Il piu’ ostinato anti-OGM francese pubblica un nuovo articolo scientifico ( leggi seralini-3corn) in cui usa un un diverso approccio statistico per reinterpretare i dati prodotti da Monsanto 9 anni fa.
Non dubitiamo che questi dati faranno da base per la richiesta all’EU di una nuova moratoria anti-OGM transalpina e verranno anche portati come dato nella disputa al WTO per giustificare il rifiuto all’importazione e coltivazione di OGM. Nascerà quindi la necessità di approfondire tale reinterpretazione dei dati (postuma) e capire se questi dati possano dire qualcosa in maniera conclusiva.
Comunque sia mangiare l’11% di mais anche OGM al giorno non fa male, che equivale circa ad un piatto di polenta ogni 2 giorni.
Le conclusioni sono via via che Seralini scrive sempre più fosche, ma valutando di non aver dati convincenti (né originali) in mano chiude chiedendo che i test tossicologici siano fatti su ratti alimentati non per 3 mesi con vari tipi di mais, ma per 2 anni (leggi le-monde-seralini).
Una richiesta che dovrebbe essere presa come un regalo di Natale insperato dall’azienda di St.Louis che vede incoraggiata la sua politica di aumentare i test di sicurezza per poter escludere dal mercato degli OGM qualunque azienda medio-piccola.
Suggeriamo a Seralini di chiedere che nei 2 anni di alimentazione forzata con mais vengano inclusi nel pool di esperti anche un nutrito gruppo di psicologi dei ratti a cui demandare il compito di convicere i poveri malcapitati di alimentarsi per 2 anni di fila col 33% di mais senza indulgere ad atti di autolesionismo pur di cambiare una simile dieta.
La FAO usa il picco della crisi economica per giustificare i suoi fallimenti che vengono invece da molto lontano e da politiche ambigue e troppo burocratizzate. Nel gioco del cerchiobottismo FAO gli OGM sono approvati con le solite cautele:
26. We recognize that increasing agricultural productivity is the main means to meet the increasing demand for food given the constraints on expanding land and water used for food production. We will seek to mobilize the resources needed to increase productivity, including the review, approval and adoption of biotechnology and other new technologies and innovations that are safe, effective and environmentally sustainable.
L’agricoltura italiana e’ in crisi per i prezzi bassi di alcuni cereali (leggi roma-trattori e rivolta) tanto che abbiamo perso centinaia di migliaia di ettari coltivati a cereali. Inoltre la diabrotica ha fatto enormi danni ed ha fatto usare fiumi di pesticidi e l’anno prossimo andra’ peggio (leggi diabroticabs_cr) Ma gli stessi prezzi più bassi del 2008 sono troppo alti per le popolazioni africane.
Solo in condizioni di crisi gravissima le agricolture dei Paesi sviluppati hanno un vero vantaggio a coltivare, se i prezzi calano o salgono le produzioni noi andiamo in crisi. Solo che quando noi ridiamo altri non mangiano: forse dovremmo davvero aiutare le loro produzioni agricole nazionali, senza elemosine e senza ideologismi.
