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Didì, Vavà, Pelè [aggiornato a 25.07.2013]

Luglio 9th, 2013
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trioIl trio meraviglia sta per stupirci, chissà se hanno già pensato a chi ne pagherà il conto: i soliti contribuenti?

(ANSA) - ROMA, 9 LUG - I ministri della Salute, Beatrice Lorenzin, delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo e dell’Ambiente, Andrea Orlando, ”hanno affrontato in un incontro presso il Palazzo dell’agricoltura la questione della coltivazione degli Organismi geneticamente modificati in Italia”. Ne dà notizia il ministero delle Politiche agricole in una nota in cui sottolinea come ”i Ministri hanno convenuto sull’esigenza di promuovere tutte le iniziative a livello nazionale e comunitario, a partire dall’emanazione di un decreto interministeriale, idonee a salvaguardare la sicurezza delle coltivazioni tradizionali e biologiche e gli elementi di biodiversità che caratterizzano il nostro Paese. Si è convenuto altresì di coinvolgere le Regioni nella definizione di un quadro normativo che consenta di affrontare in modo strutturale il problema della coesistenza”. (ANSA).

Ora che i primi della classe hanno scritto un nuovo compito corretto, quanto tempo ci vorrà anche a noi somari abituati a copiare solo le sciocchezze altrui per correggere il nostro compitino? - In Francia a rischio lo stop deciso dal Governo -

Pubblicato il decreto a sei mani

Lettera della Commissione Europea - Direzione generale salute e consumatori a Duilio Campagnolo Presidente del’Associazione degli Agricoltori FUTURAGRA

OGM, scontro Italia Europa

Intervista a Giorgio Fidenato

Il Mais OGM vietato per Decreto

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Galan parla alla Associazione Luca Coscioni

Luglio 8th, 2013
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Dal Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni: Giancarlo Galan interviene sul tema degli OGM

….e dice sugli OGM cose molto chiare.

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Aboliamo anche il Padreterno

Giugno 19th, 2013
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di Alberto Guidorzi

Vi chiederete il perché, oppure direte ecco un altro anticlericale radicale. No! Niente di tutto questo, è solo una conclusione che fa il parallelo con l’abolizione dei neonicotinoidi quale causa principale del collasso degli alveari.

In Inghilterra nell’inverno 2012/13 gli alveari inglesi hanno perso 33,8% della loro popolazione di api, quando, invece, nell’inverno scorso la perdita è stata del 16%. Nel Galles ed in Scozia la perdita è del 50%. Tuttavia sono dati del marzo 2013 e quindi considerato che la primavera ha tardato ancora di più c’è da temere un dato definitivo ancora superiore.

La causa additata da tutti è da ascriversi ad un’estate piovosa, quella del 2012, che non ha permesso i voli, da un inverno particolarmente freddo ed una primavera, quella del 2013, molto tardiva. In definitiva si è raccolto poco cibo, le condizioni invernali particolarmente fredde sono state tali da provocare il noto “isolamento da fame” e successiva morte; inoltre l’obbligata permanenza nell’alveare durante l’appena trascorsa primavera ha fatto il resto.

Questi dati arrivano a poche settimane dalla decisione di interdire l’uso di tre neonicotinoidi e forse di un quarto, per presunti gravi danni alle api. Francesco Ratnieks, professore di apicoltura presso l’Università del Sussex, interpellato in proposito ha detto che i neonicotinoidi non c’entrano nulla, le mie api nell’estate 2012 morivano solo di fame e non perché avvelenate. Non è salutare per le api rimanere confinate nell’alveare, infatti le api regine non sono uscite per accoppiarsi ed inoltre il confinamento è la maggior causa delle infezioni intestinali da Nosema e di infettarsi del virus della varroa.

Altra notizia uscita in questi giorni è uno studio fatto sull’alimentazione delle api che normalmente avviene con miele, ma per motivi speculativi (vendere tutto il miele) si è trovato negli HFCS (sciroppi di glucosio ad alto contenuto di fruttosio), un prodotto sostitutivo non caro e senza effetti collaterali derivato dall’idrolisi dell’amido di mais e successiva inversione enzimatica del glucosio. Infatti, molte fonti zuccherine usate hanno avuto effetti intossicativi sugli insetti. En passant vi posto l’esperienza di vari ricercatori che affermano questo “Gli zuccheri raffinati di canna e barbabietola sono saccarosio puro e, naturalmente, sicuri per le api e dal punto di vista nutrizionale si equivalgono. Gli zuccheri non raffinati, invece, hanno intossicato le api. Mentre eminenti medici che hanno sposato la saccarofobia sostengono, e molti ci credono, che lo zucchero raffinato è un veleno per l’uomo, mentre è molto più salutare lo zucchero non raffinato e scuro (che da che mondo e mondo si è sempre definito “sporco” ed, infatti, le api ce lo confermano; se poi è di canna diventa un elisir.

