Questioni 9 e 10

Agosto 27th, 2014
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Alberto Guidorzi conclude l’opera di traduzione del documento dell’ Accademia sulle Piante Geneticamente Modificate PGM traducendo le Questioni 9 e 10.
In allegato anche il documento completo dell’ Accademia dell’Agricoltura Francese

Questione n° 9: Quali sono le conseguenze socio-economiche delle PGM?

Gli effetti socio-economici delle PGM sono identici in funzione della filiera e del paese?

Nello stesso modo in cui le PGM vanno valutate caso per caso, vale a dire in funzione della specie e del tratto transgenetico interessato, così vanno visti gli effetti socio economici in funzione della regione e del loro tipo di agricoltura. Anche se hanno molte cose in comune, gli interessi degli agricoltori non sono gli stessi rispetto al fatto che si pratichi un’agricoltura industriale come nei paesi sviluppati del clima temperato e nell’ambito di un’economia liberale, oppure che pratichino un’agricoltura familiare basata su molta manodopera in zona tropicale ed ad economia amministrata. Lo stesso discorso si può allargare alle filiere dei consumatori.
E’ per questo che è illusorio generalizzare circa l’influenza socio-economica delle coltivazioni PGM. Tuttavia si possono avere spunti interessanti analizzando qualche esempio illustrativo.

1 - Perchè gli agricoltori adottano le PGM ? Quali sono le ripercussioni?
Un numero crescente di agricoltori utilizzano le PGM sul pianeta (17 milioni nel 2012), in particolare nei paesi in via di sviluppo ((PVS) e che interessano più di 7 milioni di agricoltori in Cina, ed altrettanti in India. Da 17 anni, dei milioni di agricoltori di una trentina di paesi hanno scelto di seminare delle PGM per più di 100 milioni di volte. Nei paesi dove non è stata concessa l’autorizzazione di coltivare le PGM, la richiesta si fa sentire.
Le ragioni della scelta dei coltivatori non differiscono sia che si tratti di PGN che di piante convenzionali. Tutti gli agricoltori cercano, seppure in grado diverso in funzione del loro statuto ed origine: di diminuire il loro lavoro nei campi, ridurne la fatica (lavori senza aratura, distribuzione ridotta ecc.), una maggior sicurezza, una maggiore protezione sanitaria (minore esposizione ai pesticidi….), avere una stabilizzazione maggiore delle produzioni (riduzione dei rischi biologici e agro-climatici), miglioramento delle rese, accrescimento dei ricavi e miglioramento dell’impronta ecologica della loro attività. Qualsiasi siano le coltivazioni, le PGM costituiscono sovente un interesse per esaudire qualcuna delle suesposte esigenze.
La questione dell’interesse economico è l’oggetto di tantissimi dibattiti. In realtà è molto difficile avere, a livello aziendale e nelle medesime condizioni, una coltivazione transgenica e la stessa in forma convenzionale al fine di fare valutazioni il più possibile obiettive. La comparazione diventa ancora più difficile quando il rapporto tra le due coltivazioni è molto sbilanciato nell’uno o nell’altro senso (ad es. la soia negli USA è più del 93% GM, mentre in molti paesi la percentuale è ancora bassa perché solo ora cominciano a votarsi alle PGM ed in altri vi è il rifiuto).Da un anno all’altro tutto cambia come ad es. la climatologia, i mercati dei prodotti agricoli e ciò rende la comparazione impossibile. Un’analisi globale a livello aziendale tende a mostrare generalmente che i carichi per i pesticidi sono diminuiti, ma sono compenati da un costo più elevato delle sementi, ma con una resa delle PGM mediamente migliore, seppure il prezzo del prodotto alla vendita spunti prezzi identici. Il bilancio economico a livello di azienda è spesso positivo all’inizio, ma non sempre a medio termine a causa di un diminuito interesse (comparsa di resistenze Ndt: anche se imputare questo alle PGM è sbagliato in quanto con un uso scriteriato degli ingressi le resistenze sono apparse anche nelle coltivazioni convenzionali)), per l’evoluzione dei prezzi degli ingressi e dei prodotti agricoli, delle coltivazioni, delle quantità prodotte, ecc. Occorre anche tener conto dei costi delle misure di coesistenza lungo tutta la filiera. Ecco appunto il perché siamo d fronte ad analisi economiche disuguali. Escludendo le produzioni alimentare, le PGM possono creare dei mercati nuovi, come ad esempio i garofani blu molto apprezzati nel Nord dell’Europa e che quindi hanno permesso un nuovo sbocco commerciale e aumento di guadagni ai coltivatori poveri della Colombia e dell’Equador.
A proposito della dizione del “brevetto del vivente” (ndt: un’ affermazione totalmente falsa) che a molti cittadini sembra una imposizione indicibile al mondo agricolo, essi dimenticano che se è per questo essa è solo un’aggiunta al fatto di essere dipendenti dall’acquisto di fattori di produzione, dei carburanti, delle macchine, all’affitto dei terreni e che gli agricoltori hanno sempre compensato con una migliore produzione ottenibile.
Per contro nei paesi in via di sviluppo (PVS), la questione può porsi in modo diverso ed è opportuno relativizzarla, in quanto il costo delle licenze è variabile secondo i paesi che negoziano con le multinazionali. Ad esempio in Burkina Faso è stata ottenuta una riduzione sostanziale del prezzo delle sementi, oppure un altro caso è il “riso dorato” che non sarà caricato di diritti di brevetto nel PVS e dove agli agricoltori è stato concesso di seminare e riseminare senza nulla pagare annualmente fino al limite di una produzione pari a 10.000 dollari USA
Le PGM sono solo concepite per essere usate nei paesi industrializzati? No di certo! Anzi le PGM possono benissimo essere viste in aziende contadine di tipo famigliare (ricordiamo che il 90% dei coltivatori di PGM appartengono a tale categoria. Le modifiche sociali indotte dalle coltivazioni PGM sono funzione delle condizioni socio-economiche del paese. Infatti, in certi paesi dell’America del Sud la messa in coltura della soia tollerante un erbicida ha generato una profonda evoluzione e riorganizzazione della produzione vegetale in centinai di province argentine, tuttavia la situazione non è generalizzata e neppure generalizzabile. Altro esempio, quando fu autorizzata la semina di piante GM in Francia dal 2001 al 2008, le aziende famigliari tradizionali che avevano scelto di coltivare delle varietà di mais GM l’hanno fatto senza che le loro strutture siano cambiate; dato che molte di queste aziende sono situate nel regione del Lot et Garonne, che è un dipartimento di policoltura. Ugualmente in Africa del Sud sono stati i piccoli agricoltori che si sono dimostrati più interessati al cotone transgenico.
In conclusione, è difficile fare un bilancio rigoroso e generale della durevolezza dell’interesse sociale ed economico circa gli agricoltori aventi adottato le culture di PGM (ndt: non si dimentichi che le PGM fino ad ora messe in commercio, anche perché la loro autorizzazione è burocraticamente farraginosa e i costi dei controlli sono proibitivi, portano solo qualche tratto genetico esogeno e quindi i benefici sono limitati e circoscritti). Se ci si guarda intorno si notano qui e là meno sforzo fisico nel coltivare, meno rischi per una manipolazione ridotta dei pesticidi, che non sono da negliger; il’imparare l’uso di certi fattori di produzione e di raccolte più regolari vanno incontro all’esigenza di migliori margini. Tuttavia la concentrazione a monte porta ad una minore indipendenza nelle forniture e restrizione della libertà di scelta (ndt: nel campo delle sementi questo è avvenuto ben prima dell’avvento delle PGM ed alla luce del sole in quanto sono avvenute sul mercato e senza che nessuno di quelli che gridano oggi mettesse lingua) che possono avere incidenza sulla produzione e formazione dei prezzi finali. Ciò può incidere di più nei paesi poveri e con una popolazione agricola poco organizzata.

