Xylella: non decidere mette a rischio l’agricoltura

Luglio 27th, 2016
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L’infezione da Xylella potrebbe diventare peggio della fillossera per la vite e servirebbero scelte coraggiose, ma responsabili.

Leggi l’articolo di Giovanni Martelli su Xylella Fastidiosa e disseccamento rapido dell’Olivo.

Nella categoria: News, OGM & Agricoltura italiana, OGM & Ricerca

IARC, EFSA e glifosato. Un’analisi di Alberto Guidorzi [Aggiornato il 08 Giugno]

Giugno 8th, 2016
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“L’affaire Gliphosate”, la cronistoria

Aggiornamento del 31 Marzo: leggi Una decisione dimostrata sbagliata con 10 immagini

Aggiornamento del 21 Marzo: leggi Agricoltura, una professione per intraprendenti

Aggiornamento del 4 Aprile: Vanno in fumo le riduzioni di emissioni di gas serra che l’uso del glifosato garantiva

Aggiornamento del 31 maggio Il glifosate non passa mai di moda (anche come polemica)

Aggiornamento del 08 Giugno Gli Stati membri scaricano su Bruxelles le scelte che gli fa comodo che altri prendano per loro.

Quando è iniziato il tutto?

Possiamo farlo partire dal 20 marzo 2015, quando il CIRC (IARC acronimo inglese)-Centro Internazionale di Ricerca sul Cancro che è un’emanazione dell’OMS http://www.iarc.fr/en/media-centre/iarcnews/pdf/MonographVolume112.pdf ha annunciato di aver classificato il gliphosate come “cancerogeno probabile”

Chi dice “gliphosate” dice “Roundup” e il tutto lo collega alla multinazionale Monsanto, prima, produttrice in esclusiva dell’erbicida totale ( irrorandolo fa morire tutte le piante erbacee verdi), dsl 1991 conserva l’esclusiva sul marchio, ma non sulla molecola che è divenuta libera. Esso è usato in agricoltura, ma anche in tutti gli spazi verdi inerbiti non agricoli da tenere puliti. Fatto veramente paradossale è che la molecola è divenuta erbicida in un secondo tempo, subito è stata una molecola studiata per essere “anticancro” e per questa caratteristica ne è stata chiesta l’approvazione. La molecola è stata abbandonata solo perché gli effetti erano troppo limitati. Dobbiamo ammettere quindi che ci fosse qualche scriteriato che volesse far passare una molecola anticancro per producente il cancro! Persone quindi pazze e autolesioniste.

Comunque l’annuncio, ben dopo 45 anni d’uso del diserbante, ha scatenato il martellamento mediatico di tutti gli anti-OGM, di tutto il mondo verde, delle agricolture alternative e della politica purtroppo, sia militante che non. L’esempio lo troviamo con due ministri italiani che recentemente hanno detto che sono favorevoli alla messa al bando del gliphosate vale a dire: il militante Ministro Martina ed il non-militante (ma che sia vero?) ministro Lorenzin.

