Xylella: non decidere mette a rischio l’agricoltura

Luglio 27th, 2016
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L’infezione da Xylella potrebbe diventare peggio della fillossera per la vite e servirebbero scelte coraggiose, ma responsabili.

Leggi l’articolo di Giovanni Martelli su Xylella Fastidiosa e disseccamento rapido dell’Olivo.

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Un ricordo per Norberto Pogna

Luglio 27th, 2016
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norberto-pogna A scriverlo è Battista Piras, ex dirigente del Ministero dell’Agricoltura del tempo in cui si riusciva ancora a dialogare.
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Che fatica uscire dall’Italia

Aprile 6th, 2016
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mais-2-di-semina-14428725-1Giorgio Fidenato non ha alternative se non quella di terminare gli iter giudiziari in Italia per poi poter afferire alla giurisdizione Europea e questo causa enormi perdite di soldi e di tempo. Come se non bastasse non si e’ portatori d’interesse se non si dimostra in maniera tangibile di essere stati danneggiati da una norma che si vuole contrastare, come dire che solo commettendo un reato si puo’ discutere di una norma ritenuta ingiusta. Aspettiamo, ma non invano e di certo non con le mani in mano, altri due mesi e sapremo che pensare delle norme italiane sugli Ogm, a valle dovra’ cominciare la battaglia sulle norme Europee non meno avventurose.

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La storia della genetica agraria italiana è in vendita

Aprile 6th, 2016
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di Sergio Salvi

Nell’anno di Expo e dell’esaltazione dell’agroalimentare nostrano, finisce in vendita un pezzo della storia della scienza agraria italiana.

È infatti trapelata in questi giorni la notizia dell’imminente messa in vendita del CRA-QCE, nome con il quale è oggi noto l’ex Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura, fondato a Roma nel 1919 dal genetista agrario Nazareno Strampelli (1866-1942) e da lui diretto fino all’anno della sua morte.

La notizia è stata confermata anche da ambienti dello stesso CRA, ente commissariato che dopo la fusione con l’ex INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) ha mutato il proprio nome in Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, il quale ha recentemente stipulato una convenzione con l’Agenzia del Demanio per la “valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’ente”.

L’Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura fu il primo in Italia e tra i primi in Europa ad essere specificamente dedicato al miglioramento genetico dei cereali.

Ebbe un ruolo di primo piano nel coordinamento delle varie stazioni fitotecniche dislocate sul territorio nazionale ed impegnate nella “Battaglia del grano” inaugurata nel 1925 dal regime fascista, con l’obiettivo di rendere il nostro Paese autosufficiente nella produzione di frumento.

Meta di un vero e proprio “pellegrinaggio scientifico” da parte di visitatori che tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso giungevano da ogni parte del mondo per apprenderne l’organizzazione e i programmi di miglioramento genetico da esso attuati, fu intitolato a Nazareno Strampelli dopo la morte dello scienziato. Riordinato nel 1967 - dopo aver stralciato la dedica al suo fondatore - e ribattezzato Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, con la nascita del CRA divenne centro di ricerca sulla qualità dei cereali e dei loro prodotti di trasformazione.

La decisione di mettere in vendita l’istituto, che rientra nel piano di dismissione di metà delle sedi del CRA distribuite su tutto il territorio nazionale del quale è incaricato il Commissario straordinario, dottor Salvatore Parlato, giunge come un fulmine a ciel sereno, anche se da tempo circolava la voce di una possibile destinazione della struttura a nuovo centro direzionale dell’ente, la cui sede principale è ancora ubicata in Via Nazionale (in uno stabile il cui affitto annuo costa una cifra a sei zeri).

La struttura di Via Cassia, dove peraltro lavorano una quarantina di persone, ospita probabilmente un nucleo archivistico, ancora inesplorato, risalente al periodo in cui era direttore Strampelli. Con la vendita della struttura - per la quale sarebbe già pronto il bando - il rischio che l’ultimo archivio strampelliano non ancora recuperato possa andare disperso è ovviamente più che concreto. In quel caso, a finire sotto la scure dei tagli non sarebbe solo una fetta del patrimonio immobiliare pubblico, ma anche una parte di quella cultura scientifica del passato che l’odierna ricerca agraria italiana dovrebbe seriamente rimpiangere.

Links utili:

http://www.rietilife.it/2015/03/27/strampelli-in-vendita-istituto-a-roma-voluto-dallo-scienziato-reatino/

http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f2.asp?id_news=39131

http://sito.entecra.it/portale/public/documenti/conv_demanio_cra_patrimonio.pdf

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Torna il pomodoro “Varrone” di Strampelli [Aggiornato il 10 Marzo]

Marzo 10th, 2016
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Il ritorno del pomodoro di Strampelli
di Sergio Salvi

pomodoro-varrone Sparito dall’Italia dopo essere stato soppiantato dalle moderne varietà da industria, è ritornato nel nostro Paese grazie al suo rinvenimento nella grande banca del germoplasma del VIR di San Pietroburgo, l’istituto creato nei primi decenni del Novecento dall’agronomo, botanico e genetista russo Nikolai Vavilov (1887-1943).

Si tratta della varietà di pomodoro “Varrone”, costituita alla fine degli anni ’10 dal genetista agrario Nazareno Strampelli (1866-1942), noto per i suoi lavori di miglioramento genetico del frumento ma che nel primo ventennio del secolo scorso si occupò anche di creare nuove varietà agrarie da impiegare nella rotazione col grano. Tra queste, anche il pomodoro “Varrone”, ottenuto da Strampelli incrociando una pregiata varietà inglese, il “Sutton’s Best of All”, con varietà italiane resistenti alla peronospora. Il “Varrone” fu sperimentato sia nel nord sia nel sud Italia e fu apprezzato come varietà da conserva fino agli anni Trenta, tanto da essere menzionato persino dalla celebre Enciclopedia Treccani nella voce dedicata al pomodoro.

Con l’avvento delle moderne varietà nane da industria, il “Varrone”, per quanto dotato di pregevoli caratteristiche agro-botaniche, subì lo stesso destino di molte altre varietà all’epoca coltivate e non più rispondenti agli standard incipienti dell’industria conserviera del dopoguerra.
Grazie alla collaborazione instauratasi tra chi scrive e l’Università Politecnica delle Marche insieme all’Università degli Studi di Sassari, i semi del “Varrone” sono stati riportati in Italia e impiegati in una prima serie di prove atte a stabilire la corrispondenza delle caratteristiche manifestate dalla varietà odierna con quelle illustrate negli anni ’20 e riportate in uno dei pochissimi studi esistenti dedicati al pomodoro creato dal genetista maceratese.

Il recupero e i risultati delle osservazioni preliminari sono descritti in un articolo appena uscito sul noto periodico tecnico-divulgativo “L’Informatore Agrario”.
Il recupero del “Varrone”, oltre che un omaggio al suo costitutore (del quale quest’anno cade il 150° anniversario della nascita), vuol rappresentare anche un’occasione di rilancio economico per le aziende che vorranno promuovere lo sviluppo di percorsi produttivi basati sulla valorizzazione di una varietà storica.

Bibliografia

Salvi S., Nanni L., Rodriguez M., Attene G., Papa R., «Ritorna in Italia il pomodoro di Strampelli», L’Informatore agrario, n. 10/2016.

Leggi anche Il Corriere Adriatico

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