2- Le filiere sono coinvolte dalle PGM?

L’impatto può essere considerevole o modesto a secondo che i paesi pratichino o no l’etichettatura (vedi questione n° 6), in quanto l’etichettatura esige una separazione delle filiere PGM e convenzionali. UN a tale richiesta risponde ad una domanda forte della società, seppure non risponda a nessun criterio obiettivo in quanto una soglia di tossicità non è mai stata rilevata. La stessa cosa vale per le distanze d’isolamento (ndt: cioè la cosiddetta coesistenza) tra campi, che è variabile da una specie all’altra, dalle condizioni del luogo e soprattutto si possono solo basare su dati statistici. I valori risultano da decisioni politiche, fondate sullo stato della conoscenza e dell’accettabilità da parte dell’opinione pubblica, circa l’autorizzazione o meno delle coltivazioni di PGM. Sono questi i motivi per cui la scelta di etichettare è piena di conseguenze.
La creazione di filiere “senza OGM” è tuttavia necessaria nei paesi che esportano verso chi ha messo in azione una etichettatura specifica. Queste filiere hanno un costo che deve essere sopportato dai diversi attori che vanno dal produttore al consumatore, ma la cui ripartizione non è ancora ben definita. Le PGM vanno a far parte della moltitudine dei sistemi sociali, agricoli, bio-industriali e alimentari del mondo. Ad uno sguardo sommario le principali filiere interessate sono più sviluppate nei paesi industriali ed emergenti che in quelli in via di sviluppo. Detto ciò, le PGM intersecano queste categorie e presentano degli aspetti strutturali discriminanti ai fini delle filiere convenzionali e delle classifiche fate in certi paesi.
L’impatto delle PGM sulle coltivazioni Bio è particolare. Sul piano sociale vi è una forte opposizione dei consumatori Bio, ma che esprimono una posizione ideologica considerando le PGM come “ una violenza sulla natura” e degli agricoltori Bio che temono alla lunga una concorrenza severa perché certe piante GM potrebbero affrancarsi dei fattori di produzione allo stesso livello del cibo prodotto con metodo Bio e determinare così una posizione invidiabile in fatto di rispetto ambientale. In altri termini annullerebbe gli atout del marketing Bio. Infatti le PGM potrebbero contribuire molto a rendere più accessibile il coltivare Bio, vuoi da un punto di vista di durabilità, di produttività, di redditività dell’agricoltore e di rispetto dell’ambiente. Infatti molti preconizzano una complementarietà tra convenzionale e transgenico al fine di poter ridurre l’uso dei pesticidi. Tuttavia finché il Bio rimarrà solo un obbligo di adeguamento ad un protocollo di coltivazione e non ad una certificazione di qualità intrinseche, la questione delle relazioni tra BIO e PGM si limita alla questione dell’etichettatura (Ndt: si badi bene da un punto di vista analitico l’etichetta bio e quelle convenzionale sono uguali), a delle distanze di isolamento, ma come si è già visto si tratta di una questione essenzialmente politica.
I problemi di coesistenza e di tracciabilità dal sacco delle sementi al campo ed al piatto, attraverso anche dei segmenti di filiera e frontiere dei paesi, hanno paradossalmente degli effetti positivi nella dinamica di sviluppo. Al limite limitano i fenomeni di dominio e dipendenza, provocano l’apprendimento e l’innovazione delle istituzioni e delle pratiche degli attori, aprono a delle strategie di differenziazione e di valorizzazione e non solamente in riferimento alla diminuzione dei costi.
La creazione delle PGM ha rivoluzionato l’industria sementiera? Se la paragoniamo con le colture convenzionali la risposta è si e per due ragioni principali: il brevetto (vedi questione n° 8) e l’autorizzazione per la messa in coltivazione (vedi questione n° 7). L’abbandono dello sviluppo delle PGM sotto la pressione dei cittadini dei paesi europei, assoggettati al COV o Certificato di Ottenimento Vegetale ha liberato il campo alle multinazionali (bdt: che già avevano fatto incetta delle migliori ditte sementiere europee per dotarsi del germoplasma), in particolare americane, ma non solamente e che funzionano sotto regime brevettuale. Se ciò non è molto importante per l’agricoltore (Vedi questione n° 8) lo è per le PME sementiere che invece devono acquistare licenze per sviluppare PGM che contengono transgeni brevettati. Ma la cosa enormemente costringente sono i costi e la complessità per riempire i dossier di omologazione estremamante rigorosi.. Questa misura esclude subito tutti i piccoli sementieri dalla competizione e obbliga alla concentrazione delle società del seme. Costoro non possono sopportare la stesura di un dossier di omologazione e quindi sono obbligati a acquistare una licenza di sfruttamento da una grande compagnia dominante per avere la disponibilità del transgene, Inoltre i costi dei metodi di biologia molecolare e le competenze necessarie a monte della creazione delle PGM non sono più un ostacolo, visto che lo sviluppo della genomica generato dal biomedicale ha affossato i costi. Pertanto anche se Monsanto ha una posizione egemonica, questa società non è più sola ed altri grandi compagnie investono nel settore (ndt: anche europee, solo che i loro prodotti ottenuti li devono sfruttare altrove e non nei paesi di origine). Tuttavia solo i gradi gruppi hanno una reale capacità di sviluppare la ricerca e lo sviluppo necessario al lancio di nuone PGM. Per ciò che concerne invece la ricerca pubblica, delle PGM potranno al massimo essere create laddove i laboratori accademici non hanno smantellato la ricerca e lo sviluppo delle piante transgeniche. E’ il caso del pruno Sweet Honey, resistente alla malattia virale della sharka, sviluppata dall’USDA (ricerca pubblica americana) in collaborazione con paesi europei (tra cui la Francia) che sarà sottomessa in Europa al regime del COV e non del brevetto. Solo che questi casi sono molto rari, in quanto la ricerca pubblica non può quasi più investire nei test di omologazione e quindi essa deve trovare dei partner privati, ma questi sono disponibili solo in caso di sottoporre a brevetto le varietà vegetali GM. Anche se i paesi emergenti investono fortemente nella ricerca pubblica in materia di PGM, ma le eventuali costituzioni non possono sfuggire al brevetto se non si vuole regalare agli altri il lavoro costoso eseguito. Per quanto riguarda i paesi dove vige il COV, la riduzione o addirittura l’abbandono della R&D sulle PGM lascia il campo libero ai brevetti depositati dall’industria sementiera.

