Carta da pioppi OGM con lignina più degradabile

Aprile 23rd, 2014
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Notate la distanza tra chi scrive l’articolo, la ricercatrice intervistata, le sua argomentazioni di carattere ambientale e di rispetto della biodiversita’ rispetto alla scelta del titolo dell’articolo che come al solito e’ di esclusiva pertinenza di di persone diverse dal redattore dell’articolo.

Leggi: Alberi geneticamente modificati: rischio di carta Ogm

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Tanta agitazione per EXPO

Aprile 3rd, 2014
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Si preoccupano in 39, ma non portano un solo dato nuovo o seriamente documentato. Tra i più attivi nemmeno a dirlo la solita Coldiretti…….
Leggi: Quella contro gli OGM è una battaglia per la salute - OGM, mobilitazione contro al deregulation - L’Italia dell’EXPO deve bloccare gli OGM

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Ma la definizione di OGM è obiettiva?

Marzo 25th, 2014
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Di Alberto Guidorzi

L’acronimo OGM alla lettera “O” associa “organismo”, sottintendendo “un essere vivente”, mentre con GM si intende una modifica genetica, che però non assume un significato univoco.
Esempio le modifiche genetiche eseguite su delle cellule somatiche quindi non ereditabili dalla progenie possono venire eseguite su cellule isolate o in vivo, ma nel primo caso sono delle “transfezioni” ossia processi fisici di transfert di geni, mentre nel secondo caso sono delle terapie geniche. Ora queste per il fatto di non essere ereditabili non appartengono alla categoria degli OGM. Il vocabolo “transgenesi” è un neologismo in uso da una trentina d’anni e si applica solo agli organismi pluricellulari (piante e animali) e non ai microrganismi e consiste in un trasferimento di geni indipendentemente dall’origine ed in maniera tale da essere poi trasmissibili alla progenie. Per i microrganismi si usa di preferenza nei laboratori scientifici il vocabolo “trasformazione” e con ciò s’intende sia il trasferimento spontaneo di geni per opera di minicromosomi, come i “plasmidi”, ma anche un trasferimento forzato in modo tale da far incorporare al solo cromosoma presente nei batteri un gene estraneo. Anche in questo caso non si parla di OGM di cui alla definizione.

Altro aspetto lessicale usato nei laboratori di ricerca è che una cellula animale si definisce trasformata quando essa ha assunto la capacità di moltiplicarsi indefinitamente ed un esempio sono le cellule precancerose che hanno subito delle mutazioni spontanee o indotte (compreso il trasferimento di un gene). La sigla OGM è dunque praticamente impiegata per definire una PGM (pianta geneticamente modificata) o AGM (animale geneticamente modificato) ambedue destinati ad essere usati come animali da compagnia , come piante ornamentali. La sigla OGM è molto meno usata quando si tratta di modifiche genetiche apportate su piante o animali usate per la ricerca medica o la ricerca fondamentale.

Altro aspetto altamente contraddittorio è l’uso delle cisgenesi e/o intragenesi; intendendo con ciò il trasferimento di un gene all’interno di specie sessualmente compatibili. In questo contesto quindi si ottiene lo stesso identico risultato che si è sempre ottenuto mediante l’incrocio e successiva fissazione del carattere e contemporanea eliminazione dei caratteri sfavorevoli ereditati. Ora con la tecniche che si usa per la transgenesi si potrebbe agire in modo più mirato e in molto minor tempo nel miglioramento delle piante. Evidentemente, dopo, le piante trasformate devono poter essere rivelate e selezionate, ecco che si ricorre all’immissione di geni marcatori di resistenza agli antibiotici. Questo è stato uno dei punti maggiormente attaccati dai contrari agli OGM, ma questi dimenticano che se un gene è trasferibile esso è anche eliminabile e guarda caso è ciò che si fa, nel senso che lo si usa per selezionare le piante trasformate ma poi lo si elimina nelle piante che sono coltivate. Tuttavia la cosa che più è incongruente è che un gene trasferito con un incrocio non da una pianta OGM e non se ne pretende nessun controllo a posteriori, mentre se lo è per cisgenesi o intragenesi, lo si fa appartenere agli OGM e quindi ha bisogno di controlli meticolosi; eppure si tratta della stessa identica pianta, niente vi è di diverso. Queste sono le incongruenze di quando il modo di ragionare è ideologico, che è tipico degli anti-OGM.

