniaca a Fidenato perché invece di api ci metteranno dentro delle vespe

Leggi: Il Movimento cinque stelle: I sindaci tutelino la salute della gente

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