Caro Michele Serra,
le potremmo dire che non ha studiato bene, anzi non ha studiato affatto visto che crede che gli erbicidi si usino solo nelle Americhe mentre se ne usano di più sulle coltivazioni non OGM che ha sotto casa (Leggi L’artiicolo). Le potremmo dire che non ha capito bene che un diserbante non è una bomba atomica e non provoca danni né definitivi né assoluti visto che tantissime piante vi sopravvivono solo pochi giorni dopo che sono stati usati (e molte anche durante). Le potremmo dire che non ha studiato nulla della materia brevettuale, non ha letto Luca Simonetti e non sa che non è possibile brevettare il broccolo né naturale né assoluto come lo chiama lei. Le potremmo dire che non ha studiato i flussi internazionali delle derrate, dei pesticidi e dei semi altrimenti non ci accuserebbe di essere le ancelle delle multinazionali e sopratutto non ha letto che le vere multinazionali sono quelle che hanno finanziato lo studio definito “irrilevante” dall’Agenzia per la sicurezza alimentare Europea sulla presunta pericolosità del mais NK603. Le potremmo anzi spiegare che per le sue posizioni anti-OGM dovrebbe andare a battere cassa dalle grandi multinazionali della distribuzione alimentare perché (ne siamo certi) sta facendo gratis campagna promozionale per i loro scopi. Le potremmo dire che non ha letto le nostre tesi che dicono che gli OGM hanno un bisogno vitale di biodiversità e che sono fatti per le economie avanzate e quindi non sono quelli prodotti dalle multinazionali a poter risolvere la fame in Africa, ma altri OGM quelli fatti dalla ricerca scientifica pubblica. La ricerca che lei e tanti altri intrisi di ideologia impedite in questo Paese.
Ma ci sembra del tutto inutile dirle tutte queste cose, le vorremmo dire sono una cosa: lei caro Serra non ne ha il fisico.
Lei ha paura del talk show perché non vuole correre il rischio di incontrare Sallusti. Ha un fisico gracile, direi quasi cagionevole. Un fisico da chi deve studiare, scrivere, dissertare sulle strategie di un Paese. Lo fa non da una trincea, non stando alla guida di una pala meccanica, ma da un’Amaca.
Ecco si guardi una volta dondolare in quell’Amaca e pensi per una volta che se non si usano gli erbicidi, il diserbo va fatto a mano e non abbiamo candidati a fare le mondine. Serra ci pensi bene: lei non ne ha il fisico
Le reazioni insensate e fuori luogo ad una normalissima presa di posizione del Ministro Clini (Aprire agli OGM per creare sviluppo - OGM, in scena la commedia degli equivoci), ma le bugie dalle gambe corte stanno arrivando a dover spiegare le tante contraddizioni di un sindacato agricolo che non vieta la vendita di mangimi OGM in Italia, ma impedisce la ricerca su quegli stessi OGM. Il vento sta forse cambiando.
Antonio Pascale scrive una ficcante riflessione su Letture del Corriere della sera del 27 novembre scorso (leggi Bufale scientifiche). Il vero bersaglio del pezzo sono gli scienziati autorevoli che non intervengono con assiduità a ribattere ad affermazioni degne di maghi e veggenti e stanno tranquilli ritirati nei loro uffici a pensare a cose più importanti.
Ma a Mario Capanna non sembra vero che qualcuno parli di lui e quindi che lui possa “propanare” il suo verbo ai quattro venti. Il termine “propanare” non esiste, ma Mario Capanna lo usa sistematicamente e con convinzione: daltronde non è l’unica cosa che non esiste se non nella sua fervida immaginazione. Cercando su Google il verbo propanare si trova solo riferito ad un altro ignoto creativo che lo riferisce all’uso di una automobile alimentata a gas (propano???).
Dunque Capanna scrive una lettera al Corriere a cui Pascale risponde per le rime (leggi la leggenda della fragola).
L’articolo citato da Capanna è questo (leggi fragola-pesce). Dal testo si desume che trattasi di trasformazione di foglie, rigenerazione a callo e differenziamento di piantine la cui “morfologia non è differente dalla forma iniziale”. Insomma di lische di pesce non si parla, ma sopratutto non si parla di frutti. Gli autori non descrivono i frutti ossia le fragole (e sopratutto non li descrivono nelle generazioni ossia non si sa se erano delle vere piante transgeniche o solo delle chimere).