E’ buona cosa relativizzare la portata dell’annuncio

La classifica“cancerogeno probabile per l’uomo” è la categoria 2A e sotto di questa vi sono altre tre categorie che vanno da “cancerogeno possibile” (2B), ”inclassificabile circa la cancerogenicità per l’uomo” (3), “probabilmente non cancerogeno” (4). Siamo dunque a livello di non certezza, mentre sopra vi è la categoria in cui la “cancerogenicità è certa per l’uomo”.
La categoria 2A è quella categoria dove sono incluse quelle sostanze per le quali esistono prove sufficienti di cancerogenicità in laboratorio, cioè in vitro, e qualche indizio di cancerogenicità per l’uomo, ma senza prove sufficienti, ad esempio chi cuoce un alimento ad alta temperatura è destinato a produrre sostanze appartenenti alla stessa categoria del gliphosate, unitamente ai raggi ultravioletti, agli steroidi androgeni, al tricloroetilene , alla combustione domestica (i fumi di un caminetto per intenderci) e le esposizioni professionali di tutte le parrucchiere e i barbieri.
Non si creda che alla categoria dei sicuri cancerogeni (categoria 1) vi siano delle sostanze strane, vi è l’alcol, il tabagismo (attivo e passivo) e ciò che viene usato per fabbricare o aggiustare le scarpe (colle e coloranti vari).
Relativizzare non significa negare, tanto è vero che a questo esercizio vi si è dedicato anche il CIRC nella persona del suo presidente M. Aaron Blair, egli ha precisato che la classifica data riguarda solo la questione che: “ una sostanza può causare danni in certe circostanze ed a certi livelli di esposizione”. In altre parole, la CIRC dice che il glifosato probabilmente potrebbe causare il cancro negli esseri umani, ma non che probabilmente lo fa. Però la cosa che risulta paradossale è che non si sono preoccupati in quali precise circostanze ed a quali livelli d’esposizione e soprattutto se queste si realizzano nella realtà. Ecco questa è una precisazione che non compare in nessun articolo che riporta la notizia. A tutti interessa solo spargere paura nei lettori. Eppure dovrebbe essere compito di chi è chiamato a determinare un pericolo, reale o ipotetico, di valutarne anche il rischio. Ricordo che “pericolo e rischio” non sono la stessa cosa: Il pericolo è una fonte potenziale di danno. Il pericolo in sé non pone problemi in quanto è funzione dell’esposizione. Il rischio invece è la probabilità del pregiudizio legato all’esposizione ad un pericolo. In una casa in Italia un coltello rappresenta un rischio di pericolo maggiore di un serpente a sonagli. E’ però d’uso comune associare sempre il rischio al massimo del pericolo e quindi nell’uso comune il serpente rappresenta un rischio di pericolo maggiore anche alle nostre latitudini. Si poteva benissimo preliminarmente indagare se negli agricoltori utilizzatori dell’erbicida e quindi ai maggiori livelli di esposizione da ormai 45 anni (un lasso di tempo non indifferente, anzi che nelle decisioni politiche fa concludere non esistere rischio) vi era un’incidenza di cancro maggiore. Ebbene tutte le indagini dicono che come categoria di persone esposte è quella con la minore incidenza di tumori.

I media ci hanno subito marciato

Da subito sembrava che fosse solo il gliphosate ad essere esaminato, ma in realtà nella stessa categoria e nello stesso momento vi ha classificato il: diazinone (usato come insetticida domestico) ed il parathion (un fitofarmaco organofosforico insetticida) e nelle categoria immediatamente inferiore (2B) il malathion (altro fitofarmaco insetticida delle stessa categoria di cui sopra) e il tétrachlorvinphos (un antipulci per animali domestici largamente usato ed anche lui organofosforico). Avete sentito qualcun lanciare l’allarme? Pensate che non ci si è preoccupati nemmeno per gatti e cani che nelle nostre società sembrano assumere una valenza giuridica quasi superiore agli uomini; Malathion ed il Parathion sono due esteri fosforici ad azione nervina (i gas nervini usati in guerra sono proprio queste sostanze) usati come insetticidi da almeno 40 anni e più e da subito sono stati classificati di “prima classe” cioè i più pericolosi. Nessuno ha messo parola e tra tossicità intrinseca del gliphosate e di un estere fosforico vi è un abisso.

Però è ormai da un anno, ed ora le discussioni sono divenute parossistiche, che il gliphosate per il cittadino è divenuto qualificato semplicemente “cancerogeno” (il probabile è sparito), mentre degli altri fitofarmaci accomunati nell’analisi CIRC, come detto sopra, non se ne parla neppure, Il paradosso lo si raggiunge in un recente articolo in cui si strombazza che in 14 birre tedesche sono state trovate tracce di gliphosate, ma si tace che per assumere una quantità pericolosa di gliphosate occorrerebbe berne 1000 litri al giorno di birra con quei residui! Non solo ma si evita di dire che in una birra normalmente vi è in media un 5% di alcol, che è certamente cancerogeno e per non rischiare veramente ci si deve smettere di berne molto prima di arrivare a 1000 litri.

