Un durissimo atto di accusa di chi ragiona con piatto sempre servito a tavola e scarica le guerre commerciali su popolazioni fragilissime con un paternalismo irresponsabile. Leggi dal The Wall Strett Journal: Africa Can Feed the World … 
http://www.ipetitions.com/petition/changerlegislationogm/
Collegandovi a questo sito potete firmare la petizione on line redatta da eccellenti scienziati con ottime pubblicazioni scientifiche internazionali.
Qui Il testo completo della petizione. Mettiamo a disposizione la petizione degli scienziati svedesi anche in versione PDF.
Le frasi riportate nella petizione sono quelle che ripetiamo da anni, ma spiccano due temi che vorrei mettere in evidenza ancora una volta:
1. La grandissima maggioranza degli scienziati pro-OGM si sono formati dentro i movimenti ambientalisti prima ancora di diventare scienziati e non esiste dissidio, anzi sintonia, tra OGM e protezione dell’ambiente.
2. Senza una fortissima ricerca pubblica in realtà si stanno aiutando le multinazionali ad essere padrone del mercato dei semi, quindi la contrapposizione di alcune organizzazioni ambientaliste aiuta il regime di monopolio delle gradi aziende chimiche e sementiere. Per romperlo bisogna fare test di sicurezza su tutti i tipi di piante allo stesso identico modo, tutelando la sicurezza dei consumatori, mentre ora si privilegia solo il predominio delle multinazionali.
Alberto Guidorzi ci segnala che oramai i grandi Paesi esportatori hanno quasi solo soia da OGM. Dove comprano, quanto costa e che resa per ettaro ha la vecchia soia non-OGM usata dai nostri mercati di nicchia locali?
Ci scrive infatti Guidorzi che: “La società brasiliana di consulenza Célérès ha comunicato che l’adozione di soia, mais e cotone transgenici nel 2011 ha avuto un trend di aumento molto forte.
Soia: La soia ormai rappresenta 82,7 % della superficie totale brasiliana, ossia 20,8 milioni di ha con un progresso del 13,4% rispetto al 2010. Trattasi essenzialmente di varietà GM tollerati agli erbicidi suddivisi tra quattro “eventi transgenetici”, ma ormai si deve annotare anche l’adozione di varietà GM a doppia resistenza, erbicidi e insetti nocivi.
Mais: La coltivazione del mais transgnenico è autorizzato alle semine in Brasile da soli quattro anni ed ormai il mais GM copre 9,1 milioni di ettari, ossia il 64% delle superfici totali. In brasile sono autorizzati 16 “eventi transgenici” immessi nelle varietà di cinque società sementiere. Le varietà coltivate si suddividono per il 47,2% delle superfici con resistenza agl’insetti, 41,7% inglobano la doppia resistenza a erbicidi e insetti, mentre 11,1% sono resistenti a soli erbicidi.
Cotone: Il cotone GM ha anch’esso progredito speditamente (+62,7%) e nel 2011 copre il il 39% delle superfici totali, ossia appena più di 6 milioni di ha che si suddividono tra varietà GM resistenti agl’insetti (21,8%), tolleranti a erbicidi (36,7%) e con i due tratti combinati (41,5%)”
Le notizie che ci arrivano dalla Norvegia sono sconvolgenti e non a caso si scopre una relazione diretta con gli indimenticabili orrori dei genocidi nazisti.
A poche ore dalla tragedia il GR1 descriveva il criminale, autore delle stragi, come “titolare di una azienda agricola biologica e questo gli ha permesso di procurarsi l’esplosivo“.
Vogliamo dire con estrema chiarezza che noi non stabiliamo alcuna relazione tra una una tecnica di coltivazione agricola ed un pazzo criminale neo-nazista. Questo sito non lascerà alcuno spazio che possa consentire qualunque tipo di ambiguità su questa vicenda che non esiteremmo
a definire di volgare sciacallaggio.
Ci possiamo solo augurare che anche coloro che avversano le nostre posizioni dichiarino una simile presa di distanza dalle false speculazioni, appena ribadite, sulle inesistenti relazioni tra suicidi di agricoltori indiani ed utilizzo di semi di cotone trasgenico.
Talvolta e’ meglio far parlare i grafici degli andamenti dei prezzi piu’ di fare qualunque commento:

L’analisi dell FAO lascia pochi dubbi:
http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/
E le prospettive sono anche peggiori se si aggiunge alla crisi del Nord Africa anche la siccita’ in Cina.
Sarebbe interessante se qualcuno chiedesse conto a quelli che predicano il consumo di soli vegetali della situazione attuale, di quali drammi dovremo attraversare per giungere ad una simile economia e di chi paghera’ il prezzo di costi cosi’ alti delle materie prime. La storia del pollo di Trilussa non a caso viene raccontata da chi di polli ne ha mangiati due, non da quello che non ha mangiato.



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