Le notizie che ci arrivano dalla Norvegia sono sconvolgenti e non a caso si scopre una relazione diretta con gli indimenticabili orrori dei genocidi nazisti.
A poche ore dalla tragedia il GR1 descriveva il criminale, autore delle stragi, come “titolare di una azienda agricola biologica e questo gli ha permesso di procurarsi l’esplosivo“.
Vogliamo dire con estrema chiarezza che noi non stabiliamo alcuna relazione tra una una tecnica di coltivazione agricola ed un pazzo criminale neo-nazista. Questo sito non lascerà alcuno spazio che possa consentire qualunque tipo di ambiguità su questa vicenda che non esiteremmo
a definire di volgare sciacallaggio.
Ci possiamo solo augurare che anche coloro che avversano le nostre posizioni dichiarino una simile presa di distanza dalle false speculazioni, appena ribadite, sulle inesistenti relazioni tra suicidi di agricoltori indiani ed utilizzo di semi di cotone trasgenico.
Talvolta e’ meglio far parlare i grafici degli andamenti dei prezzi piu’ di fare qualunque commento:

L’analisi dell FAO lascia pochi dubbi:
http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/
E le prospettive sono anche peggiori se si aggiunge alla crisi del Nord Africa anche la siccita’ in Cina.
Sarebbe interessante se qualcuno chiedesse conto a quelli che predicano il consumo di soli vegetali della situazione attuale, di quali drammi dovremo attraversare per giungere ad una simile economia e di chi paghera’ il prezzo di costi cosi’ alti delle materie prime. La storia del pollo di Trilussa non a caso viene raccontata da chi di polli ne ha mangiati due, non da quello che non ha mangiato.
I dati diffusi ieri, 22 febbraio dall’ISAAA sui dati del 2010 sono davvero impressionanti. Ogni anno si aggiunge come nuova superifce coltivata ad OGM una estensione uguale a quella dell’intera superficie agricola italiana. Immaginate tutte le coltivazioni che abbbiamo in Italia dal grano alla vite agli ortaggi: e’ l’estensione di quanto ogni anno aumenta la superfice coltivata ad OGM nel mondo. Il campo medio e’ di 9,6 ettari ossia piu’ piccolo del campo medio di una azienda italiana. Il 80% della soia e ben il 64% del cotone derivano da OGM: due blue jeans su tre sono OGM.
Oramai non c’e’ piu’ soia OGM-free se non per attività marginali. Quasi il 30% del mais deriva da OGM ed i margini di miglioramento per questa commodity lasciano pensare che nei prossimi anni sempre piu’ mais che circola per il mondo deriverà da OGM. All’Italia manca circa il 30% del mais che consuma e quello biotech e’ un buon mais da commercializzare: i conti su cosa importeremo sono presto fatti.
Importante aumento delle coltivazioni biotech in Australia. Tra due anni potrebbe arrivare la coltivazione di riso OGM e di golden rice. Grazie alle varieta’ Bt si sono risparmiati in 15 anni 393mila tonnellate di pesticidi e solo nel 2009 si sono ridotte le emissione di gas serra in quantità’ tale che si puo’ dire che grazie agli OGM si e’ evitata tanta CO2 quanta quella diffusa da 8 milioni di autovetture.
Leggi (il report del The International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications ) e (Situazione globale del commercio di prodotti geneticamente modificati - OGM)
Patrick Morre e’ stato per anni presidente di Greenpeace Canada e Greenpeace International, ma ha abbandonato l’organizzazioni molti anni fa ed ora descrive cosi’ come mai lui sia diventato un sostenitore anche degli OGM:
Patrick Moore’s Environmental Epiphany
- Center for Consumer Freedom, February 3, 2011
‘Greenpeace became increasingly senseless’
For years, radical environmental groups like Greenpeace have tried to restrict consumer choice, especially on the issue of genetically modified (GM) crops. Patrick Moore is a former long-haired environmentalist and was an early member of Greenpeace. But Moore, an ecology Ph.D., has since had a resounding change of heart, as he explains in the Vancouver Sun:
You could call me a Greenpeace dropout, but that is not an entirely accurate description of how or why I left the organization 15 years after I helped create it. I’d like to think Greenpeace left me, rather than the other way around, but that too is not entirely correct.
The truth is Greenpeace and I had divergent evolutions. I became a sensible environmentalist; Greenpeace became increasingly senseless as it adopted an agenda that is anti-science, anti-business, and downright anti-human. This is the story of our transformations.
The last half of the 20th century was marked by a revulsion for war and a new awareness of the environment. Beatniks, hippies, eco-freaks and greens in their turn fashioned a new philosophy that embraced peace and ecology as the overarching principles of a civilized world. Spurred by more than 30 years of ever-present fear that global nuclear holocaust would wipe out humanity and much of the living world, we led a new war-a war to save the earth. I’ve had the good fortune to be a general in that war.



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