La decisione del CIRC è stata subito contestata

Lo ha fatto la Monsanto, ma non dobbiamo darci un grande peso se non si vuole essere apostrofati dall’ormai frase fatta: “ma chi ti paga”. Allora diremo che la contestazione della decisione verteva sul fatto che il CIRC ha preso la decisione sulla base di soli 4 lavori congruenti la tesi da dimostrare, scartando moltissimi altri lavori che non confermavano, anzi contraddicevano i dati dei
lavori ritenuti a prova. Ad esempio la rivista “ Nature” commenta dicendo : « le valutazioni del CIRC sono generalmente buone, ma le prove citate nel caso del gliphosate appaiono un po’ limitate »
La contestazione da maggiormente considerare è stata quella del Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR).E’ l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi. Ecco il testo del comunicato emesso: http://www.bfr.bund.de/cm/349/does-glyphosate-cause-cancer.pdf
Attenzione che questo Istituto è stato scelto appositamente dalla Commissione Europea per fare il lavoro preparatorio in vista della ulteriore valutazione del gliphosate in previsione del rinnovo dell’autorizzazione per altri 15 anni. Quindi è stata una investitura ufficiale riconoscendo la qualifica a giudicare dei membri dell’Istituto. Adesso si dice che tra i valutatori delle prove vi erano dei componenti che erano funzionari di ditte chimiche, ed è vero quello che si dice, ma sono ditte chimiche che non producono gliphosate ed inoltre sono stati scelti come specialisti e non sono stati solo loro a decidere in quanto i loro pareri sono stati valutati da altri colleghi non tacciabili di conflitti d’interesse. Se è per questo anche tra i componenti del CIRC che ha emesso il parere di probabile cancrogenicità vi era un noto esponente di un ONG ecologica anti-OGM!
In sintesi il comunicato dice: “Secondo il parere del BfR la classifica 2A del gliphosate come cancerogeno probabile è una sorpresa in quante altre valutazioni fatte da istanze sovrannazionali come il Panel dell’OMS della riunione congiunta (FAO e OMS) sui residui di pesticidi (JMPR 2004), ed anche da delle agenzie nazionali di regolamentazione come l’EPA negli USA, hanno concluso in senso contrario ,più precisamente che il gliphosate non è cancerogeno”.
Anche la Monsanto, come già detto, ha protestato, ma la sua protesta non è da considerare in quanto potrebbe, sotto sotto, avere interesse che il gliphosate venga interdetto in modo da tirar fuori dal cassetto una nuova molecola che gli ridia il monopolio nel mondo dei diserbi totali ed inoltre mettendo fuori gioco un tratto genetico modificato che diverrà presto di dominio pubblico. A mio avviso ed in questo caso è da inviare il “chi ti paga” a queste organizzazioni pseudo ecologiste che nell’occasione potrebbero lucrare contributi anonimi sostanziosi.

Tuttavia la bagarre mediatica si scatenò

In Francia si cominciò a gridare:

>>>> “…la Francia deve prendere delle misure immediate di ritiro dei pesticidi a basedi gliphosate…”

>>>> “ …vedete che aveva ragione Seralini”

>>>> “: … il rapporto dell’OMS dice che il gliphosate attenta alla vita dei nostri cittadini amanti del giardino e dell’orto”

>>>> “…occorre procedere all’interdizione immediata della vendita e l’uso di questo erbicida in zone non agricole (foreste, giardini, parchi, strade e ferrovie). Per quanto riguarda le zone agricole la Francia deve agire immediatamente per rivedere la classificazione del gliphosate nella regolamentazione europea