Non si trova in lettaeratura scientifica notizia di un prosieguo di questa ricerca da parte degli stessi autori che già nel 1998 sembrava che pubblicassero le loro attività su un foglio ciclostilato più che su un giornale scientifico accreditato.
Per onestà dobbiamo ammettere che altri potrebbero aver proseguito le ricerche del Santo Graal ossia la fragola con la lisca, ma ammettiamo con imbarazzo di non essere capaci di tradurre dal mongolo questo interessante articolo (fragola-mongola).
Questo era il nome di una magica pozione che il professor Lumacorno consegnava in premio a Harry Potter. La pozione dava un (transitorio) effetto di ottimismo sfrenato e certezza che qualunque cosa si stesse per fare avrebbe avuto successo.
Vogliamo per un momento vivere sotto l’effetto di questa droga magica sperando che qualche baggliore di ottimismo ci venga portato dalla nuova patata di BASF chiamata appunto Fortuna.
Non si riesce ancora a mettere le mani sui dettagli tecnici di cosa sia stato fatto per davvero, ma le scarse notizie ci dicono che dopo oltre 20 anni di tentativi di introdurre per incrocio tradizionale due geni da patate messicane la resistenza a peronospora, ora BASF e’ riuscita nell’intento per le vie brevi.
Chissa’ se i maestri della MAS non riusciranno a ri-produrla con le loro mirabolanti nuove tecnologie senza ricorrere agli OGM.
Ma la Fortuna Liquida non sta nell’aver fatto una nuova pianta GM.
Le Fortune sono due:
La prima e’ che una azienda Europea ed in aggiunta tedesca ed in aggiunta un gruppo leader nella chimica decida di abbattere in maniera molto significativa (non annullare) i trattamenti con fungicidi per garantire la produzione di patate resistenti a peronospora.
La seconda e forse maggiore Fortuna e’ che si tratta del piatto simbolo della cucina tedesca, come se noi modificassimo la pasta, e che l’idea e’ di fare un prodotto per l’uso diretto per l’alimentazione umana. Senza giri di parole verso produzioni destinate alla mangimistica o all’abbigliamento, ma dritti al cuore del problema: esseri umani che mangiano un OGM.
(Nel 2014 la prima patata OGM ad uso alimentare)
Non sappiamo se e quanto durera’, non sappiamo ancora i dettagli tecnici dell’0assemblaggio che ha portato a Fortuna, e non sappiamo nemmeno se passera’ al giudizio dell’EFSA e se quindi davvero potremo mangiare Fortune fritte nel 2015, ma per adesso ci prendiamo questo attimo di effimero ottimismo sperando che sia un segnale verso le altre aziende della chimica Europee ad innovare nella direzione che gia’ e’ stata decisa dalla gran parte delle agricolture del pianeta.
Il Fatto Quotidiano rilancia un nuovo interminabile e vacuo rapporto del network delle organizzazioni anti-OGM mondiali: (OGM: 250 mila contadini si suicidano)
Il cervello pensante di questa organizzazioe ha ora sede in Toscana (della serie i guai non finiscono mai). Alla nuova organizzazione (Mario Capanna-free!!!) servono ben 251 iteminabili pagine (chi volesse puo’ scaricarsele dal loro sito) per fare la collezione di luoghi comini e vecchie storie di fallimenti annunciati degli OGM poi rivelatesi errori di valutazione scientifica. Visto chi coordina questo ensemble di musiche scordate, Il Fatto mette in risalto il nuovo record dello spread che questa volta non riguarda i Bund ed i BTP, ma la distanza tra i suicidi di contadini indiani ora giunti a quota 250.000 e la verita’ matematicamente osservabile dai dati accurati proposti dall’IFPRI che certifica invece la diminuizione dei suicidi che tra l’altro non sono attribuibili ad alcuna coltivazione specifica.
A fronte di numeri, tabelle, analisi, dati veri analizzati in dettaglio la risposta e’ che l’IFPRI ha semplicemente manipolato i dati (IFPRI e i dati sgraditi). Ecco noi fino a che non ci sara’ un dettagliato documento con numeri, tabelle, analisi e fatti, redatto da una agenzia titolata ed autorevole del Governo indiano continuerempo a fidarci dell’IFPRI.


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