
Mentre i Paesi emergenti comprano milioni di ettari di terreni agricoli, noi chiudiamo le aziende. Mentre oramai non si trova più in giro soia non OGM noi siamo fermi a questioni ideologiche (ed interessi economici inconfessabili).
Per salvare l’Italia si dovrebbe smettere di nascondere la testa sotto la sabbia come uno struzzo, anche perché il resto del corpo resta ben visibile e molto vulnerabile.
Leggi l’intervento di Veronesi sui mangimi OGM
La vicenda del brevetto sui broccoli continua a tenere banco. Ancora non si riesce a capire quale sia il problema vero evocato da chi protesta. Dalle dichiarazioni dei manifestanti si capisce che:
1. l’aumento dei prezzi atteso (ossia il 10% in 3-5 anni) sarà inferiore all’aumento dell’inflazione nello stesso periodo.
2. gli effetti generali si dovrebbero riperquotere sulla spesa generale dei cittadini che viene artificiosamente stimata al 25% dei budget familiari (in Italia vale il 16% in media) . Si vorrebbe far capire che dal 25% si passerebbe al 27,5% come se broccoli e pomodori incidessero più di carne, pesce e derivati del latte.
3. non si capisce perchè il broccolo anticancro dovrebbe diventare il primo alimento consumato in Europa (chi dice che funziona davvero?, a che dosaggi funziona come anticancerogeno?, quanti cittadini sono disponibili a modificare la loro dieta in maniera da consumare abbastanza broccolo senza avere garanzie? visto che l’anticancerogeno è presente in tutte le brassicacee, perchè non continuare a mangiare cavoli, broccoli baresi o di Natale e verze?).
Nei prossimi giorni cercheremo di avere l’opinione di un esperto che ci aiuti a capire quale è il problema. Resta la domanda di chi abbia pagato il viaggio ai manifestanti.
Ecco come ti brevetto il broccolo: da contadini e consumatori appello all’Ue contro le multinazionali
di Antonella Loi
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I tentacoli delle multinazionali sui broccoli, le patate e i pomodori, quelli che ogni giorno si trovano sulle nostre tavole. Ebbene, intorno agli ortaggi di cui la nostra dieta non può fare a meno, ieri come oggi, si sta stringendo la morsa del brevetto, cioè il diritto del privato di disporre (economicamente) del prodotto naturale come se fosse un’invenzione. La protesta che si è svolta mercoledì scorso davanti all’Ufficio europeo brevetti (Epo), a Monaco di Baviera, alla quale hanno partecipato cittadini, agricoltori e Ong europee, contro le royalties sul broccolo (il caso EP1069), su cui la corte d’Appello dell’Epo si sarebbe dovuta esprimere - ma l’udienza è stata annullata - proprio mercoledì. Una mobilitazione che ha lo stesso sapore delle grandi manifestazioni degli “Indignati” che dall’Europa agli Stati Uniti dicono “no” a governi asserviti alla logica del profitto privato. Nella morsa dei brevetti - “Siamo scesi in piazza lo stesso e con motivazioni ancora più forti - spiega Fabrizia Pratesi, segretaria generale del comitato scientifico di Equivita - Non pronunciare la sentenza significa aprire la strada surrettiziamente alla brevettazione degli organismi viventi”. Cioè degli esseri viventi, come le piante, frutto di selezioni naturali praticate dall’uomo nei millenni.
Cosa cambia oggi allora, tanto da tornare su quei principi dalle chiare connotazioni etiche e morali, fino ad oggi incontestati? “Cambia il fatto che le multinazionali hanno bisogno di nuovi canali per guadagnare altre fette di mercato”, spiega l’ambientalista. E qualche breccia in Europa, che fino ad ora ha retto alle pressioni delle corporation agroalimentari, quali Monsanto (”la più aggressiva”), Dupont, Syngenta o Bayer solo per citarne alcune, sembra si stia aprendo. “Dopo aver perso la battaglia contro il brevetto sugli Ogm, il rischio è perdere quella per i prodotti della natura”.
Il broccolo e il pomodoro - E allora si combatte sul campo di una varietà di broccolo con proprietà “anticancerogene” ottenuta non attraverso un procedimento biotecnologico (Ogm) ma con metodi convenzionali usati da sempre in agricoltura. Il sì a questo tipo di brevetto spalancherebbe le porte alle potenti multinazionali che nel giro di poco tempo finirebbero per controllare l’intero mercato europeo, come già fanno per gli organismi geneticamente modificati. Stesso discorso per una varietà di pomodoro (il brevetto è stato concesso nel 2003 dallo Stato di Israele) sul quale la corte dell’Epo si troverà a decidere il prossimo 8 novembre. “Noi abbiamo sempre denunciato la pericolosità per gli effetti prodotti sull’agricoltura e sui consumatori - dice ancora Pratesi -: le royalties si pagano ad ogni risemina e si ripercuotono sui prezzi finali. Per chi detiene quei diritti i guadagni sono immensi”. Le pressioni che questi giganti sono poi capaci di fare sui governi e di riflesso sull’Europa, sono spaventosi: le rivelazioni di Wikileaks ne hanno dato la misura.