>>>> “ …. Non è accettabile che un prodotto probabilmente cancerogeno e sospettato di essere un perturbatore endocrino (ndr: questa è un’accusa nuova di zecca!) rimanga disponibile in
Commercio”

In Italia è avvenuta la stessa cosa ed il tutto è stato fatto pervenire a chi di dovere al fine di fare assumere la posizione che hanno assunto gli ineffabili nostri Martina e Lorenzin.
Solo che loro per coerenza dovrebbero anche dire: “ via tutte le rivendite di tabacchi, estirpiamo tutte le viti per non mettere in commercio alcol, devono essere proibite le pillole contraccettive (Lorenzin sono dei perturbatori endocrini per antonomasia!), andiamo tutti a piedi e restiamo al freddo nelle case perché benzina e gasolio sono cancerogeni ed anche la legna è tale…anche quando si cuoce una bella fiorentina (vanto “cancerogeno” del Made in Italy, vero Martina) si rischia, anzi si rischia doppio prima per la combustione poi perché mangiamo carne rossa.

No! Sempre “l’ineffabile duo” Martina-Lorenzin si sono uniti al coro di quelli che non vogliono la riomologazione del gliphosate e la gran parte egli agricoltori italiani si mettono a 90°.

Comunque la situazione ad oggi è la seguente: Per sapere se l’autorizzazione all’uso del glifosate nell’Unione Europea sarà rinnovata o meno bisognerà aspettare almeno fino a metà maggio. La Commissione Europea ha infatti rinviato la decisione, vista la difficoltà di fare una scelta condivisa; ora aspetta il parere dei 28 Paesi entro il 18 marzo e una decisione dovrebbe essere presa nella riunione del Comitato preposto, prevista per il 18 maggio.
In realtà si tratta di un copione già visto, come nel caso dell’autorizzazione all’import di semi ogm: a parole tutti i Paesi si dicono contrari ma quando si tratta di votare la maggioranza di defila, lasciando alla Commissione l’onere di prendere una decisione. Salvo poi, quando l’Esecutivo dà l’OK, riprendere a protestare.

Postscriptum:

Ecco il comunicato della BfT del 4 marzo 2016.

http://www.bfr.bund.de/cm/349/sensitive-populations-especially-children-are-the-measure-of-all-things-in-scientific-risk-assessment.pdf

Qui in pratica si dice che, dato che sono i bambini (per il loro peso corporeo) i più sensibili alle sostanze potenzialmente nocive, ciò è tenuto in conto nella valutazione dei rischi per la salute nei componenti attivi dei pesticidi e nella fissazione dei valori limite per la salute. Infatti la DGA (Dose Giornaliera ammissibile) e DARf (dose acuta di riferimento), che sono fissate da un panel di esperti internazionali, sono comparate all’esposizione al pesticida da parte dei bambini. Ciò è stato fatto anche per il gliphosate che è un pesticida omologato in Germania e nel mondo intero. Inoltre la rivelazione a livello delle urine del gliphosate mostra che questo è rapidamente escreto.
Nel quadro del programma tedesco di sorveglianza degli alimenti negli ultimi sei anni sono stati testati circa 1400 campioni per la ricerca dei livelli di residui del gliphosate. I residui sono stati trovati in 21 campioni. Il risultato è che sia nei bambini che negli adulti l’esposizione al gliphosate rappresenta meno dell’1% della DGA.
Allorché il prodotto è usato correttamente in funzione della sua destinazione nessun rischio del gliphosate è da attendersi nei bambini. Le procedure di valutazione dei rischi durante l’approvazione e l’autorizzazione garantiscono che la quantità più elevata di possibile ingestione e contatto sono testate per tutti i componenti della popolazione, compresi i bambini.
Le valutazioni degli esperti degli Stati Membri europei hanno confermato queste valutazioni, compreso il parere dell’EFSA http://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/corporate_publications/files/efsaexplainsglyphosate151112de.pdf

Ebbene cosa fanno i nostri ministri che purtroppo abbiamo eletto e permesso di occupare indegnamente un posto istituzionale? Credono più a questi ciarlatani:
http://proof.nationalgeographic.com/2015/03/16/the-powerful-picture-that-changed-a-girls-life/

La vicenda della ostilità al glifosato non è recente e non può essere banalizzata attribuendola ai soliti devoti di Seralini.