3 – Accettazione delle PGM da parte dei consumatori e dei cittadini

La posizione dominante degli attori transnazionali del fronte tecnologico a monte, vale a dire sementi e agrochimica, e delle loro zone di appartenenza (USA, EUROPA, OCSE) e con Monsanto leder simbolico, ma non unico, con in più qualche impresa di Stato come in Cina, creano una dinamica d’offerta unica. Questa posizione dominante, che poco ancora si basa sul valore supplementare che è percepito dalla società, suscita un timore di abuso a causa di una divisione inuguale del valore nella filiera (rendita fatta sul vivente ecc,) e per tacere alla società eventuali danni collaterali (ambiente e salute). Tuttavia questa posizione è ben lontana dall’essere unica, anzi è il caso di ben altre situazioni di cui però non si discute più così frequentemente aeronautica, finanza , energia ecc.).
Il consumatore-cittadino dei paesi industrializzati non vede nessun beneficio diretto nelle PGM attuali. Sul piano della salute, l’assenza di micotossine nei prodotti Bt è un argomento che non fa presa e ancora l’arrivo dei prodotti biofortificati non lo concerne, in quanto egli trova tutto ciò che è necessario nei complementi alimentari, in quanto tardano ancora ad arrivare. Forse dei frutti e delle verdure più adatte ai suoi bisogni (che si conservano meglio o che non si ossidano come la mela Ogm “Artic”) potranno convincere qualche consumatore. Per quanto riguarda l’aspetto monetario, il consumatore non vedrà delle ricadute positive delle biotecnologie fin tanto che i prodotti OGM avranno lo stesso prezzo dei convenzionali.
Pertanto queste percezioni negative dell’opinione pubblica. Coniugate alla militanza in gruppi di pressione e accompagnate da politiche restrittive, in particolare nei paesi dell’UE, ma non solo, limitano o proibiscono non le PGM, bensì delle specie o varietà a livello della produzione o del consumo, obbligando ad autorizzare delle importazioni per gli usi intermediari come l’allevamento zootecnico, limitando tracciabilità e etichettatura più o meno ragionata e circostanziale.
In paesi industrializzati la popolazione è informata, è poi attirata da temi ambientali e di salute, sovente anche a livello di percezione quasi magica, propria dell’Uomo con l’Alimento e culturale con la Natura, alla stregua di un processo duale come per il Bio o l’AOC, ma completamente invertito, il Geneticamente modificato è fatto diventare a-naturale, a-culturale, ed per di più se il portatore è considerato “invasivo”, ma anche quando la sua necessità non è convincente. Da parte degli Stati, la “precauzione” non è indenne da delle volontà protezioniste, diplomatiche, elettorali ecc.
Questa sfiducia dei consumatori nei riguardi delle PGM ha delle conseguenze sulle strategie dei grandi gruppi e della grande distribuzione. In Francia e in maggioranza in Europa, il loro marketing sposa la posizione anti-PGM in modo tale da portare molto in alto la loro opposizione alle PGM e garantiscono al consumatore la fornitura di alimenti esenti (ndt: posizione molto facile da sostenere in quanto nessuna analisi potrà ad esempio mai verificare se la carne è stata ottenuta da animali non alimentati da mangimi contenenti OGM, in quanto questi non sono rivelabili perché inesistenti. Pertanto è solo prefigurabile come propaganda ingannevole). Per quanto riguarda invece le piccole industrie agroalimentari, esse preferiscono portarsi sul Bio, portatore di un grande valore aggiunto, ed evitano per di più le PGM non tanto per delle ragioni obiettive di qualità dei prodotti, ma per difendere una posizione sul mercato (caso dei polli Loué). Queste posizioni molto nette in Francia, sono sempre meno condivise dall’Inghilterra, dove, verosimilmente di fronte alla difficoltà di approvvigionarsi di certi prodotti senza PGM (soia in particolare) degli attori della distribuzione abbandonano pubblicamente la posizione no-OGM (esempio Marks e Spencer).

4 – Le PGM sono fattore di sviluppo o di rivoluzione?

Sono solo 30 anni che le PGM sono apparse, ma annoverano già un impressionate risultato in termini quantitativi. Degli effetti sono già particolari, ma senza che si possano generalizzare o estrapolare in ciò che concerne tipi di filiera e di paese, ma solo per ciò che riguarda gli sbocchi agroindustriali. L’aspetto monopolistico a monte del settore non è ne proprio al settore e neppure alle varie branche. Le PGM si estendono abbastanza indifferentemente in tutte le fattispecie di strutture fondiarie e dei sistemi di produzione. Quale senso darà il futuro a questa realtà strette tra le attese del mondo in sicurezza alimentar e le strategie degli attori pubblici e privati? Regressione delle coltivazioni o il permanere di uno staus quo sono poco probabili. In termini di sviluppo ci si può attendere l’apertura di nuove filiere nei nuovi paesi in risposta a nuove finalità alimentari, nutrizionali e tecnologiche e di costrizioni ecologiche, climatiche e agronomiche, tramite nuove tecniche in fatto di sementi e di nuove buone pratiche in agricoltura. Riso, gagioli, manioca, mais, miglio, frutti, frumento, resistenze ai periodi di siccità….. le sfide sono enormi e gravi.

Questione n° 10: Come sono percepite le PGM? Come modificare la loro percezione negativa?

Allorché i professionisti dell’agricoltura di numerose regioni del mondo hanno adottato le PGM che rispondevano alle loro esigenze, l’opposizione alle PGM ( tra l’alto evidenziatosi come un rifiuto totale, indipendentemente dal transgene e dalla coltivazione) si è verificata principalmente in Europa, proprio dìove le PGM vi sono molto minoritariamente coltivate; una parte della società civile sensibile alle argomentazioni di associazioni ambientaliste e di organizzazioni professionali che volevano difendere i sistemi detti alternativi della produzione agricola ne è stata influenzata.
Questa “specificità europea” s’inserisce anche nell’insieme delle evoluzioni profonde della società, con rapporti nuovi stabiliti con l’alimentazione, la scienza e più generalmente verso il “progresso”. La questione delle PGM e più in generale degli OGM, sembra come una cristallizzazione, ma in realtà ne costituisce solo un epifenomeno. La situazione è diversa in una grande parte del resto del mondo, dove sono attualmente coltivate la maggior parte delle PGM.

1- lo stato dell’opinione pubblica europea

1-1 la misura dell’opinione

Una fotografia dell’opinione nel 2010 è stata ottenuta attraverso dei sondaggi e sotto la responsabilità di Eurobarometro, essa aggrega dei risultati ottenuti in Europa senza incrociarli sia con il contesto sociale di ogni paese (esistenza di associazioni attive, grado di urbanizzazione dei cittadini, sviluppo delle tecnologie in generale ecc.), sia con il contesto politico (ruolo dei governanti, e dei politici). Comunque sia, cumulando tutti i paesi dell’UE la percezione delle PGM è in maggioranza negativa, anche se esiste qualche differenza di apprezzamento a seconda dei paesi presi in esame.
I sondaggi mettono in evidenza, attraverso le risposte alle domande poste, una suspicione generale del pubblico europeo circa gli alimenti ricavati da PGM e che cresce regolarmente da 15 anni
- 70% degli Europei considerano che gli alimenti ricavati da PGM non siano fondamentalmente “naturali”.
- 59% degli Europei considerano che questi alimenti non siano senza pericoli per la salute.
- una maggioranza del 54% degli Europei è d’accordo nel dire che “ gli alimenti ricavati dalle PGM non sono buoni per se e per la loro famiglia”
- Un po’ meno di ¼ (23%) di chi ha risposto e d’accordo nel dire che gli alimenti GM non sono nocivi per l’ambiente, mentre sono il 53% a pensare il contrario. La risposta alla questione in prospettiva “lo sviluppo delle PGM deve essere incoraggiato?” costituisce un buon indicatore della percezione globale degli Europei sulle PGM. Mentre 15 anni fa l’opinione era spartita in due gruppi uguali di risposte (44% di favorevoli allo sviluppo delle PGM nella produzione di cibo e 44% erano sfavorevoli), oggi il 61% degli europei sono divenuti ostili allo sviluppo delle PGM. Solo il 23% si dichiara favorevoli al loro sviluppo. L’Inghilterra (44%), Repubblica ceca (41%), il Portogallo e la Spagna sono relativamente i paesi più favorevoli a questo sviluppo delle PGM. Inversamente la Francia, la Bulgaria, la Romania, l’Austria e la Grecia sono i paesi più ostili con meno del 15% di sondati che dichiarano essere favorevoli allo sviluppo delle PGM.
Da notare che più i cittadini hanno partecipato a dei dibattiti e si sono informati sulle PGM, più si dichiarano essere in disaccordo per incoraggiare il loro sviluppo e la loro coltivazione ( fonte: Daniel Boy – futuribili marzo 2012).

