Che sarebbe il mondo senza pomodoro?

15 Ago 2010
Post2PDF Versione PDF
di Fernando Antonio Di Chio

Così cantava Gino Paoli e così sembrerebbe, visto che la nuova riforma OCM Ortofrutta e la politica dei prezzi applicata dalle industrie di trasformazione farà scomparire quello che in tempi non sospetti, era definito “l’Oro Rosso di Capitanata”.
In effetti nel 2011 ci sarà il passaggio dall’aiuto accoppiato a quello disaccoppiato, ossia ogni produttore di pomodori riceverà un contributo (media dell’aiuto percepito negli anni 2009 e 2010), che sarà erogato anche se detti agricoltori decideranno di non coltivare più pomodoro.
Viene però da chiedersi a questo punto “Tutto questo cosa potrà comportare?”
Presumibilmente se i prezzi si manterranno ai livelli attuali, molti coltivatori saranno costretti ad abbandonare la coltivazione del pomodoro e questo pur consapevoli che detta coltura, da sempre, rappresenta un punto di forza per l’economia della Capitanata.
Il problema però è molto più ampio, l’andamento attuale del mercato non fa presagire nulla di buono, infatti se da un lato le produzioni si stanno attestando su valori di 800-1000 ql ad ettaro, molte aziende, con il prezzo a cui attualmente è pagato il prodotto, versano in uno stato di crisi e difficilmente in futuro potranno permettersi di coltivare il pomodoro.
Un semplice calcolo ci aiuterà a comprendere meglio qual’è la situazione, ammesso che per coltivare un ettaro di pomodoro servono almeno 7.000 euro ed ammessa una produzione media di 800-1000 ql ad ettaro, con gli attuali prezzi a cui il prodotto viene pagato ci ritroviamo con una Produzione Lorda Vendibile (PLV) che copre a stento il 70% dei costi.
Cosa significa tutto questo? Che alla fine l’unico margine che resta all’agricoltore è dato dall’aiuto comunitario, parte del quale è destinato a coprire le spese di produzione.
Del resto già dall’inizio la campagna pomodoro 2009-2010 è partita in modo preoccupante, infatti da più parti si è paventato lo spettro della “Tuta absoluta” un piccolo lepidottero che è diventato un insetto chiave per questa coltura, ma che però, grazie anche ai mezzi di difesa attualmente in uso, non ha provocato i danni che si supponeva potesse produrre.
Dove non è arrivata la “Tuta” ci ha pensato l’industria, che in questi giorni lascia marcire il prodotto in campo, non garantendo mezzi di trasporto agli agricoltori e lasciando sostare per intere giornate i camion all’ingresso delle fabbriche.
Il problema come si vede, qualunque sia il comparto è sempre lo stesso nulla garantisce chi coltiva, l’agricoltore è costretto a coltivare e raccogliere senza precise garanzie su quanto gli verrà pagato, allora come non si può giustificare chi oggi ti dice che in futuro piuttosto che proseguire su questa strada, abbandonerà la coltivazione dei propri fondi?
L’annata che si sta concludendo, del resto, rappresenterà un’annata di svolta in molti sensi se, come molti dicono, la nuova OCM comporterà un taglio di fondi di circa 40 milioni di Euro a discapito delle Organizzazioni di Produttori (O.P.) che in questi anni hanno operato nel settore orticolo.
Tutto questo perché, con il disaccoppiamento dell’aiuto, non sarà più indispensabile appartenere ad un OP per avere il contributo, anzi gli agricoltori potranno contrattare direttamente con l’industria il prezzo di vendita del prodotto.
In futuro perciò, stando così le cose, saremo destinati a vedere le grandi estensioni di oliveti pugliesi sostituite da enormi estensioni di pale eoliche(che a quanto pare garantiscono un reddito più sicuro e non risentono della crisi del mercato).
La mia è una triste battuta per mettere ancora una volta il dito nella piaga, per anni abbiamo purtroppo vissuto di assistenzialismo, ora l’UE ci pone sempre più di fronte alla dura realtà di dover trovare nuove strade da intraprendere, per salvaguardare un settore in crisi e non vedo nulla all’orizzonte che lasci presagire qualcosa di buono.
Per concludere voglio darvi un ultimo dato che ho trovato su un noto giornale di agricoltura, sembrerebbe che di 160 milioni di ql di pomodoro lavorati in Italia, circa 60 provengono dalla Cina. Tale dato, confermato da più parti, forse aiuta a capire più di tante parole il poco interesse dell’industria italiana verso il nostro prodotto.