Ritornando alle nostre api sembra, però, che l’alimentazione con HFCS, pratica diffusasi molto, renda gli insetti molto più sensibili e meno preparati a sopportare le malattie e soprattutto a sopportare le intossicazioni, da cui le api, è notorio, hanno capacità naturali per difendersi. Il fenomeno del collasso degli alveari non è una cosa nuova quindi l’inclemenza del tempo vi è sempre stata, oggigiorno forse è stata aggravata dal fatto che, sempre per motivi speculativi, si è cercato di sostituire o ibridare l’ape nostrana, la ligustica, con api regine importate perché si assicurava più produzione di miele, ma così facendo si sono importate malattie, che si sono dovute combattere con acaricidi immessi nell’alveare che non sono sicuramente dei ricostituenti. Tutto ciò ha di molto complicato rispetto a prima la tenuta e la cura che si deve dare agli alveari e quindi chi ha perso le conoscenze delle condizioni mutate e non ha affinato i controlli è soggetto a vedersi in primavera alveari con popolazioni dimezzate.

E’ evidente che questi non riconosceranno mai le loro colpe e quindi devono trovare capri espiatori ed hanno creduto opportuno incolpare le nuove pratiche agricole, che occorre dire hanno risolto egregiamente gli inconvenienti dovuti ad emergenze insufficienti del numero di semi seminati nei coltivi. Se poi si tiene conto del costo delle sementi, ormai tutte le semine sono diventate di precisione, vale a dire si usa un numero di semi letteralmente contato (ormai le confezioni delle sementi commerciali non sono più vendute a peso, bensì a numero di semi contenuti in ogni confezione) e quindi gli investimenti ottimali si ottengono solo proteggendo alla perfezione le semine ed una protezione efficace la si è trovata con l’uso di sementi disinfettate alla produzione, che tra l’altro hanno sostituito le disinfezione generalizzata del terreno con prodotti molto più pericolosi. Quando si usava gammesano distribuito con lo spandiconcime e con fall-out di polveri incontrollato nessun apicoltore si lamentava.
Invece ora l’allarme di apicoltori troppo speculativi e poco capaci ha trovato massimo ascolto nelle associazioni apicole (tutte votate all’ambientalismo radicale) e, per giunta con una inadeguata, a mio avviso, reazione (o quasi silenzio altamente sospettabile) delle ditte produttrici dei principi attivi incolpati.

PER ME GATTA CI COVA!!!!

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Il grano ha bisogno di OGM

Giugno 7th, 2013
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Le varietà OGM sono ecologicamente più rispettose dell’ambiente rispetto a quelle non OGM come dimostrato in un articolo con un confronto su varie colture in diversi paesi.

Leggi la risposta data alla Union of Concerned Scientists da parte del Genetics & Genomics, and Department of Crop & Soil Sciences, University of Georgia: Response to UCS

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Finalmente si capirà che il brevetto non privatizza la vita!

Maggio 31st, 2013
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alberto_guidorzidI Alberto Guidorzi

Quanto inchiostro è stato sciupato per impressionare  l’opinione pubblica su questo problema? Quale uso strumentale è stato fatto di questo aspetto della protezione dei ritrovati intellettuali per cercare di colpire la strategia della Monsanto e di riflesso il capitalismo americano da chi è rimasto orfano di un faro ideologico?

Ebbene,  si deve sapere che il brevetto concesso alla Monsanto sulla soia Roundup Ready 1 (resistenza al diserbante glyphosate) terminerà d’avere effetti protettivi nel 2014. La cosa la si sapeva da tempo, ma agricoltori e sementieri si trovano di fronte ad un fatto nuovo e destabilizzante sotto certi aspetti:

1° gli agricoltori potranno riseminare la soia RR1  da loro prodotta senza incorrere in denunce e senza dover pagare royalties, ossia non dovranno più acquistare obbligatoriamente il seme dalla Monsanto ogni anno;

2° i sementieri diversi dalla Monsanto potranno,  dopo la scadenza, inserire mediante incrocio il tratto transgenetico  che conferisce la resistenza al diserbante. Questo varrà sia per le varietà convenzionali che per le varietà OGM per altri tratti genetici ma che mancano della resistenza al glyphosate.