1-2 Qualche spiegazione di fronte a questa percezione negativa delle PGM

Per i contrari, le PGM sono prima di tutto, collegate alla manipolazione del vivente vissuta come una trasgressione non naturale ( che oltrepassa la barriera delle specie e crea delle chimere), pericolosa e difficilmente controllabile. Gli Europei sono anche inquieti circa l’irreversibilità potenziale della disseminazione delle PGM nell’ambiente. In più, il sentimento di non capire ciò che sono le PGM e le ragioni per le quali si sono create, genera, nei consumatori e nei cittadini europei , un sentimento di angoscia e di sfiducia. Questa sfiducia dei consumatori nei riguardi delle PGM è stata particolarmente sostenuta dalle loro fonti d’informazione, in particolare:

La preminenza del discorso emozionale e drammatico degli oppositori alle PGM rispetto al discorso razionale degli scienziati e le attese degli utilizzatori economici.
Il sostegno dei media, spesso in favore delle teorie degli oppositori, si è sostituito o ha modificato l’opinione, ma senza fornire una informazione equilibrata e leale.
Il discorso allarmistico dei poteri pubblici che hanno preferito assecondare l’opinione maggioritaria ricorrendo sistematicamente al principio di precauzione al fine di eludere eventuali contestazioni.

A ciò bisogna aggiungere, i timori della brevettabilità delle varietà GM per l’indipendenza degli agricoltori (vedere Questione 8 e 9) e la sfiducia ideologica nei riguardi delle grandi società di biotecnologia che controllano la creazione delle PGM. Mentre i supposti rischi sono anteposti, i benefici concreti apportati dalle PGM sono posposti e non mostrati con convinzione ed obiettività all’opinione pubblica europea. Infatti, i consumatori si domandano spesso: “ a cosa possono servirci questi benedetti OGM?”, ma spesso sono stati lasciati soli a farsi una propria idea sul rapporto beneficio/rischio.
In questo modo, malgrado tutte istanze europee e nazionali di regolazione e di sorveglianza messe in atto, il peso dell’opinione pubblica ed il gioco dei governanti hanno portato a questa situazione conflittuale e di blocco di fatto di tutti i dossier di autorizzazione concernenti la PGM in Europa. Paradossalmente, durante questi ultimi 20 anni, le difficoltà a convincere ed a fugare la suspicione reiterata della loro neutralità sono state risentite dolorosamente dagli ambienti scientifici implicati. Questo “muro di vetro”, percepito come irrazionale, ha suscitato presso di loro una forma di incomprensione, d’irritazione e d’impazienza. Il tutto è stato visto dagli oppositori come un forma evidente del loro partito preso, del loro sostegno favorevole agli OGM, e perfino di interessi economici collegati (ndt: non si vedono però tutti quei reali interessi economici, che stanno alla base anche del convincimento contro le PGM, che, invece, sono legati ai prodotti biologici, al cibo naturale e all’abuso della naturalità su cibi frutto di trasformazione dell’uomo), ciò ha avuto come risultato di indurire ancora di più le posizioni ed il tutto è andato nella direzione appunto dell’obiettivo ricercato.

1-3 Anche delle evoluzioni sociali più globali, più profonde, di ordine culturale, ideologico, filosofico possono spiegare l’esacerbarsi della questione delle PGM

Innanzitutto, il rifiuto delle PGM e degli OGM concerne, in generale, dei paesi dove la questione della sicurezza alimentare si pone poco o molto poco. Allontanandosi le paure di penurie alimentari, le popolazioni sono state sensibilizzate, a giusto titolo, ai diversi problemi di salute pubblica legati a ogni sorta di eccessi (diabete, colesterolo, obesità e malattie cardiovascolari, allergie….)
Le industrie agroalimentari ed il marketing nell’alimentazione, la cosmesi ed i prodotti di casa hanno preso in conto questo nuovo dato ed hanno condotto i consumatori in una strana apologia del “senza” che definisce i prodotti non più per ciò che contengono, ma per ciò che non contengono: “ senza additivi , senza conservanti, senza coloranti, senza aromi artificiali, senza olio di palma, senza zucchero o sale aggiunto, senza parabene, senza alcol, senza nitrati, senza ADN, ecc. Per contro ben pochi prodotti sono venduti con la menzione “arricchiti in…” (prodotti bancari, automobile, ecc.). Bizzarramente, gli OGM hanno subito la stessa sorte di un additivo, come se la rappresentazione che il consumatore se n’è fatto fosse quella di un “ingrediente” il più delle volte inutile o peggio nocivo, come tutti gli altri.
Questa fobia si estende a tutti i settori e marca negativamente ogni linguaggio. I termini di sviluppo, di crescita, di espansione, di disseminazione, di proliferazione, di progresso vengono connotati tutti negativamente. Sia perché sembrano divenuti inutili, anzi evocano uno sviluppo incontrollato, sia perché sono supposti realizzarsi a detrimento di qualche cosa e a scapito della maggioranza dei consumatori e dei cittadini. Tutte le forme di gigantismo, specialmente nell’agricoltura industriale, sono proscritte. Malgrado la necessità impellente di dover nutrire 2 miliardi di persone in più sul pianeta nel 2050 ed in uno spazio sempre più ristretto, gli argomenti concernenti l’aumento della produttività sono sempre più mal accettati, perlomeno nei paesi industrializzati, tra l’altro molto spesso poco sensibili alla miseria nei paesi poveri. Questo rigetto include tutti gli obiettivi di modernizzazione dell’agricoltura che tendono ad aumentare le rese. A dispetto degli obiettivi globali suddetti, l’argomentazione pro-OGM è stata piazzata subito in controcorrente rispetto all’opinione maggioritaria in Europa o in Giappone.
Gli oppositori amalgamano tutti i casi e tutte le fonti, insistendo sull’inutilità di aumentare la redditività, la produttività e sul carattere poco probante dei benefici possibili in materia di qualità dei prodotti e del benessere, ma anche di salute delle popolazioni.
Nel medesimo ordine di idee, conviene studiare più precisamente in avvenire ciò che significa, nelle rappresentazioni dei cittadini consumatori, le nozioni di “naturale” o la fobia delle “modifiche genetiche”, che attenzionano più l’atto di “manipolare” che non l’obiettivo di “migliorare”.
Una forma di epicureismo, nel senso antico di valorizzazione del piacere legato alla sobrietà, vale a dire della capacità di gioire delle buone cose, ma in piccola quantità, si sta sviluppando anche nelle rappresentazioni del lusso: piccole porzioni nei ristoranti rinomati della “nouvelle cuisine”, estetica più spoglia delle decorazioni interne d’ispirazione giapponese o scandinava ( da qui le locuzioni: “meno è meglio”, “città in transizione”), inoltre l’influenza aumenta ogni giorno.