Tuttavia soffermiamoci un po’ su questo benedetto “geneticamente modificato” e sul significato reale che ha e su quello fuorviante che gli è stato attribuito. Per farlo facciamo una semplice constatazione: 100.000 miliardi di cellule, contenenti ognuna 25 mila geni codificanti delle proteine e formati da 3 miliardi di basi azotate tra le quali una ogni mille differisce a seconda degli individui, è un’altra definizione che si può dare dell’uomo. Inoltre, geneticamente parlando, è un po’ più grande del topo, ma meno del riso. Tutto ciò ci dovrebbe portare ad avere una certa umiltà nello stilare la gerarchia naturale. Tuttavia a ciò occorre aggiungere un biliardo di virus e di batteri che « passeggiano » negli organi umani. Una vita microscopica che è demandata a mantenere la mia omeostasia, vale a dire la regolazione armoniosa del nostro corpo. In altri termini il nostro considerarci superiori non dipende da un genoma molto diverso rispetto agli altri esseri viventi, ma piuttosto da solo qualche mutazione piccola ma determinante. Pertanto a rigore di termini siamo tutti OGM. (si pensi che il mais coltivato che differisce dal teosinte, la specie da cui lo si considera derivare, solo per la mutazione avvenuta in 5 geni maggiori e ciò ha comportato ad esempio che nel teosinte vi siano 10 semi per spiga che si staccano a maturazione mentre nella spiga di mais odierna ne abbiamo 400 e non si staccano).Nel corso della vita l’uomo subisce il rinnovo incessante delle sue cellule e quindi si espone sistematicamente a delle mutazioni endogene. I globuli bianchi si rinnovano tutti i 5 giorni, quelle della pelle ogni 15, quelle del fegato ogni anno, quelle dell’intestino ogni 15 anni; anche i neuroni il cervello che si credevano immutabili cambiano, seppure lentamente. Venti milioni di cellule di un corpo umano si dividono e ognuna ne da produce due nuove. In altri termini ieri non ero lo stesso di oggi e oggi non sarò lo stesso di domani. Si nasce OGM e si muore sempre come un OGM ma diverso da quello della nascita. In tutto questo sobbollimento di cambiamenti le possibilità che avvenga un errore di codificazione, di traduzione o di trasferimento d’informazione, che si chiama in realtà mutazione, è dunque con-sostanziale ad ogni individuo. Mediamente da un genitore ad un figlio si deve mettere in conto almeno 30 mutazioni che capitano nella moltiplicazione di un genoma completo. A queste mutazioni occorre, però, aggiungere quelle dovute ad elementi esterni.

Ebbene i burocrati di Bruxelles arbitrariamente e solo per compiacere le spinte di politici incompetenti, hanno deciso che una modifica genetica non sia un OGM fino a quando non vi è l’intervento dell’uomo tramite la messa in pratica di una operazione di ingegneria genetica eseguita su del DNA isolato. Stabilendo così, e senza che vi sia nessun fondamento logico e scientifico, che i virus trasferenti geni diversi alle piante e agli animali non appartengono alla categoria degli OGM, eppure siamo comunque in presenza di un agente estraneo alla cellula che subirà la modificazione; ma il colmo della illogicità lo si raggiunge quando l’uomo opera la fusione di protoplasti, cioè un’operazione di ingegneria genetica che implica il trasferimento di geni o addirittura di tutto il genoma da un individuo ad un altro e dalla definizione non viene considerata una creazione di OGM. Le specie si sono evolute perché man mano si sono geneticamente modificate e se non fosse avvenuto ciò l’uomo e tutto il resto del mondo vivente non ci sarebbe. Eppure anche qui l’uomo ha copiato dalla natura ed è intervenuto per provocare lui delle mutazioni genetiche e creare maggiore biodiversità, ma anche in questo caso si è preferito lasciar fuori i prodotti vegetali mutati ottenuti, dalla categoria degli OGM.