Di certo IARC ha rilanciato in grande stile la campagna di avversione al glifosato e tanti dilettanti gli sono andati dietro.

Ma si dovrebbero riguardare le pubblicazioni citate da IARC che nel suo report comunque esclude che i sospetti derivino da analisi su una coorte di addetti all’agricoltura (chi sono mai gli analizzati? camionisti addetti al trasporto della polvere di glyphosate?). I testi sono tre ed i dati statunitensi e canadesi sono piu’ solidi, ma meno allarmanti. Discorso diverso per i dati svedesi (anche qui).

Il problema degli svedesi è che guardano 29 casi totali ed usano solo 18 non esposti come controllo. In queste condizioni l’errore non e’ dietro l’angolo, ma lo ha gia’ svoltato

Non appare quindi strano che l’EFSA assuma una posizione autonoma.

Leggi anche Nejmp, Children health, Round steroids, roundup-cyclinB

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La storia della genetica agraria italiana è in vendita

Aprile 6th, 2016
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di Sergio Salvi

Nell’anno di Expo e dell’esaltazione dell’agroalimentare nostrano, finisce in vendita un pezzo della storia della scienza agraria italiana.

È infatti trapelata in questi giorni la notizia dell’imminente messa in vendita del CRA-QCE, nome con il quale è oggi noto l’ex Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura, fondato a Roma nel 1919 dal genetista agrario Nazareno Strampelli (1866-1942) e da lui diretto fino all’anno della sua morte.

La notizia è stata confermata anche da ambienti dello stesso CRA, ente commissariato che dopo la fusione con l’ex INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) ha mutato il proprio nome in Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, il quale ha recentemente stipulato una convenzione con l’Agenzia del Demanio per la “valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’ente”.

L’Istituto Nazionale di Genetica per la Cerealicoltura fu il primo in Italia e tra i primi in Europa ad essere specificamente dedicato al miglioramento genetico dei cereali.

Ebbe un ruolo di primo piano nel coordinamento delle varie stazioni fitotecniche dislocate sul territorio nazionale ed impegnate nella “Battaglia del grano” inaugurata nel 1925 dal regime fascista, con l’obiettivo di rendere il nostro Paese autosufficiente nella produzione di frumento.

Meta di un vero e proprio “pellegrinaggio scientifico” da parte di visitatori che tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso giungevano da ogni parte del mondo per apprenderne l’organizzazione e i programmi di miglioramento genetico da esso attuati, fu intitolato a Nazareno Strampelli dopo la morte dello scienziato. Riordinato nel 1967 - dopo aver stralciato la dedica al suo fondatore - e ribattezzato Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, con la nascita del CRA divenne centro di ricerca sulla qualità dei cereali e dei loro prodotti di trasformazione.

La decisione di mettere in vendita l’istituto, che rientra nel piano di dismissione di metà delle sedi del CRA distribuite su tutto il territorio nazionale del quale è incaricato il Commissario straordinario, dottor Salvatore Parlato, giunge come un fulmine a ciel sereno, anche se da tempo circolava la voce di una possibile destinazione della struttura a nuovo centro direzionale dell’ente, la cui sede principale è ancora ubicata in Via Nazionale (in uno stabile il cui affitto annuo costa una cifra a sei zeri).