2 – Le percezioni fuori dall’Europa

Fuori Europa, nei paesi che hanno adottato massicciamente le PGM come gli USA ( o l’India e il Brasile), l’opinione pubblica sembra spontaneamente più aperta, senza esclusione, però, di qualche posizione ostile. Le ragioni? Forse perché non ci sono state crisi sanitarie alimentari maggiori in questi paesi, come lo è stata la “vacca pazza” da noi(ndt: anche se il caso del 2011di infezione da E. coli in Germania ha provocato più morti e invalidi, ma è stata prontamente silenziata da chi aveva la coda di paglia perché intaccava il totem della naturalità del biologico), o perché i consumatori sono meno informati su ciò che consumano (non vi è etichettatura), o perché essi sono più aperti ai benefici apportati dalla scienza e dal progresso tecnico. Può essere che siano meno toccati dalle polemiche molto mediatizzate come quelle che noi conosciamo in Europa sulla brevettazione del vivente o l’agricoltura intensiva… Tuttavia, si constata, negli USA ad esempio, che gli adepti dell’agricoltura biologica esercitano una pressione mediatica crescente contro lo sviluppo delle PGM, la contestazione non ha un effetto neutro, anzi può influenzare progressivamente l’opinione pubblica. In definitiva questo irrompere delle critiche ha seminato il dubbio nella società civile europea sulla legittimità delle PGM, verosimilmente perché gli attori delle biotecnologie hanno peccato di un pauroso deficit di comunicazione e non hanno risposto in maniera udibile alla questione che tutta la società si pone: “ A cosa possono in particolare servirci queste PGM?” Non è un azzardo se in Francia (ndt: al pari dell’Italia) ad esempio, gli agricoltori che seminano le grandi coltivazioni estensive sono più favorevoli alle PGM che altre categorie interessate: essi conoscono bene i vantaggi che possono avere dalle PGM per il loro reddito e le loro condizioni di lavoro….

3 – Cosa fare?

# Per quanto concerne l’immediato

° Riconsiderare la questione nel suo insieme: uscire dall’opposizione sterile e dimenticare l’ossessione di voler convincere. Riaffermare che il ruolo della ricerca scientifica è quello di produrre conoscenza e di fare chiarezza circa le possibilità e gli effetti delle scoperte scientifiche, ma deve esimersi dall’immischiarsi direttamente sulle decisioni da prendere, questo è compito della politica.

° La posizione di “ostaggio” della ricerca scientifica presa come parte avversa nelle questioni degli OGM, non è una situazione nuova nella storia delle scienze, è tuttavia è molto emblematica dei due ultimi decenni e giustifica la difficoltà nel dimostrarne l’indipendenza agli occhi del pubblico.

° E ormai tempo di comunicare più e meglio circa i benefici che le PGM possono apportare a consumatori e cittadini. E’ una questione essenziale per cercare di riequilibrare la bilancia dei benefici percepiti rispetto ai rischi percepiti. Ciò presuppone però che anche i sementieri concorrano nel creare delle sementi transgeniche che apportino infine dei benefici concreti anche ai consumatori e non solo agli agricoltori, quali una maggior sicurezza alimentare, una miglior qualità dell’alimentazione, migliori prezzi e maggior rispetto ambientale. E’ la messa disposizione di PGM come il “Riso Dorato” (apportante vitamina A) che può cambiare il punto di vista dei consumatori circa l’interesse delle PGM ed incitarli, anche loro, a farsi un’opinione su una o l’altra delle PGM, cioè distinguendo caso per caso, invece del rifiuto in blocco. Tuttavia alle società sementiere non può essere richiesto di sviluppare dei progetti non redditizi, benché utili e benefici per i consumatori. E’ qui che devono intervenire gli istituti di ricerca pubblici, ma purtroppo sia la Francia che l’UE sono ormai fuori gioco per giocare questa partita umanitaria.

# A medio termine, occorre decidere caso per caso

° L’evoluzione della regolamentazione (nell’accezione di valutazione del rischio) dovrà porre differentemente la questione del rischio e ciò non potrà farsi che valutando caso per caso, cominciando dai più favorevoli, quelli i cui benefici nel contesto europeo si mostreranno più evidenti, vale a dire che, nei paesi dove l’opinione è reticente o che rifiuta le PGM ( considerata come simbolo di una crescita sfrenata e che occorre limitare o anche stoppare), occorrerà porre l’accento sui vantaggi in termini di riduzione dei consumi (energia, acqua, insetticidi, erbicidi, concimi…). Su ciò occorrerà porre la questione del rischio che, benché sia prioritario per gli oppositori delle PGM, non ha evidentemente nessuna comparabilità con altri rischi molto più importanti ed anche più accettati.

# a lungo termine occorre ripensare la formazione dell’opinione pubblica, della gioventù e dei quadri dirigenti

° Occorre ripensare come riproporre la logica di un ragionamento all’opinione pubblica, ai giovani e alle elites, al come argomentare, ad usare la dialettica come confronto di ciò che è razionale e di ciò che è culturale. L’obiettivo deve essere la ricerca del consenso come supporto dell’azione.

° Rinvigorire la formazione del pubblico, dei giovani, delle elites al ragionamento scientifico ed alla cultura scientifica (scuole e media).
Occorrerà, infatti, interrogarsi sulle ragioni del disinteresse attuale per gli studi scientifici, per le trasmissioni che parlano di ricerca e che concorrono alla formazione dello spirito scientifico, dei ragionamenti e dei metodi, della diffusione della cultura scientifica, e degli elementi che rendono impermeabile la dimostrazione ed insensibili alle prove. Altro elemento da ben analizzare è come la credenza ( o il suo contrario che è la sfiducia sistematica) e l’irrazionale ( o piuttosto l’idea che tutte le razionalità si equivalgono) s’impongono surrettiziamente.
Converrà rimettere in questione (ma come?) il modo di funzionamento di certi media che esaltano sempre la polemica, senza puntare ai fondamenti veri delle questioni trattate e confortanti l’idea che vi è un partito preso ( o da prendere), ma tralasciando la ricerca del consenso o anche semplicemente il reale progresso del dibattito basato sulle conoscenze.

° Infine, è urgente iniziare il grande pubblico, i giovani e le elites alle questioni etiche, alla conservazione o alla costruzione del bene comune ( compresa la ricerca scientifica come bene comune). Questa problema capitale suppone la ricerca del consenso sui valori indispensabili da trasmettere alle giovani generazioni al fine di assicurare il massimo del benessere e della capacità al vivere in comune e nella quale la ricerca scientifica trova tutto il suo senso. La questione del rigetto delle PGM non è uno smacco per le capacità della comunità scientifica a farsi intendere dal grande pubblico, e solo un elemento rivelatore. Essa pone semplicemente degli interrogativi sull’evoluzione della società, delle attese dei cittadini e sulle rappresentazioni solo intuite e fluide che essi hanno del loro avvenire.

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Questione 8: Si possono riseminare liberamente le sementi prodotte da una PGM in azienda?

Luglio 16th, 2014
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  • Si possono riseminare liberamente le sementi prodotte da una PGM in azienda?
  • Si possono riutilizzare liberamente le PGM in un programma di miglioramento vegetale?