Prezzi su del 10% - Le conseguenze, in soldoni, al di là della ovvie motivazioni ideologiche, sarebbero visibili a partire dal nostro piatto di insalata. “Secondo le nostre stime - ci spiega Flavio Mollicone, portavoce dell’Adoc consumatori - nell’arco di tre-cinque anni si avrebbe un aumento del 10 per cento dei prezzi dei prodotti sottoposti a brevetto”. E il broccolo potrebbe essere l’apripista di una serie di riconoscimenti che impatterebbero senza pietà sul prezzo finale dell’alimento. “In un calcolo generale sulla spesa delle famiglie europee - aggiunge Mollicone - gli alimenti incidono per il 25 per cento: è chiaro che quel 10 per cento ulteriore metterebbe in difficoltà molti fra gli 800 milioni di cittadini europei”. Tutto ciò, chiarisce, “all’interno di un’esigenza generale di rivedere l’intero comparto agro-alimentare dal punto di vista della qualità e della sicurezza dei prodotti”.
A rischio le ditte semenziere - Come cambierebbe quindi il mercato agricolo? “Il cibo passerebbe in breve nelle mani di poche multinazionali e questo avrebbe come effetto di far scomparire la ricerca pubblica e condannare i contadini alla dipendenza dai privati. Inoltre, danno gravissimo, scomparirebbero le ditte semenziere che nel mondo dominato dai brevetti non hanno né spazio né potere economico”, spiega Riccardo Bocci, coordinatore nazionale della Rete semi rurali. L’urgenza c’è tutta: in questo momento “non bisogna abbassare la guardia”, dice, “ma portare a conoscenza dell’opinione pubblica quanto sta accadendo intorno ai beni comuni, tra cui rientrano tutti gli organismi viventi inclusi i prodotti naturali della terra”. Norme in contrasto - “E poi - aggiunge la segretaria di Equivita - bisogna agire attraverso i governi perché facciano pressione sull’Unione europea affinché intervenga e blocchi questo tipo di brevetti”. Che peraltro sarebbero contrari alla norma comunitaria, in particolare alla Direttiva 98/44/EC, visto che nel caso del broccolo “l’elemento anticancerogeno” è già presente in natura. Il problema allora è un altro: l’Ufficio europeo brevetti è un organismo indipendente rispetto all’Ue, nato attraverso una convenzione firmata da 19 Stati nel ‘72. E oggi l’Europa dei 27 ha chiare difficoltà ad armonizzare la sua disciplina con quella dell’Epo. “Ci aspettiamo che, come già in passato, Stati quali l’Italia e l’Olanda facciano pressioni sull’Europa perché i brevetti sugli esseri viventi non passino”, chiosa Pratesi. E di recente la stessa Olanda e la Germania hanno promesso un loro impegno a Bruxelles per una revisione più restrittiva delle norme. E’ prima di tutto una battaglia di civiltà che, come spesso accade, si combatte su piano squisitamente economico.
27 ottobre 2011 http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/11/10/brevetti_broccoli_pomodoro.html
Elio Cadelo ha coordinato un nuovo libro sugli OGM che tiene insieme molte competenze interessanti. Oltre a molti specialisti che già conoscete credo saranno di grande interesse le parole sulla psicologia degli OGM da parte di Vittorino Andreoli ed i dati tecnici di un analista finanziario come Giovanni de Caro.
Il libro è ora in libreria a 12€ e Elio Cadelo è interessato ad andare a presentarlo in tutta Italia, quindi chi volesse organizzare un evento può scrivere a sagri@salmone.org proponendo una iniziativa attorno al tema del libro.
Vitangelo Magnifico ci manda uno stralcio di Spazio Rurale con un ricordo di Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, una sua riflessione sulla cosidetta green economy ed un report sull’intervento del presidente Guidi a La Scienza in campo.
I fenomeni di caporalato al Sud continuano e queste sacche di illegalità danneggiano tutti.