La struttura di Via Cassia, dove peraltro lavorano una quarantina di persone, ospita probabilmente un nucleo archivistico, ancora inesplorato, risalente al periodo in cui era direttore Strampelli. Con la vendita della struttura - per la quale sarebbe già pronto il bando - il rischio che l’ultimo archivio strampelliano non ancora recuperato possa andare disperso è ovviamente più che concreto. In quel caso, a finire sotto la scure dei tagli non sarebbe solo una fetta del patrimonio immobiliare pubblico, ma anche una parte di quella cultura scientifica del passato che l’odierna ricerca agraria italiana dovrebbe seriamente rimpiangere.

Links utili:

http://www.rietilife.it/2015/03/27/strampelli-in-vendita-istituto-a-roma-voluto-dallo-scienziato-reatino/

http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f2.asp?id_news=39131

http://sito.entecra.it/portale/public/documenti/conv_demanio_cra_patrimonio.pdf

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Trasparenza e conflitti d’interesse

Aprile 2nd, 2016
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bacchetta1La doppia morale quando si tratta di interessi personali o di altri colleghi e’ uno sport nel quale l’Italia eccelle e teme pochi confronti. La critica e la morale fatta a chi ottiene un finanziamento raramente poi si riflette in una azione per prevenire, denunciare, scongiurare o impedire che le stesse procedure “poco trasparenti” si possano verificare anche quando siamo noi stessi ad essere gli eventuali beneficiari di un finanziamento fatto per chiamata diretta. In queste settimane la Senatrice Cattaneo e’ impegnata a contrastare le modalita’ di selezione della leadership e della dirigenza del post-Expo che va sotto il nome di Human Technopole.
Si tratta di un passaggio centrale della competitivita’ del Paese. Se vogliamo essere un Paese credibile dobbiamo cominciare a rispettare ed esigere regole trasparenti di selezione della classe dirigente, dei progetti, dei conflitti d’interesse. Sembrano concetti da marziani se esposti in Italia.
Sembra ancora piu’ sconvolgente se queste richieste di trasparenza non vengono piu’ rivolte contro “lo straniero”, “la multinazionale” o “il politico o suo amico”. Questa volta le richieste di moralita’ sono rivolte ai piu’ prestigiosi ed autorevoli esponenti della comunità’ scientifica nazionale. I migliori e piu’ citati scienziati che operano in Italia con tutte le difficolta’ che questo vuol dire.
Naturalmente se si solleva un simile problema tanti censori dell’operato della politica (per consuetudine definita corrotta, ignorante o incompetente) insorgono quasi a chiedere di trovare un bilanciamento tra le tante angherie subite negli anni dal sistema indecente della Ricerca scientifica nazionale ed un evento che una volta tanto gli e’ favorevole, senza capire che continuando l’arbitrio e mancando trasparenza e’ l’intero Paese a continuare a sprofondare nella percezione di un Paese inaffidabile, familista e connivente.

Anche tra i genetisti vegetali non sono mancati quelli che hanno pubblicamente stigmatizzato una falsa ed inventata doppia morale di cui sarebbe accusata la Senatrice Cattaneo accusandola di essere mossa da interessi personali nella gestione del progetto Genomi (clinici) finanziato (al massimo) per 5 milioni di euro l’anno per tre anni. La lettera spedita ai membri EMBO italiani (European Molecular Biology Organization) fa chiarezza senza lasciare ambiuguita’ anche sulle assurde parole scritte con falsita’ ed ignoranza reiterata da un giornalista de La Stampa. La lettura di questa lettera dovrebbe essere consigliata in tutte le scuole pubbliche italiane ed anche incorniciata da tanti fra noi perche’ ognuno di noi le possa rileggere frequentemente quando esista sul modo pubblico di comportarsi.
Buona lettura.

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Altroconsumo è un altra cosa

Marzo 10th, 2016
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Tace ancora invece Slow Food, di cui Infascelli è tuttora consulente tecnico. Una scelta ed un ritardo di chi non ha rispetto per la comunità scientifica.

Leggi Studio inaffidabile, un danno per tutti

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Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…