Nota di premessa. Una varietà vegetale nell’UE ( PGM o convenzionale che sia) per fare oggetto di commercio deve essere certificata: Per ottenere la certificazione occorre che la varietà venga sottoposta a prove ufficiali inerenti la caratterizzazione (Distinguibilità, Omogeneità e Stabilità) e la validità agronomica rispetto a precedenti similari varietà. Le prove durano due anni e se alla fine la varietà è accettata essa è inscritta nel catalogo del paese membro che ha eseguito le prove, ma in contemporanea va a far parte del Registro Comune delle varietà liberamente moltiplicabili e commercializzabili all’interno del territorio dell’UE. E’ alla fine di questo iter che si ottiene anche il COV di cui si parlerà sotto. Questa legislazione è comunitaria e non nazionale e quindi fino a che le cose non saranno cambiate nessun Stato membro può legiferare contro la normativa vigente pena la dichiarazione di contrasto con la normativa da parte della Corte Europea di Giustizia e conseguente dichiarazione di illegalità del provvedimento preso dallo Stato membro. E’ su questa base che tutti i provvedimenti presi dai singoli Stati sulle varietà di PGM hanno avuto una validità solo temporanea e che successivi pronunciamenti dell’autorità superiore le hanno cassate. Solo con la reiterazione dei provvedimenti, ma illegalmente, si è potuto impedire che una PGM iscritta nel Registro Comunitario abbia potuto essere esclusa dalla coltivazione

La prima domanda è posta spesso e molti sono quelli che rispondono che non si può riseminare una PGM, Ossia che non si possono riutilizzare le sementi prodotte in azienda da una PGM.
La seconda domanda ha, invece, una risposta tramite limiti biologici e tecnici. Sicuramente non esiste il limite della sterilità che molti assegnano alle PGM, queste sono fertili e producono semi vitali come tutte le altre piante non GM. L’interesse a riseminare le sementi autoprodotte ha però dei limiti Biologici, che esistono anche nella varietà convenzionali, vale a dire che se sono varietà ibride non vi è interesse a riseminarle in quanto sono soggette a subitanea degenerazione dei caratteri produttivi per perdita del vigore ibrido. Piante non ibride come lo sono i frumenti e la soia invece si possono riseminare, anche se, anche in questo caso inizia la degenerazione delle caratteristiche genetiche accumulate. Però nella fattispecie il fenomeno è più lento e quindi per alcuni anni l’incidenza produttiva è minima. Tuttavia i limiti non si arrestano qui, perché ne esistono anche altri di carattere normativo

Quali sono le costrizioni giuridiche che si riferiscono alla PGM

Riguardano principalmente la protezione della proprietà intellettuale, che esiste sia sulle piante convenzionali che sulle PGM, anche se le forme possono divergere in funzione degli Stati, in quanto le leggi inerenti la protezione dei vegetali sono nazionali e la protezione è quindi territoriale. Qui parliamo della legislazione vigente nell’UE. Molto spesso, infatti, il trattamento delle PGM è messo in opposizione a quelle convenzionali. Occorre distinguere due casi:

1 - In Europa le varietà vegetali non sono brevettabili. Il solo mezzo concesso per proteggerle è il Certificato di Ottenimento Vegetale, ossia il COV, lo strumento è stato creato nel 1961 tramite la Convenzione UPOV (Unione Internazionale per la protezione delle nuove costituzioni vegetali). Tuttavia i diritti concessi dal COV hanno delle eccezioni particolari, previste dal regolamento europeo (CE) n° 2100/94 e che discendono direttamente dalla Convenzione UPOV.

La prima eccezione è la possibilità per l’agricoltore, rientrante in certe condizioni (estensione dell’azienda) e per certe specie, di poter usare delle sementi di varietà protette prodotte dall’azienda stessa. Questa eccezione è conosciuta come “Privilegio dell’agricoltore oppure come “Sementi aziendali”. In Francia vi è un accordo interprofessionale, confermato dallo stesso Governo, che stabilisce l’ammontare del diritto del costitutore della varietà che l’agricoltore deve pagare per l’uso di sementi aziendali di frumento derivate da varietà protette, esso è pari a 0,7 € per tonnellata prodotta. Gli agricoltori produttori di meno di 92 t sono esonerati dal pagamento (ndt: un similare accordo se fosse siglato in Italia esonererebbe la stragrande maggioranza delle aziende agricole italiane dal pagamento, tenuto conto della dimensione media aziendale di 8 ettari). L’accordo prevede anche un diritto del costitutore per gli altri cereali a paglia e piante proteaginose il cui montante sarà fissato nel 2014. Inoltre, l’autoconsumo (ad esempio il consumo come mangime animale) nell’ambito della stessa azienda agricola non è tassato. Attualmente il privilegio dell’agricoltore si applica su 21 specie debitamente registrate in un elenco allegato al regolamento europeo. Per contro tutto ciò non si applica ad esempio alle sementi ibride o alle specie orticole, sia che siano delle PGM che convenzionali.

La seconda eccezione è la possibilità che ha un selezionatore, diverso da chi ha costituto la varietà di usare la varietà protetta nell’ambito dei suoi programmi di ricerca al fine costituire altre varietà nuove. Questa eccezione è conosciuta come “Privilegio del selezionatore”. E’ evidente che le nuove varietà create sono esenti dal pagamento dei diritti, salvo, però, che esse siano molto similari alla varietà protetta iniziale. In questo caso le varietà sono dette “essenzialmente derivate” e quindi restano legate da un punto di vista legale alla varietà iniziale. Il loro sfruttamento quindi può avvenire solo sotto licenza del costitutore della varietà iniziale.

2 - In particolare se una varietà vegetale è una PGM cosa vi è di diverso? Innanzitutto le varietà vegetali derivate da una PGM sono equiparate nell’UE in tutto e per tutto a qualsiasi altra varietà vegetale. Pertanto esse non sono brevettabili e anch’esse fanno oggetto di una iscrizione al Registro Comune delle varietà e danno diritto ad un COV. Dato però che esse contengono un transgene, che invece è di norma brevettato, come è prescritto dall’art. 9 della Direttiva europea 98/44/CE che norma la protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche, la protezione, nella fattispecie, si estende a tutto ciò che contiene il transgene funzionante. Per questo dunque una PGM beneficia di una doppia protezione derivata dal COV e dal Brevetto sul transgene ivi contenuto. (Ndt: attenzione però che il gene singolo rimane non brevettato, che è brevettato è quel costrutto genetico, vale a dire che se un secondo costitutore usa quel gene per fare un costrutto diverso lo può fare liberamente.)

Quali sono le conseguenze pratiche della doppia protezione delle PGM, cioè sia attraverso il COV che attraverso il brevetto?

In realtà le differenze sono minime se si compara una varietà solo protetta da un COV e una varietà di PGM. In realtà oltre a tutte le limitazioni insite nelle regole di brevettazione, per una PGM coperta da brevetto in Europa sono state imposte due eccezioni specifiche valide per tutte le varietà vegetali:

- La vendita di un seme di PGM ad un agricoltore per scopi di coltivazione nell’ambito della sua impresa agricola, implica di fatto l’autorizzazione ad utilizzare il prodotto della sua raccolta per la riproduzione o la moltiplicazione per i suoi esclusivi usi nell’ambito della sua impresa agricola. Le condizioni di questo cosiddetto “privilegio dell’agricoltore” , ossia quello di poter riutilizzare come sementi il prodotto di una PGM, sono esattamente identiche a quando una varietà è protetta dal solo COV. Il COV conferisce al costitutore della varietà il diritto di sfruttare in esclusiva la varietà protetta per 25 anni o 30 a seconda della specie. La durata di protezione del brevetto è invece di 20 anni.