Da vari anni opero nel settore cerealicolo e in questi giorni in una delle tante visite fatte, un agricoltore mi ha chiesto” Dottò che dici con il grano pagato a 28 euro il quintale mi conviene vendere?” la mia risposta è stata “ La convenienza è legata al margine che ti sei prefissato di ottenere perciò, solo tu puoi sapere se conviene o se devi aspettare”.
Perché vi ho raccontato ciò? Per un semplice motivo perché il nostro settore rispetto a molti altri è un settore anomalo, si semina il grano senza sapere il prezzo al quale verrà pagato alla raccolta e come il grano, anche altri prodotti sono sottoposti ai capricci del mercato.
Io la chiamo “la teoria del mobiliere” ossia ritengo che rispetto a chi produce un mobile e stabilisce un prezzo di vendita che gli garantisca un certo margine, nel settore agricolo si coltiva senza sapere poi a quale prezzo si venderà il proprio prodotto.
Del resto facciamo un passo indietro e vediamo cosa è accaduto quest’anno: alla semina, il grano veniva pagato a meno di 15 euro il quintale e questo ha spinto molti agricoltori a non attuare la concimazione di fondo, molti agricoltori poi (erroneamente per me ) hanno persino preferito adottare seme non certificato perché in tal modo c’era un risparmio di almeno 2 euro.
Cosa è accaduto in seguito però? Il prezzo del grano a partire da metà dicembre ha iniziato una lenta risalita che lo ha portato a oltre 30 euro il quintale e stranamente……sono aumentati i costi dei concimi di copertura, con la differenza però che mentre ora il prezzo dei concimi continua a mantenersi elevato, il prezzo del grano sta lentamente attestandosi a valori più bassi….
Non sono un economista, ma solo un agronomo, però una cosa mi lascia perplesso: come mai in concomitanza della concimazione di copertura c’è stato un aumento del prezzo del grano per poi invertire la rotta alla fine del periodo di concimazione?
Ho provato a chiederlo a molti commercianti operanti nel settore e tutti sono più o meno concordi nel sostenere che non c’è stata speculazione, ma è stato solo un caso fortuito quest’aumento dei concimi e ora il fatto che il prezzo si mantiene alto è legato esclusivamente alla forte crisi in cui versano diversi paesi africani produttori di concimi.
In definitiva, per ricollegarmi all’episodio iniziale, si nota un clima di incertezza generale da parte degli agricoltori che: da un lato non hanno mai certezze sul prezzo al quale gli verrà pagato il prodotto e dall’altro un costo dei mezzi di produzione che incidono notevolmente sul reddito.
Del resto l’agricoltore che mi chiedeva se era il caso di vendere, rappresenta un caso raro, in quanto a dicembre la maggioranza degli stessi, avevano già provveduto a vendere il proprio grano a prezzi ben più bassi proprio a causa della profonda crisi in cui il settore versa e a trarre vantaggio dall’aumento del prezzo sono stati principalmente i commercianti che avevano stivato grandi quantità di prodotto in magazzino.
Quali le considerazioni allora?
a) Il perdurare di prezzi dei concimi così elevati, si rifletterà sulle colture primaverili quali il pomodoro, su cui già grava un clima di incertezza elevatissimo legato alla nuova OCM Ortofrutta.
b) Se il prezzo del grano non si manterrà almeno a livelli di 20 euro al quintale, al momento della raccolta, l’anno prossimo si verificherà un calo ulteriore delle superfici.
c) L’incremento dei costi di produzione inciderà notevolmente sulla qualità del prodotto finale, poiché gli agricoltori per non coltivare in perdita cercheranno di limitare ulteriormente l’adozione dei concimi, con riflessi negativi sulla qualità.
d) Tutto questo comporterà perciò un ulteriore aumento delle importazioni dai paesi extra-UE che, da quanto riportato anche da Agrisole, già nel 2010 hanno oltrepassato i 2,3 milioni di tonnellate.
e) Questa instabilità dei prezzi incide anche sui contratti di filiera che molti commercianti hanno stipulato con gli agricoltori. Questo perché il prezzo di vendita pattuito è frutto di un analisi dei costi che non prevedeva aumenti così accentuati dei mezzi di produzione, garantendo perciò delle marginalità maggiori di quelle che possono essere garantite ora.
In conclusione siamo sempre al punto di partenza con lo spettro di una PAC 2013 che non prevede nulla di buono se non ulteriori tagli per il settore.
Del resto la popolazione mondiale aumenta, l’Europa continua a ostacolare lo sviluppo delle tecnologie OGM e i giovani si allontanano sempre più dall’agricoltura.
Allora o si prende esempio da altri settori garantendo un margine adeguato per chi opera in agricoltura o rischiamo un vero e proprio abbandono di un settore che è stato trainante per anni per l’economia italiana.



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