4 commenti al post: “Che sarebbe il mondo senza pomodoro?”

  1. MARCELLONo Gravatar scrive:

    CARO FERNANDO, CONDIVIDO LA TUA DISAMINA RELAZIONE SULL’UTIULITA’ DEL POMODORO E SPECIALMENTE DEL LICOPENE .
    PURTROPPO DEVO CONTRAVVENIRE A QUESTA COLTIVAZIONE, ESSA NON PRODUCE PIU’ RICCHEZZA PER GLI AGRICOLTORI O MEGLIO PRODUTTORI DI POMODORO O PODORARTI. LA COLTURA E’ DIVENTA ANTIECONOMICA, DOBBIAMO DIRCELO FRATELLO, A ME DISPIACE MA AGRICOLTORI STORICI DOPO IL IL 145 AGOSTO CI SARA’ LA RIDUZIONE DEL 30-40 % BUTTERRANNO SOTTOTERRA LA PRODUZIONE . CHIUACCHIERE, SOLO DECLINO E POVERTA’ . I NAPOLETANI COMANDANO IN PROVINCIA DI FOGGIA, MI DISPIACE MA ANCHE SUL TUO GIORNALE CHE IO APPREZZO DEVI DIRE LA VERITA’. NOI SIAMO TECNICI , ANCHE IN NELLA MISERIA. PAZIENZA, VORRA’ DIRE CHE DOBBIAMO PROGRAMMARE LA COLTIVAZIONE PER DARE CERTEZZA DI REDDITO AGLI AGRICOLTORI. CIAO E COMPLIMENTI PER IL TUO PROFONDO LAVORO AGRONOMICO .

  2. Alberto GuidorziNo Gravatar scrive:

    @ Fernando

    Io non ho soluzioni, per essere rimasti nella comoda posizione di farci proteggere dall’assistenzialismo però ho già visto morire l’industria saccarifera (assistita fin dal suo nascere)ed il pericolo lo si conosceva da tre secoli ed era lo zucchero di canna.
    Tuttavia devo dire che non ho mai capito, girando la Puglia il lungo e in largo, perchè il pomodoro pugliese doveva essere tutto o almeno la maggior parte lavorato in Campania con costi di trasporto enormi, in parte ovviati con sovraccarichi di prodotto tali da rendere un rischio reale incrociare questi camion.
    Purtroppo come per lo zucchero anche per il pomodoro la globalizzazione ha provocato questi effetti ed inoltre la nostra agricoltura non si è mai preparata a questo evento

  3. fernando di chioNo Gravatar scrive:

    Caro Alberto
    la mia provincia è particolare, da sempre ha rappresentato terra di conquista, pensa che i principali viticoltori della provincia hanno origine barese e i principali coltivatori di pomodoro da industria hanno origine campana. Del resto poi il pomodoro è un business che fa gola a tanti e gli imprenditori campani hanno da sempre il monopolio sulla trasformazione. Il problema vero è che con la quasi certa scomparsa della bietola, con un pomodoro che è destinato a ridursi come superfici, non sò proprio cosa si potrà coltivare in futuro.

  4. giovanniNo Gravatar scrive:

    Tutto ciò che hai scritto in questo articolo, corrisponde più o meno a quello che è stato detto e dibattuto in occasione della “festa democratica” convegno-dibattito nella villa comunale di Apricena il 31/07/2010, sono stati invitati tutte le quattro associazioni sindacali di categoria, con la senatrice Colomba Mongiello (senatrice PD, commissione agricoltura del Senato). Hanno preso parte a questo dibattito solo due dei quattro invitati (n.b. dalla senatrice Mongiello), sono state dette e snocciolate parecchie inesattezze per ciò che riguarda il reddito di un ettaro di barbabietole e di pomodori, molto grave se a dirlo è il presidente provinciale della più grande associazione di produttori della capitanata, ma ancora più pesante è il modo per far reddito e di uscire dalla situazione debitoria delle aziende agricole locali, è quella di vendere un pezzo di terreno. Questi sono i nostri rappresentanti, questi sono i metodi per uscire dalla crisi. Saluto.

Lascia un tuo commento

Per allegare una vostra immagine a fianco ai commenti registrarsi al sito Gravatar. Quando inserite la mail in fase di commento, bisogna usare la stessa mail che avete usato per registravi al Gravatar

Nella categoria: Fernando Di Chio, OGM & Agricoltura italiana

Le rubriche di Salmone

Luca Simonetti

Slow Food. Cattivo, sporco e sbagliato

Petrini aggiorna il suo manifesto, “Buono, pulito e giusto”. Qualche…