- Il diritto conferito dal brevetto non si estende agli atti compiuti in vista delle creazione, o della scoperta, o dello sviluppo di altre varietà, vale a dire che rimane intatto il “privilegio del costitutore” previsto dal COV. Questa eccezione non esisteva in origine nella direttiva 98/44/CE, ma è stata aggiunta all’atto della conversione nel diritto nazionale da Francia e Germania; successivamente essa è stata generalizzata dall’UE nel quadro delle norme del brevetto unitario europeo. E’ dunque possibile usare liberamente una PGM acquisita legalmente ed al fine della creazione varietale da parte di terzi. La varietà generata da questo programma selettivo è libera da ogni diritto se il costrutto genetico brevettato non è più presente o non si esprime (ndt: si fa notare che un gene può essere sempre tolto da un genoma tramite successivi reincroci con un parentale ricorrente, oppure può essere silenziato). Ecco dunque sfatata l’obiezione che il brevetto permette l’appropriazione del vivente in quanto il gene ed il resto del genoma sono liberamente utilizzabili da altri. E’ evidente che rimane valido il “privilegio del costitutore” anche se il costrutto genetico brevettato rimane operante anche nella nuova varietà, ma in questo caso, il nuovo costitutore dovrà negoziare il pagamento di un diritto di brevetto per lo sfruttamento del nuovo costrutto genico. E’ un po’ la stessa cosa che viene accordata per le varietà protette da COV ma definite “essenzialmente derivate”. (Ndt: è evidente che il diritto di brevetto non da origine alla pretesa di godere di una eventuale nuova superiorità della varietà derivante dall’assemblaggio genico nuovo e non derivante dal costrutto genico brevettato)
In conclusione la protezione accordata ad una PGM, avente normalmente un tratto genetico brevettato, è pressoché identica a quella accordata ad una varietà convenzionale, e ciò anche per i due privilegi: dell’agricoltore e del costitutore.

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Questione 7: La coesistenza tra PGM e coltivazioni non transgeniche è possibile?

Maggio 15th, 2014
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Prerequisiti ed implicazioni

Perché la coesistenza deve essere presa in considerazione?

La legge del 25/6/2008, relativa agli OGM prescrive “ la libertà di produrre e consumare con o senza OGM nel rispetto dei sistemi preesistenti”. La stessa legge, ha creato un Alto Consiglio delle Biotecnologie, che sostituisce la Commissione di Ingegneria Biomolecolare, instaura la trasparenza delle coltivazioni a livello del campo, precisa le condizioni di coesistenza delle colture transgeniche e convenzionali e crea un regime di responsabilità dei coltivatori delle PGM (Cfr. Questione n° 7). Essa crea inoltre il reato di taglio delle coltivazioni o prove di PGM e stabilisce pene più severe per gli stessi fatti rispetto a quanto previsto dal Codice Penale per la distruzione di beni privati. Si tratta dunque anche di una legge sulla coesistenza, che deve preludere all’organizzazione materiale della coabitazione tra filiere utilizzatrici delle produzioni agricole OGM o convenzionali, al fine, appunto, di rispondere: da una parte alla domanda dei consumatori di conoscere la qualità e l’origine dei loro alimenti e dall’altra alla libertà degli agricoltori di scegliere cosa produrre.
Se la coltivazione delle PGM non è attualmente permessa in Francia, l’importazione di materie prime ricavate da queste piante e da destinarsi all’alimentazione è invece paradossalmente ammessa e senza che siano previste particolari forme di regolamentazione. E’ il caso dell’importazione ingente di soia transgenica dall’America latina come fatto obbligato per alimentare gli animali a crescita rapida come il pollame ed i maiali, ma anche di mais transgenico, al punto tale che i produttori di mangimi animali conoscono già le problematiche insite nella coesistenza ed, infatti, sono loro stessi che devono organizzare delle linee di fabbricazione separate, appunto per tener conto del rifiuto di certi consumatori di carne di animali nutriti con le PGM. Una tracciabilità di questo genere tra PGM e non PGM fatta lungo le varie organizzazioni di stoccaggio, di trasformazione, di distribuzione degli alimenti e che i consumatori hanno voluto, comporta un non marginale costo.

La libertà di scelta per gli agricoltori, con la riserva che essi possano avere accesso alle sementi transgeniche (ciò che in Francia non è oggi possibile a causa di varie peripezie giuridiche), comporterebbe la giustapposizione nei campi di colture GM e colture convenzionali. In molti Stati europei, che hanno adottato la coltivazione delle PGM, come ad esempio la Spagna, il raccolto delle PGM e delle piante convenzionali destinate all’alimentazione animale possono essere mescolate, i consumatori, infatti, non hanno imposto a tutta le filiera di produzione una separazione rigida dei prodotti. Tuttavia le imprese di distribuzione preferiscono, per delle ragioni commerciali, sottomettersi alle esigenze della domanda e quindi impongono ai loro fornitori dei vincoli severi (in particolare per le filiere animali); tutto ciò però determina una intensificazione delle richieste volta ad avere la garanzia dello “ zero OGM”, come se fossimo in presenza di una contaminazione inaccettabile.
Nel concetto francese della coesistenza di coltivazioni diverse, invece, la sorveglianza dovrebbe avvenire a tutti gli stadi e con una recensione dettagliata delle cause delle miscelazioni accidentali; ciò a partire dalle sementi (miscugli a livello di macchine operatrici, impollinazione incrociata …), poi nel campo (impollinazione incrociata), nel corso della raccolta, dello stoccaggio e nei diversi processi di trasformazione agroalimentare. Ma tutto è controllabile? In ciò che concerne le disseminazioni incrociate possibili nei campi, le caratteristiche biologiche delle specie coltivate determinano nei campi coltivati dei flussi di polline ben descritti dallo studio europeo di SIGMEA. Ad esempio per il colza, il polline si diffonde e permette l’impollinazione incrociata, inoltre vi sono numerosi ricacci ed esiste la possibilità concreta di trasferimento di geni a delle crucifere infestanti o coltivate. Per contro in Europa, nel caso del mais che è di origine americana, non vi è nessuna specie apparentata, pochissimi ricacci ed inoltre il polline si diffonde molto poco. E’ quindi su queste basi che si deve discutere, cioè sulla variabilità dei dati biologici della specie, pertanto sarebbe logico temperare il dibattito circa la segregazione assoluta tra le filiere ed inoltre far comprendere che esiste una soglia di disseminazione inevitabile, in funzione delle alee insite nei viventi e variabili in funzione della casistica. La coesistenza delle coltivazioni di PGM e di piante convenzionali in Francia non è una realtà prossima. La libertà di scelta degli agricoltori, garantita per legge, è impossibile da assicurare oggi perché resa vana da una interpretazione rigorista del “Senza OGM” rivendicata da una maggioranza di commentatori che dettano le scelte politiche.

Come coesistere in un medesimo territorio?