Tutto bene per la filiera soia USA? Non completamente. Infatti coloro che fanno la colletta delle produzioni USA temono che la liberalizzazione freni le loro esportazioni di soia, perché molti altri paesi si doteranno di varietà RR1 e aumenteranno le produzioni, oppure potranno rifornirsi da più fonti mettendo in concorrenza gli esportatori. Si ricorda che il 93% della soia USA è RR1 e che il 60% è esportato. Altro aspetto notevole è che la filiera OGM-free è destinata a vivere i suoi ultimi momenti in quanto la coesistenza diverrà sempre più difficile ed inoltre anche chi si è votato alla produzione di soia non OGM difficilmente resisterà a questa liberalizzazione di un mezzo tecnico di produzione tanto comodo.

La scadenza della validità del brevetto della soia RR1 alla Monsanto provocherebbe solo limitati danni alla Monsanto in quanto potrebbe lasciar cadere la richiesta di ulteriore gradimento di queste varietà includenti il tratto RR1. Esso inoltre sarebbe un costo inutile per Lei, le basterebbe non più rifornire il mercato di soia RR1, in quanto possiede già un altro brevetto su un tratto nuovo di resistenza al glyphosate, denominato RR2, molto più performante nell’azione diserbante e quindi puntare solo su questo.

Gli agricoltori USA, tuttavia, hanno chiesto che la Monsanto rinnovi fino al 2021 la sua richiesta di gradimento in tutti gli Stati dove era stato richiesto. Infatti ogni varietà ha bisogno di rinnovare il gradimento laddove è stata iscritta o ammessa all’importazione. Questa gradimento ha scadenze diverse a seconda degli Stati: in USA non scade mai, in Cina ogni 3 anni, in Corea del Sud ogni 5 anni, mentre nell’UE ogni 10 anni. Pertanto gli agricoltori USA timorosi di vedere destabilizzato un mercato negli anni ben strutturato hanno chiesto alla Monsanto di rinnovare il gradimento negli Stati dove già vi era e la Monsanto, per mantenere un buon rapporto con i suoi clienti,  vi ha aderito addossandosi sia le spese per rinnovare il gradimento che i danni dovuti a chi riprodurrà la soia RR1 senza nulla pagare alla Monsanto di diritti, in quanto non più dovuti per l’estinzione del brevetto. Evidentemente la Monsanto con il rinnovo del gradimento s’impegna a rifornire i mercati di varietà anche con il tratto RR1.

Veniamo ora a riflettere sul secondo impatto, vale a dire la libertà per i costitutori di varietà di soia di esercitare il loro diritto di costitutori vegetali, cioè quello di trasferire liberamente il transgene prima brevettato in programmi di miglioramento delle loro varietà tradizionali, che, così facendo, le faranno divenire RR1, per poi venderle a dei prezzi  molto bassi in quanto il costo di creazione sarà di gran lunga molto inferiore a quello sostenuto inizialmente dalla Monsanto. Ecco perché ho affermato che la soia OGM-free diverrà introvabile.  Ma questo diritto del costitutore nel corso dei prossimi anni, diciamo entro il 2020, potrà essere esercitato su molti  altri transgeni che subiranno la stessa sorte del tratto RR1 della soia. Assisteremo cioè ad un proliferare di varietà OGM libere perché il brevetto scadrà. Non solo ma molte ditte sementiere de media ed anche di piccola dimensione hanno già stipulato degli accordi con i creatori di questi transgeni perché ne richiedano il gradimento laddove scade, al fine di poter sfruttare il mercato senza eccessive perturbazioni. Evidentemente concorreranno alle spese del rinnovo del gradimento. Non solo, ma assisteremo a molte ditte sementiere che si incaricheranno di pagare le spese di rinnovo del gradimento di certi tratti transgenetici resisi liberi per espiazione della validità del brevetto e poterle così sfruttare.

Ministro Di Girolamo, Coldiretti ed i tanti sodali (non cito Capanna perché in questo contesto vale come il due di coppe quando c’è in tavola bastoni) rendetevi conto che state combattendo una battaglia di retroguardia e che difendete barriere indifendibili (a meno che non vogliate fare come l’Albania ai tempi di Oxa). Le regole del commercio internazionale renderanno vani tutti i vostri pruriti anti Piante Geneticamente Modificate di cui, per la nostra scelta aberrante di distruggere la nostra industria sementiera, non potremo fare a meno, se vogliamo continuare ad esportare le nostre specialità.

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