Non solo, ma si è sorvolato sul fatto che le mutazioni indotte non sono sotto il controllo umano, seppure eseguite dall’uomo, in realtà è uno “sparare alla cieca”, che tra l’altro non prevede controlli di enti terzi. Perché questo? Semplice da spiegare: perché l’uomo induce modificazioni nelle piante da circa un secolo e quindi era difficile giustificare pericolosità presunte o paventare derive e quant’altro di queste piante geneticamente modificate. Non solo, ma si è arrivati addirittura a condannare una tecnica in quanto tale e non perché comportante pericolosità, infatti quest’ultima nel caso di una PGM non è generalizzabile, ma eventualmente va valutata caso per caso. Si è convinta molta opinione pubblica che essendo un’opera umana e quindi non naturale, travisando completamente il significato di naturalità, essa è da condannare solo per questo. Come se un’operazione chirurgica non si dovesse praticare in attesa che le forze della natura, naturali quindi, provochino la guarigione. Almeno i popoli di derivazione anglosassone hanno avuto il coraggio di parlare chiaro ed hanno scartato la dizione di OGM, chiamandoli in modo palese “GEO” (genetically engineered organism), rivendicando cioè da subito l’intervento dell’uomo e lasciando ad un consesso degli stessi valutare caso per caso equivalenza ed impatti di ogni GEO creata. Sarebbe quindi ora che i “terzomondisti” valutassero l’impatto e le conseguenze dei loro rifiuto e conseguenti atti vandalici distruttivi, che non fanno il danno a chi coltiva OGM o a chi ne produce le sementi, bensì ai coltivatori italiani prima di tutto e a chi, dei paesi poveri, vuole commerciare con noi, ma non può godere dei vantaggi delle piante OGM. Si pensi solo al danno che si arrecherebbe ai produttori di cotone asiatici e africani se effettivamente e volendo essere coerenti rifiutassimo il loro cotone al 95% OGM. Invece lo importiamo e con quello sterilizzato ci puliamo anche le ferite. Gli Stati produttori non li penalizziamo con il nostro rifiuto ma offriamo loro il destro di applicare ritorsioni verso i nostri prodotti perché andiamo contro a degli accordi anche da noi accettati. I produttori di seme multinazionali invece gongolano: 1° perché comunque continueranno a venderci i loro semi vecchi: 2° perchè sanno che occorrerà solo attendere e poi ci imporranno le loro regole in quanto noi non potremo concorrenziali.

Ma la cosa che più preoccupa sono i movimenti che si sono creati per aver dato credito a della pseudoscienza e che, orfani di altre ideologie, ne hanno trovato una che permette loro di scaricare le loro frustrazioni. Lo schema è ben rodato:
1° Senza nessuna prova scientifica a supporto, decidono ciò che è ammesso e ciò che non lo è e brandiscono solo la semplice nozione di “rifiuto assoluto” quasi sacralizzato.
2° Si richiede alla scienza di provare l’innocuità delle tecniche di modifica genetica al solo fine di ritardarne le scadenze attraverso moratorie senza fondamenti giuridici. Il principio di precauzione è usato controsenso in quando si impedisce la sperimentazione che è il solo mezzo per provare un’ipotesi.
3° si bandiscono tutte le discussioni serie sugli effetti delle PGM pretendendo che sono solo chiacchiere di gente al soldo delle multinazionali, viste come divoratrici dei poveri cittadini alla stregua dell’orco di Pollicino.
4° tutto è ben congegnato in modo da impaurire, ricattare e rendere comunque la vita difficile a chi lavora nelle biotecnologie vegetali, e non si limitano ciò, infatti gli studi sulle nanotecnologie stanno subendo la stessa sorte, seppure la massaia faccia delle nanotecnologia quando monta la panna.
Dicono che deve essere la società tutta intera a prendere le decisioni, ma non specificano quale modello di società vogliono, appunto per non far aprire gli occhi ai cittadini.

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Banane sterili e biodiversità dei funghi

Marzo 17th, 2014
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Cosa è meglio il sapore di una tradizionale varietà scomparsa per l’ostilità alle biotecnologie o nuovi ibridi probabilmente sempre meno saporiti ma OGM-free? E poi queste banane che sfatano il mito degli OGM sterili proprio non ci volevano…

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Cosa c’entra il Ministro dell’Agricoltura nazista con Expo 2015: ce lo spiega Elio Cadelo

Dicembre 27th, 2013
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Suolo e Sangue è una brutta storia di orgoglio nazionalistico di una Europa che speriamo sia tramontata per sempre e che veda invece un continente che sia aperto e desideroso di innovarsi e proiettarsi verso un migliore futuro.

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