FAME MONDO: FAO, PREZZI CIBO TROPPO ALTI; E’ CRISI IN 31 PAESI
(AGI) - Roma, 10 nov. - Nei paesi poveri, importatori netti di cibo, i prezzi degli alimenti continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009. Lo rivela la Fao nel suo ultimo rapporto ‘Crop Prospects and Food Situation’ (’Prospettive dei raccolti e situazione alimentare’) che sottolinea come 31 nazioni oggi necessitino di aiuti d’emergenza. La situazione e’ particolarmente grave in Africa orientale dove a causa della siccita’ e dei conflitti in corso circa 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari, ha denunciato la Fao. Nonostante i prezzi alimentari a livello internazionale siano calati in modo significativo rispetto ai picchi raggiunti un paio d’anni fa, i prezzi del grano e del mais in ottobre sono saliti e quelli del riso di esportazione rimangono piu’ alti dei livelli ante crisi. “Per le popolazioni piu’ povere, il cui bilancio familiare viene speso sino all’80 per cento per il cibo, la crisi dei prezzi alimentari non e’ ancora finita”, ha dichiarato Hafez Ghanem, vicedirettore generale della Fao, “oggi per combattere fame e poverta’ la priorita’ a livello mondiale e’ incrementare gli investimenti nel settore agricolo dei Paesi in via di sviluppo”. Il rapporto esce quando mancano pochi giorni al Vertice mondiale convocato dalla fao dal 16 al 18 novembre allo scopo di raggiungere un ampio consenso per l’immediata riduzione della fame con l’obiettivo di promuovere gli investimenti pubblici e privati nello sviluppo agricolo dei Paesi poveri. In particolare, il documento spiega che in Africa occidentale la produzione cerealicola nel 2009 calera’ rispetto ai buoni raccolti dello scorso anno. Le piogge scarse, inferiori alle medie stagionali, hanno reso necessario in molte zone della regione ripiantare le colture e hanno causato la perdita del bestiame in Mali, Ciad e Niger. I prezzi dei cereali nella regione sono ancora ben al di sopra i livelli di due anni fa prima della crisi dei prezzi alimentari. Ad esempio, si legge nel rapporto, il prezzo del miglio sul mercato di Bamako, la capitale del Mali, di Ouagadougou in Burkina Faso e di Niamey in Niger e’ aumentato rispettivamente del 35, del 42 e del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007. Il prezzo del riso importato e’ incrementato tra il 22 e il 46 per cento. La Fao mette inoltre in guardia che il previsto calo della produzione cerealicola della Nigeria potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi in tutta l’Africa occidentale.
In Africa orientale la situazione desta grande preoccupazione a causa delle scarse precipitazioni che in molte aree hanno distrutto raccolti e pascoli, dell’incremento dei conflitti, dell’interruzione degli scambi commerciali e della permanenza di prezzi alimentari sostenuti. La Fao prevede, ad esempio, che in Kenya la produzione di mais sara’ inferiore del 30 per cento rispetto allo scorso anno. Si stima che circa 3,8 milioni di keniani soffrano di insicurezza alimentare elevata o estrema, per lo piu’ nelle aree agricole e pastorali marginali. In Etiopia il numero delle persone che necessitano di soccorsi umanitari e’ passato dai 5,3 milioni del maggio scorso a 6, 2 in ottobre, mentre in Uganda circa 1,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. Nel Sudan meridionale e in Darfur, invece, il proseguire della guerra civile sta facendo peggiorare la gia’ grave situazione alimentare della popolazione: si stima che siano circa 5,9 milioni le persone che per sopravvivere dipendono dagli aiuti alimentari d’emergenza. In Africa australe -si legge ancora sul rapporto- nonostante la buona produzione cerealicola del 2009, persistono prezzi alimentari elevati in diversi paesi, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare della popolazione. In Nord Africa la produzione complessiva di grano si preveda raggiungera’ il nuovo record di 21,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,3 milioni di tonnellate del 2008, quando la produzione era stata compromessa a causa della siccita’. In Asia, le prospettive della produzione di riso nel 2009 si sono deteriorate da luglio a seguito delle irregolari piogge monsoniche in India, uno dei principali paesi produttori, e dei disastri naturali in alcuni altri paesi, come il Giappone, la Repubblica della Corea del Nord, la Repubblica democratica popolare del Laos e lo Sri Lanka. (AGI)
Le cifre della FAO benche’ enormi sono obbiettivi raggiungibili da un pianeta che pensa a tutti. L’obiettivo è quello di far produrre di più a chi ha piu’ fame dando loro accesso alle nuove tecnologie, non incanalandoli nella strada della sola chimica o della sola meccanizzazione. (Leggi l’articolo FAO)
Due modi vi vedere il bicchiere mezzo pieno (Leggi Trend.pdf) o mezzo vuoto (leggi Echos.pdf). Ma in entrambi i casi si certifica come l’erbicida RR sia oramai nelle mani di altri e che le innovazioni generano sviluppo per le aziende che si muovono, prendono iniziative e si rinnovano.


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