A livello della messa in coltivazione, la questione, anche se essa è virtuale a livello Francia, va posta ed è di competenza europea in quanto qualche paese membro ha autorizzato la coltivazione delle PGM. Di fronte alla complessità ed alla molteplicità dei fattori di disseminazione incrociata (vento, dimensione dei campi, date relative delle semine, rotazioni ecc.) la regolamentazione europea si attiene a delle considerazioni tecniche ed ha optato per il rispetto delle distanze di sicurezza da osservare da chi vuol seminare delle PGM. Queste distanze sono state definite utilizzando dei modelli per predire la proporzione della nuvola pollinica di ogni punto dello spazio interessato. L’interpretazione da parte dei politici di questi dati tecnici complessi ha condotto ad una esorbitante diversità di raccomandazioni tra i diversi Stati membri, da 25 a 600 metri ad esempio per il mais ( la Francia ha comunicato 50 metri con un progetto di legge trasmesso nel 2012, ma senza nessun seguito ulteriore).
E’ anche interessante notare che il paese europeo che coltiva più PGM di tutti gli altri, non ha adottato misure particolari fino ad ora, in quanto essa tollera che vi siano miscugli alla raccolta tra transgenici e non transgenici. Il Portogallo invece ha scelto di controllare la presenza di PGM attraverso degli accordi volontari tra agricoltori e discussi annualmente in modo da condurre all’organizzazione di zone con e senza PGM su grandi superfici. La dimensione sociale, e non solamente tecnica, di accordi di coesistenza, determinanti per il successo di ogni coabitazione è così stata messa in luce. Altri paesi europei hanno invece fatto una scelta di una distanza tale che essa può arrivare ad escludere di fatto le coltivazioni di PGM dal territorio (è il caso del Lussemburgo). Ma tutto ciò dimostra la strumentalizzazione solo politica che vi è sul dettare delle raccomandazioni che dovrebbero essere solo tecniche.

Insomma la coesistenza è una minaccia o una fonte di reciproci vantaggi?

Progressivamente e sotto l’influenza di attori economici che vogliono scontare un vantaggio competitivo della denominazione “Senza OGM”, si è sviluppata una sfiducia verso ogni coesistenza, percepita appunto come minaccia per i loro sistemi di vendita “senza PGM” e ciò rischia di trasformarsi in una vera e propria supremazia verso sistemi economici basati sulle PGM. In altre parole la coesistenza è divenuta un fattore di rigetto che confonde presenza fortuita e rischio e non si preoccupa di stabilire se il pericolo è vero o meno. I politici non hanno fatto altro che accodarsi legiferando continue moratorie proibenti la messa in coltivazione delle PGM. Eppure, in certi casi, l’uso delle PGM avrebbe proprio delle conseguenze positive per le coltivazioni “senza OGM” che stanno vicine alle PGM: ad esempio, il controllo e la distruzione delle popolazioni di insetti parassiti da parte delle PGM Bt che va a vantaggio anche delle coltivazioni convenzionali o biologiche limitrofe, preservando in questo modo la biodiversità entomologica (sono eliminati solo gli insetti predatori delle piante coltivate) e permettendo agli agricoltori biologici e convenzionali dei dintorni di poter utilizzare dosi minori di insetticidi. E’ ciò che è stato constatato, su delle vaste superfici e con osservazioni di lungo periodo, da degli studi condotti in USA per il mais ed in Cina e India per quanto riguarda il cotone.

Aspetti regolamentari

L’Unione Europea, sensibile allo sviluppo di una opinione pubblica in maggioranza ostile alle PGM, ha redatto delle regole tendenti a separare le filiere PGM dalle colture convenzionali nel nome della libertà di scelta dei consumatori.
Tutta una sovrapposizione di direttive dettanti regole per disciplinare l’etichettatura degli alimenti vegetali o animali allo scopo di tutelare l’informazione dei consumatori si è accumulata. Il regolamento del 22/9/2003 ha fissato la soglia per l’obbligo all’etichettatura OGM a 0,9% di presenza fortuita di OGM ( percentuale di DNA transgenico nel DNA totale di un campione). A livello di Stato membro, la regolamentazione si è organizzata per sussidiarietà e con la possibilità per ogni Stato di fissare una soglia inferiore. In Francia il sorprendente decreto 2012-128 del 30/1/2012 definisce negativamente una filiera “senza OGM” andando contro alla menzione “OGM” voluta dal sistema europeo. Per gli ingredienti di origine vegetale la soglia per qualificare “senza OGM” è dello 0,1%. Ecco che allora, essendo la soglia europea di 0,9% per dover dichiarare la presenza di OGM, non si capisce quale definizione si dovrà dare agli ingredienti contenenti soglie di OGM compresi tra 0,1% e 0,9%. Per gli ingredienti di origine animale esistono due menzioni: “ i senza OGM inferiori allo 0,1%” e i “senza OGM inferiori allo 0,9% , In altri termini, i “senza OGM” senz’altra aggiunta non esistono. E’ evidente che queste distinzioni non hanno nessuna base psicologica e neppure delle ripercussioni sulla qualità degli alimenti. Inoltre numerose deroghe permettono di qualificare “senza OGM” a tale percentuale” degli animali nutriti massicciamente con PGM in una fase della loro vita… e di usare, negli alimenti trasformati, degli ausiliari di fabbricazione o di complementazione, prodotti da parte di organismi autenticamente OGM!
Ben lontano dall’essere un testo di coesistenza, questo testo è un compromesso per preservare gli interessi e rispettare la realtà delle filiere economicamente distinte, ma a detrimento di una informazione chiara e accessibile alla totalità dei consumatori. Il definire queste regole per l’etichettatura, non può che ingenerare delle difficoltà al momento della circolazione delle merci nell’area della Comunità e creare confusione nei consumatori. Al contrario dell’Europa, gli USA non hanno una legge federale sull’etichettatura, ma solo delle proposte in certi Stati (California, Connecticut), il Nuovo Messico, invece, ha già adottato l’etichettatura. Per contro certe imprese agroalimentari americane hanno adottato spontaneamente la soglia dello 0,9% per attrarre i consumatori ostili alle PGM.

Conclusioni

Il problema della coesistenza è innanzitutto una questione politica e quindi non può essere organizzata sulla base di un consenso sociale; essa non può essere risolta attraverso l’invocazione di misure tecniche. La scelta delle soglie ammesse è una leva efficace per permettere o interdire la coltivazione delle PGM. La scelta dello 0,1%, come è stata decisa in Francia , rende molto difficile, ossia impossibile, lo sviluppo delle PGM. Eppure, il flusso di geni non ha niente a che fare con la salute, non è neppure una questione ingestibile nell’ambiente agricolo, nulla impedisce di importare massicciamente delle PGM per alimentare i nostri animali, ma ci è interdetta la produzione; dunque dato che la questione della coesistenza è un problema fatto divenire sociale, bisogna riprenderla con una informazione obiettiva e divulgativa aumentata. Il sovraccosto generato dal mantenimento di due filiere parallele, ancora difficilmente quantizzabile, dato il contesto regolamentare in continua evoluzione, non è compensato da nessun valore aggiunto per tutti quelli che ne sopportano i carichi della messa in opera. Ugualmente, le conseguenze previste positive sul piano commerciale, sono il frutto di un calcolo ancora non molto definito. La coesistenza è supposta rispettare la libertà di scelta di ognuno, ma in pratica, a causa dei sovraccarichi regolamentari incoerenti e imposti, ha generato delle vere e proprie differenze nei diritti dei cittadini.

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Questione 4:

Marzo 14th, 2014
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Aspetti sanitari ed alimentari delle PGM

Leggi Le PGM hanno delle conseguenze sulla salute animale e umana?

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Questione 3:

Marzo 9th, 2014
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Alberto Guidorzi continua con il suo lavoro di traduzioni e ci propone la terza questione:
leggi Quali benefici portano le PGM?

Nella categoria: News, Piante OGM

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